La ricorrenza del 26 dicembre, giorno dedicato a Santo Stefano, primo martire della cristianità, è festiva in Italia dal 1947. Questa festività ha radici in tradizioni anglosassoni, dove il giorno successivo al Natale, noto come "Boxing Day", era dedicato ai doni per i poveri o per il personale di servizio. La figura di Santo Stefano assume così un'importanza civile e religiosa, celebrando il primo diacono e martire della Chiesa.

Santo Stefano e l'Istituzione dei Diaconi
La Chiesa antica istituì la celebrazione del Natale e, nei giorni immediatamente successivi, la festa dei "comites Christi", coloro che furono più vicini a Gesù nel suo percorso terreno e i primi a testimoniarlo con il martirio. Il 26 dicembre è dedicato a Santo Stefano, il primo martire; il 27 a San Giovanni Evangelista, autore del Vangelo dell'amore; il 28 ai Santi Innocenti, bambini uccisi da Erode.
Nei giorni in cui aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento tra gli ellenisti verso gli Ebrei, poiché le loro vedove venivano trascurate nella distribuzione quotidiana. Gli Apostoli, per non trascurare la parola di Dio a favore del servizio delle mense, proposero di scegliere sette uomini "pieni di Spirito e di saggezza". Fu eletto Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, insieme ad altri sei, dando origine all'ordine dei diaconi.
Il Ruolo del Diacono nella Chiesa Cattolica
Il diacono, pur non essendo esplicitamente nominato negli Atti degli Apostoli in relazione all'elezione di Stefano, vede in lui l'origine del proprio ordine. Accanto ai servizi di carità, il diacono può predicare, battezzare e presiedere funerali e matrimoni. Sebbene non possa assolvere dai peccati, è una guida nella vita spirituale. I diaconi permanenti, che vivono nel mondo e solitamente lavorano, svolgono un ruolo fondamentale nelle diocesi, specialmente dove vi è carenza di presbiteri, raggiungendo ambienti altrimenti inaccessibili.
I diaconi transeunti, invece, ricevono questo ministero in vista dell'ordine presbiterale. La Prima lettera a Timoteo di San Paolo fornisce indicazioni sul loro comportamento: "Allo stesso modo i diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagno disonesto, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura."

Il Martirio di Santo Stefano
La parola "martire" significa testimone. Stefano è considerato il primo martire della cristianità. Pieno di grazia e fortezza, compiva prodigi e miracoli tra il popolo. Accusato di blasfemia contro Mosè e contro Dio, fu catturato e trascinato davanti al Sinedrio. Tutti coloro che sedevano nel Sinedrio videro il suo volto come quello di un angelo.
Stefano, pieno di Spirito Santo, vide i cieli aperti e Gesù alla destra di Dio, affermando: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio". In risposta, la folla si scagliò contro di lui, trascinandolo fuori città e lapidandolo. Mentre veniva lapidato, Stefano pregava: "Signore Gesù, accogli il mio spirito" e "Signore, non imputar loro questo peccato".
San Fulgenzio di Ruspe, nei suoi discorsi, sottolinea come Stefano, per amore verso Dio e verso il prossimo, non cedette ai suoi persecutori e pregò per coloro che lo lapidavano. Egli è il capofila di una vasta schiera di testimoni della fede.

I Nuovi Martiri e Testimoni della Fede
La Chiesa ha sempre visto fiorire martiri in ogni epoca. I martiri della Grande Persecuzione Dioclezianea e quelli dell'Abitene sono esempi storici. Nel Giubileo del 2000, San Giovanni Paolo II istituì la Commissione "Nuovi martiri" per non dimenticare i testimoni della fede del XX secolo, stimati in circa 12.000, provenienti da diverse parti del mondo e vittime di regimi e persecuzioni.
Papa Francesco ha riaffermato l'importanza di questa commissione, sottolineando come i cristiani continuino a mostrare la vitalità del Battesimo anche in contesti di grande rischio. Molti manifestano la loro fede, partecipano all'Eucaristia domenicale, vengono uccisi nel soccorrere i poveri, nel prendersi cura degli scartati, nel promuovere la pace e il perdono. A questi si aggiungono coloro che vivono un "martirio bianco", testimoniando la coerenza con il proprio Battesimo.
Il cinema racconta i martiri cristiani
Storia Architettonica della Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano Martire
Le chiese parrocchiali importanti, come quella di Santo Stefano Martire, tendono a rinnovarsi continuamente per rispondere alle esigenze liturgiche, artistiche e della comunità. La chiesa di Santo Stefano Martire, situata a Porto Santo Stefano, capoluogo di Monte Argentario, ha una storia che risale agli inizi del XVIII secolo.
Le Origini e le Prime Costruzioni
Nel 1741, a causa della crescita demografica, la vecchia cappella dei soldati non era più sufficiente. Fu avviata la costruzione di una nuova chiesa dedicata a Santo Stefano, consacrata nel 1750. Questa chiesa barocca presentava una breve navata coperta da volte a crociera e un'abside semicircolare. L'orientamento fu modificato rispetto alla precedente, con la facciata che si affacciava dove prima era l'abside.
I lavori degli anni '60 hanno rivelato la pianta delle costruzioni precedenti, risalenti all'epoca dell'attuale battistero, databile tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo. Le prime notizie scritte sulla chiesa risalgono al maggio 1068, quando vengono ricordati due sacerdoti della Chiesa e pieve di S. Stefano situata "loco Mareliano".
Trasformazioni Cinquecentesche e Seicentesche
Prima della metà del Cinquecento, la chiesa subì una modifica che le conferì una pianta quasi quadrata, con le absidi romaniche abbattute e un presbiterio rettilineo. Le navate erano divise da quattro colonne, di cui restano tracce. Il livello più recente corrisponde alla conformazione attuale, realizzata a partire dal periodo di San Carlo.
All'epoca di San Carlo Borromeo, a partire dal 1583, avvenne l'inversione della direzione e l'ampliamento dell'edificio. La chiesa, che prima si affacciava su uno spazio aperto, venne orientata verso la contrada in espansione, migliorando l'assetto urbanistico. Il disegno di ampliamento, approvato da San Carlo, portò la chiesa a una conformazione simile a quella attuale.

Il Restauro e le Decorazioni Interne
Il restauro ha ricondotto all'antica visione della chiesa, ricca di decorazioni a stucco. Le volte presentano figure a tutto tondo e il cornicione stesso è un elemento scultoreo. I medaglioni del coro e del presbiterio, attribuiti a Carafa, furono dipinti a tempera su fondo gessoso e, a causa di infiltrazioni d'acqua, si deteriorarono rapidamente. Il restauro ha conservato l'ultima ridipintura, integrando le parti mancanti con tecnica "a rigatino".
I Dipinti Murali e le Opere dei Sabatelli
Le pareti del presbiterio ospitano affreschi di quattro sante: Santa Lucia, Sant'Apollonia, Santa Cecilia e Sant'Agata. Nel catino dell'abside è raffigurata la processione che porta l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme, con Davide che suona e danza. Sulle pareti laterali dell'abside sono rappresentate la scena di Mosè che spezza le Tavole dell'Alleanza e la raccolta della manna nel deserto.
Gli affreschi sul soffitto del presbiterio raffigurano l'Ultima Cena, Emmaus e la Gloria della Chiesa, con la Trinità, San Giovanni Battista, Santa Chiara, San Carlo Borromeo, Maria, San Pietro e santi ed angeli festanti. Negli affreschi ovoidali ai lati dell'Ultima Cena si trovano Davide che uccide Golia e la fuga di Elia nel deserto.
Nella metà del 1800, la chiesa fu sottoposta a restauri, con la volta centrale interamente ricostruita. Nel 1857 iniziò la decorazione della volta con una trascrizione monocroma dell'apparato plastico del presbiterio. Luigi Sabatelli dipinse gli angeli degli archivolti e le medaglie della Gloria, del Martirio e della Predicazione di Santo Stefano. Il restauro ha ricondotto all'originale splendore cromatico, alterato da imbiancamenti e incrostazioni.
Le Navatelle, le Cappelle e le Tele
Le superfici delle navatelle laterali, comprese le volte delle campate, sono state lavorate a stucco. Le specchiature, contornate da angeli e elementi vegetali, erano un tempo dipinte con scene legate alla Carità o al Suffragio dei defunti.
Le tele dei Misteri del Rosario sono opera dei Fiammenghini. Il dipinto della Pentecoste apparteneva a una cappella che ospitava un Consorzio di Dodici Sacerdoti, istituito per la riforma del clero.

Il Coro Ligneo e l'Organo
Il Coro Ligneo, risalente al '600, è costituito da 15 stalli disposti a semicerchio, con inginocchiatoi e predellini. La sua realizzazione, probabilmente in noce massello, fu opera di falegnami locali.
A metà del 1800, un nuovo organo fu installato per rispondere ai mutati gusti musicali. Lo strumento, costruito da Giuseppe Bernasconi nel 1859, presentava due tastiere e la possibilità di suonare con un effetto "ad uso fisarmonica", con registri imitanti violini e registri solisti ad ancia. L'organo della chiesa marianese è considerato uno dei più belli realizzati da Bernasconi fino a quel momento.
Nel 1955, l'ultimo intervento sull'organo fu eseguito da De Rocchi Mario. L'organo a canne Mascioni opus 831, costruito nel 1963, si trova nella conca dell'abside della chiesa di Santo Stefano a Porto Santo Stefano.

La Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano Martire a Novalesa
La chiesa parrocchiale di Santo Stefano Martire a Novalesa sorge lungo la via Maestra. Una cappella dedicata al santo dipendente dall'abbazia dei Santi Pietro e Andrea esisteva già nel 1152. L'edificio romanico fu ampliato e ristrutturato nella seconda metà del XVII secolo e ricostruito nella seconda metà del XVIII secolo, assumendo le forme attuali.
Architettura e Opere d'Arte
La facciata a profilo a capanna è divisa in due registri decorati da lesene, con due orologi in sommità. Dell'antico edificio rimangono la torre campanaria e parte della muratura del fianco orientale, con quattro scene affrescate di un ciclo pittorico del XIV secolo.
L'interno è a navata unica, con volte a botte, che si conclude con un'abside poligonale. L'altare marmoreo settecentesco domina l'area presbiteriale, dietro il quale si trova il retablo ligneo di tardo Seicento, con lo stemma dell'abate Giovanni Battista Isnardi de Castello di Caraglio. Il dipinto raffigurante il Martirio di Santo Stefano è opera di Sebastiano Taricco.
Nell'area absidale è conservata l'urna reliquiario di Sant'Eldrado. La navata è impreziosita da un Crocifisso ligneo della fine del XV secolo e da un notevole apparato pittorico, tra cui un polittico attribuito ad Antoine de Lonhy e opere di botteghe come quella di Giulio Campi e François Lemoyne.

Santo Stefano Martire nel Comelico
La matrice della Chiesa di Santo Stefano Martire nel Comelico risale al XIV secolo, con possibili elementi di un primo altare già nell'VIII secolo e un primo edificio intorno all'anno mille. Questo la rende la chiesa più antica del Comelico giunta fino a noi.
Evoluzione Strutturale e Committenze Artistiche
Il coro gotico dell'edificio attuale fu costruito nel '300. La planimetria fu modificata nel 1478 e nel 1664, con l'aggiunta delle navate laterali. L'aspetto eclettico della chiesa è il risultato di diverse committenze di famiglie benestanti del paese.
Le famiglie Fabris, Poli, Pelizzaroli e De Mario hanno donato altari nel '600. Lo scultore Bartolomeo D'Ambros e la bottega Ghirlanduzzi hanno realizzato altari e gruppi scultorei legati alla Passione. Le tele del "Battesimo di Gesù" e del "Santo Vescovo" sono opera di un ignoto artista di impronta vecelliana.

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