L'Arcangelo Michele, il cui nome ebraico "Mīkā'el" significa "Chi come Dio?", è una figura di centrale importanza nelle tradizioni religiose e popolari. È uno dei tre arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, insieme a Raffaele e Gabriele, i cui nomi ebbero origine, secondo la tradizione rabbinica, durante la cattività babilonese. Citato più volte esplicitamente nei libri vetero e neotestamentari e nei testi apocrifi, Michele è presentato con ruoli e compiti specifici, in particolare come il comandante supremo dell'esercito celeste che lotta contro gli angeli ribelli del diavolo.

Origini e Diffusione del Culto di San Michele Arcangelo
Il culto di San Michele Arcangelo è di origine orientale. La sua storia di devozione ha comunemente origine in Frigia, regione dell'Asia Minore, dove l'esistenza di numerosi santuari confermerebbe la sua venerazione già agli inizi dell'età cristiana. In questa regione, presso Cheretopa, Chonai e Colossae, sono attestate le prime apparizioni, strettamente legate sia alla sostituzione diretta dell'arcangelo alla divinità pagana precedentemente venerata sia alla nascita di fonti d'acqua dai poteri terapeutici. Il ricordo di questi episodi miracolosi è testimoniato da un'anonima Narratio, datata tra il V e l'VIII secolo, in cui appare evidente come le capacità iatriche e curative dell'arcangelo caratterizzino la venerazione delle origini.
Successivamente il culto giunse a Costantinopoli, dove l'imperatore Costantino I (306-337), a partire dal 313 d.C., gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire, localizzato presso Hestiae sul Bosforo, che divenne famoso per i miracoli operati dall'arcangelo. Se agli esordi della devozione Michele si impose come guaritore e patrono di fonti termali, a partire dal VII secolo, nel mondo greco-bizantino, in concomitanza con particolari episodi storici, prese il sopravvento l'aspetto militare e l'arcangelo divenne il difensore delle armate imperiali.
Dall'Oriente il culto dell'Arcangelo Michele si diffuse e si sviluppò rapidamente nelle regioni mediterranee, in particolare in Italia, dove giunse assieme all'espansione del cristianesimo. La natura stessa del culto, semplice ed elementare, immediatamente intelligibile a ogni livello culturale, facilitò il propagarsi della devozione. Nell'area centro-meridionale italiana, maggiormente influenzata dalla cultura bizantina, si è potuto constatare un più naturale passaggio dalla devozione per divinità pagane a quella per Michele. I culti ctonî e iatrici diffusi in queste zone vennero con facilità sostituiti da quello dell'arcangelo, che si impose da principio con un corredo di attributi di chiara matrice orientale.
La SACRA Linea di San MICHELE! La Storia dei SETTE Monasteri!
Santuari e Apparizioni in Occidente
La storia della devozione micaelica in Occidente è segnata da importanti santuari e leggendarie apparizioni che ne consolidarono la fama e il culto.
Il Santuario di San Michele sul Gargano
Il più celebre centro di ricezione e diffusione del culto micaelico in Italia e in tutto l'Occidente latino è certamente la grotta garganica, posta sul promontorio pugliese, in ambiente fortemente ellenizzato, che accolse la devozione tra la fine del IV e gli inizi del V secolo. Nel V secolo, sul promontorio del Gargano, sorse il più antico e più famoso luogo di culto micaelico dell'occidente: il Santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo. Molto presto questo Santuario divenne un luogo importante per la diffusione del culto micaelico in Europa e in Italia e rappresentò il modello ideale per tutti i santuari angelici successivi, che furono eretti ad instar di quello garganico: le cime dei monti, i colli, i luoghi elevati e le grotte profonde furono dalle origini considerate come la sede più appropriata per il culto degli angeli e di Michele in particolare.
Le leggendarie origini dell'insediamento dell'arcangelo sul monte sono contenute nel Liber de apparitione Sancti Michaelis in monte Gargano, opera di autore anonimo, variamente datata tra il VI e il IX secolo. Il testo si articola in tre racconti, corrispondenti a tre distinte apparizioni di Michele al vescovo di Siponto:
- Prima apparizione (Episodio del Toro): Secondo la tradizione, l'Arcangelo sarebbe apparso a San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, l'8 maggio 490, indicandogli una grotta sul Gargano e invitandolo a dedicarla al culto cristiano. Si narra di un ricco pastore di nome Gargano il cui toro si smarrì e fu ritrovato sulla sommità del monte, dinanzi a una grotta. Irritato, il pastore tentò di colpirlo con una freccia avvelenata che però miracolosamente tornò indietro colpendolo. Turbato, si recò dal vescovo che, dopo preghiere e digiuno, ebbe l'apparizione di San Michele, il quale dichiarò sacra la caverna e luogo di perdono dei peccati.
- Seconda apparizione (Episodio della Battaglia): Tradizionalmente datata nell'anno 492, la notte prima di una battaglia, San Michele apparve in visione al vescovo Lorenzo Maiorano, promettendo la sua presenza e ammonendo di dare battaglia ai nemici. La vittoria riportata, accompagnata da terremoti, folgori e saette, fu descritta come voluta proprio da San Michele. Questo evento, l'8 maggio, divenne in seguito il dies festus dell'Angelo sul Gargano.
- Terza apparizione (Episodio della Dedicazione): I Sipontini, in dubbio su come consacrare la chiesa, videro Michele apparire nuovamente al vescovo di Siponto, dicendo: "Non è compito vostro consacrare la Basilica da me costruita. Io che l'ho fondata, io stesso l'ho consacrata." Il vescovo Lorenzo, con altri sette vescovi pugliesi, si recò in processione alla Grotta, trovando un altare eretto. Il primo Divin Sacramento fu offerto il 29 settembre.
Il santuario garganico divenne meta ininterrotta di pellegrinaggi già a partire dal V secolo, in coincidenza soprattutto delle due festività micaeliche, l'8 maggio e il 29 settembre, rispettivamente l'apparitio sul monte Gargano e l'inventio della chiesa. La sua importanza è testimoniata dal fatto che la "Via Sacra Langobardorum" ebbe origine da San Michele nel Gargano, raccordandosi successivamente con la "Via Francigena" e proseguendo per la Val Susa, dove sorge l'imponente Sacra di San Michele, per terminare in Normandia.
Un'ulteriore apparizione avvenne nel 1656, quando una terribile pestilenza infuriava in tutta l'Italia meridionale. L'Arcivescovo Alfonso Puccinelli si rivolse all'Arcangelo Michele con preghiere e digiuni. Michele gli apparve, ordinandogli di benedire i sassi della sua grotta scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M.A. (Michele Arcangelo), promettendo immunità dalla peste a chiunque avesse tenuto con sé quelle pietre.
Mont Saint-Michel in Normandia
In Francia, nel 708 o 709, su un altro promontorio sulla costa della Normandia, fu consacrato all'Angelo un santuario detto di Mont-Saint-Michel au péril de la mer a causa del fenomeno dell'alta e bassa marea che rendeva pericoloso quel luogo. Secondo la leggenda, l'arcangelo Michele apparve nel 709 al vescovo di Avranches, Sant'Uberto, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò per due volte la richiesta finché San Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo tuttavia in vita. Il cranio di Sant'Uberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches. La sua ubicazione in altura e in uno scenario altamente suggestivo, richiama immediatamente gli insediamenti micaelici del Gargano e della Sacra di San Michele.
Sacra di San Michele in Val di Susa
La Sacra di San Michele nasce e cresce con la sua storia e le sue strutture attorno al culto di San Michele che approdò in Val di Susa nei secoli V o VI. La sua ubicazione in altura e in uno scenario altamente suggestivo, richiama immediatamente i due insediamenti micaelici del Gargano e della Normandia.
Castel Sant'Angelo a Roma
La città di Roma vanta una miracolosa apparizione al papa Gregorio Magno (590-604), avvenuta sulla cima del Mausoleo di Adriano. Nella vita di san Gregorio, riportata dalla Leggenda aurea, si narra che durante una tremenda pestilenza, al termine di una processione con il canto delle litanie istituite dal papa intorno alla città di Roma, Gregorio vide apparire su Castel Sant'Angelo San Michele che deponeva la spada nel fodero, segno che le preghiere erano state ascoltate e che la terribile epidemia sarebbe cessata. Per commemorare l'episodio sul monumento fu eretta una statua raffigurante l'arcangelo.

Iconografia di San Michele Arcangelo
L'immagine di San Michele Arcangelo, sia per il culto che per l'iconografia, dipende dai passi dell'Apocalisse. La molteplicità degli attributi insiti nel culto dell'arcangelo e la loro diversa configurazione nel tempo e nello spazio chiariscono pienamente la ricchezza del repertorio iconografico. Per l'interpretazione dei numerosi contesti figurativi che ne accolgono l'immagine, va sottolineata l'importanza di almeno tre aspetti principali dell'iconografia: raffigurazioni non inserite propriamente in un contesto narrativo, scene desunte dalle leggende delle apparizioni, immagini tratte dai racconti biblici e apocrifi.
È comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante dell'esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime. Sulla base del libro dell'Apocalisse ne vennero scritti altri dedicati a Michele che finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio.
Differenze tra Iconografia Orientale e Occidentale
L'iconografia bizantina predilige l'immagine dell'arcangelo in abiti da dignitario di corte (con il loron) rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente.
- In ambito bizantino, Michele indossa di preferenza la clamide purpurea o il lóros della corte imperiale e impugna con la destra il labaro con il trisághion, come nei mosaici del VI secolo sull'arco trionfale di S. Apollinare in Classe a Ravenna.
- In età longobarda, l'immagine di Michele venne posta, per la prima volta, sulle monete di re Cuniperto (688-700), sulle quali è rappresentato stante, di profilo, armato di scudo rotondo e di lancia sormontata da una croce. Più rara è la versione di Michele a cavallo, che appare nell'affresco del nartece della chiesa degli Arcangeli a Lesnovo, in Serbia.
Scene Iconografiche Comuni
Al primo gruppo di raffigurazioni appartengono quelle che, privilegiando il ruolo dell'arcangelo guerriero e archistratega, descrivono Michele generalmente a piedi, ieratico, imberbe, ad ali aperte, vestito di una lunga tunica, con una lancia o una spada in una mano e il globo crucisignato nell'altra.
- Il Drago Sconfitto: L'episodio biblico rappresentato con più frequenza nell'arte cristiana è certamente quello relativo all'arcangelo che uccide il drago, simbolo del male per antonomasia e di un paganesimo ormai definitivamente sconfitto. L'arte occidentale ha prediletto l'immagine di Michele colto nell'atto di infiggere la spada nel corpo dell'animale, secondo uno schema iconografico vicino a quello di San Giorgio. Ma ciò che consente di distinguere Michele da quest'ultimo è l'inconfondibile attributo delle ali e, talvolta, la presenza della schiera angelica, che, sulla base del testo dell'Apocalisse, differenzia la battaglia aerea di Michele dal più semplice duello disputato da San Giorgio.
- La Pesatura delle Anime (Psicopompo): Altrettanto diffusa, in Oriente e in Occidente, è l'immagine di Michele protettore dei defunti, nelle due funzioni di psicopompo (guida delle anime) e pesatore di anime. La contesa di Michele con esseri demoniaci davanti alla bilancia per il possesso delle anime da condurre in paradiso raggiunse in età romanico-gotica formulazioni dal tono vivacemente narrativo.
- Leggende delle Apparizioni: In tutto l'Occidente latino durante i secoli medievali ebbero notevole diffusione le immagini desunte dalla leggenda della prima apparizione pugliese, relativa all'episodio del toro, divenuto simbolo del culto garganico. Altre interessanti testimonianze del culto garganico provengono dalla Catalogna, dove paliotti d'altare e bassorilievi inseriscono brani di ispirazione pugliese.
Ruoli e Attributi di San Michele Arcangelo
Nel calendario liturgico cattolico, San Michele Arcangelo si festeggia il 29 settembre, insieme a San Gabriele Arcangelo e San Raffaele Arcangelo. Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda, mentre nell'Apocalisse di Giovanni Michele è l'angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge. Egli è implicitamente nominato anche in altri testi sacri.

Comandante delle Milizie Celesti
L'Arcangelo Michele è un guerriero forte e impavido, che non cede alle tentazioni, anzi è il tipico esempio di rettitudine e di fede. Nella tradizione giudaica viene dato particolare risalto al carattere guerriero di Michele, quale protettore del popolo di Israele, così come in quella cristiana il ruolo militare è sottolineato dall'uso del termine ἀρχιστράτηγος, capo degli strateghi celesti (Epistola Apostolorum, 43). In Oriente San Michele è venerato con il titolo di "archistratega", che corrisponde al titolo latino di princeps militiae caelestis (principe delle milizie celesti), ed è anche indicato con altri nomi come "Principe degli Angeli" o "Principe dei Santi". Durante gli esorcismi si è soliti invocarlo insieme alle milizie celesti per eliminare il demonio dal posseduto.
Protettore e Guida delle Anime
La qualifica di combattente non esaurisce tuttavia la molteplicità degli attributi e delle funzioni che consentono di specificare la partecipazione dell'arcangelo nella dottrina escatologica cristiana. A Michele spetta infatti il singolare privilegio di accompagnare e pesare le anime dei defunti davanti a Dio il giorno del Giudizio universale. Conformemente alla credenza giudaica e cristiana sul ruolo psicagogico degli angeli, la letteratura apocrifa ha insistito sulla funzione di guida di anime ricoperta dall'arcangelo. Nella recensione latina del Vangelo di Nicodemo, per esempio, è assegnato a Michele il compito di praepositus Paradisii, ovvero di custode del paradiso, mentre nel Transito romano egli ha il privilegio di ricevere direttamente da Cristo l'anima della madre defunta.
Patrono di Lavoratori e Categorie
San Michele Arcangelo è il protettore di tantissime categorie di lavoratori. In particolare, è il patrono della Polizia di Stato, come sancito da Papa Pio XII il 29 settembre del 1949, in omaggio alla "lotta" che il poliziotto combatte tutti i giorni al servizio dei cittadini e per tutelare e proteggere l'ordine pubblico, l'incolumità delle persone. L'Arcangelo Michele è anche il protettore di altre categorie come vigili del fuoco, dei farmacisti, dei magliai, dei paracadutisti, dei maestri di scherma e dei commercianti.
Ogni anno, per festeggiare il suo Patrono, la Polizia di Stato organizza diverse iniziative. Esiste anche una preghiera del poliziotto dedicata proprio a San Michele Arcangelo: "Oh! San Michele Arcangelo, nostro celeste Patrono, che hai vinto gli spiriti ribelli - nemici della Verità e della Giustizia - rendi forti e generosi, nella reverenza e nell'adesione alla Legge del Signore, quanti la Patria ha chiamato ad assicurare tra i suoi cittadini concordia, onestà e pace affinché - nel rispetto di ogni legge - sia alimentato lo spirito di umana fraternità. Per questo, imploriamo dal tuo Patrocinio rettitudine alle nostre menti, vigore ai nostri voleri, onestà agli affetti nostri, per la serenità delle nostre case, per la dignità della nostra terra!"
San Michele in Altre Fedi e nella Letteratura
La figura dell'Arcangelo Michele è presente anche in altre fedi religiose come l'ebraismo, l'islamismo e in altri culti minori. Il nome di Mīkāʾīl (o Mīkīl) è citato nel Corano alla sura II, versetto 98, indicato come di pari rango rispetto a Jibrīl (Gabriele).
Anche Dante Alighieri, nel suo Purgatorio (Canto XII, 51), fa riferimento a Michele. Sono i versi in cui il Poeta si aggira commosso fra le anime degli invidiosi, mentre l'aria del cerchio è attraversata da voci misteriose. Anche dalle ombre tormentate si alzano delle litanie, che implorano l'intercessione della Vergine e subito dopo Lei - e prima di Pietro e di tutti i Santi - invocano il nome di "Michele". Dante descrive il mortale confronto tra quello che nella Bibbia è descritto come il comandante "supremo dell'esercito celeste" e il capo degli angeli che decisero di fare a meno di Dio e furono precipitati negli Inferi, Lucifero.
Un aneddoto risalente al 13 ottobre 1884 narra di Papa Leone XIII che, dopo aver celebrato Messa nella cappella vaticana, ebbe una visione "agghiacciante" di "legioni di demoni" che attaccavano la Chiesa. Subito dopo, scrisse di getto una preghiera all'Arcangelo Michele, ordinando che venisse recitata alla fine di ogni Messa.