Il Santuario di Gibilmanna: Un Tesoro di Storia, Arte e Fede

Il Santuario di Gibilmanna si trova alle pendici di Pizzo Sant’Angelo a 795 metri s.l.m., all’interno del Parco delle Madonie. Questa località, immersa in un bosco di querce e castagni, è celebre meta di pellegrinaggi a Maria Santissima, patrona della Diocesi di Cefalù e Signora del Monte della Fede.

Veduta panoramica del Santuario di Gibilmanna tra le montagne

L'Origine del Nome e Antiche Leggende

Nei documenti normanni, la località è citata con le toponimie “Gibilmagne” e “Zibelmanno”, interpretate come corruzione del “Giubileo Magno” relativa alla celebrazione in onore di San Gregorio Magno. Un’altra possibilità si riferisce al nome latino “jubilum” che significa “gioia”. Quasi tutti gli studiosi concordano nello stabilire che il nome di Gibilmanna derivi dall’arabo, sebbene diversi siano i pareri sul significato; “Monte del divieto” potrebbe riferirsi alla vegetazione che rendeva difficile il cammino, oppure al divieto di pellegrinaggi al santuario cristiano da parte degli arabi conquistatori.

Secondo la leggenda popolare tramandata da secoli, la bella immagine custodita nel Santuario sarebbe arrivata lì per volontà divina. Si narra che la Vergine fosse apparsa in sogno a un frate cappuccino che invitava ad andare a Roccella a prendere dal mare una preziosa effige. Il frate cappuccino l’avvolse con una coperta di legno e fece trasportare quella statua su un carro trainato da buoi lasciati liberi. Immediatamente quei buoi, guidati dalla volontà divina, si incamminarono verso le Madonie, e dopo pochi giorni giunsero a Gratteri accolti da una gioiosa popolazione. Dopo essersi riposati, gli animali hanno proseguito il loro viaggio fino a fermarsi definitivamente sul promontorio dove oggi sorge il Santuario di Maria SS. di Gibilmanna. Questa leggenda è una delle molte che arricchiscono la storia del luogo.

Cenni Storici e Sviluppo del Complesso Conventuale

Il Santuario, posto sul fianco occidentale del Pizzo Sant'Angelo, si trova nel territorio e diocesi di Cefalù, in provincia di Palermo. Secondo la tradizione, non supportata da fonti storiche, il monastero, inizialmente benedettino, con l'annessa chiesa dedicata alla Madonna, fu uno dei sei fondati in Sicilia, nel VI secolo, da Papa Gregorio Magno. Altre fonti tradizionali indicano la fondazione nel IV secolo. Affidato ai benedettini, il monastero venne saccheggiato dai Saraceni e fu abbandonato nel nono secolo, rovinandosi completamente per la mancanza di manutenzione. In un documento del 1228, anno in cui veniva istituito il Priorato di Gibilmanna, si legge che del monastero benedettino non rimanevano che pochi ruderi.

Santuario di Gibilmanna • Un Viaggio tra Fede, Storia e Natura sulle Madonie

Fino all'arrivo dei frati francescani cappuccini nel 1535, la Chiesa fu custodita da vari eremiti, fra i quali Giuliano da Placia da Misilmeri che entrò nel nascente ordine dei Cappuccini. Padre Sebastiano da Gratteri, un umile frate cappuccino che visse in povertà e santità, è un'altra figura storica legata al convento. Nel 1576, durante una celebrazione della Messa nella vecchia chiesa, ebbe un’apparizione mistica di Gesù coronato di spine, che lo invitò a dipingerlo come lo vedeva rappresentato. P. Sebastiano dipinse l'Ecce Homo utilizzando succhi d'erbe e fiori, su ispirazione di una visione che egli ebbe durante la celebrazione della divina Eucaristia in un Venerdì di Quaresima.

Dopo un periodo di decadenza, i Cappuccini costruirono il primo nucleo di celle del loro convento sulle rovine dell'antico monastero benedettino. Il nuovo convento fu costruito tra il 1619 e il 1624. Negli stessi anni fu costruita l'annessa chiesa, più grande rispetto a quella precedente per accogliere i sempre più numerosi pellegrini che raggiungevano il luogo per venerare la Madonna. L'anno dopo, nel 1625, fu edificata la cappella della Madonna, il cui culto crebbe attraverso i secoli.

Nel 1907 il vecchio portico della chiesa fu sostituito da uno più ampio, in stile gotico, liberamente ispirato al Duomo di Cefalù. Secondo l’eclettismo tipico del tempo, fu alzato su un doppio ordine di loggiati con due campanili a guglie piramidali. Il sagrato venne modificato nel 1927 su progetto e disegno dell'architetto Misuraca. Il 7 settembre 1927, in occasione del VII centenario della morte di San Francesco, fu inaugurato il suo monumento, opera dello scultore palermitano Francesco Garufi.

La Chiesa del Santuario: Un Concentrato d'Arte e Devozione

La chiesa, semplice e raccolta, presenta un originale impianto a croce latina capovolta per l’innesto lungo le navate delle due cappelle: la cappella della Madonna a destra e del Sacro Cuore a sinistra. Attraverso il sagrato e il portico si entra nella Chiesa. All'interno, quello che cattura l'attenzione è la cappella della Madonna.

L'Altare Barocco e la Statua della Madonna con Bambino

Qui campeggia un imponente altare barocco in marmi misti realizzato, nella seconda metà del XVII secolo, dal palermitano Baldassare Pampillonia su progetto di Paolo Amato. L'opera inizialmente era stata realizzata per la Cattedrale di Palermo ma, in seguito alle notevoli modifiche architettoniche apportate all'edificio, lì non fu mai montata e per tanto tempo rimase nei magazzini. Poi, nel 1785, fu messa in vendita ed acquistata dai frati cappuccini del convento di Gibilmanna. L'intero apparato architettonico, complesso e assai movimentato, è ricco di putti, angeli, volute, mensole, statue, una ricchissima trabeazione e due colonne tortili.

Dettaglio dell'altare barocco nella cappella della Madonna

Al centro dell'altare troneggia la pregevole statua della Madonna con il Bambino, del 1534, attribuita, da diversi studiosi, ad Antonello Gagini. Questa splendida effige marmorea è venerata come la Madonna di Gibilmanna. Ai lati due statue di marmo raffiguranti San Giovanni Battista e Sant'Elena, del 1543 circa, attribuite, rispettivamente, a Scipione Casella e Fazio Gagini. Alla base dell’altare si trova il notevole paliotto di marmi misti, ricco di decorazioni architettoniche e floreali. L’opera, a struttura piramidale, è ricca di medaglioni, testine angeliche e volute con mezzibusti, probabilmente santi cari ai committenti. I primi due livelli sono movimentati da una serie di nicchie, separate da colonne, con santi tra cui l'Immacolata Concezione, al centro, San Bartolomeo e Santa Chiara, ai lati, San Francesco e Sant'Antonio da Padova, in basso.

Altre Opere d'Arte e Simboli Devozionali

Sull’altare maggiore è presente un dipinto dell'Assunta, di autore ignoto, e alla base, un'interessante custodia lignea del 1710 realizzata dallo scultore Pietro Bencivinni da Polizzi Generosa. All’interno del Santuario si trova anche l’antico Crocifisso ligneo che, secondo la leggenda, parlò a Padre Ivone da Messina che lo invocò dicendo: “Qui governa mia Madre. A lei rivolgi le tue preghiere”. Alle pareti delle navate si ammirano dipinti devozionali raffiguranti S. Bonaventura e S. Michele.

Il Convento, il Museo e la Biblioteca: Un Patrimonio di Cultura

All’uscita della chiesa troviamo il museo e l’annessa biblioteca, che si trovano nei locali del convento un tempo adibiti a stalle, magazzino e fucina, accuratamente restaurati negli ultimi anni del Novecento. Il museo, articolato in dieci sale, raccoglie opere d'arte spesso senza grandi pretese stilistiche ma rappresentative dell'arte francescana. Esse provengono dai conventi cappuccini del Val Demone e precisamente: Geraci Siculo, Petralia Sottana, Castelbuono, Pettineo, Tusa, Savoca e Giarre.

Sono esposti paramenti sacri finemente ricamati, veri capolavori dell'arte siciliana; dipinti tra cui un polittico a sei scomparti del XVII secolo di Fra Feliciano da Messina, detto “il Raffaello dei cappuccini”; lavori in legno, tra cui due interessanti statue in legno policromo del XVI secolo raffiguranti la Madonna e San Giuseppe, probabilmente gli unici pezzi superstiti di un presepio; statuette di cera; ex-voto; una interessante statuetta della Pietà, attribuita allo scultore cefaludese Jacopo del Duca, collaboratore di Michelangelo; un organo a canne palustri del XVII secolo, unico esemplare in Europa secondo quanto riportano gli studiosi.

Interno del museo del Santuario di Gibilmanna con opere d'arte sacra

Inoltre, una ricca sezione antropologica raccoglie gli attrezzi di lavoro utilizzati dai cappuccini come carretti, telai, aratri, una fucina e tanti altri oggetti che rappresentano anche una preziosa testimonianza dell'attività contadina, pastorale e casalinga della Sicilia rurale del passato.

Accanto al museo si trova una biblioteca, preziosa non tanto per il numero dei volumi ma per la qualità. Sono presenti diversi incunaboli, testi cinquecenteschi, seicenteschi e settecenteschi, molti dei quali rari. Infine sono da visitare le secentesche catacombe che si trovano nel sotterraneo della chiesa.

Vita Spirituale e Culturale del Santuario

Oggi il Santuario e il Convento sono il centro di un'intensa vita spirituale e culturale. Situato lungo le pendici del Pozzo D’Angelo, il Santuario di Gibilmanna ha attratto per secoli numerosi pellegrini da tutta la Sicilia. È un luogo che emana spiritualità e che incoraggia le persone a riunirsi e pregare.

Orari delle Messe e Attività Spirituali

Le sante messe feriali si tengono alle ore 17:30 e quelle festive alle ore 8:30, 9:30, 11:00, 12:00, 16:30 e 18:00. Si svolgono periodici esercizi spirituali, settimane di spiritualità e di studio, giornate di incontro con famiglie, religiosi, catechisti e giovani coppie di sposi. La giornata della pace si celebra il 1 gennaio. I pellegrini sono accolti per intense giornate di spiritualità Mariana nel mese di maggio. Tra le celebrazioni importanti vi è il Corpo Domini, secondo la tradizione di Gibilmanna, e la festa della Madonna di Gibilmanna la prima domenica di settembre.

Il 16 aprile 1994 è stata inaugurata l'Università della pace, centro di spiritualità e cultura. Vi sono anche una sala incontri e il centro Duns Scoto con una capiente sala congressi. Sono organizzati concerti di musica classica e contemporanea, mostre d'arte e convegni storici. Se si ha modo di raggiungere il santuario in un giorno non festivo e il caso vuole che non vi si stia celebrando qualche matrimonio, si potrà godere di un’atmosfera di grande fascino dove il silenzio è rotto solo dal canto degli uccelli e dal suono delle campane.

La Devozione alla Madonna di Gibilmanna

La sentitissima devozione alla Madonna di Gibilmanna indusse il vescovo di Cefalù Don Gioacchino Castelli a incoronare solennemente la Vergine e il Bambino Gesù con le corone pervenute dal Vaticano il 15 agosto 1760. Durante l'anno mariano 1954 la Vergine SS. di Gibilmanna fu portata in tutte le parrocchie della Diocesi, a dimostrazione della profonda devozione da parte del popolo.

Come Raggiungere Gibilmanna e Cosa Visitare nei Dintorni

Gibilmanna dista 15 km da Cefalù. Dal piazzale del santuario la vista spazia lungo un ampio tratto di costa tirrenica. Le strutture del complesso conventuale sono aperte tutti i giorni, anche festivi. Il museo apre da lunedì a sabato dalle ore 11:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:30 alle ore 17:30. La domenica dalle ore 10:30 alle ore 13:00 e dalle 15:30 alle 18:00.

Indicazioni Stradali e Mezzi Pubblici

Da Cefalù si sale verso l'interno con la provinciale fino al Santuario, seguendo la segnaletica. Con il treno si scende alla stazione di Cefalù e si prosegue con l'autobus locale. Se ci si trova lungo la costa, bisogna prima raggiungere Cefalù e dalla periferia sudorientale del centro abitato seguire la SP 54bis che si inerpica, su per i monti, con una serie di ardite curve, sino a raggiungere il bivio di Gibilmanna dove si svolta a sinistra (dalla costa circa 14 km).

Dall’area interna delle Madonie bisogna procedere in direzione del centro abitato di Isnello e da qui poi andare a prendere la SP 54bis e seguirla in direzione di Piano delle Fate - Gibilmanna (da Collesano circa 21 km, da Polizzi Generosa circa 41 km, da Petralia Sottana circa 51 km, da Castelbuono circa 19 km, da Isnello circa 9 km). Il Santuario è aperto tutti i giorni dell'anno.

L'Area Pic-nic Pianetti e la Via dei Frati

L’area pic-nic Pianetti si trova sulla strada che da Gratteri porta a Gibilmanna. Dopo circa 5 km, al bivio della “Piana delle fate”, troverete un’ampia radura tra boschi di roverella e peri selvatici. Non è distante dalla costa e dalle spiagge di Cefalù e per questo è anche una bella meta “alternativa” in quelle giornate estive particolarmente afose, anche per chi soggiorna al mare. Numerosi sono i sentieri che si diramano dalla pianura e conducono alle vette circostanti.

Mappa del percorso della Via dei Frati in Sicilia

La Via dei Frati è una proposta di Cammino in Sicilia che trae ispirazione dai Frati mendicanti, chiamati comunemente “Monaci di Cerca”, i quali per secoli hanno percorso le campagne ed i paesi dell’entroterra siciliano praticando la questua. La Via dei Frati si sviluppa sul tragitto di percorsi di pellegrinaggio già noti e in parte ancora utilizzati dai fedeli in occasione di particolari periodi dell’anno. Le mete dei pellegrinaggi sono spesso santuari posti fuori dai centri abitati. Arrivare a Cefalù in primavera e in estate è la giusta ricompensa per il Pellegrino sulla Via dei Frati che può godere di una cittadina normanna patrimonio Unesco, e di un mare ristoratore in cui sciogliere le fatiche del cammino. La Via dei Frati si propone anche come Via Micaelica, iniziando da Caltanissetta, dove l’Arcangelo apparve per proteggere la città dalla peste.

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