Problemi di Salute e Malattie di Martin Lutero

La vita di Martin Lutero, figura centrale della Riforma Protestante, fu costellata non solo da intense battaglie teologiche e sociali, ma anche da persistenti problemi di salute che ne influenzarono profondamente il percorso. Le crescenti esigenze del movimento riformatore e le continue controversie pagarono un prezzo elevato sulla sua condizione fisica e mentale, portandolo ad attraversare periodi di grande difficoltà.

Gli Anni Turbolenti e l'Impatto sulla Salute

Gli anni del 1520 furono particolarmente turbolenti per Martin Lutero, coinvolto in numerose battaglie che misero a dura prova la sua resistenza. In quanto protagonista principale della Riforma, egli pagò un prezzo molto alto nella sua lotta per la verità, e la sua condizione fisica subì le conseguenze delle crescenti esigenze del movimento. Gli ultimi anni della sua vita furono, infatti, caratterizzati sia dalle difficoltà all’interno del campo riformato sia dalle sue precarie condizioni di salute.

Ritratto di Martin Lutero affaticato o pensieroso

Il "Disastroso" Anno 1527: Tra Malattie Fisiche e Crisi Spirituali

Il 1527 fu un anno particolarmente difficile per Lutero, tanto che lo storico Philip Schaff lo descrisse come "disastroso", definendolo l'anno dei “più difficili processi spirituali e fisici”.

  • Il 22 aprile 1527, Lutero si sentì mancare mentre era sul pulpito, costringendolo a interrompere la predicazione e a ritirarsi.
  • Successivamente, il riformatore sperimentò un susseguirsi di problemi fisici, tra cui gravi problemi di cuore, problemi di digestione e svenimenti.
  • A questi si aggiunse un deterioramento emotivo, caratterizzato da momenti di scoraggiamento e depressione.
  • Il 6 luglio dello stesso anno, Lutero subì un altro colpo: mentre si trovava a tavola con amici, avvertì un forte ronzio nell’orecchio sinistro. Portato a letto, chiese freneticamente dell’acqua, convinto che la sua ultima notte fosse giunta. In una preghiera disperata, si arrese al Signore e si preparò ad incontrare il suo Creatore. Nonostante la gravità, la malattia durò diversi giorni, e alla fine, Lutero si riprese.

L'Epidemia di Peste a Wittenberg e la Risposta di Lutero

Nel medesimo anno, in agosto, la Peste Nera si diffuse rapidamente tra gli abitanti di Wittenberg, causando molte morti e spingendo altri a fuggire per salvarsi. L’Università di Wittenberg fu persino spostata a Jena; tale trasferimento si ripeté anche nel 1535-36.

In questo contesto, Federico il Saggio esortò Lutero a fuggire, specialmente considerando che sua moglie, Katharina von Bora, era incinta e avevano un bambino di un anno, Hans. Tuttavia, per Lutero, il suo dovere morale era quello di restare a predicare e ad aiutare i malati. Tutte queste prove pesavano enormemente sulle sue spalle: la morte lo circondava, vedeva persone morire sia in casa sua che per le strade. Scelse di trasformare la sua spaziosa casa in un ospedale per prendersi cura delle vittime della peste.

Illustrazione storica della peste a Wittenberg, con Lutero che assiste i malati

La situazione si aggravò ulteriormente quando anche Hans si ammalò gravemente, e il peso sul padre divenne così insopportabile da non permettergli di mangiare per undici giorni. La preoccupazione per la salute di Katie lo indeboliva in modo significativo. In questo periodo di profonda sofferenza, Lutero stesso descrisse la sua agonia:

“Ho passato più di una settimana nella morte e nell’inferno. C’era dolore in tutto il mio corpo, e sto ancora tremando. Completamente abbandonato da Cristo, ho lottato sotto alle vacillazioni e alle tempeste della disperazione, in blasfemia contro Dio. Eppure, attraverso le preghiere dei santi, Dio ha iniziato ad avere misericordia per me, e ha tolto la mia anima dall’inferno là sotto.”

L’estrema tensione della situazione pesava sul suo cuore e gli toglieva la forza dal corpo. Eppure, proprio in questa difficoltà, Lutero trovò una nuova forza in Dio.

Alessandro Barbero - La peste nella storia

"Ob man vor dem Sterben fliehen möge": La Riflessione di Lutero sulla Peste

La questione se fosse lecito per un cristiano fuggire dalla morte era stata posta a Lutero già nel 1525 da due predicatori evangelici di Breslavia, ma un chiarimento divenne pressante solo quando la peste raggiunse Wittenberg nel 1527, ponendolo di fronte al dilemma personale di restare o fuggire.

Nel novembre di quell'anno, Lutero scrisse un trattato teologico fondamentale intitolato “Ob man vor dem Sterben fliehen möge” (“Se sia lecito fuggire da una pestilenza mortale”). In questo scritto, che ancora oggi circola ampiamente, espone la sua posizione con notevole pragmatismo e fede:

“Perciò io chiederò a Dio misericordioso di proteggerci. Poi disinfetterò, aiuterò a purificare l’aria, darò e prenderò le medicine."

Contro il Fatalismo e per la Responsabilità Umana

Nella sua argomentazione, Lutero respinge con fermezza l’approccio fatalistico secondo cui, poiché la peste con le sue conseguenze è una punizione divina, non ci si può opporre ad essa né fuggire, ma la si deve sopportare pazientemente con l’ausilio di una fede forte. Egli controbatte scrivendo che difendersi dalla morte e da altre sventure è qualcosa che “Dio ha impiantato nella nostra natura”, e a riguardo esistono numerosi esempi biblici. L'argomentazione fatalistica è, a suo avviso, miope: se una carestia può essere una punizione divina, ciò non significa che si debba smettere di mangiare. Per coerenza, si dovrebbero rifiutare anche le cure mediche per le malattie che potrebbero essere punizioni divine. Infine, e con ciò l’argomentazione è per Lutero definitivamente smascherata come non biblica, non si potrebbe più pregare il Padre Nostro, che invoca “E liberaci dal male”. Sebbene Lutero non fosse contrario a considerare la sventura come una punizione divina, egli preferiva spiegazioni biblicamente attestate, mostrandosi pienamente figlio del suo tempo.

Il Dovere dei Cristiani e dei Servitori Pubblici

Alla domanda postagli, Lutero si rifiutò di banalizzare la risposta come una semplice “risposta cristiana”. Egli chiarì sin dall’inizio che la sua intenzione era sottoporre la propria opinione “con tutta umiltà alla mente di tutti i cristiani devoti”, ma che alla fine ognuno avrebbe dovuto formarsi un proprio giudizio. Distinse tra privati e persone con cariche pubbliche, come i pastori, senza le quali la vita sociale non funzionerebbe. Queste ultime, secondo Lutero, avevano il dovere di restare, una raccomandazione che oggi si potrebbe quasi tradurre con: “chi esercita professioni rilevanti per il sistema non deve piantare in asso la propria comunità”. Questa esortazione aveva una motivazione teologica profonda: i credenti necessitano non solo di assistenza materiale (che include le cure mediche), bensì anche di assistenza spirituale, a maggior ragione in tempi di crisi.

L'Ars Moriendi e la Fuga dalla Morte

Alla fine del suo scritto, Lutero offriva “una breve lezione su come comportarsi nell’interesse della propria anima in tempi di grande morte come questi”. La preparazione alla morte, l’ars moriendi (letteralmente, l’arte di morire), all’epoca di Lutero era parte integrante della devozione cristiana. Fuggire dalla morte è qualcosa che Dio ha impiantato nell’umanità, una pulsione naturale. Tuttavia, i cristiani sono consapevoli che con la morte non finisce tutto, e che la morte, spesso rappresentata come persona nel Medioevo e nella prima età moderna, non fa più paura. Lutero insegnava che non si deve rimuovere la sofferenza e la morte, ma nemmeno permettere che offuschino tutta la vita.

La "Tentatio" e la Crescita nella Fede attraverso la Sofferenza

Nonostante le crescenti difficoltà e le continue afflizioni, Lutero combatté il “buon combattimento” e rimase fermo nella sua devozione per la verità della Bibbia. Attraverso queste sofferenze, egli crebbe nella verità e si rafforzò nella fede. Lutero riconobbe che questi conflitti facevano parte di un piano divino che lo avrebbe reso il teologo che Dio voleva che fosse.

Commentando il Salmo 119, Lutero elencò tre elementi immancabili per lo studio della dottrina biblica: “Qui troverete tre regole. Sono spesso riproposte nel corso dei Salmi, e sono: Oratio, meditatio, tentatio” (preghiera, meditazione, prove). Lutero chiamava la tentatio il “punto nodale” per conoscere la verità. Credeva che le prove della vita di ogni credente, specialmente di un teologo, fossero necessarie per crescere nella verità.

Infografica che spiega il concetto di

Egli affermò che l’afflizione “ci insegna non solo a conoscere e a capire, ma anche a sperimentare quanto giusto, quanto vero, quanto amorevole, quanto potente, quanto confortante sia la Parola di Dio, la saggezza oltre ogni saggezza”. In altre parole, per Lutero, la teologia non si impara solo nella sicurezza di una classe, ma tra le fiamme delle avversità. È nelle prove più ardue che l’uomo è umiliato e spezzato, ed è in quel momento che una guida spirituale impara di più. Nelle difficoltà, spesso, l’illuminazione dello Spirito Santo risplende più forte, e i cuori spezzati aprono le menti agli insegnamenti. Queste afflizioni crescono e si fanno più intense quando il servo di Dio predica la Parola.

Gli Ultimi Anni e la Morte di Martin Lutero

Gli ultimi anni della sua vita furono segnati da un progressivo declino della salute. Martin Lutero soffrì di diversi problemi, tra cui attacchi di vertigini, problemi cardiaci e renali. Morì nella sua città natale, Eisleben, il 18 febbraio 1546, all’età di 62 anni, nel corso di un viaggio.

La sua morte fu probabilmente causata dall’affaticamento e dai problemi legati a una sua vecchia malattia cardiaca. Circolarono anche voci, non confermate, secondo le quali il riformatore protestante si fosse suicidato, forse a causa dei forti dolori. Nelle prime ore del 18 febbraio 1546, Lutero confessò ai suoi cari di essere pronto a morire, confidando nel Signore Gesù Cristo e ringraziando Dio per avergli rivelato il Figlio in cui aveva creduto. Le sue ultime parole furono: “Siamo mendicanti, questa è la verità”, un’espressione di umiltà che rifletteva la sua visione della dipendenza dell’uomo dalla grazia divina.

Alessandro Barbero - La peste nella storia

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