Il conclave è la riunione di cardinali elettori che termina con l'elezione di un nuovo papa. Il termine deriva dal latino cum clave, che significa "chiuso con la chiave", indicando usualmente sia la sala in cui si riuniscono i cardinali per eleggere il nuovo pontefice, sia la riunione vera e propria. Il limite più importante che viene imposto durante quei giorni è il divieto assoluto di contatti con l'esterno: proibito anche l'uso dei telefoni e la lettura dei giornali, per evitare qualsiasi influenza o interferenza nella scelta del nuovo capo della Chiesa Cattolica.
Alla morte del Papa, si apre ufficialmente la sede vacante, un periodo in cui il governo della Chiesa passa temporaneamente al Collegio dei Cardinali. In questo contesto viene convocato il conclave, l’assemblea riservata dei cardinali elettori sotto gli 80 anni, incaricata di eleggere il nuovo pontefice. Il cardinale Camerlengo (il cardinale che prende possesso dei Palazzi apostolici) ed il Collegio dei Cardinali, oltre alle esequie del pontefice defunto, provvedono anche ad eseguire tutte le procedure che precedono le operazioni di voto.
Evoluzione Storica delle Norme del Conclave
Nei primi anni del cristianesimo, l'elezione del nuovo pontefice avveniva nell'assemblea dei cristiani di Roma, talvolta su indicazione stessa del predecessore (come nel caso di San Lino, successore di San Pietro). Ci fu anche il caso di Fabiano che nel 236 venne eletto poiché durante l'assemblea, una colomba si posò sul suo capo, fatto che venne interpretato come segno della volontà divina.
In seguito al diffondersi della nuova religione, dal 336, su decisione di Papa Marco, l'elezione fu riservata ai soli sacerdoti romani. Nel 1059, Papa Niccolò II decretò che il pontefice potesse essere eletto soltanto dai cardinali vescovi e, nel 1179, Papa Alessandro III stabilì che dovesse decidere l'intero collegio cardinalizio, confermando che tutti i voti avessero lo stesso peso.
L'ingerenza del potere politico e la nascita della clausura
Durante i secoli, spesso ci fu anche l'ingerenza di re e imperatori che imponevano alcuni candidati o il veto su altri. Ottone I nel 964 si fece attribuire da Leone VIII il diritto di nominare il Papa. Ancora nel 1903, quando si trattò di eleggere il successore di Leone XIII, l'imperatore d'Austria pronunciò il suo veto (Jus exclusivae) contro il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro. Il collegio cardinalizio respinse il veto ma elesse comunque un diverso candidato, il patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, che divenne Pio X. Il neo eletto, nel 1904, finalmente stabilì che i futuri elettori non avrebbero dovuto accettare mai più alcun "veto".
Nel 1198 i cardinali si riunirono per la prima volta in clausura, ma la decisione dell'isolamento della riunione cardinalizia fu stabilita solo nel 1274 dal II Concilio di Lione, per impedire i ritardi, i tentativi di influenza esterna e le corruzioni che in diversi casi si erano verificati.
Il Conclave più lungo della storia: Viterbo 1268-1271
Il caso più eclatante si ebbe dopo la morte di Papa Clemente IV nel 1268, quando la città di Viterbo fu sede del conclave. I lavori iniziarono a Viterbo il 12 novembre del 1268 e durarono quasi tre anni, rendendolo il conclave più lungo della storia. Dal momento che i 19 cardinali riuniti non riuscivano a eleggere un Papa, dopo 33 mesi di sede vacante, la popolazione, stanca di questa prolungata indecisione, fece irruzione nel palazzo vescovile, scoperchiando il tetto e riducendo i cardinali a pane e acqua per costringerli a una decisione. A causa di questi fattori, alcuni cardinali si ammalarono e qualcuno morì.
Fu lo stesso Gregorio X, eletto dopo questo evento, per evitare simili ritardi, a introdurre norme più rigide sull'elezione, con il decreto Ubi Periculum approvato dal Concilio di Lione II nel 1274. Tali norme prevedevano che i cardinali dovessero riunirsi in un'area chiusa e non avessero diritto a stanze singole. Nessun cardinale doveva farsi assistere da più di un servitore, a meno che non fosse infermo. Il cibo doveva essere somministrato attraverso una finestra e dopo tre giorni i cardinali avrebbero ricevuto solamente un pasto al giorno; dopo cinque soltanto pane e acqua.
Le regole rigide di Gregorio X furono in seguito abrogate nel 1276 da Papa Adriano V, ma Papa Celestino V le ripristinò dal momento che per la sua elezione erano stati necessari ben due anni.

Riforme moderne: Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI
Alla fine del sedicesimo secolo, la maggior parte delle procedure elettorali in uso oggi erano già state stabilite. Le modifiche più consistenti nella normativa per il conclave sono state effettuate da Papa Paolo VI. Con la Costituzione Apostolica Ingravescentem Aetatem (1970) e Romano Pontifici Eligendo (1975), ha escluso dal conclave i cardinali ultraottantenni e fissato in 120 il numero massimo dei componenti del collegio elettorale.
Giovanni Paolo II con la Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis del 1996, pur confermando le modalità essenziali in vigore, ha stabilito un nuovo luogo per i cardinali in clausura, la Domus Sanctae Marthae, sempre in Vaticano. Ha inoltre eliminato le possibilità dell'elezione "per acclamazione" o "per compromesso" (ormai comunque in disuso da alcuni secoli) e ha recuperato il ruolo dei cardinali che hanno già compiuto ottant'anni, la cui funzione è spirituale: partecipano alle fasi preliminari dell'elezione e guidano le preghiere della Chiesa Universale.
Benedetto XVI, con i Motu Proprio De Aliquibus Mutationibus in normis de electione Romani Pontificis (2007) e Normas Nonnullas (2013), ha modificato le regole sullo svolgimento del Conclave. Ha stabilito che la maggioranza dei voti per l'elezione del Papa deve essere pari ai due terzi dei votanti per tutti gli scrutini. A partire dal 34º scrutinio (o 35º se si era votato anche il giorno di apertura del Conclave), si procederà al ballottaggio tra i due nomi che nell'ultima votazione hanno ottenuto più voti; questi però perdono entrambi il diritto di voto.
La Sede del Conclave e i Cardinali Elettori
Quasi sempre i conclavi si sono tenuti a Roma e, a partire dalla sua edificazione (alla fine del XV secolo), si sono svolti nella Cappella Sistina in Vaticano. Come previsto dalla tradizione e dalla normativa vigente, il conclave si svolge nella Cappella Sistina, all’interno del Palazzo Apostolico vaticano. In quei giorni, i turisti non possono entrarvi. Le finestre vengono sigillate e l'intero ambiente è controllato più volte per eliminare qualsiasi possibilità di comunicazione con l'esterno, oltre che per ragioni di sicurezza.
Chi sono i Cardinali Elettori?
Come stabilito dalla costituzione Romano Pontifici Eligendo del 1975, hanno diritto di voto in conclave i cardinali che hanno un'età minore o uguale a 80 anni all'inizio della sede vacante. Il numero massimo dei cardinali elettori è stato fissato a 120. Come nel 2013, sia il decano che il vice decano del collegio cardinalizio, se con più di 80 anni, non partecipano al conclave come elettori, pur presiedendo le congregazioni generali.
Il Collegio dei Cardinali che si riunisce per eleggere il nuovo Papa è sempre più internazionale, con cardinali provenienti da ogni angolo del mondo, sempre meno eurocentrico e con uno sguardo rivolto alle periferie.
Alloggio dei Cardinali
Fino al conclave del 1978, i cardinali venivano ospitati in dormitori provvisori allestiti per l'occasione nelle varie stanze del Palazzo Apostolico. Per questo motivo, Giovanni Paolo II ha decretato la costruzione della Domus Sanctae Marthae, una struttura all'interno dello Stato del Vaticano, ultimata in tempo per il conclave del 2005. I cardinali sono alloggiati in stanze dotate di tutti i comfort, ma ovviamente non avranno alcuno strumento per comunicare o per conoscere gli accadimenti del mondo esterno, come telefono, radio o televisione. Dalla Casa di Santa Marta, i cardinali raggiungono la Cappella Sistina in un autobus speciale del Vaticano.

Le Fasi del Conclave
Le Congregazioni Generali Preliminari
Il diritto canonico prevede che le congregazioni generali, ovvero le riunioni quotidiane di tutti i cardinali indipendentemente dal loro status di elettori, abbiano inizio prima dell'arrivo a Roma di tutti i cardinali. I cardinali, una volta entrati in conclave, vengono isolati dal mondo esterno. Durante queste congregazioni, i cardinali ascoltano la lettura della volontà del papa defunto da parte del cardinale Camerlengo e proseguono le discussioni sulle sfide attuali della Chiesa e sulle caratteristiche desiderate nel nuovo pontefice. Vengono inoltre decisi ulteriori dettagli sullo svolgimento del conclave.
I cardinali proseguono le discussioni sulle sfide attuali della Chiesa e sulle caratteristiche desiderate nel nuovo pontefice. Molti interventi sottolineano l’eredità dei pontificati passati, con particolare attenzione all’evangelizzazione, alla sinodalità, alla collegialità e alla necessità di una Chiesa missionaria e vicina alle periferie. Si riflette sul ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo, con l’invito a non chiudersi su se stessa, ma a farsi ponte e guida, capace di parlare a una società segnata da crisi, conflitti e sfide globali. Un tema ricorrente è quello della comunione, vista come vocazione centrale della Chiesa, soprattutto in un tempo segnato da polarizzazioni e divisioni interne. Sono emerse anche forti richieste di continuare le riforme avviate dai Pontefici precedenti, in particolare quelle legate alla lotta agli abusi, alla trasparenza economica e alla riorganizzazione della Curia. Non mancano riferimenti alla liturgia, al diritto canonico, al ruolo delle Chiese locali, al dialogo ecumenico e alla responsabilità educativa della comunità ecclesiale.
Il profilo desiderato per il futuro papa è quello di un pastore vicino al popolo, capace di misericordia, di visione profetica, di guidare la Chiesa con umanità e fermezza, promuovendo pace, giustizia e cura del creato.
La Missa pro eligendo Romano Pontifice
Il giorno di inizio del conclave, i cardinali si riuniscono nella basilica di San Pietro in Vaticano per la Missa pro eligendo Romano Pontifice, ovvero "per l'elezione del pontefice". Presiede la liturgia, concelebrata da tutti i cardinali, il decano del collegio cardinalizio. Questa messa, che si celebra alle ore 10:00, dà inizio ai riti del conclave.
Processione e Giuramento
Il pomeriggio, i cardinali elettori in abito corale, si recano in processione cantando il Veni Creator dalla Cappella Paolina verso la Cappella Sistina. In questa, nei giorni della sede vacante, sono stati allestiti i banchi per la votazione, ed è stata eseguita la bonifica da qualsiasi mezzo audiovisivo o di trasmissione all'esterno. Una volta giunti nella Cappella Sistina, i cardinali devono pronunciare un giuramento solenne in latino. Questo giuramento impegna i cardinali a osservare fedelmente e scrupolosamente tutte le prescrizioni contenute nella Costituzione apostolica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis. Promettono, inoltre, che chiunque di loro, per divina disposizione, sia eletto Romano Pontefice, si impegnerà a svolgere fedelmente il munus Petrinum di Pastore della Chiesa universale e non mancherà di affermare e difendere strenuamente i diritti spirituali e temporali, nonché la libertà della Santa Sede.
Alla fine del giuramento, il maestro delle celebrazioni liturgiche dichiara "Extra omnes", cioè "fuori tutti". Sono invitati a uscire tutti coloro che non appartengono all'assemblea dei cardinali elettori che da quel momento dovranno rimanere soli. Subito dopo, un cardinale non elettore, come il predicatore emerito della Casa Pontificia, tiene la meditazione d'apertura del conclave, incentrata sulla necessità per i cardinali elettori di seguire la «retta via» e di «compiere la volontà di Dio».
Il Giuriamento di Papa Francesco al Conclave del 2013 prima di essere eletto
Il Processo di Votazione
Arriviamo al cuore del conclave: le votazioni. Le schede (almeno due o tre a ciascun cardinale elettore) sono preparate e distribuite dai cerimonieri. L’ultimo cardinale diacono estrae a sorte, fra tutti i cardinali elettori, tre scrutatori, tre incaricati a raccogliere i voti degli infermi (infirmarii) e tre revisori. Prima che gli elettori comincino a scrivere nelle schede, il segretario del Collegio dei cardinali, il maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie e i cerimonieri devono uscire dalla Cappella Sistina. A quel punto l'ultimo cardinale diacono chiude la porta, aprendola e richiudendola tutte le volte che sarà necessario, come ad esempio quando gli infirmarii escono per raccogliere i voti degli infermi.
Modalità di Scrutinio
Ciascun elettore riceve una scheda bianca, di forma rettangolare, sulla quale andrà scritta la formula "Eligo in Summum Pontificem" nella metà superiore e il nome del cardinale prescelto nella metà inferiore. Questa è fatta in modo da poter essere piegata in due. Ogni cardinale depone la propria scheda nel piatto e con questo la introduce nel recipiente, pronunciando ad alta voce: "Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto". Al termine ciascun porporato fa un inchino all’altare e torna al suo posto.
I cardinali elettori presenti in Cappella Sistina che non possono recarsi all'altare perché infermi, hanno l’ausilio dell’ultimo degli scrutatori. Se ci sono cardinali elettori infermi nelle loro stanze, i tre infirmarii vi si recano con un congruo numero di schede su un piccolo vassoio e una cassetta appositamente preparata per raccogliere i loro voti. Dopo che tutti i cardinali elettori avranno deposto la loro scheda nell'urna col piatto, il primo scrutatore agita l’urna più volte per mescolare le schede. L'ultimo scrutatore procede al loro conteggio.
Controllo e Conteggio dei Voti
Se il numero delle schede non corrisponde al numero degli elettori, bisogna bruciarle tutte e procedere subito ad una seconda votazione (tranne nel caso in cui si tratti del primo giorno di conclave), altrimenti si procede allo spoglio. I tre scrutatori siedono ad un tavolo posto davanti all'altare: il primo prende una scheda, la apre, osserva il nome dell'eletto e la passa al secondo che, accertato il nome, la passa al terzo, il quale la legge a voce alta - in modo che tutti gli elettori presenti possano segnare il voto su un apposito foglio - e annota il nome letto. Se nello spoglio gli scrutatori trovano due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore, se portano lo stesso nome vanno conteggiate per un solo voto; se portano due nomi diversi, nessuno dei due voti è valido, ma in nessun caso viene annullata la votazione.
Concluso lo spoglio delle schede, gli scrutatori fanno la somma dei voti ottenuti dai vari nomi, e li annotano su un foglio a parte. L'ultimo degli scrutatori, legge man mano le schede, le perfora con un ago nel punto in cui si trova la parola Eligo, e le inserisce in un filo, perché possano essere più sicuramente conservate. Terminate le schede, i capi del filo vengono legati con un nodo, e le schede così unite tutte insieme vengono poste in un recipiente o ad un lato della mensa. A questo punto si procede con il conteggio dei voti e al loro controllo. Per l’elezione del Romano Pontefice occorrono almeno i due terzi dei voti.
Le Votazioni Quotidiane e le Sospensioni
Le votazioni vengono fatte ogni giorno, due al mattino e due al pomeriggio, per un massimo di quattro scrutini al giorno. Se i cardinali elettori avessero difficoltà nell'accordarsi sulla persona da eleggere, dopo tre giorni senza esito, gli scrutini vengono sospesi al massimo per un giorno, per una pausa di preghiera, di libero colloquio tra i votanti e di una breve esortazione spirituale, fatta dal cardinale primo dell'ordine dei diaconi. Quindi riprendono le votazioni.
Dopo sette scrutini, se non è avvenuta l'elezione, si fa un'altra pausa di preghiera, di colloquio e di esortazione, tenuta dal cardinale primo dell'ordine dei presbiteri. Si procede poi ad un'altra eventuale serie di sette scrutini, e se non si raggiunge l'esito è prevista una nuova pausa di preghiera, di colloquio e di esortazione, tenuta dal cardinale primo dell'ordine dei vescovi. Quindi riprendono le votazioni, al massimo sette. Se non c’è elezione, viene dedicato un giorno alla preghiera, alla riflessione e al dialogo e nelle successive votazioni, i cardinali dovranno scegliere fra i due nomi che nel precedente scrutinio avevano ottenuto il maggior numero di voti.
La Fumata e l'Annuncio del Nuovo Papa
Subito dopo la revisione, prima che i cardinali elettori lascino la Cappella Sistina, tutte le schede vengono bruciate all'interno di una stufa in ghisa, usata per la prima volta durante il Conclave del 1939. Provvedono gli scrutatori, con l'aiuto del segretario del Collegio e dei cerimonieri, chiamati nel frattempo dall'ultimo cardinale diacono. Una seconda stufa, del 2005, collegata, serve per le sostanze chimiche che devono dare il colore al fumo provocato dalle schede bruciate che uscirà dal comignolo posto sul tetto della Sistina.
Se nessun candidato ottiene più di due terzi dei voti, la fumata sarà nera, grazie a un fumogeno di colore nero. Quando si arriva al nome di un Papa e questo accetta la sua elezione, la fumata è bianca, seguita dal suono delle campane della basilica di San Pietro. Questo momento è diventato un rito collettivo, perché tutti possono conoscere l'esito della votazione.

L'Accettazione e il Nuovo Nome
Una volta nominato, al neo-eletto viene chiesto se accetta o meno la decisione del Conclave. Se la risposta è affermativa, il presidente gli chiede qual è il nome che ha scelto e lo annuncia agli altri cardinali. Quindi i cardinali elettori si presentano al nuovo papa prestandogli omaggio; il conclave è terminato.
La Stanza delle Lacrime è il soprannome assegnato alla sacrestia della Cappella Sistina, dove al termine del conclave, il Papa neo-eletto si ritira per indossare per la prima volta i paramenti papali con i quali si presenterà in pubblico dalla Loggia delle benedizioni.
L'Annuncio al Mondo: Habemus Papam
Solo alla fine del conclave, si annuncia alla comunità cristiana il nome del nuovo papa. Il balcone che viene inquadrato dalle telecamere è quello della loggia centrale della Basilica di San Pietro. Infine il cardinale più anziano dell'ordine dei diaconi dal balcone di piazza San Pietro grida alla folla l'Habemus Papam (abbiamo il Papa). Il nuovo papa fa dunque la sua prima apparizione pubblica, impartendo la benedizione Urbi et Orbi ("alla città, cioè Roma, e al mondo").
Il Conclave del 2025: Uno Scenario Dettagliato
Un'ipotetica ricostruzione di un conclave futuro, basata su un'analisi dettagliata, descrive gli eventi che si sarebbero potuti svolgere nel 2025, a seguito della morte di Papa Francesco, avvenuta il 21 aprile dello stesso anno. Questo scenario offre un esempio dettagliato di come le procedure e le discussioni all'interno del Collegio Cardinalizio potrebbero evolvere.
Preparativi e Congregazioni Preliminari
Secondo questa ricostruzione, le congregazioni generali avrebbero avuto inizio martedì 22 aprile, con la lettura della volontà di Papa Francesco da parte del cardinale camerlengo Kevin Joseph Farrell. La prima congregazione avrebbe visto la presenza di circa sessanta cardinali, per arrivare a 103 mercoledì 23 aprile e 113 giovedì 24 aprile. La sesta congregazione generale, alla presenza di 183 cardinali (di cui 120 elettori), si sarebbe riunita martedì 29 aprile. In totale, si sarebbero svolte 12 congregazioni generali fino al 6 maggio.
Durante queste riunioni, oltre al prosieguo del dialogo sulla Chiesa e sul mondo, sarebbero stati decisi i dettagli sullo svolgimento del conclave: la Missa pro eligendo Romano Pontifice si sarebbe svolta alle ore 10 del 7 maggio nella basilica di San Pietro, presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio. Successivamente i cardinali elettori si sarebbero spostati nella cappella Paolina per entrare in processione nella Cappella Sistina alle 16:30 e iniziare le operazioni di giuramento e voto.
In questa ricostruzione, il 22 aprile, all'indomani della morte di Papa Francesco, ai collaboratori del papa sarebbe stato chiesto di lasciare al più presto le loro stanze nella Domus Sanctae Marthae, così da consentire l'inizio dei preparativi per il conclave in quell'edificio. Il comignolo sul tetto della Cappella Sistina sarebbe stato montato il 23 aprile.
Composizione del Collegio Elettorale nello Scenario 2025
In questo scenario ipotetico, al 21 aprile 2025, i componenti del collegio cardinalizio sarebbero stati complessivamente 252, di cui 136 elettori in quanto con meno di 80 anni. Si sarebbe trattato di un numero significativo per il collegio cardinalizio e, con cardinali provenienti da 70 diversi paesi, avrebbe rappresentato un conclave estremamente globale. Tra questi elettori, circa l'80% (108 cardinali) sarebbero stati nominati da Papa Francesco, 22 da Benedetto XVI e solo cinque da Giovanni Paolo II.
Il continente più rappresentato sarebbe stato l'Europa con 53 cardinali elettori, seguito dalle Americhe con 37 (16 dall'America del Nord, quattro da quella centrale, 17 dall'America del Sud) e dall'Asia con 23. Chiudevano Africa (18 elettori) e Oceania (4 elettori). I cardinali elettori provenivano da 71 paesi e sei continenti, con una significativa rappresentazione da continenti tradizionalmente meno presenti.
Il Caso del Cardinale Becciu in questo scenario
Un dettaglio interessante di questa ricostruzione riguarda il cardinale Giovanni Angelo Becciu. A seguito di uno scandalo finanziario e di una condanna nel 2023, pur conservando il titolo cardinalizio, nel 2020 gli erano stati revocati i "diritti connessi al cardinalato". Sebbene Becciu avesse sempre affermato che il suo diritto di voto in conclave rimaneva in vigore, la Santa Sede lo aveva inserito nell'elenco dei non elettori già nel 2022. Il 29 aprile, a otto giorni dall'apertura del conclave, Becciu, per evitare controversie giuridiche e per il bene supremo della Chiesa, comunicò la decisione di non entrare in conclave, pur restando convinto della propria innocenza.
In questo scenario, sia il decano Giovanni Battista Re che il vice decano Leonardo Sandri, avendo più di 80 anni, non avrebbero partecipato al conclave come elettori.

I Candidati e l'Elezione del Nuovo Papa nello Scenario 2025
Secondo le ricostruzioni giornalistiche di questo scenario ipotetico, i favori della vigilia sarebbero andati ai cardinali Pietro Parolin e Luis Antonio Tagle. La candidatura di Parolin sarebbe apparsa forte sin dal primo scrutinio, con un pacchetto iniziale di circa 40 voti. Tuttavia, dopo quattro scrutini, venne eletto papa il cardinale statunitense Robert Francis Prevost, prefetto del Dicastero per i vescovi, che avrebbe assunto il nome pontificale di Leone XIV. La sua elezione si sarebbe verificata l'8 maggio, dopo che il 7 maggio si era avuta una fumata nera alla prima votazione.
L'analisi di questo scenario suggerisce che la figura di Prevost - statunitense, ma con una lunga esperienza missionaria in Perù; curiale, ma non identificabile con la Curia romana; in linea con le posizioni di Papa Francesco su migranti, poveri e ambiente, ma al contempo contrario ad aperture sui temi di celibato ecclesiastico, sacerdozio femminile, omosessualità e aborto - avrebbe favorito la convergenza di consensi tra cardinali di diversa provenienza geografica e sensibilità ecclesiale. La sua elezione sarebbe stata facilitata anche dal sostegno dell’episcopato statunitense e dall’assenza di un fronte unitario tra i cardinali italiani.