Cattedrali delle Ossa e il Clan Tzimisce: Tra Leggenda e Orrore

L'Antico Fascino delle Chiese dei Morti

C'è chi li chiama ossari, chi cripte, chi catacombe; io preferisco, molto più eloquentemente, chiese dei morti, edifici che da secoli affascinano e, al tempo stesso, terrorizzano i fedeli e i visitatori di ogni tempo. Massima espressione occidentale del culto e della celebrazione dei morti, queste chiese sono riccamente e terribilmente decorate con le ossa dei defunti. Entrando in una di esse non si può non percepire con forza, quasi con violenza, il timore del passaggio all’aldilà, che tanto incuriosisce e spaventa l’umanità da tutta la sua esistenza. Qualsiasi sia la sua celebrazione, la morte resta sempre uno degli aspetti più indagati da parte dell’umanità.

I Tzimisce: Architetti dell'Orrore e Signori della Carne

I Tzimisce sono un clan malvagio, al limite dell'incomprensibile e ben oltre le possibilità di essere giocati. Non che gli altri vampiri possano vantare un albero genealogico di filantropi e attivisti per il bene comune, ma sembra che le altre linee di sangue abbiano saputo conservare, per quanto in forma misera, qualcosa che stemperi la crudeltà della stirpe di Caino. Questa purezza della loro malvagità li rende un assoluto, li rende unici. Si dice che la verità non abbia nessuna forma né alcun simbolo, e che ogni occhio osservi quanto lo circonda in modo diverso, ogni lingua comunichi attraverso schemi irripetibili. Non vi è nulla, nulla in questo mondo che resti immutato per sempre. Tutto quello che si può apprendere e comprendere da questi scritti non è che un frammento di quella verità che si raccoglie a proprio rischio e pericolo, come un frutto in grado di nutrire o avvelenare.

Ritratto di un vampiro Tzimisce nell'atto di utilizzare la Vicissitudine

Le Origini Profonde: L'Antidiluviano e la Ricerca della Trascendenza

Tutto ebbe inizio con il Più Antico, il cui nome è perduto e le cui sembianze sono ormai prive di importanza. Si dice che il nostro progenitore, uomo, donna, mago o veggente, fosse in grado di interpretare i mutevoli intrecci del fato, finendo a sua volta per essere notato dal primo infante dello stesso Padre Oscuro: Ynosh il Legislatore. Consumato dalla vorace Bestia che ululava nel suo cuore, egli tentò di liberarsi del proprio fardello concentrando quella coscienza famelica in dei semi proteiformi di carne e sangue che potesse piantare in una vena mortale. Nonostante la sua notorietà come veggente tra i mortali, Ynosh era convinto che il suo dono avrebbe finito per divorare il Più Antico dall’interno in pochi rapidi istanti, ma con suo sommo orrore l’infante non si limitò a sopravvivere all’ordalia ma dimostrò piuttosto un controllo sulla bestia persino maggiore di quello esercitato dal proprio stesso sire. Accolto tra le schiere degli Antidiluviani, il Più Antico non si mescolò mai con il resto dei propri fratelli, ai suoi occhi tanto intrappolati nell’apatia delle loro statiche esistenze da non poter fornire alcuna ispirazione per il proprio sviluppo.

Conscio di tale terrificante verità, cercò l’isolamento sperimentando numerosi cambiamenti attraverso le doti del proprio sangue o i segreti della magia nella speranza di trovare una via di fuga dal famelico desiderio che cresceva dentro di lui. Alcuni amano attribuire all’opera del nostro fondatore la bellezza ultraterrena scolpita nel corpo di Arikel, progenitrice del Clan Toreador o l’orribile sfigurazione del corpo di Absimiliard e dei suoi infanti Nosferatu. In linea generale, il Più Antico non trovò mai alcun conforto per la propria condizione dalla compagnia dei propri fratelli; troppo impegnati a radunare intorno a sé le greggi dei mortali, perpetrare inganni a danno dei propri simili ed inseguire effimere ambizioni per comprendere la sua profonda necessità di trascendere dai limiti imposti dalla sua natura di non-morto.

Fu così che il Più Antico abbandonò la città di Enoch per attraversare terre a cui i mortali non avevano ancora dato un nome, seguendo le percezioni che solo il suo atrofizzato istinto oracolare era in grado di suggerirgli. Lungo la strada diede alla luce numerosi infanti, non per solitudine quanto piuttosto per sperimentare nuove forme di adattamento, scoprendo, nel trasmettere la propria maledizione al sanguinario guerriero Kartarirya, di poter condividere gran parte delle percezioni di coloro che beneficiavano del potere della sua vitae. Nella mezzaluna fertile, abbracciando il capotribù Gallod apprese di essere in grado di divorare i propri stessi infanti dall’interno, scegliendo da quel momento di proseguire il proprio viaggio accompagnato da un gregge di mortali. Nell’antica Africa rivoltò gli occhi del sapiente Demdemeh affinché osservasse i suoi organi interni prima che il mortale, per nulla impressionato, gli rivelasse che “qualsiasi uomo saggio è in grado di guardare dentro di sé”, un attimo prima di venire trasformato nel capostipite del ramo africano del nostro Clan.

Raggiungendo le pendici boscose dei Carpazi fece di Yorak, che in seguito sarebbe divenuto il signore della famigerata Cattedrale di Carne, il proprio infante e scelse Byelobog il più selvaggio mortale che avesse mai incontrato, abbracciandolo per il semplice gusto di scoprire l’effetto che il suo sangue avrebbe avuto sul cosiddetto “Dio bianco”. Mentre la nostra stirpe si moltiplicava anche la conoscenza del Più Antico cresceva, spiando dai nostri occhi e dalle nostre orecchie un sempre maggior numero di prospettive, mentre annegava nel sangue di un sempre maggior numero di mortali il segreto della morte di Gallod, il vincolo attraverso il quale il progenitore avrebbe potuto decretare la nostra fine.

Il Patto Infernale con Kupala e l'Ancoraggio alla Terra

Quando le sue percezioni lo condussero a stabilirsi ai piedi dei Carpazi, i Lupini del luogo, ancora potenti nelle terre selvagge, concentrarono ogni sforzo possibile per eliminare la nostra stirpe dal loro territorio, costringendo buona parte di noi a ripercorrere i passi dell’Antidiluviano nella speranza di rifugiarsi ai piedi di Caino. La ferocia con la quale le bestie mutaforma difendevano quella terra non riuscì in alcun modo a scoraggiare la volontà del Più Antico di restarvi, finendo piuttosto per rafforzare l’ipotesi di un segreto custodito in quelle montagne che i Lupini avrebbero celato anche a costo della propria vita.

Nei suoi sogni diurni, qualcosa sussurrava alla mente del più antico conducendola nelle profondità delle montagne, dove in tempi antichi i Lupini avevano imprigionato la grande bestia, il potente spirito della terra che rispondeva al nome di Kupala. In cambio della sua liberazione, lo spirito promise all’Antidiluviano di aiutarlo a combattere il loro comune nemico offrendogli i segreti di una nuova magia della terra. Accettando tale patto, il Più Antico ed i suoi infanti si addentrarono nelle profondità delle montagne sfidando l’ira dei campioni delle tribù di Lupini finché lo spirito non fu liberato ed il suo nero sangue tornò a contaminare una terra che non sarebbe mai più stato in grado di abbandonare. Le tribù di mutaforma non poterono dimenticare né riparare in alcun modo all’inevitabile corruzione dei territori che avevano giurato di proteggere e mentre l’influenza di Kupala si estendeva come un’ombra mortale attraverso montagne e foreste, la magia dello spirito legò indissolubilmente il sangue del Più Antico e della sua intera stirpe a quei luoghi ancestrali.

Lo stesso patto con Kupala portò i guerrieri Salubri guidati da Samiel ed impegnati nella persecuzione dei mitici Baali a dichiarare guerra contro l’Antidiluviano Tzimisce considerando empio ed infernale il suo traffico occulto con lo spirito della terra.

La Nascita della "Cattedrale di Carne" di Yorak

Ma il seme della Bestia restava ancora ben celato in ognuno dei figli della sua stirpe e così il Più Antico poté nascere in una nuova forma crescendo come una massa inumana all’interno delle viscere del suo infante conosciuto come “il Dragone” sino a staccarsi dal suo corpo. Egli si prodigò nel tenere celata la nuova forma del progenitore prima di consegnarla alle cure di suo fratello Yorak, allontanandosi poi aldilà del mare nella speranza di sfuggire persino al ricordo di quell’orrore del quale era stato diretto testimone.

Con l’apparente scomparsa del Più Antico, Yorak, essendo il più anziano tra gli Tzimisce dei Carpazi, aveva nel frattempo assunto la carica di voivoda ritirandosi nelle buie profondità delle grotte dove i sussurri di Kupala erano ancora udibili, preoccupandosi di radunare un sempre maggior numero di cavie catturate tra le tribù slave e celtiche per proseguire i propri esperimenti alla ricerca della strada per la trascendenza tanto a lungo cercata dal proprio creatore, l’Azhi Dahaka. Fu in quelle profondità che nel corso dei secoli l’anziano costruì la propria “Cattedrale di Carne”, un colossale monumento al dolore e alla sofferenza che potesse trasformarsi nel nuovo cuore del nascente culto dei Metamorfisti.

Schizzo di una cattedrale di carne Tzimisce, con ossa e tessuti organici

Vampire The Masquerade Lore: Chi sono il vecchio clan Tzimisce? (Dracul e Koldun)

La Disciplina della Vicissitudine: Manipolazione di Carne e Ossa

Sinteticamente, la Vicissitudine è il potere soprannaturale esclusivo di questa linea di sangue che permette ai Demoni di manipolare i corpi - propri ed altrui - come se fossero duttile argilla. In molti potranno far notare che fare elaborati fiocchi e nodi da marinaio sulle braccia e le orecchie di un passante, o anche di un avversario, non possa gareggiare minimamente con i pugni sferrati da un Cainita con un ragguardevole punteggio di Potenza. Però vi dà l’opportunità di fare del vostro vampiro un personaggio irripetibile, con un innovativo e sempre agguerrito arsenale corporeo (nocche rinforzate, gabbia toracica saldata, spuntoni ossei sui talloni per scalare una parete…). Avete una varietà di volti da far invidia a 007 (il cyborg dei Super Magnifici, non l’agente segreto) e vi permette di dare libero sfogo al lato meno piacevole della vostra creatività. Questa disciplina, che viene studiata da mortali che si occupano di medicina, scienza o teologia, rappresenta l'apice della Creazione, benché per molti altri causi ribrezzo.

La Maledizione del Clan Tzimisce: Il Vincolo della Terra Natia

Il limite degli Tzimisce è l’obbligo di riposare sotto un paio di manciate di terra del suo luogo d’origine (o un posto significativo per il personaggio), rimanendo circondati da almeno due manciate piene del suolo natio. Un vampiro che dorme nella terra prelevata dal luogo dove l’hanno sepolto vivo durante il suo rito di ingresso nel Sabbat, o una femme fatale che costringe il suo smidollato lacchè a seguirla a distanza con una bara piena della terra del microscopico paesino di provincia dov’è nata, sono esempi di questa maledizione. Se privati del loro terreno natio, gli Tzimisce subiscono una progressiva diminuzione della loro riserva di dadi per tutti i tiri ogni 24 ore, fino ad arrivare ad un solo dado.

La Storia Turbolenta: Dalle Guerre Anziane alla Jyhad

Mentre il corpo del nostro progenitore continuava a crescere nelle profondità dei Carpazi sotto l’attenta sorveglianza di Yorak, Voivoda dei Voivoda, Ventrue, Toreador e Malkavian erano intenti ad allevare un diverso tipo di vorace mostruosità, la famelica Roma, che dissetarono col sangue versato tra le ceneri di Cartagine. Dopo aver restituito alle tenebre la nuova forma del Più Antico, il Dragone attraversò il profondo mare salato nella speranza di indebolire la forza del richiamo che lo legava indissolubilmente al padre di tutti i Demoni. Tornando nell’isola di Cipro, trovò conforto nella passione e perfezione del Matusalemme Toreador Beshter, ribattezzatosi Michele in seguito alla sua conversione al credo cristiano. Nonostante la crescente rivalità tra lo Tzimisce ed il Sangue Blu, insieme Michele, Antonius ed il Dragone raggiunsero la città di Costantino con un chiaro obbiettivo; mettere le basi di un regno di perfezione, un vero paradiso sulla terra. Mentre il Dragone vincolava col proprio sangue l’intero ordine monastico degli Obertus, pronto a ricercare la propria “divinità interiore” attraverso un doloroso percorso di penitenza, nei nostri domini ancestrali Yorak ed i suoi figli allevavano intere famiglie di ghoul nella cosiddetta “Zadruga” o “famiglia riunita” dando vita ad una nuova razza di mezzi-dannati o Revenant.

Tutto iniziò con la slava Shaagra che nei suoi giorni mortali regnava come una dea ed una mistica sulla tribù dei Vroi, intrattenendo rapporti con potenti spiriti al punto da attirare le attenzioni dello stesso Yorak. Il Voivoda dei Voivoda decretò l’abbraccio della donna, rifiutandosi tuttavia di trasmetterle personalmente l’immortalità. Mentre Byelobog rimaneva indifferente, tanto Lambach Ruthven quanto Triglav il Tricefalo chiesero di poter trasformare Shaagra nella propria infante. Yorak premiò Triglav rendendolo il capo in seconda tra i Demoni dei Carpazi acconsentendo affinché la sciamana entrasse a far parte della sua progenie. Lambach non avrebbe mai dimenticato quell’affronto le cui ripercussioni avrebbero nel tempo finito per scuotere le stesse radici del nostro Clan.

A Costantinopoli il matusalemme Michele cercò di porre riparo alla frattura tra Antonius ed il Dragone facendogli dono di due giovani fratelli mortali affinché potessero crescerli secondo i propri insegnamenti ed abbracciarli nel giorno del loro ventunesimo compleanno. Nonostante i terribili avvertimenti e presagi avanzati dagli Tzimisce della Landa Antica, il Dragone abbracciò Iesu, il maggiore dei due fratelli, osservando con orrore le ossa del suo nuovo infante contorcersi in forme impossibili gettandolo nel Torpore senza che il suo sire comprendesse la causa dell’evento.

Con l’inizio dei Secoli Bui, una nuova minaccia si palesò per sfidare la forza del nostro Clan alle porte della sua stessa casa: l’ordine di maghi conosciuti come Tremere usurparono i segreti del vampirismo strappandolo direttamente dal sangue di alcuni prigionieri Tzimisce, acquisendo la forza di un Clan dopo la diablerie dello stesso Antidiluviano Saulot. Nonostante i nostri sforzi, gli odiati usurpatori si unirono in un’alleanza con i Ventrue causando la frattura della Transilvania in sette diversi domini. Con l’aiuto della Sangue Blu Nova Arpad gli Stregoni riuscirono a metterci fuori gioco anche politicamente, assaltando i nostri castelli con orde di Gargoyle mentre i nostri anziani rispondevano con la creazione di nuovi mostruosi ghoul Szlachta. Anche la stirpe del Dragone di Costantinopoli si era apertamente opposta al patto di Kupala e all’utilizzo della nuova stregoneria Koldun all’interno del Clan, così quando, dopo aver ignorato gli avvertimenti avanzati dagli Tzimisce balcanici, l’abbraccio di Iesu generò nell’infante quelle orribili deformazioni, il Dragone accusò gli stregoni transilvani dell’accaduto. Nella sua ira egli stesso raggiunse il rifugio di Triglav e strappò dal suo collo le tre teste dalle quali prendeva il nome, distruggendolo. Il Clan Tremere si dichiarò rinnegato, proveniente da una fonte sconosciuta, e offrì il proprio aiuto ai Tytalus per distruggere gli Tzimisce, passandosi informazioni e cercando di impedire che altri maghi mettessero piede nei Carpazi, dove ciascuno operava nel suo territorio.

Apprendendo dallo stesso Lambach il luogo di riposo del Più Antico, Lugoj guidò gli anarchici verso il monastero di Sernog. Lambach tuttavia racconta una storia assai diversa e ben più inquietante, nella quale dopo aver consumato l’Amaranthus sul nostro progenitore, Lugoj incontrò gli occhi di Ruthven nei quali quest’ultimo riconobbe la volontà del Più Antico.

La Convenzione di Thorns fu l’ultimo crudele tentativo di isolare definitivamente il nostro Clan dalla nuova Società dei Fratelli, e la creazione della Spada di Caino fu la nostra tagliente risposta. Non si può negare che una manciata di anziani preferirono mantenere le distanze dalla nascente Setta, probabilmente a causa della sua natura radicale, preferendo isolarsi nei propri ancestrali domini mentre il resto della nostra razza si adoperava per rimodernare la vecchia Guerra dei Principi in una moderna Jyhad. Il Sabbat, dopotutto, era nato da un manipolo di giovani anarchici ansiosi di affondare le proprie zanne nel collo degli anziani e dovette passare un po’ di tempo prima che qualche vecchio Demone come Vladimir Rustovich accettasse di aderire alla Setta conferendole rispettabilità agli occhi del Clan. Nei secoli che seguirono i Lasombra fecero del loro meglio per tenere unita l’orda di fanatici, ribelli e mistici che ingrossava le file del Sabbat, gettando le basi delle sue gerarchie interne. I Tzimisce sono il secondo gruppo per potere e numero nel Sabbat, ma per certi aspetti occupano il primo posto in entrambe le categorie, esercitando un ruolo di leadership molto difficile da mantenere, ma essere ben visti dagli altri membri del Clan aiuta.

Insospettabilmente, il nobile si rivelò del tutto immune al potere del vincolo, sviluppando nel contempo una pericolosa dipendenza per la vitae Cainita con la quale aveva già iniziato ad allungare la propria esistenza. Dopo aver catturato una spia infiltrata da Ruthven all’interno della sua corte, Tepes iniziò a catturare un crescente numero di Tzimisce, impalandoli e consumandone il sangue prima di distruggerli. Quando il Clan iniziò ad appoggiare i suoi rivali politici, l’ambizioso ghoul li attirò con false notizie in una trappola segnalando la loro posizione ai Conciliatori della giovane Camarilla, prima di lanciarsi con le proprie truppe all’assalto dei sopravvissuti di entrambe le fazioni. Lambach Ruthven ed il suo sire Tabak ebbero il discutibile privilegio di soggiornare nel castello di Dracula in persona, dove il ghoul decise infine di avanzare una proposta verso il più giovane dei due Demoni. Lambach avrebbe concesso l’abbraccio a Tepes sotto l’attenta supervisione dei suoi uomini ed in cambio avrebbe avuto la possibilità di andarsene con la promessa di non interferire mai più con gli affari dell’impalatore. Sappiamo tutti come andò a finire; Lambach abbracciò Tepes che rispettando la propria parola liberò l’anziano demone accontentandosi di diablerizzare Tabak.

Col tempo il Clan accettò di smettere di considerare la liberazione della Transilvania come l’unico scopo perseguito all’interno del Sabbat, dato che era proprio in quei domini che noi Demoni avevamo sviluppato la pericolosa abitudine di comportarci come padroni indiscussi di tutto ciò che ci circondava. Mentre gli Tzimisce più anziani lottavano ancora con l’idea di separarsi dai propri terreni ancestrali, come Pripet tra i picchi gelidi dei Carpazi e la Bulgaria, per assecondare la complessa evoluzione della Jyhad, i più giovani seguirono il resto della Setta verso la conquista del Nuovo Mondo. La seconda guerra mondiale offrì un’irripetibile opportunità per molti Tzimisce di guadagnare un nuovo accesso alle nostre terre ancestrali, seguendo prima l’avanzata tedesca e poi il contrattacco sovietico.

Ancora oggi i cosiddetti “Figli del Dragone” condannano la corruzione della stregoneria Koldun, il “Vecchio Clan” ripudia l’uso della Vicissitudine, considerata come uno strumento per facilitare l’influenza del Più Antico su ognuno di noi, mentre i Metamorfisti raffinano quella stessa arte nella speranza di spingere l’intera stirpe dei Cainiti verso il nuovo passo della propria evoluzione. A seguito del Richiamo i nostri anziani hanno abbandonato le proprie posizioni all’interno della Spada di Caino, lasciando che la setta collassasse sulle spinte congiunte della Camarilla quanto della Nuova Inquisizione. Chiusi nei propri nuovi reami, questi Tzimisce recuperano lo spirito isolazionista dei loro antichi padri, dedicandosi alla sperimentazione sfidando gli stessi limiti imposti dalla condizione del vampirismo. Il futuro del Clan appare incerto, impegnato in uno sforzo senza fine per adattarsi alle costanti sorprese delle Ultime Notti. Ma in profondità ognuno di noi percepisce ancora l’eco di antiche storie che non siamo certi di aver mai ascoltato, sussurri sul ritorno del Più Antico, ricordi dei vaneggiamenti di Lambach su ciò che stava crescendo sotto le fogne di Manhattan e l’assordante silenzio lasciato dalla scomparsa dei nostri anziani. Le spire del drago si stringono e qualcosa formicola sotto la nostra pelle. Sono molto gelosi dei loro domini o rifugi, spesso lussuose ville, lontano dallo sguardo dei mortali, e la loro natura è antica, a prescindere dall'epoca dell'Abbraccio. Gli Tzimisce apprezzano molto la cultura e il galateo, e sono considerati tra i Cainiti più colti e sapienti, avendo avuto successo nello studio sia del magico che dello scientifico. Il cammino "Della Morte e Dell'Anima" e quello di "Caino" sono tra i Sentieri che seguono, anche se una specifica non è mai prefissata ed è molto difficile.

L'Essenza della Malvagità Tzimisce

È come se parte del proprio corredo cromosomico venisse riscritto per adeguarsi alle tare genetiche di una famiglia di alienati con il pallino per il dolore, proprio ed altrui. La seconda motivazione è che tipicamente uno Tzimisce si rivolgerà solo ad un maniaco della violenza per concedergli l’Abbraccio. La vecchia che si fa veloce il segno della croce quando gli domandate la strada per il castello del conte Orlok. I mandriani che sputano dietro le spalle quando trovano un cadavere dissanguato. Ecco, ci siamo capiti. Questa è la patria degli Tzimisce. Non sono pochi i giocatori che amano interpretare un personaggio cattivo. Alcuni lo fanno per esprimere in un contesto sicuro e senza conseguenze la gran quantità di rabbia inespressa nella vita quotidiana; altri lo fanno per esplorare il proprio negativo, il cosiddetto lato oscuro. Altri lo fanno per emulazione di modelli malvagi visti in qualche serie TV o magari letti in qualche romanzo.

Pronuncia e Nomenclatura del Clan

Giunse in aiuto del bel paese l’edizione italiana di Vampiri la Masquerade che chiarì una volta e per sempre la pronuncia “Tzimiske”. Qualunque sia la fazione che si sceglie in questa sanguinosa guerra segreta, per mera semplicità e abitudine, si procede nell'analisi utilizzando la pronuncia presentata nel manuale italiano di “Tzimiske”.

I Cappadoci: Il "Clan della Morte" e i Loro Rifugi

Conosciuti per millenni fra i Cainiti come "il Clan della Morte", i Cappadocii vengono evitati persino dagli altri vampiri a causa dei loro morbosi interessi. Lo stesso Cappadocius fu in vita un sacerdote iconoclasta, e per lungo tempo, dopo l'Abbraccio, continuò la sua ricerca dei segreti della vita, della morte e di ciò che viene dopo. La sua progenie ha continuato la ricerca, ed è grazie a loro se i Cainiti hanno imparato tante cose sulla propria condizione. I membri del Clan della Morte spesso scelgono tombe od ossari, oppure le catacombe al di sotto dei monasteri e cattedrali, dove una persona in saio in più non è suscettibile di attirare attenzione non desiderata. I Cappadocii amano inoltre circondarsi di oggetti che ricordino la mortalità, per lo più sotto forma di macabre opere d'arte.

Mappa delle antiche catacombe sotterranee utilizzate come rifugio

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