La devozione a Maria «Madre del buon Pastore» ebbe origine in Spagna a partire dal 1703 per opera dei Cappuccini e da lì si diffuse in Europa e nel mondo. Questo titolo mariano, teologicamente più corretto di "Divina Pastora", riconosce il ruolo speciale di Maria in relazione a Cristo, il Vero Buon Pastore.
Il Significato Teologico del "Buon Pastore" e il Ruolo di Maria
Per comprendere appieno il nobile titolo della Madonna come Madre del Buon Pastore, è fondamentale capire il significato di "Buon Pastore". Il Buon Pastore è colui che ha cura delle sue pecorelle e le ama, sino a dare la vita per esse. Tutti gli uomini costituiscono il grande gregge di Gesù. Non tutti gli uomini sono però pecorelle docili e buone; Gesù Buon Pastore, per salvare i peccatori, diede tutto il suo sangue sulla croce, ma non dimenticò i buoni e li incoraggiò a seguirlo sulla via della perfezione.
La dottrina della pastoralità della Vergine Maria invocata come Madre del Buon Pastore è contenuta nel Deposito della Rivelazione ed è stata esplicitamente insegnata dai santi Padri, dottori e scrittori ecclesiastici. Il titolo di Pastora fu applicato a Maria già nell’era patristica, con Sant’Andrea di Creta che la invoca come “Immacolata Vergine da cui è nato il grande Pastore e Agnello”, e San Giovanni Damasceno che la riconosce come “Madre di Cristo Pastore”. Anche in tempi più recenti, la devozione e l'iconografia di origine spagnola hanno contribuito alla sua diffusione. Tuttavia, nei venti secoli di storia della Chiesa, è raro trovare nei testi ufficiali il riferimento a Maria con il titolo di “pastora”, pur non essendo completamente assente.
La mariologia di Don Alberione relativa alla Madre del Buon Pastore si trova espressa in tutte le preghiere da lui composte, specialmente nella coroncina. Secondo Don Alberione, il quadro della Divina Pastora è "una predica", dove è rappresentata la divina Pastora, con accanto a sé Gesù giovinetto in atto di pascere le pecorelle, come lei stessa pasce le pecorelle. A destra e a sinistra vi sono i due apostoli: Pietro che raccomanda la Chiesa a Maria, Paolo che la sospinge verso Maria. Maria sta in mezzo come la divina Pastora. Questo titolo le compete perché è la madre del divin Pastore e perché ha tanto sofferto per le anime e tanto in cielo si preoccupa della salute delle anime, dei peccatori e degli infelici che sono fuori della Chiesa, e di quelli che vogliono camminare nella via della santità e della giustizia. Maria protegge il Pastore universale della Chiesa, il Papa. Perciò, le Suore Pastorelle, arrivate in parrocchia, pensano subito a stabilire una devozione intensa a Maria Santissima. Diffondere e stabilire il culto alla Madre del buon Pastore è opera dolcissima delle Pastorelle; è segreto di riuscita nel loro apostolato; è assicurarsi le consolazioni di questo buon Pastore.

Maria, Mediatrice e Guida delle Anime
Il 3 settembre la Chiesa venera la Santissima Vergine come “Madre del Buon Pastore” o, per usare l’espressione popolare, “Divina Pastora”. Questa devozione pone l'accento sul ruolo di Maria come mediatrice e protettrice, desiderabile da ogni anima, un tesoro inesauribile per gli uomini, capace di attirare l'amicizia di Dio, come ricordato in Sapienza 7,14: “Coloro che si sono serviti di essa (la sapienza) sono stati fatti partecipi dell’amicizia di Dio”. Il peccato maledetto scioglie questa bella amicizia, come afferma Isaia 59,2: “Le vostre iniquità hanno messo divisione tra voi e il vostro Dio”. Dio, infatti, odia l’empio e la sua empietà (Sap 14,9). Maria, tuttavia, è la nostra speranza per riconciliare i peccatori con Dio.
San Bernardo di Chiaravalle si chiedeva: “Che cosa non potrà ottenerci il Figlio (Gesù) presso il Padre, avendoci dato sua Madre (Maria) come mediatrice?” In un altro passo, sempre San Bernardo, asserisce che “tutto ciò che Maria chiede le è concesso come da un'unica volontà e un medesimo spirito. Il suo aspetto è terribile per i demoni, ma amabile per noi. Cosa temete, uomini di poca fede?” Per ricorrere a Dio, che pure essendo diventato uomo è rimasto Dio, egli consiglia: “ricorri a Maria”. Maria è presentata come la fedelissima colomba di Noè, che funge da mediatrice tra il Sommo Dio e il mondo sommerso dal diluvio spirituale, portando l'ulivo, simbolo della pace concessa da Dio agli uomini.
Attraverso i suoi meriti, Maria ci dona tutte le grazie, poiché "ella stessa ci ha dato Cristo, fonte di misericordia". La sua intercessione è potente, e a lei si riferisce la figura dell'arcobaleno, segno del patto eterno tra Dio e la terra. San Bernardino da Siena la definisce “l'arco del patto sempiterno”, sotto il quale “il peccatore non perisce, il perdono è concesso, il patto è stretto”. Egli aggiunge che Maria è la mediatrice tra noi e Dio, e che lei stessa ci ridona la grazia.
Il Signore, nel crearla, le disse: "pasci i tuoi capretti", indicando i peccatori. Santa Caterina da Siena rivela che i devoti di Maria saranno posti alla destra di Dio. San Bonaventura la descrive come “esca dolcissima per catturare gli uomini, soprattutto i peccatori”, ma specifica che solo coloro che la servono e la onorano, anche se contaminati dai peccati, saranno salvati. La stessa Santa Brigida narra di un giovane che, spinto da un sacerdote a ricorrere a Maria attraverso un'immagine, ricevette il messaggio: “Io ti libererò da coloro che ti affliggono”, riconciliandosi con Dio. Analogamente, San Gregorio racconta di un peccatore che, grazie a Maria, si lasciò legare dolcemente a Dio. San Giovanni Crisostomo conferma che Maria fu fatta Madre di Dio affinché, coloro che non potrebbero salvarsi per la divina giustizia, fossero salvati dalla sua dolce misericordia e potente intercessione. Anche Sant'Anselmo sostiene che Maria è stata innalzata ad essere Madre di Dio più per i peccatori che per i giusti, poiché Gesù è venuto a chiamare non i giusti ma i peccatori. La Chiesa canta: "O peccatori, a voi sono state donate le grazie". Se Maria intercede, chi potrebbe disperare del perdono? Ella intercede presso Dio con sicura confidenza di essere esaudita, e per questo San Giustino la chiama “Sequestra”, colei che in una contesa riceve la cosa in deposito. San Bernardo di Chiaravalle afferma: “Ringrazia Colui che ti ha provveduto una tale mediatrice”. Dunque, siate salvi, o pace di Dio con gli uomini: ricorrete a Maria, e sarete salvi.
Origine e Diffusione della Devozione
La devozione a Maria «Madre del buon Pastore» ebbe origine in Spagna a partire dal 1703 per opera dei padri Cappuccini. Padre Isidoro di Siviglia, della parrocchia di Macarena, vicina a San Gil, promosse una processione con la croce e la bandiera dell’Immacolata Concezione, che vide una folla entusiasta radunarsi. Dopo aver pregato a lungo, Padre Isidoro fu ispirato a commissionare un dipinto di Maria nelle vesti di una pastorella, circondata da pecore. Egli affidò l'opera all'artista Miguel Alonso de Tovar, discepolo di Murillo.
L'8 settembre 1703, festa della Natività della Vergine, si tenne la prima processione con la tela che venne mostrata ai fedeli. Questo avvenne in un contesto storico in cui l'eresia giansenista colpiva l'Europa, e c'erano attacchi contro la fervente devozione mariana. In questo ambiente, Padre Isidoro promosse con forza il culto di Maria. Da quel momento, tale devozione, insieme alla caratteristica immagine della Divina Pastora, si diffuse rapidamente in Spagna, Portogallo e nei paesi dell’America Latina attraverso le missioni popolari del Beato Diego Josè de Càdiz e Padre Stephen Adoàin. Successivamente, la devozione si propagò anche in altre nazioni europee.

La "Madre del Buon Pastore" nella Liturgia
La Messa e la Liturgia delle Ore dedicate alla Madre del Buon Pastore furono approvate da Pio VI il 1° agosto 1795. Fu stabilito inoltre che i Cappuccini spagnoli potessero celebrare la sua festa, ogni anno, nella seconda Domenica di Pasqua. Nel 1932, Maria Pastora venne nominata patrona ufficiale delle missioni cappuccine.
Oggi, non esiste una data unica per celebrare la Festa di Maria, Madre del Buon Pastore, poiché nei vari luoghi di culto viene celebrata in date diverse. È importante precisare che, nei ‘Rescritti’ con i quali la Santa Sede concedeva le Indulgenze per le pie pratiche devozionali e la facoltà di celebrare la Messa in onore della Vergine, non si è mai usato il titolo di "Divina Pastora", anche se esso ricorreva spesso nelle suppliche dei postulanti e nei discorsi dei predicatori popolari, ma quello teologicamente più corretto di "Madre del Buon Pastore". Ciononostante, il 3 settembre, la Chiesa venera la Santissima Vergine con questo titolo.
Iconografia della Divina Pastora
L'iconografia della Divina Pastora presenta diverse variazioni, ma con elementi costanti. Tipicamente, la Vergine è raffigurata seduta all'ombra di un albero frondoso, indossante un pellicciotto bianco con sopra un mantello azzurro e un cappello da pastore. Un bastone da pastore le è appoggiato a un braccio, e nella mano sinistra stringe delle rose, mentre con la destra accarezza una pecora tenuta da una cordicella da Gesù Bambino, che le è accanto; altre pecorelle pascolano vicino a lei.
Un'altra rappresentazione descrive l'espressione del volto della Vergine con grande dolcezza, rivolta maternamente alle pecorelle bisognose. Il Bambin Gesù, appoggiandosi alla Madre, sembra indicare con l'altro braccio la pecora alla sua sinistra, quasi a dire: “Ecco la tua madre”, mostrando come Gesù ascolti il grido del suo popolo. Un particolare significativo è il fascetto di grano che la Madonna tiene in mano e pare dare alla pecora per cibo, simbolo del Pane Eucaristico di cui siamo chiamati a nutrirci, evidenziando il ruolo di Maria nel mediare anche quest'azione, avendo ella donato Gesù al mondo. La pecora chinata ai piedi della Vergine, quasi in preghiera, simboleggia l'atteggiamento che i fedeli dovrebbero avere nei confronti della loro mediatrice di grazie. Il piede di Maria sembra essere tirato fuori dall'abito proprio per farsi toccare dalla pecora, indicando come Maria si faccia vicina per aiutare e si lasci toccare il cuore dalle preghiere fatte con fede. L'iconografia classica mostra il Bambin Gesù vestito da pastorello (con cappello e giacca) e così anche la Madre, con cappello e bastone, a ricordarci che Maria ci guida nel cammino verso suo Figlio, perché per prima lo ha percorso. Spesso, il manto della Madonna è adornato di stelle, a ricordare che ella è la Madre di Dio, il nostro aiuto verso il Cielo.

Santuari e Istituzioni Dedicati
Tra i santuari più celebri dedicati alla Divina Pastora spicca quello di Barquisimeto in Venezuela. L'immagine originale risale al 1735. Ogni 14 gennaio, una grande processione vede la partecipazione di migliaia di devoti, nella quale la venerata immagine viene portata da Santa Rosa fino a Barquisimeto, capitale dello stato Lara. In Italia, una delle diverse chiese dedicata alla Divina Pastora è il Santuario sito in Località La Seva a Caprese Michelangelo (AR).
La Chiesa di San Benedetto a Cagliari e l'Opera del Buon Pastore
La Chiesa di San Benedetto, situata nel centralissimo quartiere omonimo di Cagliari, rappresenta un importante patrimonio storico e religioso della città. Fondata nel 1643, deve la sua esistenza alla generosità e alla devozione di don Benedetto Nater, un nobile di origine genovese, che volle donare l’edificio e il convento adiacente ai frati Cappuccini. La chiesa fu intitolata a San Benedetto da Norcia, il santo che portava il nome del benefattore. Il convento divenne un importante centro di formazione per i novizi cappuccini, accogliendo figure illustri come Vincenzo Peis, il futuro Sant’Ignazio da Laconi, che vi iniziò il suo percorso di noviziato nel 1721. La chiesa, che presenta un prospetto principale caratterizzato da un portale in stile gotico sovrastato da due piccoli oculi e un interno a navata unica con cappelle laterali, custodisce preziose opere d'arte, tra cui una scultura lignea del Cristo morto del XVII secolo e una pala d’altare della Crocifissione di Pantaleo Calvi, sempre del XVII secolo.

Un momento critico nella storia della chiesa si verificò nel 1855, con la chiusura del convento a seguito della legge di soppressione degli ordini religiosi, che portò a un periodo di decadenza. La rinascita di San Benedetto iniziò nel 1923, grazie all’intervento di Monsignor Virgilio Angioni. Questo sacerdote, mosso da un profondo spirito di carità, ottenne l’autorizzazione a restaurare e riutilizzare il complesso per trasformarlo nella sede dell’Opera del Buon Pastore, un’istituzione caritatevole da lui fondata per assistere i più bisognosi. Questo progetto coincise con lo sviluppo urbanistico del quartiere, che prese il nome dalla chiesa, divenuta il suo cuore pulsante. Nel 1933, San Benedetto divenne parrocchia succursale e nel 1946, la prima chiesa parrocchiale della neonata parrocchia omonima.
Nella cappella privata delle Suore del Buon Pastore, insediatesi nel convento, si trovano due opere del modesto pittore Monsignor Virgilio Angioni: una raffigurante il Buon Pastore e l'altra il Crocifisso. È interessante notare che la tomba del venerabile Monsignor Angioni, figura chiave nella storia recente della chiesa, si trova dietro il presbiterio ed è meta di preghiera per molti fedeli.
Monsignor Virgilio Angioni: Fondatore dell'Opera del Buon Pastore
Virgilio Angioni (1878 - 1947), sacerdote cagliaritano, è stato il fondatore delle Figlie di Maria Santissima Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore. Proclamato venerabile nel 2004, Angioni fu un autentico apostolo della carità in Sardegna. Nato il 14 novembre 1878 a Quartu Sant'Elena, dimostrò fin dalla fanciullezza una forte inclinazione a soccorrere i più poveri. Ordinato sacerdote il 1° giugno 1901, si laureò in teologia e diritto canonico, acquisendo una completa formazione spirituale e culturale. Il suo programma apostolico era chiaro: “Noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli”.
Fu animatore culturale, giornalista e attivo nel campo sociale, fondando giornali come “Il Lavoratore” e “Bollettino dei Parroci”, e istituendo opere di assistenza come un'agenzia per i soldati prigionieri di guerra, il circolo “Labor” con una scuola serale per operai analfabeti, e la “Casa del Popolo” per attività culturali e sociali. La vista della miseria del dopoguerra, che colpiva in particolare bambini, anziani e disabili, lo angustiò profondamente e lo spinse a un progetto di aiuto e soccorso. Così, nel 1923, lasciò la parrocchia di San Giacomo e, utilizzando un vecchio convento abbandonato, diede inizio alla sua Opera del Buon Pastore, accogliendo bambine abbandonate e disagiate. Dopo alcuni anni, per garantire una cura e guida duratura all'opera, fondò la Congregazione delle suore “Figlie di Maria Santissima Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore”, la cui approvazione pontificia fu ottenuta dopo la sua morte. Nei 25 anni di incessante attività caritativa, Monsignor Angioni fu un uomo dai mille talenti: tecnico, calzolaio, contadino, pastore, boscaiolo, ortolano, sarto, pittore, allevatore di bachi da seta, magliaio. Morì a 69 anni, il 3 settembre 1947, nella Casa Madre dell’Opera di San Benedetto a Cagliari. La sua causa di beatificazione fu introdotta nel 1991, e nel 2004 fu proclamato venerabile.
San Francesco. Il folle di Dio - Documentario
Preghiere alla Madonna del Buon Pastore
La devozione alla Madre del Buon Pastore si esprime anche attraverso specifiche preghiere, che ne esaltano il ruolo materno e di guida:
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O Maria, madre di Dio, tutte le generazioni cantino le grandi cose che ha fatto per te il Signore. Madre del buon Pastore. Tu lo hai cresciuto, amato, ascoltato, seguito, contemplato morente per noi sulla croce. Da lui e da te tutto ci venne: la chiesa, il vangelo, i sacramenti, la vita religiosa, la vita eterna. Tu sei la gioia della Chiesa celeste; la speranza e il rifugio della Chiesa pellegrinante. Anch’io voglio essere tua come Gesù.
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O Maria, madre del buon Pastore e madre mia, ti contemplo addolorata sul Calvario. Il tuo cuore si aprì ad accogliere tutti i fedeli e sacerdoti. Hai sostenuto la Chiesa nascente, l’hai cresciuta con la preghiera e la parola, l’hai fortificata con i tuoi esempi. Dal cielo hai sempre assistito il popolo di Dio: per te la fede si conservò pura, fiorirono molti santi, furono vinte le forze del male. O Madre della Chiesa, rendici figli più docili, devoti e forti. Sollecita con la tua potente intercessione l’unico ovile sotto un solo pastore.
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O Maria, madre del buon Pastore, ecco davanti a te una pecorella del gregge tuo e di Gesù. Sono una pecorella smarrita: salvami, o rifugio dei peccatori. Sono in cerca della via del cielo: illuminami, o Madre del buon consiglio. Sono debole e timida: portami sulle tue braccia, o Vergine potente. Sono una pecorella insidiata dai lupi: difendimi, o Madre del Salvatore. Sana le mie ferite. Nutrimi del frutto del tuo seno, Gesù-Eucaristia. Sono una pecorella che ama Gesù Pastore e te, o buona Pastora: fa’ che vi ami sempre più. Non permettere che mi separi da voi.
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O Madre del buon Pastore, moltiplica i religiosi e fa’ che siano luce per il mondo, maestri di vera pietà e intercessori presso Dio. Nella penitenza, nella preghiera, nelle attività apostoliche e caritative, siano sale della terra, sostegno dei poveri, guide dei fratelli. Ottieni loro la pratica costante dei voti e il quotidiano progresso.
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O Madre del buon Pastore e tu stessa nostra Pastora, abbi pietà dei tuoi figli dispersi, di quanti ancora errano come gregge senza pastore. Salva gli innocenti, converti i peccatori, fortifica i deboli, sostieni i vacillanti, conforta i tribolati, assisti gli agonizzanti, forma molti santi, donaci apostoli e pastori buoni. Tu conosci, o Madre, in quale valle di lacrime viviamo, in mezzo a quanti nemici camminiamo, di quale fragile argilla siamo fatti. Rivolgi a noi i tuoi sguardi pietosi. L’umanità non ha altra speranza che te!

Bibliografia
- ARDALES J. B., La Divina Pastora, Siviglia 1949.
- SIMONETTO B., La Mariologia del Beato Don Giacomo Alberione, in Madre di Dio, 04 aprile 2004.
- SOCIETÁ SAN PAOLO (ED.), Liturgia della Famiglia Paolina, San Paolo, Cinisello Balsamo Roma 1994.
- RANZATO D., Maria Madre del Buon Pastore. Don Giacomo Alberione alle Pastorelle - quadro e mosaico, Roma 1988.
- REDA M., Maria Madre del Buon Pastore”. Corso del Carisma della Famiglia Paolina. Roma 1990.
- SUAREZ M. M., La Divina Pastora, patrona del Barquisimeto. Editor Fundación Bigott, 1996.