Questo articolo esplora il contesto degli archivi a Varallo Sesia, fornendo informazioni sulla Sezione di Archivio di Stato locale e sulle principali chiese che custodiscono la storia e la documentazione del territorio. Sebbene le informazioni dirette sugli archivi parrocchiali siano sparse, viene fornito un quadro delle istituzioni e dei luoghi di culto che rappresentano il cuore della memoria storica locale.
La Sezione di Archivio di Stato di Varallo
L'attuale sede della Sezione di Archivio di Stato di Varallo, dopo il trasferimento nel 1990 dal seicentesco Palazzo Racchetti, è situata all'interno di un ampio complesso edilizio tipico degli insediamenti industriali del primo Novecento, l'ex Manifattura Rotondi. L'attuale sede dell'Archivio era il Convitto delle operaie, gestito fino agli scorsi anni Settanta dalle suore dell'ordine di Maria Ausiliatrice. Si tratta di un edificio di quattro piani, il cui piano terra è in dotazione all'Archivio, mentre i piani superiori, originariamente adibiti a dormitorio per le convittrici, sono stati adibiti a deposito, così come l'ex chiesa a navata unica in stile neogotico.
Nel complesso, la documentazione conservata nella Sezione consta di circa 24000 mazzi e registri, di 1017 pergamene e 2768 mappe, per un totale di 4000 metri lineari. Questa sezione è parte dell'Archivio di Stato di Vercelli.

La Collegiata di San Gaudenzio
Nella piazza principale di Varallo, intitolata al re Vittorio Emanuele II, lo sguardo viene attirato dalla maestosa Collegiata di San Gaudenzio. La chiesa è considerata uno dei simboli della città e la domina dall'alto di un promontorio roccioso. Dedicata al primo vescovo di Novara, fu edificata sul luogo di un antico culto pagano. La prima chiesa è documentata in un documento del 1248, nel quale si fa menzione di un portico che circonda l'edificio. Di quel periodo rimane una parte del campanile romanico, decorato con archetti pensili, mentre all'interno è sopravvissuta una porzione di un affresco quattrocentesco raffigurante la Vergine del latte.
L'edificio sorse nel XIII secolo su di un promontorio roccioso e, come detto, già nel 1248 era dotata di un portico e di un campanile. La chiesa inizia a subire una serie di rimaneggiamenti e ampliamenti a partire dal Cinquecento. Nel corso di tutto il Settecento, la chiesa si trasforma in un vero e proprio cantiere per volontà del prevosto, il fobellese Benedetto Ludovico Giacobini, che resse la parrocchia a partire dal 1705. In quel periodo, tutto il complesso fu oggetto di interventi importanti che interessarono sia l'esterno che la decorazione interna.
All'esterno, l'elemento architettonico più evidente è l'elegante portico che circonda la chiesa, ritmato da 28 archi sorretti da colonnine slanciate. L'interno della Collegiata, alla quale si accede da un maestoso portale in pietra decorato, è a navata unica con otto cappelle laterali e una profonda abside. L'edificio fu poi ampliato e ristrutturato tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.

La Cappella di San Giuseppe e della Vergine Incoronata
Tra le cappelle, la terza sul lato destro va ricordata perché dedicata a san Giuseppe e alla Vergine Incoronata. Cinta da un cancello in ferro e dotata di un abside molto ampio, conserva al centro un pregevole altare marmoreo risalente al 1720-23, opera dei fratelli Carlo Gerolamo e Giuseppe Argenti di Veggiù, modellata su un progetto dell’architetto varallese Giovanni Battista Morondi. Dentro una nicchia è collocata la statua lignea della Madonna Incoronata, voluta dai varallesi nel 1633 come voto per essere stati salvati dalla peste. Da allora, l'effige della Madonna viene portata in processione tra le vie del centro dalle Confraternite cittadine nel giorno del lunedì dopo la Pentecoste.
Le Opere Pittoriche del Presbiterio
Nel presbiterio della Collegiata sono conservate le opere pittoriche più significative: nella parete di fondo della conca absidale troneggia un polittico di Gaudenzio Ferrari (1517-20) formato da 6 tavole raffiguranti la Madonna con Bambino, santa Caterina e san Giuseppe, san Pietro, san Gaudenzio, la Pietà, san Marco e san Giovanni Battista. Sulla parete destra del presbiterio sono ancora conservate due tavole tonde con le effigi della Vergine Annunziata e dell’Angelo annunziante, di scuola gaudenziana.

La Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Parone
La Parrocchiale, nota come Santi Pietro e Paolo, si trova a Parone, Varallo (VC). Il periodo prevalente della sua architettura è il XVI secolo. È segnalata come luogo di interesse principalmente per la sua architettura.
Una Chiesa Storica nel Baraggiolo
Si trova ai margini della strada statale 299 in direzione di Alagna, alle porte di Varallo, nel luogo chiamato Baraggiolo. La storia dell’edificio è strettamente legata a quella della famiglia Scarognini, che la fece edificare nel 1439 e affidò la campagna decorativa al pittore novarese Johannes de Campo e al suo studio. Dopo alterne vicende, l’edificio seguì un declino, anche se vi furono restauri nel XVIII secolo.
Attualmente la chiesa, con portico, ha una navata unica e un coro di marmo separato da una balaustra. Gli affreschi dipinti di Johannes de Campo nel 1439 sono purtroppo perduti. Un documento del 1663 ne dà una descrizione: su tutto l’arco trionfale e l’abside vi era un coro di angeli musicanti, l’incoronazione della Vergine e la Trinità fiancheggiata da san Giovanni Battista e sant’Antonio Abate. Ai loro piedi si trovavano le figure dei donatori inginocchiati e sormontate dai loro stemmi. Quel documento non parla di un’altra decorazione pittorica di De Campo che era sul muro nord, forse già ricoperta di calce, una pratica usata dopo la peste del 1630.

La Cappella Sistina che Nessuno Conosce: Il Segreto di Varallo | documentario italiano
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