L'altare maggiore del Duomo di Siena: storia, arte e struttura

L'altare maggiore della Cattedrale di Siena rappresenta un'opera composita di straordinario valore, realizzata in marmo e bronzo tra il XV e il XVI secolo. La sua configurazione attuale è il risultato di una lunga evoluzione progettuale che ha visto la partecipazione di illustri maestri del Rinascimento italiano.

Evoluzione storica e progettazione

Originariamente, l'altare della cattedrale era situato sotto la cupola, per poi essere arretrato già nel corso del Trecento. A partire dal 1316, lo spazio fu occupato dalla celebre Maestà di Duccio di Buoninsegna, affiancata da quattro angeli lignei, successivamente sostituiti tra il 1488 e il 1492 da una coppia di angeli bronzei commissionati a Giovanni di Stefano e Francesco di Giorgio Martini.

Schema cronologico dell'evoluzione dell'altare maggiore, dalla collocazione della Maestà di Duccio al completamento dell'altare marmoreo di Peruzzi.

Una svolta fondamentale avvenne nel 1506, quando Pandolfo Petrucci decise di sostituire la Maestà per valorizzare il prezioso ciborio bronzeo realizzato dal Vecchietta tra il 1467 e il 1472. Quest'opera, originariamente destinata allo Spedale di Santa Maria della Scala, fu acquisita per la somma di 1150 fiorini. Il progetto architettonico definitivo, che integra il ciborio e i bronzi preesistenti, si deve a Baldassarre Peruzzi, il quale avviò i lavori negli anni trenta del Cinquecento. Alla sua morte, avvenuta nel 1536, il cantiere fu portato a termine da altri collaboratori entro il 1541.

Struttura e composizione artistica

L'altare marmoreo si articola in una predella e due gradoni. Il gradone inferiore, caratterizzato da un'ampia apertura centrale, funge da base per i due angeli di Francesco di Giorgio Martini, mentre il gradone superiore ospita al centro il ciborio del Vecchietta e, ai lati, gli angeli di Giovanni di Stefano. La struttura è impreziosita da marmi policromi e cornici lavorate.

Il Ciborio del Vecchietta

Il tabernacolo eucaristico è il fulcro dell'intera struttura. Composto da 24 figure fuse indipendentemente, celebra la Redenzione attraverso il Corpo e il Sangue di Cristo. Elementi distintivi del tempietto in stile rinascimentale includono:

  • Colonne scanalate con capitelli corinzi;
  • Cupola a squame imbricate;
  • Nicchie contenenti le tre Virtù teologali;
  • Decorazioni con musici e figure di cherubini.
Dettaglio fotografico del ciborio del Vecchietta con evidenza delle figure a tutto tondo e del tempietto centrale.

Gli angeli cerofori

Le quattro figure angeliche in bronzo, messe in opera a partire dal 1488, incarnano un ideale di bellezza giovanile. Sebbene tutti gli angeli condividano una funzione cerofora, quelli di Francesco di Giorgio Martini si distinguono per una qualità superiore e una raffinatezza aristocratica, caratterizzata da pose eleganti e vesti realisticamente mosse dal vento, a differenza della resa più pittorica scelta da Giovanni di Stefano.

Informazioni per la visita

Il periodo ottimale per ammirare l'opera nella sua interezza coincide con i mesi di settembre e ottobre, nonché nei giorni immediatamente successivi al Palio del 16 agosto, quando la zona absidale del Duomo rimane accessibile al pubblico.

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