Il Contesto Profetico di Gesù sul Monte degli Ulivi
Durante il suo ministero sulla terra, Gesù comunicò parole e concetti nuovi, spesso collegati a profezie che si sarebbero realizzate a breve o diluite nel tempo della fine. Il Signore Gesù, quando voleva comunicare qualcosa di importante per i discepoli, sceglieva accuratamente anche il luogo dove esprimersi. Più volte il luogo era un monte e nell'Evangelo di Marco (13:3) la scelta ricadde sul Monte degli Ulivi, un sito molto appartato che rendeva bene il confronto tra il creato e la natura, con lo sfondo del tempio e di Gerusalemme.
L'analisi era evidente: da una parte vi era la creazione manuale del Creatore, ovvero di Gesù (Ep. Ebrei 1:10, "Tu Signore nel principio hai fondato la terra e i cieli sono opera delle tue mani"), e dall'altra la costruzione in pietre del tempio, destinata, secondo la profezia di Gesù, ad essere diroccato, cioè un'opera che sarebbe divenuta inutile per un certo periodo di tempo. Questo disfacimento, verificatosi secondo le parole del Signore con l'imperatore Tito nel 70 d.C., prelude a una nuova ricostruzione del tempio che avverrà nel periodo denominato (Ev. Marco 13:8) "queste cose saranno un principio di dolori", o tempo dell'apostasia.
Evidentemente, pur essendo trascorsi molti secoli, il ricordo del maestoso edificio non ha smesso di far sognare alcuni uomini pii, nostalgici dei fasti della costruzione e pronti ad essere ingannati. Gesù era seduto, in disparte con quattro discepoli che l'attorniavano, desiderosi di conoscere il futuro, e soggiungeva ancora, come visto al versetto 8, che sarebbero stati "un principio di dolori".

L'Inganno Spirituale e la Diffusione dell'Evangelo
Oltre ai cataclismi e ai problemi alimentari, ciclicamente presenti nel mondo, dal punto di vista spirituale sarebbero emerse "cose nuove". Il nome di Gesù sarebbe divenuto proprietà di altri, che avrebbero voluto parlare in nome suo, senza però la Sua autorità. Gesù sintetizzava il messaggio degli ingannatori: "diranno sono io"; mentre Gesù, Colui che era venuto e verrà nuovamente, potrà dire "Sono Io", l'equivalente al nome di Dio. Infatti, quando dirà "Io Sono" nell'episodio dell'arresto, i soldati caddero a terra come morti. Oppure dirà (Ev. Giovanni 8:58) "Prima che Abramo fosse nato, Io Sono", affermando così la sua inoppugnabile origine divina.
Perciò, risulterà evidente che una pletora di ingannatori, opportunamente mascherati, riccamente suffragati e accreditati, nei secoli cercheranno di spendere quel nome per approfittare della buona fede di molti, che indifferenti e noncuranti alla verità, crederanno con solerzia alle menzogne. Questo succederà perché questi individui superficiali non saranno affascinati dagli ammonimenti di Gesù e della Sua Parola, ma saranno contenti di avere una religione qualsiasi e addormentare la coscienza e il cuore. È strano come il Nome di Gesù sarebbe stato causa di inganno o causa di odio, mentre è l'unico nome per cui si può essere salvati. Effettivamente, se questo nome non viene riferito al Figlio Eterno di Dio e confessato con fede, esso potrà essere causa di guai e giudizi per gli increduli.
Il periodo sarà caratterizzato anche dalla diffusione dell'Evangelo, predicato e sparso dall'invenzione della stampa o ancora dai moderni mezzi tecnologici.
L'Origine della Profezia: Daniele e la "Cosa Disgustante"
Riflettendo sulle parole appena dette, possiamo affermare che il tempio di Gerusalemme è stato abbattuto; molti si sono appropriati del nome di Cristo Gesù ingannando intere nazioni; gli Ebrei hanno conosciuto la Shoah; e in un prossimo futuro si vedrà quella che la Parola definisce l'abominazione.
La frase "abominazione della desolazione" fa riferimento alla precisa profezia di Daniele 9:27: "L’invasore stabilirà un patto con molti per una settimana, in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta, sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore commetterà le cose più abominevoli finché la completa distruzione che è decretata non piombi sul devastatore." È importante notare che per ben tre volte il profeta Daniele è chiamato come "uomo molto amato" (9:23, 10:11-19). Questa profezia di Daniele riguarda la comprensione della venuta di Gesù il Messia e proietta luce su cosa vorrà dire la futura abominazione della desolazione.
Si può ancora affermare che la profezia di Daniele 12:3-4 recita: "I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno. Tu Daniele tieni nascoste queste parole e sigilla il libro fino al tempo della fine." Gesù, sul monte, inizia a svelare che questi tempi assumono anche un'altra definizione (Ev. Marco 13:19): "Perché quelli saranno giorni di tale tribolazione che non ce n’è stata una eguale dal principio del mondo che Dio ha creato, fino ad ora, ne mai più vi sarà." Poi prosegue (Ev. Marco 13:20-22): "Se il Signore non avesse abbreviato quei giorni nessuno scamperebbe, ma a causa dei suoi eletti egli ha abbreviato quei giorni. Allora se qualcuno vi dice: il Cristo eccolo qui, eccolo là, non lo credete. Perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per sedurre, se fosse possibile anche gli eletti."

Le Parole di Gesù: Adempimento Storico e Futuro
La frase "abominazione della desolazione" si riferisce a Matteo 24:15: "Quando dunque avrete veduta l'abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge pongavi mente)".
Un adempimento storico di questa profezia si verificò nel 167 a.C., quando un regnante greco chiamato Antioco Epifane costruì un altare a Zeus sull’altare degli olocausti nel tempio Giudaico a Gerusalemme, e vi sacrificò anche un maiale. Questo evento è conosciuto come "l'abominazione della desolazione". Tuttavia, Gesù, parlando circa 200 anni dopo questo evento, stava profetizzando riguardo a un tempo futuro in cui si sarebbe verificata un'altra abominazione della desolazione in un tempio Giudaico a Gerusalemme. La maggior parte degli interpreti della profezia biblica crede che Gesù si riferisse all'Anticristo, che avrebbe compiuto un'azione molto simile a quella di Epifane. Ciò è confermato dal fatto che una parte di quanto Daniele ha profetizzato in Daniele 9:27 non si è mai verificato nel 167 a.C. con Antioco Epifane, poiché egli non confermò un patto con Israele per sette anni.
Di qualsiasi cosa si tratti, l'abominazione della desolazione renderà chiaro che la persona che la compie è l'Anticristo. Apocalisse 13:14 lo descrive nel creare una sorta di immagine che tutti saranno obbligati ad adorare. Trasformare il tempio di Dio in un luogo di adorazione per l'Anticristo sarà realmente un'abominazione. Coloro che sono vivi e che rimangono durante la tribolazione dovranno vegliare e riconoscere questo evento come l'inizio dei tre anni e mezzo che rappresentano il periodo peggiore della tribolazione prima del ritorno del Signore Gesù.

Significato Profondo: "Desolazione" vs. "Devastazione"
Un'analisi del testo biblico mostra alcune differenze di traduzione. Tutte le traduzioni in questo versetto usano "desolazione", mentre solo CEI 2008 utilizza "devastazione". Andando a vedere il testo originale greco, il termine è "ἐρημώσεως" (eremoseos), da "EREMOSIS", che significa desolazione, sacrilega devastazione, rovina (dal vocabolario di greco biblico del Buzzetti). Sebbene il termine "devastazione" possa essere inteso, la "desolazione" ha un significato più profondo. Quando alla fine dei tempi il principe "iniquo" porrà l'abominio della desolazione sul Tempio, non ci sarà necessariamente una "devastazione" a livello materiale, ma sarà un "deserto" spirituale, perché verrà tolto Dio dal Tempio, e non ci sarà più il Suo Spirito Santo.
L'abominio della desolazione che "sta nel luogo Santo" è l'apostasia. L'apostasia sarà una delle caratteristiche del tempo della fine. Come affermato da Paolo nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2:3-4): "Nessuno vi inganni in alcun modo, poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto, fino al punto di porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio." Questo quadro descrive l'abominazione più elevata, perché solleva la creatura infernale a divinità in una realtà di desolazione, cioè senza risorse vive e veritiere per distinguere con la vera fede la consistenza di ciò che sta succedendo.
L'Abominazione e l'Apostasia: Il Ruolo dell'Anticristo
Queste affermazioni proiettano nella mente le idee che il Figlio sarà tolto dalla terra, ma ritornerà in modo glorioso. Un nuovo fico, cioè Israele, dovrà rinascere con una testimonianza progressiva nella maturazione. Il ritorno di Israele come nazione, dopo duemila anni di pellegrinaggio nel mondo, è avvenuto nel 1948 in Palestina, secondo quanto detto in Ezechiele 37:5-6, e sta mettendo i suoi rami e le sue foglie in attesa dei frutti. Ora lo stato di Israele dovrà ricostruire il proprio tempio dove adesso vi è la moschea dalla cupola dorata in Gerusalemme.
Questa ricostruzione sarà favorita dal capo politico dell'Europa, ovvero l'Anticristo, la Bestia, l'Uomo del peccato, il Figlio della perdizione, l'Avversario. Appena ristabilito il sacrificio e l'offerta nel tempio ricostruito, lui, rompendo il patto con Israele, si porrà a sedere nel tempio di Dio, mostrandosi e proclamandosi Dio. Questo è un quadro della massima abominazione. Questa visione è avvalorata ancora dalle parole dell'Apocalisse (13:4) che ci descrivono in maniera suggestiva, chiara e precisa ciò che accadrà nel tempo dell'apostasia: "E adorarono il Dragone perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?".
Il Testo Sacro afferma che tutti gli abitanti della terra, irretiti in una religione unica mondiale con parvenze cristiane e di verità, a cui sarà difficile distogliersi per certe costrizioni del vivere, saranno pronti e contenti di adorare la Bestia ingannevole, perché hanno una caratteristica peculiare: "non sono scritti nel libro della vita dell'Agnello che è stato immolato" (Apocalisse 13:8).
Alla fine, come descritto in Apocalisse 19:20: "Ma la bestia fu presa e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e zolfo." Questa è una conclusione trionfale per Cristo Gesù, che annienta il male e gli emissari malefici.
Chi è l'anticristo secondo la Bibbia?
L'Ermeneutica della Profezia: Doppia Prospettiva e Simbolismo
Il brano del Vangelo di Marco (13:14-37) è "incandescente, colmo di immagini fin stravaganti": fuga sui monti, abbandoni di case, donne incinte atterrite, falsi allarmi, figuri strani, predicatori e maghi ingannatori, cataclismi cosmici. Non è difficile classificare questa sequenza tragica sotto l'aggettivo "apocalittica". Era un genere letterario allora popolare, originato da alcune pagine del profeta Ezechiele e soprattutto di Daniele. Questo arsenale simbolico rifletteva una concezione negativa della storia umana, destinata a essere disintegrata da Dio in una sorta di de-creazione, perché si era rivelata dominata dal Maligno. Questi segni drammatici non sono da prendere alla lettera: vogliono solo dipingere in modo eccitato e incisivo il giudizio divino in un mondo corrotto e perverso.
Gesù assume questa simbologia, ma la usa non per descrivere la fine della storia, bensì per smuovere un popolo freddo e indifferente e spingerlo ad accogliere la sua presenza, il suo messaggio e il Regno di Dio che sta per inaugurare. Egli poi dichiara che tutti «vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria» (Marco 13:26-27). Si intrecciano, così, le due venute di Cristo, nel tempo presente e alla fine dei tempi, rivelando la continuità della storia della salvezza. Tra i segni simbolici evocati da Gesù c’è «l’abominio della devastazione (o desolazione)» collocato «là dove non è lecito», cioè nello spazio sacro del tempio. È una citazione desunta dal libro di Daniele (11:31 e 12:11). In quel testo si faceva riferimento a un atto storico, la profanazione del tempio di Sion da parte del re siro Antioco IV Epifane, il quale nel 167 a.C. aveva fatto insediare sull’altare degli olocausti la statua di Zeus Olimpio, dissacrando così l’area santa. Gesù assume quel simbolo per descrivere sia la reazione furibonda del male all’ingresso di Cristo nella storia sia l’ultimo atto di ribellione satanica alla fine dei tempi. Marco forse vede nella citazione danielica anche un’anticipazione della profanazione del tempio di Gerusalemme a opera dei Romani nel 70 d.C.
L'Etimologia e il Contesto Biblico di "Abominio"
Nel Cristianesimo, "abominio della desolazione" indica una profanazione significativa del Tempio, preannunciata nei Vangeli e nel libro di Daniele. È un segno profetico di grande sacrilegio e imminente calamità, spesso associato all'idolatria e all'Anticristo. Questo termine descrive un evento futuro di grande malvagità, un precursore della distruzione e un segno dei tempi finali che precede il giudizio divino. Si riferisce a un'epoca di sconvolgimenti e di grande angoscia nei luoghi sacri, e un monito sulla disobbedienza a Dio e sulle sue severe conseguenze.
I sostantivi ebraici shèqets (cosa abominevole) e shiqqùts (cosa disgustante) derivano dal verbo shaqàts, usato nel senso di “abominare” (Le 11:11, 13) e, nella forma causativa, “rendere abominevole” (Le 11:43; 20:25). Questi termini ebraici si riferiscono a ciò che è ripugnante dal punto di vista della vera adorazione di Geova. Di solito nelle varie traduzioni sono resi “abominare”, “abominevole”, “abominazione” o “abominio”. Da qui la nota espressione “l’abominazione che cagiona la desolazione” (Da 11:31; 12:11).
Gli scrittori evangelici Matteo e Marco usarono il greco bdèlygma per tradurre l’ebraico shiqqùts (pl. shiqqutsìm) (Da 9:27; Mt 24:15; Mr 13:14). Questo termine greco indica basilarmente ciò che provoca disgusto. La Legge mosaica vietava di mangiare certi animali, definendoli “impuri” a scopo alimentare, e chiunque li avesse mangiati o sacrificati si sarebbe reso ‘abominevole’ per aver mostrato disprezzo per i comandi di Dio.
Mentre l’ebraico shèqets è usato esclusivamente in relazione agli animali “impuri”, il termine shiqqùts è usato per lo più con riferimento agli idoli e alle pratiche idolatriche. Al tempo dell’Esodo, Geova comandò agli israeliti di gettare via “le cose disgustanti” e “gli idoli di letame d’Egitto”. Le false divinità delle nazioni pagane, fra cui Milcom, o Molec, Chemos e Astoret, erano esse stesse ‘cose disgustanti’. Quando Israele si mise a praticare tale idolatria, anch’esso divenne ripugnante agli occhi di Dio, e la successiva contaminazione del tempio mediante oggetti idolatrici attirò la furia di Dio sulla nazione, cosa che infine portò alla sua desolazione (Ger 32:34, 35; Ez 7:20-22).
Anche se gli ebrei, e in particolare i loro capi religiosi ai giorni in cui Gesù era sulla terra, erano a quanto pare scrupolosi nell’evitare qualsiasi cosa avesse relazione con idoli letterali, erano nondimeno colpevoli di pratiche disgustanti come idolatrare se stessi, disubbidienza, ipocrisia, avidità e falsità. Gesù disse che, come i loro antenati, essi avevano trasformato il tempio in “una spelonca di ladroni” (Mt 23:1-15, 23-28; Lu 16:14, 15). Questa cattiva inclinazione e condizione di cuore li portò a commettere il più grave atto di ribellione, quello di rigettare lo stesso Figlio di Dio, e Gesù mostrò che questo li avrebbe condotti a distruzione certa.
Adempimenti Storici e Futuri dell'Abominazione
La profezia di Daniele aveva predetto “cose disgustanti” associate a una desolazione (Da 9:27). In genere, seguendo l’antica tradizione ebraica, questa espressione è messa in relazione con la profanazione del tempio di Geova a Gerusalemme avvenuta nel 168 a.E.V. ad opera del re di Siria Antioco IV (Epifane). Tuttavia, Cristo Gesù mostrò che questa interpretazione era incompleta quando diede ai discepoli l’avvertimento: “Perciò, quando scorgerete la cosa disgustante che causa desolazione, dichiarata per mezzo del profeta Daniele, stabilita in un luogo santo (il lettore usi discernimento), allora quelli che sono nella Giudea fuggano ai monti” (Mt 24:15).
La profanazione dell’altare del tempio ad opera di Antioco, per quanto disgustante agli occhi di Dio, non provocò la desolazione di Gerusalemme, del tempio o della nazione ebraica. Invece, 33 anni dopo la morte di Gesù, i cristiani scorsero effettivamente “la cosa disgustante che causa desolazione . . . stabilita in un luogo santo”. Nel 66 E.V. gli eserciti della Roma pagana circondarono la “città santa”, Gerusalemme, divenuta il centro della rivolta ebraica contro Roma. Quindi la ‘desolazione causata’ dalla cosa disgustante era imminente e questo era dunque l’ultimo segnale perché i cristiani che avevano discernimento ‘fuggissero ai monti’ (Mt 4:5; 27:53; 24:15, 16; Lu 19:43, 44; 21:20-22). Dopo la loro fuga la desolazione si abbatté sulla città e sulla nazione: Gerusalemme fu distrutta nel 70 E.V., e nel 73 i romani conquistarono l’ultimo caposaldo ebraico, Masada.
Occorre tuttavia notare che Daniele 11:31-35 e 12:9, 11 associa una “cosa disgustante che causa desolazione” col “tempo della fine”. La desolazione di Gerusalemme nel 70 E.V. segnò la fine del “luogo santo”, Gerusalemme, la “città santa” (Mt 27:53). Comunque, le Scritture richiamano la nostra attenzione su una “Gerusalemme celeste”, il Regno messianico, rappresentato sulla terra dai cristiani unti.
Nella visione profetica di Rivelazione 17 viene descritta una simbolica donna immorale, Babilonia la Grande, che è chiamata “la madre delle meretrici e delle cose disgustanti della terra”. Essa ha in mano un calice d’oro ‘pieno delle cose disgustanti della sua fornicazione con i re della terra’. Benché cerchi di accattivarsi il favore dei regni terreni, cavalcando una simbolica bestia selvaggia composta da tali regni, viene il momento in cui questa “bestia” si rifiuta di portarla, le si rivolta contro e la rende completamente desolata.
L'Esigenza della Veglia e del Discernimento
Rientrando ancora sul monte, Lui il Redentore, avvertiva per due volte (Ev. Marco 13:33-37) di vegliare, di essere sobri e presenti, per discernere i tempi del ritorno di Gesù. È per questo motivo che Paolo in (Ep. I Corinzi 11:26) dice: "Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché Egli venga." Alla tavola del Signore, oltre a riconoscerlo come nostro personale Salvatore e Colui che ha saldato il nostro debito, lo attendiamo per vederlo trionfante e potente apparire sulle nuvole e aprirci il tempo dell'eternità.

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