Il Significato del Padre Nostro secondo San Cipriano di Cartagine

Il trattato De Dominica Oratione, redatto da San Cipriano di Cartagine tra il 251 e il 252 d.C., è un'opera fondamentale nelle prime riflessioni cristiane sulla preghiera del Signore. In questo testo, Cipriano analizza il Padre Nostro frase per frase, fornendo un'interpretazione profonda sia dal punto di vista teologico che pastorale. Il suo lavoro evidenzia come, già nelle comunità cristiane primitive, la preghiera non fosse una semplice recitazione, ma un'esperienza viva e trasformativa per i fedeli.

Vita e Opere di San Cipriano

Cipriano, nato probabilmente a Cartagine intorno al 200/210 d.C. da famiglia pagana, si convertì al cristianesimo intorno al 246 e fu battezzato. Nel 248/249 divenne Vescovo di Cartagine. Durante la persecuzione di Decio (250), si nascose per un lungo periodo fuori Cartagine, mantenendo comunque i contatti con la sua comunità. Di fronte alla richiesta di riammissione nella comunità da parte di coloro che avevano rinnegato la fede durante la persecuzione ("lapsi"), Cipriano mantenne una posizione intransigente, negando la riconciliazione immediata. Questa posizione portò alla formazione di un gruppo di malcontenti, guidato dal diacono Felicissimo e appoggiato da preti come Novato, che si erano opposti alla sua elezione a vescovo. Novato, recatosi a Roma, appoggiò lo scisma di Novaziano. Tornato a Cartagine nel 251, Cipriano convocò un sinodo in cui fu stabilito un lungo periodo di penitenza per i "lapsi", proporzionato alla gravità della colpa. Tuttavia, questi potevano essere riammessi all'Eucaristia anche prima della scadenza del termine in caso di nuove persecuzioni. Grazie a questa decisione, lo scisma perse importanza.

Durante la peste del 252/254, Cipriano si prodigò instancabilmente per alleviare le sofferenze della comunità cristiana, colpita da nuove afflizioni e persecuzioni. Negli ultimi anni della sua vita, Cipriano, come già Tertulliano, sostenne una lunga disputa con Roma (papa Stefano) sulla validità del battesimo amministrato dagli eretici, sostenendone l'invalidità, posizione supportata da tre concili tenutisi a Cartagine. Morì martire sotto la persecuzione di Valeriano il 14 settembre 258.

Cipriano, più incline alla pratica e all'azione che al pensiero, fu uno scrittore non eccezionalmente profondo in termini di novità di pensiero, ma, influenzato da Tertulliano, seppe evitarne le posizioni estremiste. Prima dell'avvento di Sant'Agostino, fu il più autorevole tra gli scrittori ecclesiastici latini. Degna di nota è l'operetta Ad Donatum, scritta poco dopo il battesimo, in cui descrive con entusiasmo l'azione rinnovatrice del sacramento in lui, un preludio alle Confessioni di Sant'Agostino. La concezione di Cipriano del primato di Pietro non gli attribuiva una potestà sugli altri apostoli, ma un grado preminente di onore, nel senso di "primus inter pares". Cipriano, in definitiva, non attribuì alla Chiesa di Roma una funzione primaria nel mantenimento dell'unità e pretese che Roma non si intromettesse negli affari della sua diocesi. Per Cipriano, l'unità della Chiesa doveva essere assicurata dall'amore fraterno prodotto dallo Spirito Santo e dall'accordo dei vescovi tra di loro. Il conflitto fu assai duro e papa Stefano lottò strenuamente affinché il primato di Roma fosse definitivamente affermato sulle altre chiese locali.

Mappa dell'antica Cartagine con indicazioni di luoghi di culto cristiani

Struttura e Contenuto del De Dominica Oratione

Il trattato di San Cipriano è scritto in latino e si articola in diverse sezioni che seguono le richieste del Padre Nostro. Esso fornisce un commento esteso sulla preghiera più tradizionale e popolare del cristianesimo, analizzando ogni frase e mostrando come riassuma gli insegnamenti di Gesù Cristo sulla vita e la fede cristiana. Quest'opera è fondamentale nel Cristianesimo, avendo influenzato leader cristiani successivi come Sant'Agostino e la formulazione della liturgia cristiana.

Introduzione alla Preghiera

Cipriano ricorda che il Padre Nostro è stato insegnato direttamente da Gesù e va considerato la preghiera suprema per ogni cristiano. Non è solo una formula da recitare, ma un percorso di formazione spirituale. Pregare diversamente da quanto insegnato da Gesù non sarebbe solo ignoranza, ma anche colpa. La preghiera è un'esperienza amica e familiare, attraverso la quale il Padre riconosce le parole del Figlio suo che abita nel nostro cuore e nella nostra voce. Poiché Gesù è nostro avvocato presso il Padre, è opportuno usare le sue parole quando supplichiamo per i nostri peccati.

L'Atteggiamento nella Preghiera

Illustrazione di persone in preghiera, in atteggiamento di raccoglimento e umiltà

Le parole e la preghiera devono racchiudere in sé silenzio e timore, pensando di trovarsi al cospetto di Dio. È necessario essere graditi agli occhi divini sia con la posizione del corpo che con il tono della voce, pregando con riserbo e raccoglimento. Il Signore ha insegnato a pregare in segreto, in luoghi appartati, nelle proprie abitazioni, poiché la fede insegna che Dio è presente ovunque, ascolta e vede tutti, e penetra anche nei luoghi nascosti. Dio non ascolta la voce, ma il cuore, e non è necessario gridare per richiamare la sua attenzione, perché egli vede i nostri pensieri. L'esempio di Anna, madre di Samuele, che prega nel tempio muovendo le labbra senza emettere voce, è evocato per sottolineare l'importanza della preghiera interiore e non ostentata. L'atteggiamento del pubblicano che si batte il petto confessando i suoi peccati, anziché quello del fariseo che si compiace di sé, è l'esempio da seguire per ottenere la giustificazione divina, poiché nessuno è innocente e solo chi umilmente confessa i propri peccati riceve ascolto dal Signore.

La Dimensione Comunitaria della Preghiera

Il Padre Nostro non è una preghiera esclusivamente individuale e privata. Il maestro dell’unità non volle che la preghiera fosse egoistica, ma pubblica e comune. Non si dice "Padre mio", "Dammi il mio pane", o "Rimetti il mio debito", ma "Padre nostro", "Dacci il nostro pane", "Rimetti a noi i nostri debiti", pregando per tutto il popolo, in quanto con la preghiera "siamo tutti una cosa sola". Questa unità è insegnata da Cristo, che ha voluto che ciascuno pregasse per tutti. Gli apostoli e i discepoli, dopo l'ascensione del Signore, erano assidui e concordi nella preghiera, dimostrando l'importanza della concórdia e dell'unità.

L'Analisi Frase per Frase del Padre Nostro

"Padre Nostro che sei nei Cieli"

L'uomo nuovo, rinato per la grazia santificante, riconosce la paternità di Dio e lo invoca come Padre. Questo riconoscimento implica anche la rinuncia al padre terreno e carnale per riconoscere un solo Padre che è nei cieli, come insegnato da Gesù stesso. Il titolo "Padre nostro" è una critica per gli Ebrei che hanno disprezzato Cristo, perdendo così il diritto di chiamare Dio loro Padre. Invece, i cristiani, ai quali furono rimessi i peccati, meritano questo titolo e ricevono la promessa dell'eternità. La grande misericordia di Dio ci permette di chiamarlo Padre, ma è essenziale che, come figli di Dio, ci comportiamo di conseguenza, affinché anche Dio si compiaccia di noi.

"Sia Santificato il Tuo Nome"

Non si tratta di augurare a Dio che il suo nome sia santificato dalle nostre preghiere, ma di chiedere che il suo nome sia santificato in noi. Poiché è Dio che santifica, noi, santificati dal battesimo, preghiamo per perseverare in questa santità, purificando i nostri peccati con una santificazione rinnovata quotidianamente. Questa santità deriva dalla divina condiscendenza e ci permette di rimanere degni del regno di Dio.

"Venga il Tuo Regno"

Si chiede l'avvento del regno promesso, acquisito con il sangue e la passione di Cristo. Prima eravamo schiavi; ora chiediamo di regnare sotto la sovranità di Cristo. Il regno di Dio può anche significare Cristo stesso, invocato quotidianamente. Questa petizione mira a garantirci il regno dei cieli, che gli Ebrei persero quando cessarono di essere figli di Dio.

"Sia Fatta la Tua Volontà come in Cielo così in Terra"

Non si prega perché Dio faccia ciò che vuole, ma perché noi possiamo fare ciò che egli vuole, chiedendo il suo aiuto per superare gli ostacoli del demonio. Gesù stesso ha mostrato la debolezza della natura umana, affermando: "Però non si compia la mia, ma la tua volontà". Fare la volontà di Dio significa vivere nell'umiltà, nella fede, nella giustizia, nella misericordia, nella disciplina, sopportando il male e conservando la pace. La volontà di Dio, come insegnata da Cristo, è eterna, e chi la compie vive in eterno. Questa petizione riguarda il perfetto compimento della nostra giustificazione e salvezza, sia per il corpo (terra) che per lo spirito (cielo).

"Dacci Oggi il Nostro Pane Quotidiano"

Questa richiesta può essere intesa sia in senso spirituale che materiale. Il pane di vita è Cristo, e questo pane è "nostro" poiché Cristo è il pane di coloro che assumono il suo corpo nell'Eucaristia. Chiediamo che ci venga dato ogni giorno questo pane, ovvero Cristo, affinché non ci allontaniamo dalla sua vita divina. Non bisogna preoccuparsi del domani, ma confidare nella provvidenza divina, come dimostrato dalla cura di Dio per gli uccelli e il giusto.

"Rimetti a Noi i Nostri Debiti come Anche Noi li Rimettiamo ai Nostri Debitori"

Dopo aver chiesto il cibo, chiediamo perdono delle colpe. È prudente essere avvertiti che siamo peccatori e pregare quotidianamente per i nostri peccati, poiché nessuno è senza colpa. La condizione per ricevere il perdono da Dio è che anche noi perdoniamo i nostri debitori, mantenendo la pace e l'unità fraterna, in quanto l'ira e la discordia annullano l'efficacia della preghiera.

"Non ci Indurre in Tentazione, ma Liberaci dal Male"

Questa richiesta implora la protezione di Dio contro le tentazioni e il male. La tentazione non proviene da Dio, ma dal diavolo. Dio permette la tentazione per castigarci, se pecchiamo, o per glorificarci, se accettiamo la prova. La vigilanza e la preghiera sono essenziali per non cadere in tentazione. Questa frase riassume brevemente tutte le richieste di protezione divina.

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Il Contesto Storico e Pastorale dell'Opera

L'opera di Cipriano si inserisce in un contesto altamente drammatico per la Chiesa, segnato dalle persecuzioni e dalle divisioni interne. Come vescovo, Cipriano si adoperò per confortare e stimolare i fedeli, combattendo la tentazione della divisione e della maldicenza. Il suo biografo, il diacono Ponzio, evidenzia la sua fede indomita e il suo senso di pietà. Durante la terribile pestilenza, Cipriano istruì i fedeli sui beni della misericordia e sull'importanza delle opere di carità, esortandoli a imitare l'esempio di Dio. Questa attenzione alla formazione dei fedeli, affinché vivessero nella consapevolezza di essere figli di Dio, traspare dai suoi scritti e dalle sue omelie. Il periodo di "esilio" fu per Cipriano un'occasione per dedicarsi allo studio e alla riflessione, traducendo le sue scoperte in opere semplici e chiare, finalizzate a offrire spiegazioni immediate per la pratica della fede, specialmente per la preghiera. La sua letteratura non aveva solo uno scopo apologetico, ma anche educativo, mirato a guidare i fedeli nella vita quotidiana.

Il Padre Nostro, presente nei vangeli in due versioni, quella di Matteo (6,9-13) è quella che si è imposta. Essa è inserita nel contesto del Discorso della Montagna, dove Gesù suggerisce il Padre Nostro più come un metodo di approccio a Dio che come una formula da imparare a memoria. Cipriano intese correttamente questa indicazione evangelica, volendo che il testo fosse compreso nel suo vero significato e recitato nella maniera più consona. A Cipriano interessava richiamare un atteggiamento spirituale, un approccio al Padre che non fosse di distanza, ma di comunione attraverso lo Spirito. La preghiera nello Spirito esprime un atteggiamento interiore, un cuore e una disposizione d'animo, non solo parole o pose esteriori.

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