Il 30 aprile 2006, in piazza Duomo a Milano, è stato beatificato don Luigi Monza, parroco ambrosiano e fondatore dell'Istituto Secolare Piccole Apostole della Carità e dell'Associazione "La Nostra Famiglia". Questo evento ha offerto l'occasione per riflettere sul tema della santità, intesa non come un concetto astratto, ma come un incontro con vite e storie di donne e uomini che hanno vissuto il Vangelo in modo radicale.

Biografia di Don Luigi Monza
Infanzia e Vocazione
Luigi Monza nacque a Cislago, in provincia di Varese e diocesi di Milano, il 22 giugno 1898, in una famiglia contadina la cui unica ricchezza era costituita dal lavoro, dal coraggio e dalla fede. Era il penultimo di sei figli. Alla nascita, Luigi apparve molto gracile, tanto da essere battezzato dopo poche ore nella chiesa di Santa Maria Assunta del suo paese e cresimato all'età di un anno e mezzo.
Nel 1904 fu iscritto alla prima elementare e nel maggio dell'anno successivo fece la Prima Comunione, accostandosi all'Eucaristia quasi ogni giorno da quel momento. Un giorno, il parroco di Cislago, don Luigi Vismara, gli chiese se volesse farsi prete. Questa domanda ebbe il suo effetto, tanto che nel settembre 1913, Luigi e due compaesani partirono per l'Istituto Salesiano di Penango Monferrato, in provincia di Asti.
La vita di Luigi fu segnata da diverse disgrazie familiari. Nel maggio 1913, un grave incidente cambiò radicalmente la vita della famiglia Monza: il padre Giuseppe cadde da una pianta di gelso, dove coltivava bachi da seta, rimanendo paralizzato. Luigi, tornato a casa per le vacanze estive, comprese di non dover rientrare a Penango. Don Vismara gli venne in aiuto, trovandogli un posto al Collegio Villoresi di Monza, fondato per sostenere i giovani privi di mezzi che desideravano diventare sacerdoti. Quando sembrava tutto risolto, il 16 gennaio 1917 perse il padre e poco dopo fu chiamato sotto le armi per la Prima Guerra Mondiale.
Formazione Sacerdotale e Ordinazione
Dopo il congedo, Luigi riprese gli studi. Terminò il ginnasio nel Collegio Arcivescovile di Saronno, poi passò al Collegio Rotondi per i primi due anni di Teologia. Come accadeva spesso ai chierici poveri, ricoprì il ruolo di prefetto, il che gli consentiva di mantenersi agli studi.
Il 28 giugno 1925 fu ordinato suddiacono, il 15 agosto seguente diacono e, infine, il 19 settembre 1925 ricevette l'ordinazione presbiterale, divenendo così sacerdote dell'Arcidiocesi di Milano, sotto il Cardinal Tosi.
Il Ministero Sacerdotale e le Sfide del Tempo
Esperienze a Vedano Olona e Saronno
L'inizio del suo ministero sacerdotale fu contrassegnato da ogni sorta di prove. Fu destinato quale coadiutore presso l'Oratorio maschile della parrocchia di San Maurizio a Vedano Olona, in provincia di Varese, dove visse con passione il proprio ministero, in particolare con i giovani. Don Monza si inserì subito nella vita della parrocchia, basando il suo metodo sulla testimonianza personale come forma diretta di evangelizzazione, sull'esercizio della carità e sulla formazione di una comunità capace di vivere relazioni immediate e profonde.
Si prodigò per fondare o rafforzare tre importanti gruppi: la schola cantorum, con il gruppo delle voci bianche, la filodrammatica e la società sportiva "Viribus unitis". Creò inoltre una scuola di francese per permettere agli emigranti, quasi tutti diretti in Francia o in Svizzera, di conoscere le basi della lingua. L'attività che riscosse maggiore successo fu quella sportiva della squadra di calcio "Viribus unitis".
Nel maggio del 1926, i fascisti costituirono l'Unione Sportiva Vedanese per contrastare la "squadra dei preti". Poiché non riscossero molte adesioni, passarono alle provocazioni, innescando una sequela di violenze che culminarono nell'arresto di otto giovani dell'oratorio. Don Luigi stesso fu accusato dai fascisti di aver organizzato un attentato al podestà locale e venne incarcerato per quattro mesi insieme al parroco, don Pietro de Maddalena. Venne poi assolto e rilasciato, con l'ingiunzione di non rimettere più piede a Vedano.
Dopo la scarcerazione, la diocesi decise di trasferire momentaneamente il giovane sacerdote alla parrocchia di Santa Maria del Rosario a Milano, per poi destinarlo al Santuario di Nostra Signora dei Miracoli a Saronno, dove giunse nel novembre 1928. Fu in questo ambiente familiare che don Luigi formò il primo nucleo oratoriano, costituito inizialmente da non più di trenta ragazzi. Qui il suo sguardo, affinato nella prova e raggiunto da quello di Dio, imparò a guardare lontano, su un mondo segnato dalla solitudine, dalla tristezza e dall'egoismo, che "urgeva riportare all’amore di Dio".
Lecco e la Nascita delle Opere
Nel 1936, fu inviato nella parrocchia di San Giovanni alla Castagna, a Lecco, un rione periferico della città, dove fu "sacerdote secondo il cuore di Dio" e parroco assai popolare. Nel giro di pochi mesi riuscì a conquistarsi la simpatia dei parrocchiani, facendosi amare e apprezzare per le sue doti umane e spirituali. Al centro della vita della parrocchia pose l'adorazione eucaristica, che egli praticò assiduamente e con cui "contagiò" i suoi parrocchiani. Dalle tante testimonianze del periodo di Lecco, risulta chiaro che nel ministero di don Luigi avesse grande importanza anche la predicazione, caratterizzata da grande semplicità.
Convinto che la società del suo tempo dovesse vivificarsi con la stessa carità dei primi cristiani, don Luigi vide profeticamente nelle comunità dei primi cristiani, che vivevano come "un cuor solo e un'anima sola", un ideale sociale in cui la carità era la prima e irrinunciabile regola di convivenza umana, quindi il mezzo più idoneo per annunziare all'uomo contemporaneo il Vangelo di Cristo. Soleva dire: «Cristiani, ognuno di voi deve diventare un artista di anime e dobbiamo dipingere la bellezza di Gesù non sulla tela ma nelle anime».
Nel maggio 1933, quand'era ancora a Saronno, don Luigi aveva incontrato due signorine, Clara Cucchi e Teresa Pitteri, impegnate nell'apostolato. Col tempo, delineò anche il mezzo attraverso cui compierlo: l’assistenza sociosanitaria, l’istruzione e la formazione in particolar modo delle persone disabili e svantaggiate, soprattutto dei bambini. Dopo un iniziale periodo di ricerca su come poter concretizzare al meglio questo ideale, don Luigi e le sue Piccole Apostole diedero vita all'associazione "La Nostra Famiglia".
Durante la Seconda Guerra Mondiale si prodigò particolarmente per i suoi parrocchiani impegnati al fronte e per gli sfollati (a cui mise a disposizione la sua stessa abitazione), i partigiani e anche i fascisti che dopo la caduta del regime rischiavano il linciaggio. Non dava giudizi, ma offriva sempre la sua carità pratica. Nel gennaio del 1946, il professor Giuseppe Vercelli, direttore dell'Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, propose a Clara Cucchi di occuparsi della rieducazione dei bambini "anormali psichici", attività che si inserì nello spirito dell'Istituto.
L'Istituto Secolare Piccole Apostole della Carità
Dopo la promulgazione delle prime norme che regolavano gli Istituti Secolari, don Luigi chiese il riconoscimento da parte della Santa Sede della comunità da lui istituita. Il 20 dicembre 1949, le Piccole Apostole della Carità, questo il nome che fu scelto, ottennero l'approvazione definitiva. Ancora oggi, le Piccole Apostole della Carità operano sia nelle strutture de «La Nostra Famiglia», sia in realtà dove prestano particolare cura e attenzione ai giovani e alle famiglie. Sono presenti in Italia, Sudan, Brasile ed Ecuador e collaborano anche in Cina, Marocco e Palestina.
La Morte di Don Luigi Monza
Negli anni in cui si accentuarono i disturbi cardiaci di cui don Monza soffriva da tempo, aggravati dalla perdita della madre avvenuta il 17 aprile 1953, il 25 agosto 1954, di ritorno dalla casa di Varazze, iniziò ad accusare alcuni dolori che nel giro di poche ore peggiorarono. Il medico lo fece ricoverare all'ospedale per un elettrocardiogramma, il cui esito non lasciò dubbi: grave infarto in atto. Le sue condizioni peggiorarono. Il pomeriggio del 28 agosto, dopo la celebrazione di un funerale, confidò alla Presidente Generale delle Piccole Apostole, Zaira Spreafico, di avere un dolore al braccio sinistro. Don Luigi si dispose ad accettare la morte come volontà di Dio.
L'8 settembre ebbe un nuovo infarto e fu privato dell'uso della parola. A gesti, fece capire di voler ricevere l'Unzione degli Infermi. A Zaira, preoccupata per lui e per il futuro della sua opera, sussurrò come poteva: «Vedrai!». Il 29 settembre 1954, silenziosamente, si spense a Lecco. Come aveva spesso invitato le Piccole Apostole, fu lui stesso come il chicco di grano che muore nella terra per dar vita a una rigogliosa spiga, cosciente però di avere svolto il suo ruolo e di aver dato alla sua comunità le coordinate ben precise di partenza e di arrivo: una linea ascendente verso Dio.
Con lui non moriva solamente il fondatore di un istituto secolare o di un'opera caritativa, ma innanzitutto un parroco esemplare. Lo zelo profuso nelle opere parrocchiali, la cura per la catechesi e la liturgia, la predicazione calda e concreta e la vicinanza alla povera gente del quartiere fecero di lui un modello di vita sacerdotale ed un prototipo del "prete ambrosiano". Perfino il cardinale beato Alfredo Ildefonso Schuster lo eguagliò al "pastor bonus" evangelico. I suoi resti mortali sono venerati nella cappella della sede de La Nostra Famiglia a Ponte Lambro.
La Causa di Beatificazione e Canonizzazione
Fase Diocesana e Pontificia
Il 30 novembre 1985, il Gruppo Amici de La Nostra Famiglia e il postulatore don Luigi Serenthà si fecero promotori della petizione per la Causa di Canonizzazione presso la Curia dell'Arcidiocesi di Milano. Il 23 giugno 1987, la Congregazione per le Cause dei Santi emanò il decreto di Nulla Osta per l'apertura della Causa di Canonizzazione su don Luigi Monza, affidando la postulazione a Padre Luigi Mezzadri C.M. che successe al predecessore deceduto nel 1986. Durante questo periodo, don Luigi Monza ricevette il titolo di "Servo di Dio".
Il 30 settembre 1987, il Cardinale Carlo Maria Martini emanò il decreto per la nomina del Tribunale Ecclesiastico e il 3 ottobre 1987, Mons. Renato Corti, Vicario Generale della Diocesi di Milano, comunicò ufficialmente l'apertura del Processo. Il 24 novembre 1987, il Cardinale Carlo Maria Martini aprì solennemente il Processo Diocesano. Furono istituiti tre processi per ricercare gli scritti di don Luigi, raccogliere notizie sull'eroicità delle virtù e sui miracoli, e accertare che non gli fu mai prestato culto. Furono interrogati 69 testi, 8 dei quali ex-officio.
Il 23 febbraio 1991, si concluse la fase diocesana del suo processo di canonizzazione a Ponte Lambro, alla presenza del cardinale Carlo Maria Martini. Tra il 1991 e il 1997, si lavorò per elaborare la "Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis", un volume di circa 700 pagine che contiene una biografia del Servo di Dio, l'Informatio (uno studio che dimostra con argomenti convincenti l'eroicità delle virtù cristiane), una selezione di scritti, uno studio sulla spiritualità, sull'Istituto Secolare fondato da don Monza e sulla fama di santità del Servo di Dio. Il 22 giugno 1997, la Positio fu depositata alla Congregazione per le Cause dei Santi, realizzata sotto la supervisione di Mons. J. L. Gutierrez, relatore della Causa.
Il 20 giugno 2003, la Positio fu esaminata da una Commissione di nove teologi che diedero parere positivo. Anche la Commissione composta da Vescovi e Cardinali, che si riunì il 2 dicembre 2003, si espresse positivamente. Il 20 dicembre 2003, il Santo Padre Giovanni Paolo II firmò ed emise il decreto che dichiarava Venerabile il Servo di Dio don Luigi Monza.
Il Miracolo per la Beatificazione
Come possibile miracolo per ottenere la sua beatificazione, è stato preso in esame il caso di Paolo Peroni, uno studente nato a Narni (Terni) il 24 ottobre 1938, che si trovava in Germania per un semestre di studi. L'11 giugno 1959, Paolo perse conoscenza ed ebbe attacchi epilettici a causa di un'encefalite virale acuta con febbri altissime e arresti cardiaci, complicati dallo stato di coma in cui era caduto, con segni clinici che evidenziavano gravissimi danni cerebrali. Paolo, tra l'altro, era fratello di Rita, una ragazza con sindrome di Down cresciuta nei centri de "La Nostra Famiglia", e la sua famiglia aveva una grandissima fiducia in don Luigi.
Fino al novembre 1959 persistette uno stato clinico definito dai medici curanti di "sindrome apallica", oggi più comunemente "stato vegetativo persistente". Successivamente si manifestarono deficit neurologici del sistema periferico a carico di tutte le estremità, e nello stesso periodo una lussazione dell'articolazione dell'anca sinistra. Nell'autunno dello stesso anno, poiché i medici non davano più speranze, la famiglia si rivolse alle Piccole Apostole della Carità: si iniziò a pregare don Luigi Monza e fu inviata una reliquia di don Luigi, una ciocca dei suoi capelli, che fu posta sotto il cuscino del giovane che non si risvegliava dal coma.
La situazione mutò radicalmente una mattina dei primi giorni di dicembre 1959, quando il giovane inaspettatamente si rivolse a suo padre, che si trovava accanto a lui nella stanza dell'ospedale. Da quel momento la ripresa di Paolo Peroni fu costante e completa, tanto che i medici curanti non esitarono a dirgli: «Ma Lei sa che è un miracolo?!». Negli anni successivi, Paolo Peroni si laureò con ottimi voti, si sposò e condusse una vita nella più totale normalità con la sua famiglia, anche se è deceduto per una patologia neoplastica con metastasi epatiche il 6 giugno 1992.
L'inchiesta diocesana sul miracolo cominciò il 21 giugno 1993 e si concluse il 1° giugno 1994; fu convalidata l'8 novembre 1996. Una volta che la Commissione medica della Congregazione delle Cause dei Santi si fu pronunciata favorevolmente circa l'inspiegabilità scientifica dell'accaduto, la Consulta teologica dichiarò, il 2 febbraio 2005, l'effettivo nesso tra l'invocazione del Servo di Dio Luigi Monza e l'asserita guarigione.
Beatificazione
Il 19 dicembre 2005, il Santo Padre Benedetto XVI consegnò a José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il decreto relativo al miracolo attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio don Luigi Monza. Con tale decreto si arrivò al capolinea della via che ha condotto alla beatificazione del sacerdote ambrosiano.
La sua beatificazione, insieme a quella di monsignor Luigi Biraghi, fondatore delle Suore Marcelline, è avvenuta il 30 aprile 2006, in piazza del Duomo di Milano, presieduta dal cardinal Martins come inviato del Santo Padre. Nel dicembre 2006, Papa Benedetto XVI promulgò il "Breve apostolico", l'atto ufficiale della beatificazione.
La sua memoria liturgica, per la diocesi di Milano e per l'Istituto Secolare da lui fondato, è stata fissata al 28 settembre, il giorno prima di quello della sua nascita al Cielo.

L'eredità di Don Luigi Monza
Il messaggio del Beato Luigi Monza continua ad affascinare uomini e donne, invitandoli a valorizzare la loro vita quotidiana, il "nascondimento" della vita di tutti i giorni, che deve essere riempita di carità e generosità. Il suo insegnamento ebbe indubbiamente un fulcro nella carità, modellata sull'esempio entusiasta dei cristiani dei primi secoli, che spinge a non ignorare i fratelli ma piuttosto a farsene carico, costruendo autentici rapporti interpersonali e impegnandosi nell'azione missionaria ed evangelizzatrice.
Michela Boffi, responsabile del Centro Studi Beato Luigi Monza e vice postulatrice della causa di canonizzazione, sottolinea che don Monza ci insegna a guardare alla contemporaneità con gli occhi degli ultimi, ponendo al centro le loro potenzialità. Per don Monza, la santità non era "un affare da immaginetta", ma vivere in maniera straordinaria l'ordinario, mettendo in pratica la carità ogni giorno. Era innanzitutto un uomo dalla profonda spiritualità, con un assoluto amore per Dio e una particolare devozione per l'Eucaristia.
Don Luigi valorizzò molto anche la presenza della donna nella Chiesa, cogliendo le potenzialità di tante giovani e riconoscendone le capacità umane, pratiche e spirituali. Nel dopoguerra, quando le donne erano per lo più dedite a casa e famiglia, propose alle giovani la consacrazione nel mondo, occupandosi, con "La Nostra Famiglia", dell'accoglienza e della riabilitazione dei bambini con disabilità. Oggi la "grande famiglia del Beato Luigi Monza" comprende l'Istituto Secolare Piccole Apostole della Carità, i Piccoli Apostoli della Carità, l'Associazione La Nostra Famiglia, il Gruppo Amici de La Nostra Famiglia di don Luigi Monza, il Gruppo vedovile Zarepta, la Pastorale Giovanile Vocazionale, La Nostra Famiglia una famiglia di famiglie, Fondazione Orizzonti Sereni FONOS, e l'Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale OVCI - La Nostra Famiglia E.T.S., Centro Studi Beato Luigi Monza.
In materia di cura e riabilitazione delle persone con disabilità, specie in età evolutiva, l'Associazione "La Nostra Famiglia" si è conquistata, col tempo, un'autorevolezza ampiamente riconosciuta. Era il lontano 1954 quando il Ministero della Sanità stipulò la prima convenzione con un Centro extra-ospedaliero di riabilitazione in Italia: "La Nostra Famiglia" di Ponte Lambro. Il suo carisma, attingendo al cuore stesso della fede cristiana, la carità, è perennemente attuale.