Gesù, nel suo insegnamento, affronta il rapporto con la Legge e i Profeti, chiarendo che il suo scopo non è l'abolizione, bensì il pieno compimento. Egli, da ebreo fedele, ha meditato e vissuto la Torah, la Legge di Dio, non per negarla, ma per rivelarne il senso più profondo e l'intenzione originaria del Legislatore. La sua critica non è rivolta alla Legge in sé, ma alle interpretazioni riduttive e legaliste che scribi e farisei avevano imposto, trasformandola in un fardello di precetti che ne oscuravano il vero centro: la volontà di Dio.
L'espressione «ma io vi dico», utilizzata da Gesù, è un invito pressante a una «giustizia superiore», intesa non in termini quantitativi di osservanza, ma qualitativi di fedele obbedienza alla volontà divina. Questa giustizia superiore raggiunge il cuore della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà.

L'Interpretazione Radicalizzata dei Comandamenti
Gesù illustra la sua interpretazione attraverso esempi concreti, radicalizzando il significato dei comandamenti per andare oltre la mera esecuzione esteriore e raggiungere l'interiorità dell'uomo.
Il Comando "Non Uccidere"
Il precetto «non uccidere», inteso in senso restrittivo come il solo atto materiale dell'omicidio, viene da Gesù ampliato per includere l'intenzione e le parole. Le parole colleriche e violente, così come i cattivi propositi, sono già peccato, poiché esprimono la stessa malvagità dell'omicidio. Come ammonito da San Gregorio Magno, «con la voce e con il desiderio si commette un omicidio, anche se non si alzano le mani contro il prossimo».
In questo contesto, Gesù sottolinea l'importanza della riconciliazione fraterna come condizione indispensabile per celebrare degnamente i santi misteri. La liturgia stessa richiede che, prima di presentare l'offerta all'altare, ci si riconcili con il fratello offeso.

Il Comando "Non Commettere Adulterio"
Riguardo al comandamento «non commettere adulterio», Gesù sposta l'attenzione dall'atto fisico all'intenzione del cuore. Chiunque guarda una donna con desiderio ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Queste parole esigono una profonda riflessione sulla relazione con la sessualità e sul modo in cui si concepisce l'altro, evitando di ridurlo a mera possibilità di gratificazione sessuale.
Gesù arriva a parlare della necessità di estirpare ciò che è motivo di scandalo, anche a costo di privarsi di una parte del corpo, per preservare l'integrità spirituale.
Il Precetto "Non Giurare il Falso"
Infine, Gesù radicalizza il precetto «non giurare il falso», arrivando a dire: «non giurate affatto». Egli riconosce la debolezza umana nel mantenere i giuramenti e sottolinea la responsabilità di ogni parola pronunciata. Il nostro parlare deve essere semplice e veritiero: «sì, sì», «no, no»; il di più viene dal Maligno.
La radicalità dell'insegnamento di Gesù risiede nell'esortazione a vigilare sull'intenzione e sulla purezza del cuore, fonte della vera giustizia.
La Giustizia Superiore e il Regno dei Cieli
Gesù chiarisce che la sua giustizia deve superare quella degli scribi e dei farisei per poter entrare nel Regno dei Cieli. Questa giustizia non è fondata sull'osservanza formale delle leggi, ma sull'interiorità, sulla purezza del cuore e sull'amore radicale.
I precetti divini, lungi dall'essere un peso, sono una guida per la vita e per la felicità. Il Salmo 118 definisce beato chi cammina nella legge del Signore, intesa come via da percorrere, non come recinto da non oltrepassare. La legge custodisce chi la osserva, offrendo un percorso di crescita e di armonia con la volontà divina.
La sapienza di Dio, rivelata dallo Spirito, non mira a creare sudditi sottomessi, ma figli consapevoli e partner dell'alleanza. La legge non è più scritta su tavole di pietra, ma nel cuore, trasformando l'uomo e rendendolo capace di vivere relazioni nuove, basate sull'accoglienza, la cura e la fraternità.
La Legge come Espressione dell'Amore
L'interpretazione di Gesù della Legge non è un'opposizione alla tradizione ebraica, ma un'elevazione del suo significato profondo. Egli va alle radici del male, invitando a purificare il cuore e a vivere una giustizia che si manifesta nell'amore per il prossimo.
La fraternità diventa il criterio di discernimento della vita di fede. L'insegnamento di Gesù, lungi dall'essere una morale rigida, è una sconvolgente liberazione che mira a guarire il cuore e a coltivare relazioni autentiche, fondate sulla verità e sulla trasparenza.
La vera libertà non consiste nell'arbitrio, ma nella capacità di orientare la propria vita verso ciò che custodisce e fa vivere, seguendo la via indicata da Dio. La legge diventa così uno strumento di protezione e di crescita, permettendo all'uomo di camminare verso la felicità e di realizzare la volontà divina.
