La definizione e l'evoluzione dei territori diocesani rappresentano un aspetto fondamentale della storia ecclesiastica e civile italiana. La porzione di territorio su cui una diocesi esercita la propria giurisdizione, inquadrata nel contesto del Codex Iuris Canonici (come quello del 1917 e successivi), ha subito profonde trasformazioni, in particolare dopo l'Unità d'Italia. Questo processo di riorganizzazione, spesso influenzato da ragioni storiche, demografiche e pastorali, è culminato in significativi provvedimenti che ne hanno ridefinito la geografia.

Il Contesto Post-Unitario e la Questione della Geografia Ecclesiastica
Il problema della geografia ecclesiastica italiana, e nello specifico la questione del numero delle diocesi sul territorio nazionale, si pose con forza sin dai primi anni della raggiunta Unità. Intorno al 1861, su 845 diocesi registrate in tutto il mondo cattolico, 538 appartenevano a Paesi latini con una popolazione cattolica di 134 milioni di persone. Di queste, ben 293 diocesi si trovavano nella sola Italia, la cui popolazione ammontava a circa 26 milioni di abitanti (cfr. C. Snider, L’episcopato del cardinale A.C. Ferrari, II, I tempi di Pio X, Vicenza 1982, p. 185).
Il numero delle diocesi sul territorio italiano era superiore di parecchie volte a quello delle province del nuovo Regno. Questo alto numero di circoscrizioni diocesane, sia in rapporto al restante mondo cattolico latino sia rispetto alla suddivisione territoriale statale, poneva di conseguenza vari problemi. Da un lato, la molteplicità degli enti di culto non favoriva una razionale amministrazione del patrimonio ecclesiastico italiano.
Il bisogno di eliminare questi e altri inconvenienti pose perciò la questione del riordino della geografia ecclesiastica italiana, avendo come obiettivo una riduzione del numero delle diocesi. Per raggiungere tale risultato, si rendeva naturalmente necessaria la collaborazione tra Stato Italiano e Santa Sede. Tuttavia, nessun significativo provvedimento poté essere adottato fino alla stipula dei Patti Lateranensi nel 1929.
Le difficoltà che ostacolarono così a lungo il raggiungimento di tale primo accordo furono molteplici. Da un lato, infatti, andavano superati gli attriti che si trascinavano sin dai primi decenni dell’Unità tra i due Stati. Dall’altro, la riduzione del numero delle circoscrizioni diocesane, pur essendo auspicata anche dalla Santa Sede, non poteva non incontrare una certa opposizione da parte degli enti ecclesiastici che dovevano essere soppressi e dei fedeli il cui vescovado sarebbe stato trasferito.
I Patti Lateranensi del 1929: Le Prime Disposizioni per il Riordino Diocesano
Gli articoli 16 e 17 dei Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa italiana furono riservati al tema della riorganizzazione diocesana. Vi si stabilì tra l’altro che le “Alte Parti contraenti procederanno d’accordo, a mezzo di commissioni miste, ad una revisione della circoscrizione delle diocesi, allo scopo di renderla possibilmente rispondente a quella delle province dello Stato” (primo com., art. 16).
Si stabilì, inoltre, che la “riduzione delle diocesi che risulterà dall’applicazione dell’articolo precedente, sarà attuata via via che le diocesi medesime si renderanno vacanti” (primo com. art. 17). Si sancì poi che le diocesi fossero raggruppate in modo tale che “i capoluoghi delle medesime corrispondano a quelli delle province” (sec. com., art. 17).

Furono queste le prime norme in materia di revisione del numero e della distribuzione sul territorio nazionale delle diocesi. Si trattava, com’è evidente, di disposizioni direttive e programmatiche, le quali rimasero tuttavia in buona parte non attuate nei decenni successivi, sebbene non ci sia mai stata da parte statale ed ecclesiastica alcuna iniziativa di rinuncia, abrogazione o modifica di quelle stesse disposizioni.
Dal Secondo Dopoguerra al Concilio Vaticano II e le Nuove Direttive
Tra la seconda Guerra Mondiale e il Concilio Vaticano II non mancarono peraltro alcuni casi di riorganizzazione di circoscrizioni ecclesiastiche: in queste occasioni si tenne conto della necessità di fare corrispondere la nuova diocesi con la provincia civile (Faenza è provincia di Ravenna, ma resta diocesi a se stante). Fu così accorpata Cervia a Ravenna (in realtà già unite in persona episcopi fin dall’inizio del ’900 con la morte di mons. Foschi ultimo vescovo di Cervia) e, tra gli altri casi, tutta la provincia ecclesiastica di Santa Severina fu attribuita a Reggio Calabria.
Le disposizioni espresse dal Concilio Vaticano II con il decreto Christus Dominus (nn. 22-24), le norme attuative contenute nel motu proprio Ecclesiae Sanctae (a. 1966, I, n. 12) in merito alla revisione delle circoscrizioni diocesane e ancora, in particolare per il territorio italiano, i numerosi interventi del pontefice Paolo VI hanno costituito un punto di partenza, a partire dalla metà degli anni ’60, per un progetto di riordinamento e conseguente riorganizzazione delle diocesi sul territorio nazionale.
Rimanendo naturalmente vigenti le precedenti disposizioni concordatarie, è venuto così maturando in seno alla Chiesa Cattolica, prima ancora che su sollecitazione dello Stato italiano, un effettivo bisogno di riforma della geografia ecclesiastica del Paese. Paolo VI e il consiglio di Presidenza della CEI, a partire dal 1966, hanno tra l’altro indicato le linee direttive e i criteri affinché ogni diocesi potesse operare in “condizioni di efficiente funzionalità sia per estensione di territorio che per numero di abitanti”, tenendo ben in considerazione le mutate condizioni demografiche e le nuove esigenze pastorali italiane.
I lavori della Commissione istituita a tal scopo dalla CEI prevedevano una consistente riduzione delle circoscrizioni diocesane sino a un numero di 119. Tuttavia, questo progetto non si è realizzato, tra l’altro, perché il clima culturale che ha interessato l’Italia (e non solo) tra la fine degli anni ‘60 e gli inizi del decennio successivo sconsigliò di procedere a troppo incisive azioni di riforma.
Con la costituzione delle Regioni civili nella Repubblica Italiana si è peraltro introdotto in questa fase un nuovo aspetto di cui tenere conto anche per una contestuale riorganizzazione delle Regioni ecclesiastiche. Di tale aspetto la Santa Sede ha tenuto conto in questo periodo senza tuttavia rigidi vincoli e senza operare troppo strette coincidenze, per esempio nel caso della Valle d’Aosta, che è stata assoggettata alla giurisdizione di un solo vescovo e che oggi fa parte della Regione ecclesiastica del Piemonte.
Nel 1965, a fronte di una popolazione di circa 52 milioni di abitanti, v’erano comunque ancora 271 diocesi: la loro riduzione era avvenuta in minima parte (cfr. La revisione delle diocesi in Italia, in Aggiornamenti Sociali (18) 1967, p. 201-220).

La Revisione Concordataria del 1985 e il Decreto del 1986: La Più Consistente Ridefinizione
Durante la revisione concordataria compiuta tra il 1976 e il 1984 e ratificata nel 1985, la Commissione ministeriale incaricata di studiare il problema ha, da un lato, riconosciuto il forte “squilibrio” tra popolazione e diocesi in Italia rispetto ad altri Paesi. Dall’altro, pur rilevando le “difficoltà di ordine storico e ambientale” che avevano impedito l’attuazione delle precedenti norme concordatarie, ha affermato che la questione non è di pertinenza dello Stato italiano e ha posto solo alcuni limiti nell’erezione di nuove diocesi, per esempio a “non includere alcuna parte del territorio italiano in una diocesi la cui sede vescovile si trovi nel territorio di altro Stato”.
Poco tempo dopo la Santa Sede ha perciò provveduto alla non più differibile riforma che ha portato, con il decreto della Congregazione per i Vescovi del 30 settembre 1986, a ridurre le diocesi italiane, e con esse le comunità ecclesiali assimilate, da un totale di 325 a 228.
Le nuove circoscrizioni comprendevano:
- 39 sedi metropolitane
- 21 arcivescovili
- 156 vescovili
- 2 prelature territoriali
- 6 abbazie territoriali
- 3 circoscrizioni di rito orientale
- 1 ordinariato militare
Questo evento segna a tutt’oggi la più consistente ridefinizione della geografia ecclesiastica italiana in materia diocesana. Si osservi, d’altra parte, che dall’Unità d’Italia la popolazione cattolica è aumentata di circa il doppio, perciò una notevole riduzione del rapporto tra fedeli e diocesi è avvenuta nel corso del tempo ipso facto.
Documentario ITA - Martin Lutero
Il Progetto "I confini delle Diocesi italiane": Attualità e Strumenti GIS
In un'ottica contemporanea, il progetto “I confini delle Diocesi italiane”, promosso dall'Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto della CEI - Conferenza Episcopale Italiana, si propone il censimento degli attuali confini delle diocesi italiane e la loro restituzione in ambiente GIS (Geographic Information System).
Scopo di questa iniziativa è permettere il confronto e il dialogo tra queste partizioni territoriali, gli edifici di culto esito del Censimento "Le chiese delle Diocesi Italiane", e via via ogni dato di rilevanza territoriale georeferenziato e incluso nei Sistemi Informativi Territoriali di altre Istituzioni e Amministrazioni Locali. La ricerca pertanto rafforza le reti di collaborazione istituzionale, favorendo l'interoperabilità tra le banche dati e le reti di conoscenza, a vantaggio dei distretti locali e delle relative comunità.
Il progetto procede per regioni ecclesiastiche e si articola in due fasi:
- Fase 1: Vengono richiesti a ciascuna diocesi della regione ecclesiastica i materiali necessari per una redazione dei confini diocesani in un quadro di prima approssimazione.
- Fase 2: I risultati così ottenuti vengono restituiti alle diocesi della regione per una loro valutazione di dettaglio e uno sguardo di attenzione su particolari segmenti di incertezza.
Il progetto è diretto da Don Luca Franceschini, con il Dott. Ing. Luigi Bartolomei come Coordinatore Scientifico e la Dott.ssa Ing. Giorgia Gatta come Responsabile della Restituzione Cartografica. I Referenti Scientifici sono il Prof. Ernesto Antonini e il Prof. Gabriele Bitelli (entrambi dell'Università di Bologna), mentre la Segreteria di Progetto è curata dall'Ing. Federica Fuligni.
Fonti e Riferimenti Canonici
- Sommario (italiano) (Card. Vincenzo La Puma)
- CIC Fontes (ed. P. Interpretazioni (DTL))
- Raccolte di interpretazioni e risposte (www.iuscangreg.it)
- Raccolte tematiche (www.iuscangreg.it)
- Sylloge praecipuorum documentorum recentium Summorum Pontificum et S. Congregationis de Propaganda Fide necnon aliarum Ss. Congregationum Romanarum (1939)
- Enchiridion de statibus perfectionis (1949) (Sacra Congregatio de Religiosis)
- Leges Ecclesiae post Codicem iuris canonici editae (Vol. Leges Ecclesiae vol. Responsiones ad proposita dubia)
Bibliografia Selezionata
- Atlante delle diocesi d’Italia, a cura della Conferenza Episcopale Italiana e Istituto Geografico De Agostini, Roma, 2000.
- Barillaro, D., In tema di revisione delle circoscrizioni diocesane, in Il diritto ecclesiastico 42 (1949), 113-155.
- Brunetta, G., La revisione delle diocesi in Italia, in Aggiornamenti Sociali (18) 1967, 201-220.
- Brunetta, G., Riordino delle diocesi italiane (38) 1987, 229-242.
- Feliciani, G., Diocesi e territorio nella prospettiva di revisione del Concordato lateranense, in “Il diritto ecclesiastico”, 70 (1977), parte I, 202-221.
- Feliciani, G., Diocesi, in Enciclopedia Giuridica, vol. XI, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1989, 1-3.
- Feliciani, G., Il riordinamento delle diocesi italiane (1929-1985), in Vita e pensiero 5 (1992), 365-378.
- Feliciani, G., Il riordinamento delle diocesi in Italia da Pio XI a Giovanni Paolo II, in AA.VV., Storia della Chiesa in Europa tra ordinamento politico-amministrativo e strutture ecclesiastiche, a cura di L. Vaccaio, Brescia, Morcelliana, 2005, 283-300.
- Mezzadri, L., Tagliaferri, M., Guerriero, E., (a cura di), Le Diocesi d’Italia, voll. I-III, Cinisello Balsamo 2008.
- Snider, C., L’episcopato del cardinale A.C. Ferrari, II, I tempi di Pio X, Vicenza 1982, p. 185.
- Spadolini, G., La questione del Concordato con i documenti inediti della Commissione Gonnella, Firenze 1976, 273-277.