La Penisola del Sinai: Tra Montagne Bibliche e Deserto Sacro

La Penisola del Sinai è una terra di contrasti mozzafiato, dove l'aspro deserto si fonde con acque cristalline e le antiche memorie bibliche convivono con moderni sviluppi turistici. Da secoli meta di pellegrinaggi spirituali, questa regione continua ad attrarre viaggiatori in cerca di storia, natura e introspezione.

Il Paesaggio Mistico e i Suoi Due Mondi

Il Sinai si presenta come uno scarno e torturato altopiano granitico, abbracciato da una luce polverosa che all'alba e al tramonto, quando i raggi del sole diventano lame diafane e radenti, sprigiona toni viola, verde ruggine, blu e rossi: vere e proprie colate di colore dipinte nelle rocce di Mosè da millenni. È un deserto increspato e senza sabbia, popolato da beduini seminomadi, gli unici esseri taciturni che, assieme a un pugno di ostinati monaci greco-ortodossi, ai cammelli e a nevrasteniche acacie, trovano acqua per dissetarsi in un interminabile labirinto di colline coniche.

panoramica del deserto del Sinai con montagne colorate

Simili a pietrificati cappelli da strega, i monti del Sinai sono i poli spirituali dell'universo biblico. Là, a Jabal Musa (Monte Sinai) o a Jabal Hilal, Dio incontrò Mosè e dettò la legge. Due sono i mondi del Sinai: quello emerso e avventuroso, costituito appunto dall'altopiano screziato che si visita a piedi e in cammello, e quello sommerso, del Sesto Continente. Sono due universi che si compensano, poiché se l'entroterra della penisola, un grande triangolo rovesciato lambito a est dal Golfo di Akaba, a ovest da quello di Suez e a nord dal Mediterraneo, è al primo colpo d'occhio apparentemente uniforme e monocromo (in realtà avvicinandosi i monti granitici del sud sono colorati), il Mar Rosso è un caleidoscopio di colori saturi, sia in superficie che nei fondali vivacizzati da un'incredibile fauna e flora marina.

L'interno del Sinai meridionale, ed è il suo bello, non consente distrazioni visive. Bisogna viverlo, toccare con mano le pareti lisce del Canyon Colorato e guardare con occhio critico le vene e le volute rosso sangue di bue, blu oltremare, viola e verde bottiglia che paiono dipinte dall'instancabile mano di un aborigeno australiano. Forme astratte e stesure geometriche accompagnano il cammino nelle gole e nei crepacci dei canyon, sovente offesi da meteoriti scolpite dall'acqua solforosa e levigate dal vento. I dipinti naturali delle rocce chiamano una partecipazione intellettuale, certe tele dell'astrattismo americano o certe sculture di Moore montano immediatamente la guardia nella memoria, e dopo qualche ora di escursione conducono fuori dal tempo, verso altri orizzonti del reale. I tunnel rocciosi, snodati come serpenti del deserto, ricordano le avventurose sequenze di classici film western alla Mann o alla Ford.

Il Monastero di Santa Caterina: Un'Oasi di Fede e Storia

Al centro di questo paesaggio si trova il monastero greco-ortodosso di Santa Caterina, un vero e proprio scrigno di storia e spiritualità "protetto" dall’UNESCO. È difficile fissare lo sguardo sugli occhi liquidi degli "uomini dell'altopiano", magnetici e respingenti al tempo stesso come quelli delle icone gelosamente conservate nella chiesa del monastero. Il monastero, dopo essere stato alla ribalta dal 2013 per controversie politico-religiose (connivenze con l’intelligence israeliana, rapimenti di monaci…), alberga reperti museali e codici miniati da capogiro.

Monastero di Santa Caterina visto dall'alto

Il monastero, voluto da Giustiniano nel 527, è più bello visto dall'alto scendendo dal "monte di Mosè", quando un canalone di rocce smussate inquadra il minuto reticolo urbano che raccoglie nelle mura rettangolari la cittadella religiosa. È composto dalla cappella, la basilica, la moschea, le celle dei monaci, una pinacoteca e la biblioteca ricca di tremila tra Bibbie, manoscritti e codici miniati, tristemente famosa per i furti subiti. Sono edifici che si accalcano in pochi metri quadrati, separati a stento da un labirinto di viuzze. Un tempo, come si evince dal felice e avventuroso film del 1954 “La valle dei re” con Robert Taylor e Eleanor Parker diretti da Robert Pirosh, si entrava facendosi sollevare sulle mura alte 12-15 metri con ceste di vimini manovrate da un argano, un sistema ancora usato nei conventi delle Meteore in Grecia.

Santa Caterina è una vera oasi verde nel deserto del Sinai. Infatti, a ovest del santuario, gremito tutto l'anno dai pellegrini disposti a ore di viaggio per vedere i pochi monumenti aperti al pubblico profano, sorprende un giardino di ciliegi, albicocchi, olivi, prugni e un grande orto irrigati con l'acqua dei "pozzi delle figlie di Jethro". Circonda un angosciante ossario: i monaci, non riuscendo a scavare tombe nella roccia, seppelliscono i morti per qualche tempo e quindi riesumano i resti e accatastano crani e ossa. Quelli degli arcivescovi, antichi di quattordici secoli, sono riposti in apposite nicchie.

Meno lugubri il nartece e le navate laterali della Basilica da soli meritano il viaggio di due ore dalla baia di Sharm-el-Sheikh. Sono letteralmente affollati, colonne di granito comprese, di icone. Duemila dipinti su tavole lignee che risalgono anche al V e VI secolo e che rappresentano per lo più scene o personaggi legati alla vita del monastero. La più celebre però è quella di san Pietro, dipinto nel VI secolo, con i panneggi delle vesti chiaroscurati sui toni dell'ocra, non come umile pescatore bensì come intellettuale interprete della spiritualità chiesastica. E sarà il caldo del sole giaguaro che infuoca l'interno del Sinai già la mattina presto, sarà l'anfiteatro inquietante dei monti che circondano Santa Caterina, ma il monastero con la sua galleria di icone diventa una vera e propria visione mistica.

Il Monte Sinai (Gebel Moussa): Sulle Orme di Mosè

Molto più ieratica della mitizzata risalita notturna di Gebel Moussa, il supposto monte biblico dove Dio parlò a Mosè consegnandogli le tavole dei Dieci Comandamenti. Scavati dai monaci, i 3.700 gradini che portano alla cima sovrastata da una cappella del IV secolo zigzagano tra archi naturali, ghiaioni e portali granitici che modellano il paesaggio montano: un mare di monti arrossati, una tavola di creta scolpita qui, forse, dalle mani di un dio tormentato, conscio di dettare legge all'umanità ma inconsapevole che tra queste terre sacre si sarebbe svolta la guerra tra i popoli eletti d'Egitto e d'Israele. In cima al monte sacro, a 2.285 metri di altitudine, c'è anche una piccola moschea perché è venerato anche dagli integralisti islamici in quanto, secondo la tradizione, i gradini di accesso sarebbero stati percorsi dal cavallo di Maometto per condurre il profeta in cielo.

L’ALBA PIÙ BELLA DEL MONDO 🌅 | Salita sul Monte Sinai 🇪🇬 | SHARM el-Sheikh

Per facilitare l'afflusso del pellegrinaggio spirituale e renderlo confortevole e accessibile ai più, ovvero ai viaggiatori scaricati da decine di pullman provenienti da Sharm el Sheikh, sono stati annunciati diversi progetti. Questi includono un aeroporto di Saint Catherine già siglato (SKV), un villaggio turistico e una teleferica per salire al Monte Sinai in cerca di Mosè al posto di una estenuante “scammellata” notturna a dura prova di vertebre. Molteplici iniziative pur di facilitare il flusso turistico, e tutto è per ora in fieri, secondo i piani di rilancio turistico del nuovo Egitto marketing oriented annunciati dal premier egiziano Mostafa Madbouly. Questi piani, teoricamente finanziati dall'Arabia Saudita per aiutare il presidente al Sisi a frenare ogni incomoda ingerenza, a febbraio 2023 avrebbero già dovuto vedere la luce, anzi essere overbooked. Tuttavia, oggi il Sinai e Santa Caterina si presentano ancora nella loro autentica e incontaminata bellezza.

Il Sinai Costiero: Tra Deserto e Mar Rosso

Un altro mare ondeggia più vasto ai piedi dell'altopiano, bagnando spiagge di corallo e rinfrescando bianchi villaggi e sporadici palmeti. Come quello che incornicia l'ansa dorata di Dahab (che significa "l'oro"), il porto un tempo preferito dagli hippies, affacciato al Golfo di Akaba stretto tra la costa sinaica e la misteriosa Arabia Saudita. Questo braccio di mare si chiamava Elanitico, dal nome del porto di Eliath situato a nord, nell'attuale territorio israeliano. Teorico simbolo di pace in Medio Oriente, bagna Egitto, Israele, Giordania e Arabia, ed è stato spesso teatro di guerra ma rimane per fortuna uno dei canali più ricchi di pesce del mondo: bara, loks, batata, harid, kochari, rahman, epic e crostacei stakosa. Tutti nomi arabi di una fauna ittica che conta ricci grandi come boccioli di rosa, coralli viola e giallo limone, stelle marine e litorine rotonde. A Dahab, grande bazar popolare dove le carovane di cammelli beduini impigriscono sotto l'ombra delle palme, i contrafforti granitici dell'altopiano si sciolgono in insenature coralline: blu cobalto al largo, turchesi e verdi vicino alla costa e sul bagnasciuga bianche e dorate. Acque limpide.

spiaggia di Dahab con palme e mare turchese

Ancora più a sud, incontro alla punta estrema della penisola, si allarga la baia di Sharm el Sheikh, cuore turistico del Sinai. Oggi un scintillante villaggio - un tempo minuscolo - all'estremità meridionale della penisola, si è esteso nel deserto, gonfio di hotel e grattacieli. La sua fortuna è quella di essere sempre accarezzato da un alito instancabile che mitiga, d'estate, il caldo del deserto. E poi a Sharm c'è la "Mecca del mare profondo". La lingua sabbiosa di Ras Mohamed è Parco Nazionale. Non tanto per proteggere le gazzelle che sporadicamente si dissetano a Birket Al-Ashoura, un piccolo bacino di acqua salata che anticipa l'ingresso del promontorio, e nemmeno per custodire illibati i bunker tubolari e gli scheletri guerrieri abbandonati dagli israeliani nel 1982 dopo l'accordo di Camp David; ma per salvaguardare i pesci più affascinanti di un mare chiuso tra Africa e Oriente che sguizzano nei reef. Tavolozze di colore naviganti che portano anche nomi illustri: Napoleone, Angelo Reale, Imperatore. Solo i fondali e i banchi madreporici delle piatte e bianchissime isole di Tiran e Sanafir, ancorate in mezzo al canale di Akaba davanti alla baia di Sharm, sono così prospere di pesci: volteggiano mante, sfrecciano barracuda, si celano murene variopinte. Però, se alle spalle del Mar Rosso non ci fossero le vecchie rocce della biblica "landa terribile e desolata", il mondo sommerso di Ras Mohamed e la "riviera egiziana" non apparirebbero così meravigliosi.

barriera corallina di Ras Mohamed con pesci colorati

Terra di eserciti in transito, di piste desertiche conosciute solo ai profughi palestinesi e ai 200 mila beduini che abitano nell'altopiano, il Sinai non è più la terra sacra dove per camminare bisogna togliersi le scarpe come intimò il Signore a Mosè. Anche i beduini della costa scorrazzano per le dune in fatiscenti jeep.

Informazioni Pratiche e Sicurezza

Il Sinai, ma soprattutto la regione al confine con la Striscia di Gaza, oggi è considerata un’area potenzialmente rischiosa per i frequenti attacchi sia alle forze di sicurezza egiziane che, talvolta, agli ignari e improvvidi turisti solitari. È necessario informarsi a dovere prima di intraprendere un viaggio.

  • Informazioni di sicurezza: viaggiaresicuri.it oppure travel.state.gov, Egypt-visits.com

Dove Dormire e Mangiare

  • Basata Eco-Lodge (Dahab): Un insieme di 20 capanne di bambù e splendidi chalet in adobe sparsi in riva al mare e sostenuti da montagne, 46 miglia a sud del confine israeliano.
  • St. Catherine’s Monastery Guesthouse (sinaimonastery.com): Situata a lato del monastero, offre stanze confortevoli e anche pranzi e cene.
  • Sheikh Mousa Bedouin Camp (sheikmousa.com): A soli 3 chilometri dal monastero, è un suggestivo tre stelle.
  • Alternativa: I tanti hotel di Sharm el Sheikh, dove organizzano gite a Santa Caterina e ai canyon colorati.

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