Il Sacerdozio nelle Catechesi e Riflessioni di Papa Benedetto XVI

Nella Chiesa Cattolica, il giorno dedicato alla solennità del Sacro Cuore di Gesù è anche occasione per celebrare la giornata per la santificazione dei sacerdoti. Questo contesto ha spesso offerto a Papa Benedetto XVI l'opportunità di approfondire la natura e il significato del sacerdozio, sia nelle sue catechesi del mercoledì che in altre importanti riflessioni e omelie.

Benedetto XVI durante una catechesi sul sacerdozio, Piazza San Pietro

La Natura Sacramantale del Sacerdozio: non Ufficio, ma Dono di Dio

Benedetto XVI ha costantemente sottolineato come il sacerdozio non sia riducibile a una semplice funzione o a un incarico. Egli ricordava che "Il sacerdote non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni". Al contrario, il sacerdote "fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita."

Inoltre, sulla offerte del pane e del vino, il sacerdote "pronuncia le parole di ringraziamento di Cristo che sono parole di transustanziazione - parole che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e suo Sangue, e trasformano così gli elementi del mondo: parole che spalancano il mondo a Dio e lo congiungono a Lui." Per questo, il Papa emerito affermava che "Il sacerdozio è quindi non semplicemente ufficio, ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore."

Il Sacerdote: Collaboratore di Dio e Pastore Attento

Benedetto XVI spiegava che "Dio vuole che noi come sacerdoti, in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini." I sacerdoti sono chiamati a essere "persone che, in comunione con la sua premura per gli uomini, ci prendiamo cura di loro, rendiamo a loro sperimentabile nel concreto questa premura di Dio."

Un aspetto fondamentale del ministero sacerdotale, secondo Ratzinger, è la profonda relazione con i fedeli. Riguardo all’ambito a lui affidato, il sacerdote, insieme col Signore, dovrebbe poter dire: "Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me." Il termine "conoscere", nel significato della Sacra Scrittura, "non è mai soltanto un sapere esteriore così come si conosce il numero telefonico di una persona. Conoscere significa essere interiormente vicino all’altro. Volergli bene."

Sacerdote che celebra l'Eucaristia, simbolo dell'agire in persona Christi

Il Dono di Agire "In Persona Christi" e la Fede del Sacerdote

Il ministero sacerdotale è un dono profondo ed entusiasmante, che solo il Signore stesso può conferire: "il dono di riferire le sue parole non solo come parole del passato, ma di parlare con il suo io qui e ora, di agire in persona Christi; di rappresentare la persona di Cristo, com’è detto nella liturgia."

Benedetto XVI ha riflettuto anche sulle situazioni estreme, come quelle vissute dai sacerdoti perseguitati oltre la cortina di ferro, dove la loro presenza era stata eliminata. In tali contesti, le comunità mettevano sull’altare o sulla tomba la stola e recitavano le preghiere della liturgia eucaristica. Al momento corrispondente alla transustanziazione, scendeva un profondo silenzio, a volte interrotto dal pianto.

Rivolgendosi ai sacerdoti che potrebbero avere dubbi sul proprio ministero, il Papa emerito li invitava a riflettere su questo: "Davanti a questa umiltà della fede, come appare angusta la soluzione di alcuni teologi secondo i quali, in caso di necessità, chiunque potrebbe pronunciare le parole della consacrazione." Egli ammoniva: "Nessun uomo può avere l’audacia di usare a suo piacimento l’io di Cristo come fosse l’io suo proprio senza bestemmiarlo." E sottolineava: "Eppure di queste parole abbiamo bisogno come del pane quotidiano. E dove esse non vengono più pronunciate, il pane quotidiano diviene insipido e le conquiste sociali vuote."

È fondamentale che "colui che può pronunciare con la sua bocca l’io di Gesù Cristo, innanzitutto perciò deve crederci. Il sacerdote deve essere in primo luogo un credente. È questo il cuore di tutto il suo agire, e se questo manca, più niente è vero." Questa efficacia delle parole di Cristo permane "anche quando un sacerdote le contraddice con la sua vita, proprio perché dipendono dall’io di Gesù Cristo e non da quello dell’uomo. Non è l’uomo a rimettere i peccati, ma Lui. Non è reso presente il corpo di questo o di quello, ma il Suo."

Il 65° Anniversario di Ordinazione: Omaggio e Testimonianza di una Vita Sacerdotale

Il 29 giugno 2016, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, si è svolta la Commemorazione del 65° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del Papa emerito Benedetto XVI, alla sua presenza. Quest'evento ha visto discorsi significativi da parte di Papa Francesco e dei Cardinali Gerhard Ludwig Müller e Angelo Sodano, seguiti dalle parole di ringraziamento dello stesso Benedetto XVI.

L'Omaggio di Papa Francesco: L'Amore come Fondamento

Papa Francesco ha festeggiato la "storia di una chiamata iniziata sessantacinque anni fa con la Sua Ordinazione sacerdotale, avvenuta nella Cattedrale di Freising il 29 giugno 1951." Egli ha evidenziato come la nota di fondo che percorre questa lunga storia sia la domanda di Gesù a Simone: "Mi ami?". Benedetto XVI, nelle sue pagine sul sacerdozio, sottolinea che "solo se c’è l’amore per il Signore Lui può pascere attraverso di noi".

Francesco ha riconosciuto che questa "ricerca dell’amato" ha dominato l'intera vita di Benedetto XVI, spesa nel servizio sacerdotale e nella teologia. Ha lodato la sua testimonianza costante: "la cosa decisiva nelle nostre giornate - di sole o di pioggia -, quella solo con la quale viene anche tutto il resto, è che il Signore sia veramente presente, che lo desideriamo, che interiormente siamo vicini a Lui, che Lo amiamo, che davvero crediamo profondamente in Lui e credendo Lo amiamo veramente." Papa Francesco ha anche notato che Benedetto XVI continua a servire la Chiesa dal Monastero Mater Ecclesiae, un luogo di "tranquillità, pace, forza, fiducia, maturità, fede, dedizione e fedeltà" che è di grande beneficio per lui e per tutta la Chiesa.

Papa Francesco a Benedetto XVI: da lei tanta forza a me e a tutta la Chiesa

L'Omaggio del Cardinale Gerhard Müller: Insegnare e Imparare l'Amore di Dio

Il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, curatore dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger, ha ricordato come Benedetto XVI abbia richiamato la "gioia" del Vangelo, che proviene dall'abbandonarsi fiducioso al disegno di Dio. Müller ha presentato un libro intitolato "Die Liebe Gottes Lehren und Lernen - Insegnare e imparare l’Amore di Dio", sottolineando che "siamo chiamati ad insegnare ciò che a nostra volta abbiamo appreso dall’Amore di Dio." Ha collegato l'ordinazione di Benedetto XVI nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo alla sua missione: "annunciare la Parola di Dio (Paolo) e confermare i fratelli nella Fede (Pietro)."

L'Omaggio del Cardinale Angelo Sodano: Luce e Amore di Dio

Il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha offerto l'omaggio dei Confratelli Cardinali. Ha ricordato l'ordinazione presbiterale di Ratzinger nel 1951, nel Duomo di Freising, definendola "un’iniziazione nella comunità degli amici di Gesù, che sono chiamati a stare con Lui e ad annunciare il suo messaggio." Il sacerdote è chiamato a diffondere "la Luce di Dio e l’Amore di Dio" (in tedesco, "Gottes Licht und Gottes Liebe") con la stessa "Gesinnung Jesu Christi", ovvero lo stesso sentire di Gesù Cristo. Questo "sentire" di Cristo implica un grande amore verso i lontani, i poveri, i malati, i vecchi e i bambini, anticipando il Magistero di Papa Francesco.

"Eucharistomen": Il Ringraziamento che Trasforma la Vita

Nelle sue parole di ringraziamento, Benedetto XVI ha ricordato che, 65 anni prima, un suo fratello di ordinazione aveva scritto sulla propria immaginetta ricordo la sola parola greca: “Eucharistomen”. Questa parola racchiude tutto ciò che si può dire in un momento così significativo. "Eucharistomen" è un grazie umano, rivolto a tutti, in particolare a Papa Francesco per la sua bontà.

Ma "Eucharistomen" rimanda anche a una realtà più profonda, quella del ringraziamento presente nella Liturgia, nelle parole "gratias agens benedixit fregit deditque." Cristo ha trasformato "in ringraziamento, e così in benedizione, la croce, la sofferenza, tutto il male del mondo." In questo modo, ha "fondamentalmente transustanziato la vita e il mondo e ci ha dato e ci dà ogni giorno il Pane della vera vita, che supera il mondo grazie alla forza del Suo amore." Concludendo, Benedetto XVI ha espresso il desiderio di inserirsi in questo "grazie" del Signore per ricevere la novità della vita e aiutare la "transustanziazione" del mondo, affinché sia "un mondo non di morte, ma di vita; un mondo nel quale l’amore ha vinto la morte."

Le Catechesi di Benedetto XVI: Formazione e Santità

Le catechesi tenute ogni mercoledì da Papa Benedetto XVI ai fedeli in Piazza San Pietro o nell'Aula Paolo VI hanno rappresentato un importante momento di formazione. Queste catechesi univano "il rigore scientifico e la precisione terminologica al linguaggio accessibile e facilmente comprensibile da tutti." Attraverso di esse, Benedetto XVI ha fatto conoscere "la ricca e variegata storia della Chiesa," presentando figure come gli Apostoli, i Padri e i Dottori della Chiesa, e anche donne che hanno "plasmato e reso attraente e bello il volto della Chiesa."

Partendo dall'affermazione che "La Parola di Dio indica all'uomo i sentieri della vita e gli rivela i segreti della santità," è nata una collana di pensieri spirituali tratti dalle omelie, dagli Angelus e dalle catechesi del mercoledì del Santo Padre. Questi testi sono stati pubblicati anche nel libro "Insegnare e imparare l'amore di Dio", una raccolta di omelie tenute da Joseph Ratzinger sul sacerdozio.

Benedetto XVI ha sempre ritenuto "urgente che sorga una nuova generazione di Apostoli radicati nella Parola di Cristo, capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo e pronti a diffondere dappertutto il Vangelo." Questa visione include una formazione specifica per i sacerdoti, configurandoli a Cristo, "unico Sommo Sacerdote e Buon Pastore." Ogni sacerdote deve essere testimone e apostolo di Cristo e del Cuore materno di Maria, fin dagli anni della preparazione in seminario.

Il Servizio Continuo del Papa Emerito

Come promesso il 24 febbraio 2013, Benedetto XVI, dopo aver rinunciato al ministero petrino, ha continuato a servire la Chiesa. Egli aveva dichiarato: "Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancor più alla preghiera ed alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo, è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo finora, ma in modo più adatto alla mia età ed alle mie forze." Attraverso la preghiera e l'affetto, egli rimane una presenza costante e fonte di forza per la Chiesa.

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