La Dottrina di "Generato, Non Creato" nel Credo: Spiegazione e Significato

Vi è un passaggio della nostra antica Professione di Fede che, pur riferendosi a Cristo, riveste un'importanza fondamentale e una profondità spesso non pienamente colta: «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre». Questa espressione non è un dettaglio teologico per specialisti, ma il cuore stesso della fede cristiana. Nel Credo professiamo parole che spesso ripetiamo senza fermarci a contemplarne la profondità, eppure sono esse a fondare la nostra comprensione di Gesù Cristo.

rappresentazione del credo niceno-costantinopolitano

Il Contesto Storico e la Controversia Ariana

La necessità di formulare in modo così preciso la natura di Cristo emerse chiaramente nel IV secolo. Il dibattito dottrinale trinitario non inizia con il Concilio di Nicea, ma affonda le sue radici nel cristianesimo stesso, interrogandosi sulla concezione di Dio e del suo mistero. Si trattava di capire se il cristianesimo fosse un semplice monoteismo, un triteismo, o qualcosa di irriducibile a schemi precedenti.

L'Eresia Ariana e il Subordinazionismo

L'eresia ariana, capitanata dal sacerdote Ario, stava mettendo in dubbio la natura divina del Figlio. Ario insegnava che il Verbo, detto anche Figlio, la seconda Persona della Santissima Trinità, non fosse Dio, ma la prima creatura di Dio. Per Ario, il Figlio era un dio di secondo ordine, creato dal Padre perché intervenisse nella creazione del mondo, arrivando ad affermare che «ci fu un tempo in cui il Verbo non era e il Padre non è sempre stato Padre». Questa visione rappresentava una forma di subordinazionismo, una dottrina che insegnava una gerarchia all'interno della Trinità, dove il Padre Eterno era l'unico vero Dio ingenerato, e il Figlio era a lui subordinato.

Questa eresia è ricorrente ancora oggi, ad esempio nell'interpretazione di Cristo nell'Islam, tra i Testimoni di Geova, e in diverse forme di esoterismo, dove Cristo viene visto come un santo profeta, un inviato da Dio, ma non Dio egli stesso.

Un'altra corrente, il modalismo, sosteneva che Padre, Figlio e Spirito Santo fossero solo tre modi di manifestarsi ad extra dell'unico Dio, ma questa non ebbe molto seguito, in quanto troppo lontana dall'annuncio evangelico del Verbo incarnato.

Il Concilio di Nicea (325 d.C.)

Davanti a queste sfide teologiche, nel 325 d.C. fu convocato il Concilio di Nicea, voluto dall'imperatore Costantino per salvaguardare l'unità della Chiesa e, di conseguenza, dell'Impero. Nicea respinse sia il modalismo che il subordinazionismo, confessando che il Verbo è della stessa natura del Padre: «Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero generato non creato della stessa sostanza del Padre». La frase va sempre citata intera per poterla ben capire, poiché è chiaramente contro il subordinazionismo ariano.

icona del primo concilio di Nicea

Cristo: Figlio di Dio, Verbo Eterno

La verità che Gesù è Dio, non una creatura, non è una dottrina imposta, ma quanto risulta dalla Sacra Scrittura stessa. Gesù ha affermato chiaramente la sua origine divina e la sua pre-esistenza.

Le Affermazioni di Gesù sulla Sua Origine Divina e Pre-esistenza

  • Gesù disse ai Giudei: «Prima che Abramo nascesse Io sono» (Gv 8,58), indicando che «esisteva prima di nascere».
  • Senza possibilità di malintesi, affermò: «Sono di lassù…non sono di questo mondo» (Gv 8,23).
  • Non ha nascosto la sua origine divina: «Sono uscito da Dio» (Gv 16,27), da cui l'affermazione «generato dal Padre».
  • La sua preghiera prima della passione non lascia dubbi: «Ed ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5).

Il Vangelo di Giovanni, in particolare, intende presentare i presupposti teologici per cui Gesù verrà condannato e ucciso. La bestemmia, secondo la legge ebraica, sta nel fatto che Lui, pur essendo uomo, si è detto essere Dio. E Giovanni intende confermare questi capi d'accusa, perché Gesù, pur bestemmiando per la legge ebraica, ha detto comunque il vero: Lui era Dio. Nell'Antico Testamento, Dio è considerato un Padre che corregge e tratta con misericordia, ma nessuno ancora poteva immaginare che quel Padre avesse generato un Figlio, cioè Gesù Cristo. Gesù però dice qualcosa in più, identificandosi con il Padre in un modo unico.

La Testimonianza degli Apostoli e degli Evangelisti

Il Vangelo spinge costantemente verso la verità della figliolanza divina di Gesù:

  • Durante l'Annunciazione, le parole dell'angelo chiamano Gesù «figlio dell'Altissimo», «Figlio di Dio» (Lc 1,32.35).
  • Pietro dichiara questa rivelazione: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), che fa da base al nostro Credo.
  • Perfino durante il processo di Caifa, quando «Figlio di Dio» costituiva il più pesante capo d'accusa, Gesù non rinnega la sua figliolanza divina (Mt 26, 62-66).
  • Anche il centurione romano, davanti alla croce, fece scaturire la sua professione di fede nel «Figlio di Dio» (Mc 15,39).
  • Gli evangelisti e gli apostoli non temettero di annunciare Gesù come «Figlio di Dio» (Mc 1,1 - At 9,20), pur essendo a quel tempo reato passibile di morte.

Si trattava di una verità che non poteva essere taciuta, così forte che perfino «i morti udranno la voce del Figlio di Dio» (Gv 5,25) e «quelli che l'hanno ascoltata vivranno». Gesù stesso afferma: «Ho detto: sono Figlio di Dio» (Gv 10,36).

Il segreto di Gesù. Riflessione sulla Trasfigurazione.- Don Luigi Maria Epicoco

Il Vangelo di Giovanni: Gesù Si Fa Uguale a Dio

Nel Vangelo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare, dicendo: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.» (Gv 5,17-24). Questo passo chiarisce la sua piena uguaglianza con Dio in potere e autorità.

Il Significato di "Generato, Non Creato"

L'espressione «generato, non creato» è la chiave per comprendere la natura unica di Gesù Cristo.

Distinzione Fondamentale: Generazione vs. Creazione

Dire che il Figlio è «generato» significa affermare che Egli riceve tutto dal Padre, ma non come una creatura nel tempo. La generazione è una derivazione, un processo per cui qualcosa di stessa sostanza procede da un altro. Quando invece si forma un'idea o un concetto, esso è un prodotto della mente, ma non è una persona; è molto più povero della realtà. Ma quando Dio pensa a se stesso, comprende perfettamente se stesso. Nella sua mente si forma un'immagine del suo essere, che gli è perfettamente identica e consostanziale.

La generazione del Figlio è eterna: non c'è un «prima» in cui il Figlio non esisteva. Egli è «generato al di fuori del tempo. Eterno e pienamente Dio; come dice Giovanni “il vero Dio” (1Gv 5,20). Della stessa sostanza del Padre.». Il Catechismo insegna che il Padre genera il Figlio dall'eternità, comunicandogli interamente la sua natura divina (CCC 246).

Dire invece «non creato» serve a escludere ogni equivoco. La creazione è un trarre dal nulla (ex nihilo), un'azione divina che porta all'esistenza qualcosa che prima non c'era e che è di sostanza diversa dal Creatore. Tutto ciò che è creato appartiene all'ordine del tempo. Il Figlio, al contrario, non è una creatura, per quanto eccellente, ma Dio stesso. Se Gesù-Verbo fosse solo una creatura, la prima o la più perfetta, allora tra Dio e il Verbo vi sarebbe lo stesso abisso esistenziale esistente tra Dio e qualsiasi creatura.

La Generazione Eterna del Figlio

L'espressione nel Credo si riferisce al Figlio eterno di Dio, il Verbo, detto in greco Logos. Il pensiero di Dio è fluito da Dio stesso dacché Dio è Dio. Solo Lui è perfettamente uguale a Dio perché è Dio. Le prime parole del Vangelo di Giovanni lo ribadiscono: «In principio era il Verbo (= il pensiero di Dio), e il Verbo (= il pensiero di Dio) era presso Dio e il Verbo (= il pensiero di Dio) era Dio» (Gv 1,1).

La distinzione tra "generato" e "creato" esprime, pur nel linguaggio del tempo, la novità del cristianesimo, irriducibile a schemi religiosi, filosofici e culturali precedenti.

Le Implicazioni Teologiche e di Salvezza

Questa verità non è astratta: tocca la nostra salvezza e il nostro rapporto con Dio.

Cristo come Vero Dio e Salvatore

Se Cristo fosse solo una creatura, non potrebbe salvarci davvero. Solo Dio può perdonare i peccati, vincere la morte e donarci la vita eterna. Proprio perché il Figlio è generato e non creato, la sua incarnazione è un atto di amore infinito: Dio stesso entra nella storia, senza cessare di essere Dio. Quando nel Credo proclamiamo «generato, non creato», affermiamo che Gesù non è un maestro tra tanti, ma il Figlio eterno del Padre; non un'idea su Dio, ma Dio stesso che si è fatto vicino. È una professione di fede che fonda la nostra speranza: colui che è nato da Maria è lo stesso che esiste da sempre nel cuore del Padre. E proprio perché è Dio, può condurci a Dio.

icona di cristo salvatore

Il Ruolo della Trinità nella Creazione

La creazione stessa è opera comune della Santissima Trinità. La Rivelazione manifesta l'azione creatrice di Dio come il frutto della sua onnipotenza, della sua sapienza e del suo amore. Si è soliti attribuire la creazione al Padre, la redenzione al Figlio e la santificazione allo Spirito Santo. Tuttavia, dato che le opere ad extra della Trinità (la creazione è la prima) sono comuni alle Persone divine, «ogni Persona divina compie l'operazione comune secondo la sua personale proprietà».

  • Il Padre è riconosciuto come Creatore del cielo e della terra, fons et origo, principio senza principio, colui che dà origine alle cose dal nulla (ex nihilo).
  • Il Figlio, il Logos, è colui «per mezzo di lui tutte le cose sono state create». La letteratura sapienziale dell'Antico Testamento presenta il mondo come frutto della sapienza di Dio, e il Nuovo Testamento identifica questa sapienza con il Figlio, il Verbo Incarnato, per mezzo del quale tutto è stato fatto (Gv 1,3; Col 1,16). All'origine del cosmo c'è dunque una ragione creatrice.
  • Lo Spirito Santo è «Signore e datore di vita». Il suo carattere di bontà e donazione libera consente di scoprire nella creazione l'azione dello Spirito, che «aleggiava sopra le acque» (Gn 1,2), la Persona che nella Trinità è Dono, Amore sussistente tra il Padre e il Figlio.

Dio ha creato tutto «non per accrescere la sua gloria, ma per manifestarla e comunicarla» (Concilio Vaticano I). La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della sua bontà. «Fare di noi i suoi ‘figli adottivi per opera di Gesù Cristo’, è il benevolo disegno della sua volontà … a lode e gloria della sua grazia: ‘Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio’». L'ottimismo cristiano affonda le sue radici nella esaltazione simultanea di Dio e dell'uomo: «L'uomo è grande solo se Dio è grande».

La Nuova Generazione in Cristo e la Vita Cristiana

La Rivelazione cristiana ci parla di un Dio Uno e Trino che, in sé stesso, è Vita e comunione d'amore tra tre Persone. È un po' come se la generazione fosse all'origine e nel fondamento di tutte le cose. Ma c'è ancora qualcosa: i credenti sanno di essere stati «generati da Dio», come recita il prologo del Vangelo di San Giovanni: «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,12-13).

Questa nuova generazione permette una partecipazione alla vita di Dio come figli nel Figlio, prendendo parte, nella storia, a quella relazione paterno-filiale da sempre presente in Dio. In un dialogo notturno con Gesù, Nicodemo scopre con sorpresa di dover «nascere dall'alto» ed essere rigenerato per una vita nuova (Gv 3,1-8). Il Figlio, inviato dal Padre nel mondo per Amore, ha dato origine con la sua vita, i suoi insegnamenti, la sua morte e la sua risurrezione, ad una grande storia di generazione. Dal mistero pasquale di Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, è nata quella discendenza annunciata da Dio un giorno ad Abramo, estesa quanto le stelle del cielo e la sabbia del mare.

L'importanza della creazione deriva dal fatto che è «il fondamento di tutto il disegno salvifico di Dio […]; l'inizio della storia della salvezza che culmina in Cristo». La creazione è il primo passo verso l'Alleanza dell'unico Dio con il suo popolo, aperta all'azione salvifica di Dio nella storia, che raggiunge la sua pienezza nel mistero pasquale di Cristo.

La conoscenza e la contemplazione della potenza, della sapienza e dell'amore di Dio generano nell'uomo un atteggiamento di riverenza, adorazione e umiltà e lo portano a vivere alla presenza di Dio nella consapevolezza di essere figlio Suo. Consapevole che tutto è stato creato per la gloria di Dio, il cristiano cerca di comportarsi in ogni circostanza cercando il vero fine che riempie la sua vita di felicità: la gloria di Dio e non la propria vanagloria. Nel suo agire, egli si sforza di rettificare l'intenzione che lo muove in modo da poter affermare che l'unico fine della sua vita è questo: Deo omnis gloria!

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