Montecerboli: Un Borgo Geotermico tra Storia e Leggenda
Montecerboli è un borgo costruito su uno sperone di roccia, interamente fondato su gabbro e situato a 375 m sul livello del mare. Domina un’area ricca di lagoni boraciferi e di altre manifestazioni geotermiche, che hanno profondamente influenzato la sua storia e il suo stesso nome. Si narra infatti che il nome fosse in origine Montecerbero a causa delle abbondanti emissioni sulfuree accompagnate da fiumacchi, che facevano pensare alle porte dell’inferno, o al mitico guardiano delle medesime. Esiste comunque un’altra teoria che fa risalire il nome a Monte Cervuli, per l’abbondanza dei cervi in questa zona; tesi questa avvalorata dal fatto che lo stemma della comunità raffigura appunto un cervo sullo sfondo delle colline.

Il Castello di Montecerboli: Origini e Contesto Storico
Il nucleo più antico del paese di Montecerboli è ancora intatto: un castello di struttura circolare con al centro la chiesa di S. Cerbone. Il primo documento che menziona il castello risale al 1003, e oggi sono visibili buona parte della cinta muraria e una delle porte di accesso. Le ridotte dimensioni del castello ne facevano un luogo scarsamente abitato, ma era comunque un presidio importante, costruito lungo la strada che collegava Pomarance con Castelnuovo. La porta di accesso di Montecerboli, un antico varco inglobato nelle murature del castello, fu costruito con robusti blocchi di pietra disposti in un’imponente arcata a tutto sesto. Questa struttura, un tempo parte integrante del sistema difensivo, controllava l’ingresso all’abitato arroccato sul rilievo.
Non vi sono notizie antecedenti al 1000 riguardanti il castello di Montecerboli; la notizia più antica ci è fornita dal dott. E. Fiumi in una pubblicazione del 1934, dove si parla di un atto stipulato nel 1003, conservato nell’archivio Vescovile di Volterra. Il castello di Montecerboli, trovandosi nell’area gravitazionale della città di Volterra, ha visto tutta la sua storia legata a quella di Volterra, di cui è stato per lungo tempo tributario. Si trova notizia che nella prima metà del 1400, il Vescovo di Volterra, Roberto Ardinari, conferiva il titolo di conte di Montecerboli ad Antonio di Pasquino Broccardi. I Broccardi, nel XV secolo, erano una facoltosa famiglia di Montecerboli dove possedevano molte terre e avevano investito molti capitali nel commercio volterrano per lo zolfo e l'allume che allora si estraevano dal territorio dei soffioni.
La Comunità e cura amministrativa di Montecerboli, in antico comprendeva “ville e villaggi” oggi in gran parte perduti, ma sappiamo che al 1200 erano: S. Maria, S. Ippolito, Bagni a Morba, Libbiano e Spartacciano. Questo dimostra che, seppure di modeste dimensioni, il castello godeva di una certa autonomia, e anche di uno statuto e di misure proprie. Questa autonomia è ampiamente testimoniata dal Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana di E. Repetti. Uno degli atti che attesta il legame con Volterra è un contratto del 14 gennaio 1160, rogato in Volterra nel Chiostro della cattedrale, vertente sopra una permuta fatta tra il Vescovo Galgano di Volterra e un conte Guglielmino. Dallo statuto di Volterra del 1411, rilevasi che allora nel castello di Montecerboli faceva ragione un ufficiale inviatovi dal comune di Volterra. Un altro atto che prova un residuo di dominio vescovile a Montecerboli fu scoperto dall’Ammirato Juniore nell’archivio delle Riformagioni di Firenze: una provvisione della Signoria fatta nel 1429, dalla quale risulta che il comune di Volterra, a seguito della ribellione del 1427, aveva perduto il diritto di eleggere i suoi podestà e i suoi giurisdicenti del contado volterrano. Tuttavia, i rettori della repubblica fiorentina, avendo molta stima del Vescovo Stefano da Prato, vollero conservare in suo favore gli antichi diritti, fra i quali quello di eleggere e poter inviare ogni sei mesi i rettori a governare nel civile gli abitanti dei castelli di Ripomarance, Laccia, Sasso e Serrazzano, rilasciandogli per detto tempo anche la regalia delle condanne.

Dalla Pieve di Santa Maria a Morba alla Chiesa di San Cerbone
La Chiesa Parrocchiale di San Cerbone fu eretta in battesimale dopo che l’antica sua chiesa matrice di S. Maria a Morba cadde in rovina. La traslazione avvenne verso il 1400, giacché la Pieve a Morba esisteva nel 1335, come attesta il sinodo volterrano dello stesso anno. La pieve apparteneva come diocesi al nucleo primitivo della chiesa volterrana, come attestano i due privilegi di papa Alessandro III al Vescovo S. Ugo (1117 e 1179). La pieve era collegiata, possedeva cioè un piccolo capitolo dei canonici e, all’atto della costituzione dei Sesti Vicariali, venne riconosciuta al Capo Sesto della Maremma o di Montagna, avendo sette rettorie dipendenti come filiali, tra cui S. Cerbone e Montecerboli.
È certo che già nel 1400 la pieve minacciava rovina. Il 24 novembre 1460, il vescovo G. Neroni, rispondendo a un’istanza del Vicario Consiglieri e del popolo della Comunità di Montecerboli, attese la penuria del clero (nel periodo 1310-1315, essendo vacante il posto di pievano, tenne per qualche tempo la pieve il prete Cinzio, rettore di S. Cerbone a Montecerboli) e la tenuità delle rendite della chiesa di San Cerbone ("Propter guerras, pestilentias nancnon alias calamitates etgravedines"), aggregò, unì e incorporò ad essa la pieve "...quae sub venerando vocabulo Sancti Joannis de Morba est sita infra metas vestrae Curtis et sine cura animarum, cum omnibus suis pertinetisis juribus actionibus ecclesiis et oratoriisi". Così, il nome, la gloria e la supremazia di Morba cessarono, e i titoli con il fonte battesimale passarono alla chiesa di Montecerboli.
Architettura e Caratteristiche Costruttive della Chiesa di San Cerbone
I materiali da costruzione della Chiesa di San Cerbone sono tipici di questa zona: arenarie, travertino, laterizio e gabbro verde. È comunque da notare l’archivolta con ghiera di cotto stampata a zigzag, che si ritrova anche in altre chiese dei dintorni (Beiforte e Monteguidi), e il basamento di pietre a vista arenaria, indicatore di un’influenza pisano-lucchese filtrata dall’ambiente volterrano; anche qui il materiale impiegato è meno pregiato. Sicuramente interessante è il bordo in laterizio stampato in varie fogge che si trova sui paramenti esterni poco sotto la copertura.
L’altro fianco laterale della chiesa (di fronte alla chiesa della Misericordia) è molto più leggibile e presenta elementi che sollevano questioni interessanti. Le due porte chiuse, che si trovano circa tre metri sopra il piano stradale, sono la prima cosa che si nota. Queste porte, che dovevano aprirsi su un terrapieno dove era situato il cimitero, sono state chiuse con materiali diversi, il che fa pensare ad epoche differenti; la loro soglia si trova a 40 cm più in alto rispetto al piano del pavimento della chiesa. Lo sbancamento del cimitero ha permesso di vedere la struttura di fondazione che poggia direttamente sulla roccia viva, eccezion fatta per l’estremità posteriore che ha dovuto essere sostenuta con uno sperone in pietra, costruito probabilmente proprio quando fu spostato il cimitero.
Anche su questo lato è presente la fila di elementi in laterizio decorati, simile a quella che si trova sul lato opposto; osservando bene l’estremità posteriore in alto si può notare lo strappo causato dalla caduta del campanile (inizi del '900) che non fu più ricostruito.
All’interno della chiesa, molto è stato cambiato rispetto a quanto risulta scritto nelle visite pastorali. Dietro l’altare Maggiore era l’abside e sopra due finestrelle laterali oblunghe; sulla facciata vi erano degli archetti pensili e sulla porta maggiore un occhio con rosone. Attualmente ci sono altari in stucco, uno maggiore e due laterali. Sopra l'altare maggiore era presente un’immagine raffigurante la Vergine tra i santi, oggi restaurata e conservata nella nuova Chiesa parrocchiale di Montecerboli.

La Toscana e le sue cattedrali
Patrimonio Artistico
La moderna chiesa della Madonna delle Grazie ospita una tavola (proveniente da Pieve a Morba) del secolo XIII attribuita al pittore Coppo di Marcovaldo ed un Crocifisso della seconda metà del secolo XVII.
Le Visite Pastorali e i Rifacimenti della Chiesa
Grazie all’interessamento personale di Don Mario Bocci, Archivista della Mensa Vescovile di Volterra, è stato possibile avere copie di alcune visite pastorali, dalle quali sono state tratte utili indicazioni sul succedersi dei numerosi rifacimenti subiti dalla chiesa. È stata utile anche la consultazione dei manoscritti contabili della comunità di Montecerboli, visionati nell’Archivio comunale di Pomarance.
Dalla Visita pastorale di Mons. L. del "27 aprile 1599", si evince che il Reverendissimo Padre arrivò al castello di Montecerboli, dove fu ricevuto con grandi onorificenze dal pievano e dalla popolazione. Arrivò nella chiesa di San Cerbone e, una volta espletate le funzioni di rito, dopo aver cantato la preghiera, benedisse il popolo e diede l’assoluzione ai morti con la mitra, il pluviale e il bastone.
Durante la visita, fu esaminato il Santissimo Sacramento, conservato sopra l’altare in un armadietto di legno a forma di tabernacolo. Fu poi visitato il fonte battesimale, situato a destra dell’ingresso della chiesa. L’acqua per lavare gli infanti veniva conservata in un vaso di terracotta con un coperchio dello stesso materiale, e il fonte era incluso in un luogo a forma di altare, in decenti condizioni e chiuso a chiave, e nelle restanti cose in buono stato. L’olio santo era conservato in un luogo e in condizioni decenti. In chiesa erano presenti due piccole campane dalla parte dell’epistola, trattenute in quel luogo con pericolo che cadessero. Nella chiesa vi era una tribuna lignea (pulpito) abbastanza decente, ma non un confessionale. Sopra la porta c’era soltanto un “Oculus”, schermato con un drappo di lino.
Queste visite pastorali, insieme a studi sulle fondazioni e sul degrado dei materiali, aiutano a comprendere le modifiche e le sfide strutturali affrontate dalla chiesa nel corso dei secoli, come l'evoluzione della copertura o la difficoltà nel stabilire la forma originale delle finestre.
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