La Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Sessa Aurunca non è solo un capolavoro di architettura romanica: è un libro di pietra che racconta oltre nove secoli di storia, fede e potere. Principale luogo di culto della diocesi, dedicata ai Santi Pietro e Paolo e risalente all’inizio del XII secolo, questa imponente costruzione custodisce simboli enigmatici, dettagli artistici unici e leggende che la rendono uno dei monumenti più affascinanti della Campania.

Le Origini e la Fondazione Desideriana
La Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Sessa Aurunca, edificata nel XII secolo su resti romani, è un importante esempio di architettura romanica. L’edificio vede i suoi primordi, convenzionalmente, nel 1113. La fondazione della Basilica Cattedrale è fatta risalire al 14 giugno del 1113, data probabilmente convenzionale ma sulla quale concordano diversi studiosi con delle rare eccezioni. Edificata nell’arco di dieci anni dal 1103 al 1113, la Basilica Cattedrale di Sessa Aurunca fu iniziata per volere di Giacomo, vescovo di Sessa dal 1093 al 1108, proveniente dal monastero di Montecassino.
Il vescovo Giacomo, che volle riprodurre a Sessa Aurunca le stesse architetture dell’abazia di Montecassino, era stato certamente testimone oculare della costruzione della famosa Basilica voluta dal grande Desiderio. Il primo elemento, di grande importanza, è la dimensione architettonica che risulta essere la copia esatta della suddetta più famosa Basilica, costruita in Montecassino dall’abate Desiderio. La forma della Basilica richiama, in dimensioni ridotte, quella della chiesa della non lontana abbazia di Montecassino.
L'Architettura Esterna: Facciata, Portico e Simboli del Portale
L’imponente facciata a frontone è preceduta dall’elegante portico del XIII secolo che vi s’inserisce prospetticamente per l’agile forma della struttura. La facciata è scandita da grosse arcate, colonne e statuine di leoni, oltre a “figure mostruose e misteriose” caratteristiche dello stile architettonico del periodo. Un porticato si appoggia contro la facciata che si eleva culminando in un timpano triangolare. Tre sono gli archi del portico, tre le porte di accesso (quella centrale, maggiore delle due laterali, corrisponde all'arco ogivale che spicca a mezzo nel portico), tre le navate scandite da archi a tutto sesto e concluse da tre absidi.

Il portale principale è una delle meraviglie del Duomo. L’archivolto dell’arcata centrale presenta, con un vero e proprio racconto in rilievo, gli avvenimenti più importanti della vita di San Pietro, prima a Gerusalemme e poi a Roma. Due leoni scolpiti vegliano sull’ingresso, simbolo di forza e protezione spirituale. Ma osservandoli da vicino si nota un dettaglio insolito: una leonessa allatta i suoi leoncini, simbolo di forza e protezione; mentre un leone trascina un corpo umano e mostra i denti in un ringhio feroce. Gli storici dell’arte sostengono che queste figure rappresentino l’eterno dualismo tra peccato e redenzione, tra la fragilità dell’uomo e la potenza divina.
Gli Interni: Navate, Pavimento Cosmatesco e Opere d'Arte
All’interno, un vasto ambiente è diviso in tre navate da agili colonne, sulle quali scarica la forma elegante di una fuga di archi a tutto sesto. La struttura interna della cattedrale è suddivisa in tre navate, sorrette anch’esse da archi a tutto sesto. È facile farsi conquistare dalla maestosità dei suoi ambienti interni: le eleganti colonne, il raffinato altare e molte decorazioni colme di bellezza ma anche di messaggi occultati tra geometrie e simboli sacri di epoche lontane.

Il Pavimento Cosmatesco
Entrando nella cattedrale, lo sguardo viene catturato dal pavimento cosmatesco, un capolavoro realizzato nel XII secolo dai maestri marmorari romani. Di particolare splendore, questo pavimento a mosaico, tra misteriosi simboli e figure geometriche, rappresenta il cammino dell’uomo verso la salvezza. È un elemento artistico di peculiare interesse, tipico dell’architettura meridionale medievale e dalla forte ispirazione cromatica bizantina e forse, per le sue tendenze peculiarmente geometriche, anche araba. Intarsiato con marmi policromi provenienti dall’Oriente, dal Lazio e dall’Italia meridionale, nasconde simboli geometrici e numerologici che alcuni storici interpretano come un percorso spirituale. Cerchi, quadrati e intrecci perfetti sembrano raccontare l’armonia dell’universo: il cammino del fedele verso la salvezza. Il pavimento a mosaico della navata centrale dovrebbe essere di poco successivo agli anni della fondazione. Nonostante le lesioni legate ad un utilizzo quasi millenario, il pavimento mosaicato della cattedrale di Sessa Aurunca risulta oggi in buono stato di conservazione, grazie anche ai sapienti interventi di un recente restauro.
L'Ambone e il Candelabro Pasquale di Pellegrino da Sessa
All’interno, sulla destra, inserito tra due colonne, si trova lo splendido ambone mosaicato di stile siculo-normanno. Questo ambone è considerato il tesoro più prezioso della Basilica Cattedrale e, nel suo genere, il più importante d’Italia. Risalgono agli inizi del XIII secolo l’Ambone ed il Candelabro per il cero pasquale. L’ambone è rifinito da un elegante mosaico e sostenuto da sei colonne che hanno come base figure di leoni e leopardi scolpiti. L’ambone presenta anch’esso rappresentazioni geometriche quasi arabeggianti, eccezion fatta per una serie di raffigurazioni di pavoni o fenici, anch’esse tuttavia interpolate da motivi geometrici. I mosaici risultano composti da tessere mosaicali vitree, in linea con le tecniche produttive adottate in gran parte del meridione all’epoca. L’ambone della cattedrale di Sessa Aurunca risulta quindi, per elementi stilistici e tecniche produttive, accostabile ad altri amboni di fattura simile, come, ad esempio, quello della cattedrale di Ravello o della pieve di Teggiano. Altri elementi, come ad esempio i quattro leoni stilofori che sorreggono la composizione (forse riutilizzi precedenti alla struttura stessa) lo legano anche ad un ambito stilistico di cui si ha riscontro in coeve rappresentazioni sacre salernitane.

Accanto all'ambone sta un monumentale portacero pasquale, la cui base è decorata a bassorilievo con figurazioni che richiamano le Storie di Giona. Un discorso simile può esser compiuto per il candelabro per il clero pasquale, realizzato con tecniche produttive simili e anch’esso in ottima conservazione. Il candelabro per il clero pasquale risulta di particolare interesse anche per un altro motivo: è una delle pochissime attestazioni storiche dello scultore Pellegrino da Sessa. Il candelabro risulta infatti firmato dall’artista, assieme ad un altro rilievo rappresentante Giona sputato dalla balena, un tempo facente parte della scala d’accesso del sopracitato ambone, demolita nel Settecento (oggi le lastre del ciclo compositivo sono murate nella navata destra della cattedrale). Tali opere risultano le uniche due firmate dallo scultore giunte fino a noi. La sua fama in vita dovette però essere ben maggiore di quella giunta alla posterità: la qualità dei rilievi da lui compiuti risulta di alto valore artistico. Un’unica attestazione documentaria ci rimane dell’esistenza di questo artista: una missiva inviata al balio di Sessa nel 1273 da Carlo d’Angiò, che richiamava l’artista alla sua corte pugliese per alcuni lavori artistici. Alcuni studiosi ipotizzano però un possibile caso di omonimia.
La Madonna del Popolo e le Decorazioni Barocche
Fattezze ancora barocche presenta il presbiterio, in cui spicca il dipinto della “Madonna del Popolo“, oggetto di un fortissimo culto popolare sin dal Seicento, considerata una delle icone sacre più importanti presenti nella cattedrale. Il culto ebbe inizio, secondo le cronache dell’epoca, con il ritrovamento dell’immagine sacra, seguito poi da svariati avvenimenti miracolosi di vario genere. Il dipinto, probabilmente cinquecentesco, viene oggi attribuito al pittore Marco Cardisco, anche se l’argomento è ancora terreno di dibattito per gli studiosi.
Riutilizzi Romani e Stratificazione Stilistica
Per la sua realizzazione furono utilizzati, in parte, materiali di epoca romana, provenienti dalle terme, dal teatro e da altri edifici sacri. In particolare, all’interno della cripta, alcune colonne sembrano fuori posto: non appartengono all’architettura romanica del Duomo, ma provengono da un antico tempio romano che sorgeva sullo stesso sito. La tradizione vuole che le colonne siano state riutilizzate come atto di continuità simbolica: il passaggio dalla religione pagana al cristianesimo, dall’impero alla fede.
Tutta la struttura è particolarmente connotata da pesanti riutilizzi romani, come ad esempio l’ambone della cattedrale di Sessa Aurunca, la cui architrave presenta elementi scultorei che, con ogni probabilità, erano anticamente presenti presso l’anfiteatro di Suessa. Si vedano, ad esempio, le maschere teatrali in bassorilievo. Anche la maggioranza dei capitelli sono di reimpiego, salvo alcuni di essi con motivi zoomorfi. Sessa Aurunca, nella sua stratificazione urbana, risulta testimonianza paradigmatica del ruolo ricoperto da questi territori nella storia del meridione: l’architettura urbana, pregna di riutilizzi antichi, risulta composta da elementi estremamente diversificati, frutto di un’interpolazione di diverse sensibilità artistiche e diversi stili, esplicatisi in maniera diacronica ma presentati a noi, nella compagine architettonica della città, in maniera quasi sincronica. La continua tendenza a rielaborare e ricostruire costituisce una testimonianza d’eccezione per quanto concerne lo sviluppo e la vivacità di questi luoghi nel corso dei secoli.
Le influenze culturali presenti nel meridione dell’epoca dovevano essere ben visibili nella composizione artistica della cattedrale al momento della sua fondazione. Oggi risultano solo parzialmente riscontrabili: la cattedrale è definita “desideriana“, ispirata artisticamente alle fattezze assunte dall’abazia di Montecassino dopo i rinnovamenti voluti, nel 1070, dall’abate Desiderio, futuro papa Vittore III. In tale stile artistico tendenze bizantine e romaniche andavano a unirsi ad elementi architettonici e stilistici di filiazione araba, oggi parzialmente visibili solo nella facciata dell’edificio e in alcune sue decorazioni interne, a differenza di molte altre chiese territorialmente e cronologicamente contigue con la cattedrale di Sessa Aurunca, come ad esempio il duomo di Caserta Vecchia o quello di Gaeta. Sono riscontrabili anche tendenze artistiche legate al gotico pugliese, come il finestrone con arco a tutto sesto inquadrato a sua volta in una cornice attorniata da statue zoomorfe, tipiche dell’architettura pugliese medievale.
Le Trasformazioni e i Restauri nel Tempo
I numerosi interventi architettonici di epoche diverse, eseguiti per salvaguardare l’edificio dallo scorrere del tempo e dai danni causati da alcuni terremoti, non hanno modificato il fascino dell’impianto originario. Lavori di ristrutturazione ed ampliamento sono documentati nei secoli successivi. Originariamente, forse, decorata da mosaici o affreschi bizantineggianti, oggi presenta decorazioni interne per lo più baroccheggianti, dovute a un ammodernamento settecentesco, che aggiunse alla struttura due campanili, dalla stabilità precaria e per tal motivo abbattuti nel 1953. Tale abbattimento va inquadrato in una tendenza, tipicamente novecentesca, a ricercare le fattezze “originali” degli edifici medievali.

Alla metà del XVIII secolo il vescovo Francesco Caracciolo d’Altamura (1728 - 1757) promosse lavori che coinvolsero tutto l’edificio. Tra gli interventi maggiori si ricorda l’intonacatura a stucco delle navate, del presbiterio, il rifacimento del coro, del presbiterio e di tutte le coperture. Di grande rilevanza sono le opere compiute durante l'episcopato di Francesco Caracciolo d'Altamura che hanno portato alla sopraelevazione del coro, al rifacimento del presbiterio e all'elaborazione di volte barocche decorate a stucco in sostituzione del soffitto seicentesco a cassettoni. Sul finire del Settecento si provvide a decorare l’abside centrale con l’inserimento di marmi policromi e statue di alto valore artistico, così come documentato dalle Sante Visite. Nell’Ottocento si ebbero dei lavori di minore importanza, che interessarono maggiormente ambienti laterali.
Alla metà del XX secolo risalgono i lavori di restauro con l’intento di riportare l’edificio alle sue forme medievali. Il progetto fu solo parzialmente effettuato con l’eliminazione degli ornati barocchi dalle navate laterali e quasi totalmente dal presbiterio. È in tal guisa che l’interno dell’edificio si presenta a noi ancora oggi.
Simboli Enigmatici e Leggende Popolari
Sul lato sud del Duomo, sopra alcune finestre laterali, sono incisi segni misteriosi che da secoli incuriosiscono studiosi e appassionati. Alcuni storici li interpretano come simboli apotropaici, creati per proteggere la cattedrale dalle forze maligne, mentre altri vi leggono un codice segreto legato ai pellegrini della Via Francigena. Passeggiando lungo il lato sud, è impossibile non fermarsi a osservare questi dettagli, percependo il mistero che avvolge ogni incisione e il fascino di una città che parla attraverso i segni del passato.

Come in molti luoghi antichi, anche il Duomo di Sessa Aurunca è avvolto da leggende. Una delle più diffuse racconta di un tesoro nascosto sotto la cripta, lasciato dai vescovi medievali per proteggere reliquie preziose durante le incursioni dei briganti e delle truppe straniere. Secondo la tradizione orale, il tesoro non è mai stato trovato perché custodito da un enigma: chi entra con cuore impuro o con intenzioni egoistiche non riuscirà mai a trovarlo. Questa leggenda contribuisce a dare al Duomo un’aura di mistero e sacralità, trasformandolo in un luogo in cui storia, fede e immaginazione si incontrano.
L'Adeguamento Liturgico Contemporaneo: Concorsi e Progetti
Malgrado i tentativi compiuti dopo il Concilio, sinora non si è trovata una sistemazione capace di contemperare le attuali necessità liturgiche col portato storico della Cattedrale. L'urgenza di un ripensamento della situazione interna si sente tanto più oggi, quando la coscienza della riforma liturgica è maturata col tempo e tra l'altro va crescendo, accanto alle tradizionali attività economiche della zona (agricoltura e pastorizia), l'importanza dei flussi turistici attivati sia dalla felice situazione del sito, sulle pendici collinari e in prossimità dei sistemi di trasporto che collegano Roma a Napoli, sia dall'interesse per le emergenze archeologiche e architettoniche, a partire appunto dalla Cattedrale.
La Cattedrale di Sessa Aurunca è stata accettata nella prima edizione, risalente al 2018, dei concorsi nazionali per gli adeguamenti liturgici delle Cattedrali. Quindi è stato compilato il Documento Preliminare alla Progettazione (DPP) grazie al lavoro congiunto degli Uffici diocesani Liturgico, dei Beni Culturali ed Edilizia di Culto, delle Comunicazioni Sociali, con la partecipazione del Progetto Policoro e di altri collaboratori della Curia. La scadenza per far pervenire le proposte è stata fissata per il 20 settembre dello stesso anno e, tra i venti gruppi candidatisi, diciannove sono stati ritenuti idonei alla partecipazione. Di questi, quindici hanno fatto pervenire per tempo la prima tavola di progetto. Gli ulteriori elaborati di questi finalisti sono stati discussi nei giorni 29 e 30 aprile 2022 dalla Giuria della seconda fase del Concorso, presieduta al Vescovo.
Le motivazioni del progetto vincitore sono state: l’idea progettuale proposta dal gruppo riconsegna con particolare significato teologico ed artistico la centralità dell’Altare e la rilevanza della Cattedra nell’impianto liturgico della Cattedrale con specifico riguardo al senso religioso e culturale della Chiesa locale di Sessa Aurunca. L’intuizione del progetto è nell’aver coniugato la dinamica sacramentale della Parola e dell’evento eucaristico nell’elemento di trasfigurazione attraverso il Mistero Pasquale. Il progetto del gruppo coordinato dall'architetto Andrea Vaccari ha preso le mosse dalla figura eminente dell'Ambone storico.
- L'altare è ubicato al centro del presbiterio e sullo sfondo del catino absidale.
- La Cattedra, in ceramica bianca, è composta da due rettangoli dalle proporzioni - nonché dalle cromie - auree.
- Una simile frattura-fenditura attraversa anche lo schienale della Cattedra, distinta da identiche cromie che a loro volta richiamano alcune di quelle più evidenti nelle tessere dei plutei dell'Ambone.
- La forma dello schienale, culminante a semicerchio, è intesa a collegarsi agli archi che scandiscono le campate della navata.
- A darvi maggiore rilevanza, la Cattedra è posta su una pedana anch'essa in onice, dalla quale si distacca grazie al fatto che la sua base è di dimensioni minori, tal che alla vista si presenta come sollevata rispetto al piano di appoggio.
- Ai suoi lati, due sedute per i ministranti sono bassi parallelepipedi in onice.
- La Via Crucis è disposta lungo la parete di destra, alle spalle dell'Ambone.
Il progetto del gruppo coordinato dall'architetto Giorgia Colombo ricorre al travertino come materiale prevalente per Altare e Cattedra, in questo raccordandosi a parti della Cattedrale composte con lo stesso materiale. In particolare l'altare è proposto con una mensa in travertino retta da colonne angolari in marmo di Carrara, poste su una base di identico materiale. Un altro progetto, quello del gruppo coordinato da Giuseppe Cosentino, propone l’Altare composto da un basamento in marmo rosso su cui è posto un blocco squadrato di onice. Infine, il progetto del gruppo coordinato da Francesco Polci propone l'uso del marmo di Botticino per comporre un altare cubico di 90 cm di lato sulla cui facciata posteriore risalta la nicchia in ottone per le reliquie.
Il Duomo di Sessa Aurunca non è solo un monumento: è un racconto di pietra, un archivio di simboli, leggende e arte che attraversa secoli. Dai leoni del portale ai misteri della cripta, dai pavimenti cosmateschi ai segni enigmatici sulle mura, ogni dettaglio invita a fermarsi, osservare e riflettere. Visitare questa cattedrale significa fare un viaggio nel tempo, ascoltare le voci dei pellegrini, dei vescovi e degli artigiani che hanno lasciato qui la loro impronta. La Cattedrale di Sessa Aurunca, per le sue numerose particolarità, è un luogo tutto da scoprire che merita senz’altro una visita.