La Chiesa Rupestre del Crocifisso a Lentini (SR)

La Chiesa rupestre del Crocifisso a Lentini (SR) rappresenta un complesso rupestre di straordinario valore storico e artistico, riconosciuto come uno dei più significativi esempi di architettura e pittura rupestre in Sicilia.

Introduzione e Contesto Storico

Lentini (SR) è una città barocca di origine greca, anticamente nota come Leontinoi (Λεοντῖνοι in greco antico, Leontini in latino), che fu un'influente polis della Sicilia greca. Fondata nel 729 a.C. dai Calcidesi di Naxos, attratti dalla fertilità del suolo, la città gode di un bellissimo panorama che affaccia sulla piana di Catania e sul lago omonimo. Rinomata per le arance, è ricca di monumenti, parchi e itinerari interessanti da visitare, tra cui il Duomo, il Castellaccio e, naturalmente, la Chiesa rupestre del Crocifisso.

Il complesso rupestre della Chiesa del Crocifisso è uno dei più importanti del folto gruppo ecclesiastico rupestre siciliano ed è annoverata tra le più belle chiese rupestri dell'isola, nota per il suo apparato iconografico definito uno dei più complessi della Sicilia rupestre.

Struttura del Complesso Rupestre

Il complesso è formato in origine da due vani quadrati, simmetrici e affiancati, che dal VII sec. a.C. hanno subito, nei secoli, ampliamenti e modifiche. La grotta risulta composta da almeno due ambienti quadrati simmetrici, comunicanti attraverso un varco.

L’accesso originario immetteva nel nartece, l’area destinata ai catecumeni e penitenti, che presenta un nicchione ad arco con altare e due ossari (datati al XV sec.). Tramite un breve ambulacro si accede alla navata, le cui pareti sono quasi del tutto ricoperte da affreschi databili tra il XII e il XVII secolo.

Pianta schematica della chiesa rupestre del Crocifisso a Lentini

Il vano di destra appare leggermente più ampio dell’altro e, per la presenza di un’abside scavata immediatamente a destra dell’ingresso ad Est, si configura come la vera e propria chiesa. Questo vano ha, infatti, nella parete est l’altare con un’abside ogivale e, sulla parete opposta, due vani separati da una lista di roccia.

Il vano di sinistra, invece, che adesso ha un ingresso autonomo, probabilmente in origine una finestra, sembra frutto di una ricostruzione settecentesca che lo adibì a culto. In passato, probabilmente nel XVI secolo, questo vano era stato adibito a sepolcreto, come risulterebbe dalla lettura del pavimento e del vano sottostante, riconoscibile come ossario. A questo periodo sono dovuti ingenti lavori di ristrutturazione dello spazio sacro, con l’apertura di due varchi tra i due vani principali del complesso e del listello di roccia che divide il vano dedicato al culto. Infine, fu scavato un ambiente atto a rendere più profondo l’invaso principale. In seguito a questi lavori si attuò una sorta di ribaltamento dell’asse della chiesa con il posizionamento dell’altare di fronte all’ingresso, dedicato alla Vergine, come attesterebbe un affresco cinquecentesco ancora tardo gotico. La nuova denominazione di “grotta del Crocifisso” è probabilmente legata alla rappresentazione di un Crocifisso a sinistra dell’abside, di epoca secentesca.

L'Eccezionale Apparato Iconografico: Cicli e Fasi Decorative

La Chiesa del Crocifisso presenta il più complesso apparato iconografico della Sicilia rupestre, conservando il più ricco ciclo di affreschi dell'isola, attestato da ben cinque fasi decorative. In essa è testimoniata la continuità del culto del luogo con la presenza di almeno cinque fasi decorative che non possono essere definite semplici pitture votive, ma, almeno per quanto riguarda i dipinti del secondo strato (nel catino absidale e lungo le pareti della chiesa, con la presentazione della teoria dei santi), fanno parte di un vero e proprio programma iconografico rinnovato in tempi diversi.

Si tratta di un ricco ciclo di affreschi riferibile ad almeno cinque fasi storiche diverse, dall'XI al XVI secolo d.C. Nell’apparato decorativo si intrecciano differenti stili e periodi, a testimoniare la convivenza del culto greco con quello latino. Accanto all’ingresso, sulla destra, vi è un’abside riccamente affrescata con il Cristo Pantocratore che benedice alla “greca” (con tre dita), affiancato da angeli le cui mani sono intrecciate con quelle del Cristo. La cattiva leggibilità degli affreschi non permette una sicura ipotesi circa la datazione degli stessi; essa può essere solo accennata su base archeologica e, solo dove i lacerti pittorici lo permettono, su analisi stilistiche.

Foto degli affreschi all'interno della chiesa rupestre di Lentini

Le Fasi Pittoriche e le Rappresentazioni

A una prima fase di frequentazione della grotta (XII sec.) apparterrebbero piccole tracce di affreschi posti lungo la parete meridionale del vano maggiore, coperti da pannelli di poco più recenti. Essi sono distribuiti in formelle disposte su almeno tre ordini e rappresenterebbero Scene del Giudizio Universale, riprendendo un tema iconografico molto comune nel mondo medievale.

Al XIII secolo sono riferibili porzioni di affreschi organizzati per pannelli isolati; essi occupano la parete e la conca absidale ad est e rappresentano: la Crocifissione e il Pantocrator. L’immagine della Crocifissione, oramai guasta, è certamente la più antica e si rifà ai moduli pittorici duecenteschi, sia per il volto reclinato del Cristo che per quello della Vergine. La Crocifissione è, purtroppo, molto frammentaria tanto da permettere l’identificazione solo del Cristo con la testa reclinata e della Vergine.

Il Pantocrator è racchiuso in una mandorla decorata con crocette bicrome rosse e nere, assiso in trono e affiancato da una coppia di angeli. L’iconografia del Cristo è affine a quella del Duomo di Cefalù e altri particolari permettono di ravvisare forti contatti con la pittura bizantina dell’inizio del XIII secolo.

Presumibilmente vicini a tali lacerti pittorici sono i pannelli del cosiddetto Polittico di San Leonardo: Santa Elisabetta, la Mater Domini, San Leonardo, San Giovanni Battista e un Santo vescovo.

La “galleria” iconografica della chiesa si arricchisce, poi, nei secoli XIV - XVII con le rappresentazioni di Santi legati all’Occidente e, in particolare, si ipotizza al mondo francescano. A quest’epoca, infatti, possono datarsi i pannelli di un Santo vescovo (Eligio?), Santa Chiara o Santa Caterina da Siena (?), San Pietro, Santo cavaliere su cavallo bianco, San Calogero, un Santo diacono, e quindi un Cristo Viandante e un San Cristoforo, Madonna del Carmine (Madonna con Bambino), Madonna in trono. Tra i personaggi identificati negli affreschi si annoverano la Madonna, Santa Elisabetta, San Giovanni Battista, San Leonardo e Santo Stefano. Senz’altro le meglio conservate e spettacolari a vedersi sono quelle che si possono ammirare nella parte ad ovest dove sono visibili un Cristo viandante, del XVII secolo, ed un San Cristoforo del XV secolo.

Addentrandosi nell’ambiente sulla parete nord sono presenti i resti di una serie di affreschi a pannelli singoli che richiamano l’arte bizantina, rappresentanti il ciclo mariano risalenti al 1400: la Madonna in trono con il Bambino, in piedi con il Bambino in braccio, che allatta il Bambino. Il vano di sinistra, al quale si accede tramite un varco sormontato da un arco affrescato con cinque figure di Santi, presenta sulla parete ovest due pannelli con pitture, risalenti al 1500, tra i meglio conservati della grotta, che rappresentano San Cristoforo e San Giacomo. Altre didascalie identificano: S(AN)C(T)A [MA]RIA DE O[DI]GI[TRIA], Santo vescovo, Madonna del Latte (Madonna dell’Umiltà), Madonna Elusa, Mater Domini, Santa Margherita con sei formelle con scene della vita.

Stato di Conservazione e Sfide

L’umidità, l’abbandono e l’esposizione ai vandali hanno purtroppo deteriorato tutti gli affreschi della grotta. Di molti esistono solo piccole tracce ormai “illeggibili”, e anche quelli che si presentano in condizioni migliori sono ricoperti da un velo di microscopici cristalli di sale che formano una patina biancastra. In gran parte sono scrostati e mostrano gli strati sottostanti che testimoniano i numerosi rifacimenti effettuati in tempi successivi.

Causa l’abbandono, qualche crollo (come quello del 1693), gli atti di vandalismo e l’umidità (che ha favorito inoltre la formazione di ampi strati di alghe), la Grotta è andata incontro a processi di grave deterioramento che l’hanno ridotta in uno stato veramente miserevole. In una sala, detta sacrestia, manca l’affresco del fondo, parete ovest, rappresentante la crocifissione - a cui si deve la denominazione della Grotta - che, per una sua più adeguata conservazione, tempo fa è stato staccato e attualmente è in esposizione al museo archeologico cittadino.

Chiesa di Abbiate, iniziato il restauro degli affreschi

Restauri, Valorizzazione e Riapertura

La chiesa è stata per molti anni chiusa e in stato di abbandono e recentemente è stata restituita alla fruizione grazie all'iniziativa di un gruppo di appassionati e all'inserimento tra i "luoghi del cuore" del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Questo ha permesso a più riprese di effettuare degli interventi di restauro ai delicati affreschi. In occasione dell’8° censimento indetto dal F.A.I. “I LUOGHI DEL CUORE”, l’Archeoclub di Lentini, insieme a tante Associazioni Culturali lentinesi, si è impegnato nel sostenere la candidatura della “Chiesa Rupestre del Crocifisso”, avanzata da Padre Maurizio Pizzo, parroco della Chiesa Madre di S.Alfio, e da Neapolis, promuovendo una raccolta di firme. Allo stato attuale il lavoro di restauro e valorizzazione continua ancora.

Nel primo semestre del 2024, la chiesa rupestre del Croficisso di Lentini (SR) torna ad aprirsi al pubblico per visite guidate mensili. Le date di apertura previste sono il 18 febbraio, 17 marzo, 14 aprile, 5 maggio e 2 giugno, dalle ore 9:00 alle 12:00. L'accesso sarà consentito a piedi o attraverso navette parcheggiate nelle vicinanze dell'Infopoint dell'Archeoclub Lentini, in Piazza Duomo 1, Lentini (SR).

Scoperta e Studi

Circa la scoperta della grotta è necessario risalire fino a E. Bertaux, che la considera come l’unica dell’Isola. Studi ulteriori sono stati condotti da P. Orsi, S. Ciancio, G. Agnello e, infine, A. Messina. Nonostante gli studi sullo sviluppo planimetrico del complesso siano ancora lacunosi, un grande aiuto per la comprensione piena del valore della grotta viene dall’eccezionale apparato iconografico.

Attraverso lo studio di esso, infatti, si può dedurre che originariamente la grotta fosse dedicata alla Vergine (in tal modo si spiegherebbe l’affresco cinquecentesco posto sull’altare di fronte all’ingresso) e all’intera decorazione della parete nord, con pannelli legati al culto mariano. È possibile, inoltre, che in tale grotta fosse localizzato il culto di Santa Maria della Cava, cui era intitolata la prima cattedrale di Lentini. Le notizie documentarie sulla grotta sono scarsissime se si esclude il graffito con data 1764 posto sulla porta d’ingresso al vano e dovuto ad una risistemazione dello stesso grazie ad eremiti laici locali.

Bibliografia Essenziale

  • Bertaux E., L’art dans l’Italie Meridionale, Paris, 1904, p. 30, n°2.
  • Orsi P., Taccuino n° 108 presso il Museo Archeologico Regionale di Siracusa.
  • Ciancio S., Grotte del Crocifisso e arte bizantina in Lentini, in Traguardo azzurro, II, 1948, pp. 102-107.
  • Agnello G., Gli affreschi dei santuari rupestri della Sicilia (le grotte di Lentini), in Rend. Pont. Accad. Romana di Arch., XXX-XXXI, 1957-1959, pp. 192-200.
  • Agnello G., Le arti figurative nella Sicilia bizantina, Palermo 1962, pp. 230 e ss.
  • Messina A., Le chiese rupestri del Siracusano, Palermo 1979, pp.

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