“Sentiamo Santa Rita sorella, la sentiamo presente nelle nostre case, vive con noi. Così le monache di Cascia, sono isolate ma sono anche nelle case di tutti con l’amore di Santa Rita. Non desistiamo e lavoriamo sempre per la vita”. Queste le parole che hanno aperto la puntata del 16 aprile 2020 del programma di TV2000 “Bel tempo si spera”, dedicata a Santa Rita. L'agostiniano Padre Vittorino Grossi, direttore responsabile della Rivista “Dalle Api alle Rose”, ha aggiunto: “Come dice Papa Francesco, abbiamo diritto alla speranza e oggi Santa Rita è al centro di questo diritto alla speranza. Quando ci fu la peste a Cascia, a causa della quale perse probabilmente i suoi due figli, lei è stata una volontaria e un’operatrice sanitaria del suo tempo per i malati”.
La Reliquia del Bastone e la Vite Miracolosa
Al termine della trasmissione televisiva, è stato proposto un bellissimo servizio di repertorio incentrato sulla reliquia del Bastone di Santa Rita. Questa reliquia è una canna di ferro che al suo interno custodisce il primo tralcio della vite miracolosa. Si tratta di quel ramo secco che Suor Rita, appena entrata in monastero, innaffiò ogni giorno per obbedienza, fino a farlo tornare rigoglioso alla vita. Questo episodio è una delle testimonianze più note della fede e della perseveranza della Santa.

Le Reliquie di Santa Rita in Viaggio
Il santuario di San Salvatore in Lauro si prepara ad accogliere le reliquie di santa Rita da Cascia, la santa dei casi impossibili, che arriveranno direttamente dal Santuario della famosa cittadina umbra, nota per ospitarne le spoglie mortali. Le reliquie della santa giungono da Cascia nel pomeriggio di lunedì 24 alle ore 17. Alle 18 verrà celebrata la Messa dal vescovo Renato Tarantelli, vicegerente della diocesi. La celebrazione, a cui partecipano i gruppi di preghiera e che è animata dai cantori della Cappella Musicale Lauretana, aprirà la settimana di presenza delle reliquie della santa: tutti giorni è possibile venerarle dalle 17 alle 18 con la preghiera comunitaria seguita dalla Messa solenne delle 18.
La Vita e il Culto di Santa Rita da Cascia
Margherita Lotti, che sarebbe poi stata conosciuta in tutto il mondo come S. Rita da Cascia, nacque nel 1381 a Roccaporena, una piccola frazione del comune di Cascia, in Umbria. La storia di Santa Rita è ricca di fascino e curiosità. Ancora quindicenne dovette andare in sposa a Paolo di Ferdinando, un giovane del luogo, uomo rude che fu travolto dalle crudeli faide politiche del Medioevo e che pagò con la vita la sua volontà di redimersi. Nonostante le difficoltà, Rita rimase sempre paziente e compassionevole, cercando di migliorare la vita del marito e dei suoi due figli. I due figli, nati dal matrimonio, si ripromisero vendette e Rita, già angosciata per la morte del marito, supplicò il Signore di dare la morte ai figli pur di non vederli macchiarsi di un delitto. Santa Rita visse una vita di devozione e preghiera, intraprendendo anche una vita da suora. Era famosa per il suo amore per i poveri e per la sua capacità di dare conforto a chiunque si rivolgesse a lei per aiuto. Ogni anno, migliaia di pellegrini si recano a Santa Rita di Cascia per venerare la santa e per chiedere la sua intercessione. Ma il culto di Santa Rita non si ferma solo a Cascia. La sua figura è molto diffusa in tutto il mondo e molte persone si rivolgono a lei per chiedere protezione e aiuto nelle loro vite quotidiane. In conclusione, Santa Rita rappresenta una figura di grande devozione e speranza per molte persone. La sua storia di amore, perdono e compassione continua ad ispirare persone di ogni età e provenienza.

Cascia: La Città di Santa Rita tra Storia e Fede
Posta sul colle di Sant’Agostino, lambito dal sinuoso corso del fiume Corno e circondata da verdi montagne nella fascia appenninica a sud dei Monti Sibillini, Cascia, insieme ad Assisi, è conosciuta in tutto il mondo come il luogo che ha dato i natali a Santa Rita. Antico centro di fondazione italico del VI-V sec. a.C., conobbe l’avvicendarsi di Umbri, Etruschi, Sabini e Romani. La testimonianza più importante del periodo pre-romano è lo splendido tempio Villa di San Silvestro del 290 a.C., rinvenuta in località Pian di Chiavano e poi, del periodo romano, numerosi reperti archeologici venuti alla luce, anche di recente, dimostrano come Cascia e il suo territorio fossero un centro di rilievo in quell’epoca. Divenuta Comune autonomo a partire dal XII sec., ebbe alterne vicende collegate alle lotte contro le città vicine e alle dispute tra guelfi e ghibellini che animarono gran parte del territorio umbro.
Proseguendo nel racconto dei fatti storici che coinvolsero Cascia ed il suo territorio, da ricordare nella seconda metà del 1400 la costruzione della Rocca fatta erigere in cima al colle dal Pontefice Paolo II, con lo scopo di poter controllare militarmente la cittadina. Nella prima metà del XVI sec., la Rocca fu ripetutamente sottoposta agli attacchi dei seguaci dei Colonna che tentarono invano d’impadronirsene e nel 1517 fu smantellata per ordine di papa Leone X. Nel 1527 la città fu saccheggiata dalle truppe di Sciarra Colonna ed una nuova guerra con Spoleto provocò devastazioni e lutti in tutto il territorio casciano. Posta ai confini con il regno di Napoli, Cascia, caposaldo dello Stato Pontificio, ne seguì gli eventi storici fino al 1860, quando fu ammessa allo Stato Italiano. La città si presenta già da lontano, agli occhi del visitatore, con la classica struttura di castello di pendio, tipica degli abitati che sorgono nell’area umbro-sabina, anche se il notevole sviluppo urbanistico a valle, i numerosi edifici ricettivi costruiti per accogliere gradevolmente le migliaia di turisti che ogni anno giungono qui da tutto il mondo, ne hanno alterato in parte la struttura originaria.

Principali Edifici Religiosi di Cascia
Il giro della città può iniziare da Piazza Garibaldi, dove ha sede anche l’ufficio d’informazioni turistiche e dove è ubicata la chiesa di S. Francesco. L’edificio, in stile gotico, fu fatto costruire nel 1424 dal vescovo Antonio Elemosina sui resti di una preesistente chiesa e monastero del ‘200. L’interno, a croce latina, presenta decori e stucchi del XVIII sec., un coro ligneo trecentesco e numerose pitture tra le quali: l'”Ascensione“, opera del 1596 di Niccolò Circignani, detto il Pomarancio; una “Trinità e Adorazione dei Pastori“, un “S. Benedetto“, opera del XV sec. di Bartolomeo di Tommaso da Foligno, ed affreschi del XV sec. di scuola umbra e senese.
Uscendo dalla Porta Orientale si arriva alla chiesa di S. Antonio Abate con annesso l’ex monastero Benedettino. La chiesa, ricostruita tra il XIV e il XV secolo, custodisce importanti e pregevoli affreschi: nel presbiterio una sequenza delle “Storie del Santo“, dell’inizio del XV sec., opera attribuita al pittore umbro Maestro della Dormitio; nell’ex monastero una sequenza delle “Scene della Passione” del 1461, opera di Nicola da Siena.
Proseguendo e rientrando da Porta Leonina, in via XX Settembre troviamo la Collegiata di S. Maria. Edificata tra il IV-VI sec., ripetutamente restaurata, reca ancora tracce della struttura originaria romanica nella parte nord. La facciata è caratterizzata da un timpano e da due portali, uno del 1535 e l’altro del 1621. L’interno, in stile cinquecentesco, contiene pregevoli opere: sul primo pilastro della navata sinistra affreschi del XIV sec., tra cui una “Deposizione” del 1462 di Nicola da Siena; nella navata sinistra una tavola con cornice lignea e “Predella” detta della “Pace” del 1547, opera di Camillo e Gaspare Angelucci ed altre opere tra cui una tela raffigurante “I Misteri del Rosario” di Nicolò Frangipani.
Il Santuario di Santa Rita
Proseguendo per via Santa Chiara si giunge a quella che è la mèta principale di migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo: il Santuario di Santa Rita. Qui i fedeli giungono con la speranza di trovare conforto alle ansie di tutti i giorni ed è proprio questa speranza, non delusa, il grande miracolo della taumaturga Rita. Progettato da Monsignor Spirito Maria Chiapetta, rielaborato dal Martinenghi e dal Calori, fu ultimato nel 1940, aperto al culto nel 1948 ed eretto a Basilica da Pio XII nel 1955. Promotrice della costruzione del nuovo santuario fu Madre Teresa Fasce, proclamata recentemente Beata, superiora per molti anni dell’attiguo convento e che, la tradizione narra, essere stata in vita in continuo e serrato colloquio con Santa Rita. La facciata del Santuario è caratterizzata da un rivestimento in travertino, da due slanciati campanili gemelli e da alcuni rilievi ai lati del portale, opera di E. Pellini, raffiguranti “Fatti della Vita di S. Rita“. L’interno presenta affreschi di Luigi Montanarini raffiguranti lo “Spirito Santo e La Gloria dei Santi Agostiniani“; all’ingresso, affreschi di Silvio Consadori; sulla sinistra la Cappella di Santa Rita, dove è custodito in un’urna di vetro il corpo della Santa, con affreschi di Ferruccio Ferrazzi e di F. Taragni (“Sante Agostiniane”), tele di G.B.Galizi (“Episodi della vita di Santa Rita”); a destra la Cappella dell’Assunta, con affreschi di Gisberto Ceraccini (“L’Assunzione”) e nella Cappella del Sacramento, affreschi di Luigi Filocamo raffiguranti “L’Ultima Cena“. Tutte queste opere furono realizzate tra il 1950 ed il 1956, mentre l’altare maggiore presenta una serie di sculture di Giacomo Manzù collocate nel 1981 in occasione delle celebrazioni per il sesto centenario della nascita della Santa. Sempre all’interno le stazioni della “Via Crucis”, realizzate in marmo, sono opera di E. Pellini. Lungo l’intero perimetro dell’edificio si sviluppa un matroneo riservato alle suore Agostiniane.
Nella Basilica Inferiore del 1988, in un ambiente molto moderno, sono custodite la tomba di Madre Teresa Fasce e i resti con la Sacra Reliquia del “Corpus Christi” del Beato Agostiniano Simone Fidati (1285-1348). La reliquia è un’ostia, ancora impregnata di sangue, che il beato Simone portò qui. Questa gli fu data da uno scettico sacerdote senese che, dovendo portare l’Eucarestia ad un malato, l’aveva conservata malamente nel suo libro di preghiere e quando lo riaprì trovò la particola grondante sangue.
Il Monastero di S. Agostino e le Memorie della Santa
Adiacente la Basilica di Santa Rita vi è il Monastero di S. Agostino. Originariamente appartenente alle Benedettine, dalla prima metà del XIV sec. passò alle Agostiniane. In questo luogo sono concentrate le memorie della Santa: il Cortile del ‘400 con la “vite miracolosa“, l'arido tronco di legno curato amorevolmente da Rita; l’Oratorio, dove la Santa, raccolta in preghiera davanti all’affresco del Crocifisso, nel 1432 ricevette da questo la spina stigmatica che porterà per tutto il resto della sua vita; la Cella dove la Santa visse e morì e dove è custodito il sarcofago ligneo che ne ospitò il corpo alla sua morte, l’anello nuziale e la Corona del Rosario.
Posta sulla sommità del colle c’è la chiesa di Sant’Agostino costruita nel 1059 per volere di papa Nicolò II. La facciata in stile gotico del 1380, presenta un portale ogivale sormontato da una lunetta con un affresco del 1390 di scuola umbra o camerinese. L’interno custodisce una tela del 1609 di Virgilio Nucci, affreschi quattrocenteschi di scuola umbra e, nella sottostante cripta, un affresco trecentesco di scuola umbro-marchigiana.
L'Arte Sacra e la Spiritualità in Valnerina
“Per nascere veramente, dunque, bisogna rinascere”. Correva l’anno 1991 e con queste parole lo scrittore Aldo Carotenuto suggellava una delle sue più celebri fatiche letterarie. Una riflessione terribilmente attuale, che sembra tradire un messaggio quasi profetico, specie alla luce del disorientamento generale a cui sono state relegate queste ultime settimane. Ed è proprio nella Santa Pasqua che ciascuno di noi è chiamato a rinascere, nella manifestazione trionfante di quell’atavica energia vitale che ha saputo vincere la morte. Una vittoria che, in Valnerina, trova la sua sublimazione espressiva nell’iconografia sacra, la più alta connessione tra spirito e natura, capace di dare forma al miracolo di una “nuova vita”. Dal Calvario alla Gloria della Resurrezione, è questo il percorso, non solo spirituale, che ciascuno di noi è chiamato ad intraprendere. Per farlo, avremo come ispirazione 3 opere d’arte ed una cornice che fa del misticismo la sua ricchezza: Cascia, la Città di Santa Rita.
Il Calvario: Dolore e Solitudine
“Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del cranio, detto in ebraico Golgota, dove lo crocifissero.” (Gv 19,17) Il termine Calvario, utilizzato nella lingua italiana per esprimere dolore e sofferenza, deriva dal latino Calvarium, che traduce l’aramaico Gulgota (letteralmente “Luogo del Cranio”). Secondo un’antica tradizione cristiana, il nome deriva dal teschio di Adamo che era stato sepolto in questo luogo. In realtà il toponimo “Luogo del Cranio” indicava un ossario a cielo aperto dove, tra le spoglie dei condannati, s’aggiravano cani ed avvoltoi. Ancora prima dell’atrocità del supplizio e del dolore fisico che lo avrebbe condotto alla morte per tetano od asfissia, ad attendere Cristo sul Calvario non vi è nessuno dei suoi discepoli. Gesù era solo e solo rimase fino al momento in cui il suo corpo fu schiodato dalla croce, scrive Luca: “Tutti i suoi amici rimanevano a distanza” (Lc 23,49). All’angoscia ed all’amarezza della solitudine si somma la vergogna per la nudità e per gli scherni atroci che curiosi e nemici esultanti rivolgono al morituro dicendo: “Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso.”. La Bibbia, inoltre, narra che l’unico gesto di compassione fu offerto dai soldati che offrirono da bere al condannato attingendo ad un “vaso pieno d’aceto” (Gv 19,29): la “posca” dei legionari, acqua mescolata ad aceto, adatta a placare la sete. Una piccola curiosità: la medesima bevanda si offriva, in Umbria, ai braccianti curvi sulle messi intenti a mietere il grano.
La Crocifissione e il Simbolismo del Pellicano
Il grande crocifisso ligneo della Chiesa di Sant’Agostino pende dal soffitto maestoso e severo. Il corpo non è preda degli spasimi, non è abbandonato all’abbraccio della morte ma composto in un atteggiamento dignitoso, alquanto rigido. Il nobile volto, appena reclinato, le palpebre abbassate sugli occhi e la larga ferita al costato mostrano che il sacrificio è incompiuto. Il titulus col motivo della condanna è scritto in latino, ebraico e greco. Un tempo, dinanzi a questo Crocefisso che stava nell’annessa Chiesa di San Pietro, giuravano i priori della Repubblica di Cascia prima di assumere la carica. In Valnerina, molte rappresentazioni raffiguranti la crocifissione (alcune delle quali severamente danneggiate dal sisma che ha colpito il Centro Italia nel 2016) recavano un dettaglio pittorico abbastanza insolito: il Cristo, agonizzante sotto il giogo della croce, era accompagnato dall’inconsueta presenza di un pellicano. Secondo la tradizione medioevale, che affonda le sue origini nel Physiologus (una sorta di bestiario redatto intorno al II sec. d.C. da autore ignoto) il pennuto era solito nutrire i piccoli col proprio sangue, motivo per cui divenne simbolo del Cristo e del suo amore per l’umanità. A tale proposito, un’antica leggenda del mondo, verosimilmente legata al Phisiologus, racconta i piccoli di pellicano fossero soliti attaccare i loro genitori ferendoli a colpi di becco, sicché questi, indignati, li uccidevano. Tre giorni dopo la loro morte, il padre li irrorava col proprio sangue e costoro tornavano alla vita.
La Gloria della Resurrezione
“E di nuovo verrò nella gloria, per giudicare i vivi e morti ed il suo regno non avrà fine”. L’aver vinto la morte eleva il Salvatore alla gloria eterna ed al magistero di Giudice dei vivi e dei morti. Nella Basilica di Santa Rita, il Cristo, nella sua veste di Judex, è assiso in trono, vestito di tunica gialla. Il volto austero e terribile nella sua impassibile serenità, è circondato dal fulgore di un’aureola solcata da guizzanti lingue di fiamme, che richiama il mistero divino che Eraclito aveva espresso mediante il simbolo del “Fuoco sempre vivente”. Ai piedi del Cristo, al suolo, il capo reclinato sul suo ginocchio sinistro, le mani congiunte in preghiera, Rita da Cascia in vesti monacali. Sulla fronte sanguina ancora lo stigma della Spina con cui il Salvatore la fece partecipe dello strazio della sua agonia, della solitudine della sua morte e della gloria della Resurrezione. Il volto dell’Avvocata degli Impossibili è solcato dagli anni e macerato da quella “paxion tantu feroce” che, prima, fu la sua esistenza di sposa e di madre, poi la sua intensa esperienza consacrata.
Roccaporena: Le Origini di Santa Rita
Roccaporena è una piccola frazione del comune di Cascia, situata in Umbria, nella provincia di Perugia. Ogni anno, migliaia di pellegrini si recano a Roccaporena per chiedere l’intercessione di Santa Rita e per sentirsi più vicini a questa straordinaria santa. Una delle curiosità più interessanti su Santa Rita è il famoso “Roseto di Santa Rita”. Si tratta di un giardino botanico, situato nei pressi della basilica di Roccaporena, dove sono coltivate le famose rose bianche, simbolo di purezza e santità.
