La storia della Chiesa di Santa Caterina a Vicenza è complessa e affascinante, caratterizzata da molteplici edificazioni e trasformazioni nel corso dei secoli. Questa zona di Vicenza ospitava diverse chiese dedicate a Santa Caterina, rendendo la sua storia particolarmente ricca e, a tratti, intricata.
La Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina: Origini e Sviluppo
La chiesa attuale di Santa Caterina, situata nel quartiere omonimo a Vicenza, risale all'inizio del XX secolo, edificata tra il 1901 e il 1909 su progetto dell'architetto vicentino Gerardo Marchioro. Questa costruzione sorse sulla precedente chiesa del XV secolo e si trova poco lontano da dove, un tempo, sorgeva un edificio più antico, anch'esso dedicato a Santa Caterina Vergine e Madre.

Edificazioni Precedenti e Documentazioni Storiche
Non è noto l'anno della prima edificazione, ma si ha la certezza che chiesa e cimitero esistevano già nel 1451, come testimoniato in un documento parrocchiale dell'epoca.
Architettura e Decorazioni Interne
La chiesa presenta una maestosa facciata con guglie gotiche, intonacata e dipinta. L'interno, a tre navate, è riccamente decorato da pregiati affreschi di Guido Pajetta e altri dipinti del XVI e XVII secolo. Degne di nota sono le vetrate e i dipinti di D. Menato, che, attraversate dai raggi solari, creano giochi di luci mistici all’interno della chiesa.

Il Campanile
Alla fine del 1989 fu avviato il progetto di ricostruzione del campanile adiacente alla chiesa, terminato nel 1991. Questo intervento ha comportato l'innalzamento di circa 15 metri e l'aggiunta della quarta e nuovissima campana. L’impianto del campanile è ottagonale e l’esterno si presenta alquanto spoglio, con ogni lato riquadrato da pilastri lisci e finestrato con aperture semicircolari. Cupola e pareti sono riccamente ornate, con affreschi della cupola che rappresentano gli Evangelisti e i Padri della Chiesa, e al centro “L’Assunta” del Carpioni. Le tele delle lunette alle pareti, opera di autori diversi, formano un apparato pittorico di considerevole importanza.
La Chiesa di Santa Caterina al Porto in Borgo Berga
La Chiesa di Santa Caterina al porto è una delle chiese meno conosciute di Vicenza, situata sin dal XVI secolo nei pressi del principale porto cittadino, da cui deriva il nome.

Il Contesto Portuale di Vicenza
Un tempo, le città attraversate da fiumi si servivano di questi per gli spostamenti di persone e merci. Vicenza ne aveva due. Un approdo minore si trovava nell’attuale contrà Burci, estendendosi fino alla riva destra del Retrone, dove attraccavano le imbarcazioni che portavano in città i prodotti ittici della laguna di Venezia. Il porto principale, detto dell’Isola, era situato nei pressi dell’attuale piazza Matteotti, alla confluenza del Retrone con il Bacchiglione, prima della diversione dei corsi d’acqua del 1876, su progetto dell’ing. Carlo Beroaldi, che diede vita a viale Giuriolo. Nel 1802 la Dogana dispose il trasferimento di questo porto in Borgo Berga, di fronte alla chiesa, che così assunse il nome di Santa Caterina al Porto, anche per distinguerla dall'altra omonima, sempre in Borgo Berga. La Dogana, a sua volta, stabilì la sede nel fabbricato eretto nelle attuali forme nel 1841 su probabile progetto di Bartolomeo Malacarne.
Le Origini dell'Oratorio e la Ricostruzione Bertolo
Fin dalla metà del XIV secolo si ha notizia di un piccolo oratorio annesso all’ospedale di Campedelo, ampliato nel 1423. L’edificio andò progressivamente in rovina a causa della mancanza di manutenzione e delle frequenti esondazioni del Bacchiglione. A risollevare la situazione intervenne Giovanni Maria Bertolo, un eminente avvocato del suo tempo. Nel 1677 Bertolo, con l’intento di rendere la chiesa una sorta di oratorio a servizio della sua dimora di Monte Berico, dispose la ricostruzione dell’edificio, con l’ampliamento dell’area del coro e il rifacimento della facciata, demolendo l’originaria gotica.
Due lapidi ivi affisse attestano l'intervento:
"TEMPLUM D. CATERINAE SACRUM / VETUSTATE COLLAPSUM/ REFECIT / IN AMPLIOREM FORMAM REDEGIT/ TOTUMQ. ORNAMENTUM ABSOLVIT / IOANNES MARIA BERTOLIUS / IN VENETO FORUM CAUSARUM PATRONUS / ANNO MCD / LXX. VII."
Declino e Recupero Moderno
Nel 1806 un decreto napoleonico soppresse la confraternita che gestiva il sacro edificio, l’Ordine di Santa Caterina al Porto, portando all’abbandono e al progressivo deterioramento. Nel 1845 la chiesa passò in proprietà della famiglia Valmarana, che poi la cedette alla parrocchia di Santa Caterina. Tra il 2000 e il 2005, una campagna di radicale recupero e restauro ha riportato la chiesa ai seicenteschi splendori.
Architettura della Facciata (Santa Caterina al Porto)
A causa dell’innalzamento di oltre due metri del piano stradale, la facciata appare alterata nelle sue proporzioni, poco slanciata e appesantita dal grande frontone, con la porta di accesso sproporzionata. L’edificio risulta soffocato dalle abitazioni adiacenti. Il fronte è scandito da quattro lesene di ordine dorico. Tra le due laterali, nella parte inferiore, si trovano due lunghe finestre incorniciate, mentre nella rimanente superficie campeggiano le due lapidi bombate che ricordano l’intervento del Bertolo. Il settore centrale ospita la porta di ingresso, sopra la quale si adagia un piccolo frontone, nel cui timpano è collocato uno scudo non decifrabile, forse proveniente dalla primitiva chiesa quattrocentesca. Coronano il prospetto tre statue in pietra tenera: al centro, quella raffigurante S. Caterina d’Alessandria, titolare della chiesa, che regge la ruota del martirio; a sinistra, in omaggio al Bertolo, san Giovanni Evangelista con l’aquila; e a destra, san Giovanni Battista, qui ripreso come predicatore nel deserto, affiancato da un cane. Il verticalismo della facciata è sottolineato dall’asse che parte dalla statua di santa Caterina, interseca lo stemma del Bertolo, scende fino al capitello della trabeazione, continua nella chiave di volta, incontra il vertice del frontone soprastante la porta - che è ancora quella originale - e si conclude fra i suoi due battenti.
Attribuzione Architettonica
Non è stato finora trovato alcun documento che indichi il nome dell'architetto della facciata. Esclusa l’attribuzione a un non meglio precisato Antonio Muttoni, si ricorre al criterio della comparazione. Si riscontrano assonanze con le facciate dell’oratorio di San Nicola (Carlo Buttiron, 1676) e della chiesa di Santa Caterina (Antonio Pizzocaro, 1672). Tuttavia, particolari come le colonne di ordine dorico e l’arco che sovrasta la porta di ingresso, elementi non tipici nell'architettura locale dell'epoca, suggeriscono che l’edificio sia stato progettato da un architetto "foresto", probabilmente in ambito veneziano, frequentato dal Bertolo. Questa ipotesi è avallata dal fatto che Bertolo, nel 1665, per ampliare la sua villa, si affidò a un architetto veneziano, Giuseppe Sardi, e a uno scultore veneziano per l'altare maggiore nell’altra chiesa di Santa Caterina in Borgo Berga tra il 1679 e il 1682. Se si accetta l'attribuzione alla cerchia dei Bonazza delle tre statue in facciata, l'ipotesi si rafforza.
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L'Interno di Santa Caterina al Porto
L’unico vano conserva l’impronta originaria del Quattrocento, con copertura a tipiche capriate lignee, rifatte nel restauro del 2000, e tradizionali tavelle sotto coppo. Scomparsi i due altari laterali dedicati alla Beata Vergine e a santa Maria Maddalena, rimane solamente quello maggiore, fiancheggiato da due porte. Esso si frappone tra l’aula, dove si raccolgono i fedeli, e un piccolo spazio retrostante che funge da coro e da deposito dei paramenti e degli oggetti liturgici. Un'iscrizione sibillina riporta l’anno 1680, probabilmente quello di esecuzione. Si tratta di un lavoro di impronta tipicamente barocca, consistente in una struttura lignea dipinta a simulare il marmo e la pietra. È caratterizzato da quattro colonne corinzie scanalate, poggianti su solidi plinti. I capitelli reggono un robusto architrave con dentelli che accentuano l’imponenza del manufatto. Sopra l’arco centrale sono collocati due angeli in preghiera. Sopra il frontoncino se ne stagliano altri due, con le mani al petto in segno di adorazione, addossati a una sorta di parete, sormontata da un elemento a volute che si conclude con una croce. Ai lati, due angeli sono adagiati su di una struttura dentellata curvilinea, parte di un arco spezzato. Questo complesso richiama schemi ripresi in quegli anni da scultori che si rifacevano ai modelli degli Albanese, attivi a Vicenza fino alla metà del Seicento. Il paliotto, impreziosito da marmi intarsiati, risale all’epoca dell’intervento del Bertolo (ultimi decenni del Seicento) ed è opera di un valente ignoto specialista nei cosiddetti commessi in pietre dure. Ai lati, sopra le porte che conducono al coro, si ergono due statue, che rappresentano i santi Silvestro e Caterina d’Alessandria. Al centro dell’altare domina la statua raffigurante la Madonna in trono col Bambino, avvolta da una veste rosa e un manto verde.
La Chiesa di Santa Caterina, già Confraternita dei Disciplinati di Santa Croce
Questa chiesa, nata come luogo di culto della Confraternita dei Disciplinati di Santa Croce, fu progettata da Bernardo Antonio Vittone ed eretta tra il 1755 e il 1764. Nel 1945 divenne sede parrocchiale in sostituzione dell’antica chiesa.
Architettura e Interni
La facciata in cotto è appena inflessa nella convessità centrale e presenta due brevi appendici laterali basse che accennano a controcurve concave non ben raccordate alla parte alta. L’interno, a croce greca prolungata sull’asse di ingresso, presenta un interessante e originale raccordo tra il vano centrale quadrato, sovrastato dalla cupola, e i bracci della croce che da esso si dipartono. Il vano quadrato presenta una eversiva novità per cui i quattro arconi che reggono la cupola girano di spigolo a 45 gradi invece che di piatto.
Opere d'Arte
All’interno è conservata la pala della Madonna del Rosario nel braccio sinistro della croce greca, proveniente dall’antica chiesa di Santa Caterina dove era collocata nell’ultima campata destra della quarta navata sopra l’altare della Confraternita del Santo Rosario. L’ancona, datata 24 dicembre 1597, è una delle opere più rilevanti del Manierismo nelle terre cuneesi, di notevole qualità formale e commissionata dalla Società del Santo Rosario. Al centro è la Madonna con il Bambino appoggiata sopra una falce di luna, che porge ai fedeli una corona di Rosario, attorniata da angeli. Disposti sulla cornice sono raffigurati i quattordici Misteri del Rosario, mentre il quindicesimo è raffigurato nella cimasa. La predella presenta un Giudizio universale, San Domenico e Santa Caterina. La pala, oggetto di un accurato restauro, sarà esposta in occasione della prima giornata di visite guidate del Museo Diffuso Villanovese, il 20 giugno.
Altre Informazioni Storiche su Chiese di Santa Caterina a Vicenza
La Chiesa di Santa Caterina del XVII Secolo (Attribuzione Antonio Pizzocaro)
La Parrocchia di Santa Caterina, situata nel quartiere di Santa Caterina a Vicenza, è un'importante testimonianza dell'architettura rinascimentale. Edificata nel XVII secolo, la chiesa si erge su ciò che in precedenza era una chiesa e un convento di monache benedettine del Duecento. Il progetto attuale, culminato nel 1760, è attribuito all'architetto Antonio Pizzocaro. All'interno, i visitatori possono apprezzare un notevole corredo pittorico e scultoreo con opere di P. Liberi e G. Carpioni.
Chiese con Attribuzione a Santa Caterina in Borgo Berga
In Borgo Berga, oltre alla già citata Santa Caterina al Porto, vi fu un'altra chiesa omonima. Nel 1810, con la soppressione dei monasteri, la parrocchia di San Silvestro venne trasferita qui. L’esterno si presenta semplice, ma armonico nella costruzione. Ai lati del portale lo spazio è scandito da quattro lesene corinzie a ordine gigante, poggianti su piedistalli. La cella campanaria ha un’apertura su ogni lato e termina con una piccola cupola sormontata da un angelo con tromba, a grandi ali spiegate. Sul fastigio è lo stemma di Giovanni Maria Bertolo. La pala d’altare raffigura “Lo sposalizio di Santa Caterina” di Pietro Liberi. Lungo l’attico altre tele sono del Molinari. Più importanti, di Antonio Zanchi, sono: “L’angelo conforta Santa Caterina” (sopra il quarto intercolumnio a destra); “Santa Caterina condotta dai soldati” (quinto intercolumnio a destra); “Santa Caterina portata dagli angeli” (quinto intercolumnio a sinistra); “La Santa Caterina portata sul Sinai”, con la santa in veste bianca.