Ordinazione Presbiterale di Don Andrea: Un Viaggio nella Fede e nel Ministero

La Cerimonia di Ordinazione: Un Atto di Fede e Appartenenza

La Cattedrale di Ales si è gremita di fedeli, amici e parenti in occasione della chiamata per nome di don Andrea, appartenente alla parrocchia di San Nicolò Vescovo in Guspini. In risposta al richiamo del Vescovo Roberto, che ha espresso la volontà della Chiesa di accogliere un nuovo figlio all'ordine del presbiterato, don Andrea ha pronunciato il suo "Eccomi". Questa espressione segna l'accettazione di un cammino di dedizione e servizio.

La celebrazione eucaristica è un momento di profondo ringraziamento al Signore, fonte di ogni vocazione e ispiratore dei doni di sé. Il Rito di Ordinazione, ricco di significati, introduce alla bellezza di questo sacramento.

Vescovo che ordina un presbitero nella cattedrale affollata

La Presentazione e l'Elezione dell'Ordinando

Il primo momento saliente del rito è la presentazione ed elezione dell'ordinando. Andrea viene presentato all'assemblea, sottolineando un aspetto fondamentale: è la Santa Madre Chiesa a richiedere che questo fratello sia ordinato presbitero. Questo evidenzia come la vocazione presbiterale, pur nascendo da un'adesione personale e da un discernimento individuale, non sia un fatto privato, ma un evento ecclesiale. La Chiesa, rappresentata dal vescovo, dai formatori, dai sacerdoti e dai fedeli laici, partecipa attivamente a questo momento.

Il momento in cui l'eletto manifesta la volontà di assumere gli impegni richiesti dal presbiterato è solenne. Diventare presbitero significa mettersi al servizio della comunità cristiana, e per questo gli impegni vengono presi dinanzi a tutto il popolo di Dio. Le domande poste tracciano il profilo pastorale di questo nuovo ministero.

Gli Impegni del Presbitero: Cooperazione, Predicazione e Celebrazione

La prima domanda riguarda la cooperazione tra presbitero e vescovo. L'ordinazione non mira primariamente a una santificazione personale, sebbene questa sia una chiamata per tutti i battezzati, ma all'esercizio di un ministero specifico.

Tra i compiti principali del presbitero figura la predicazione del Vangelo e l'insegnamento della fede cattolica. Don Andrea è chiamato a non diffondere le proprie intuizioni o idee personali, ma a prestare la propria voce alla Parola di Gesù Cristo, guidato dal cammino della Chiesa e dall'insegnamento del Magistero.

Un altro aspetto cruciale è la celebrazione dei misteri di Cristo, in particolare l'Eucaristia e il Sacramento della Riconciliazione. La sottolineatura "secondo la tradizione della Chiesa, secondo l'insegnamento della Chiesa" è di fondamentale importanza.

Illustrazione dei Magi che seguono la stella verso Betlemme

Il Presbitero come Ricercatore della Presenza di Dio

L'ordinazione presbiterale di Andrea avviene durante la liturgia dell'Epifania, un richiamo significativo al cammino dei Magi. Come i Magi si sono lasciati interrogare dal segno della stella per mettersi in cammino, così il presbitero Andrea è chiamato a continuamente rimettersi in cammino e ad aiutare gli altri a fare lo stesso, a ricercare e leggere la presenza di Dio nella loro vita.

La stella dei Magi non era fine a sé stessa, ma li conduceva a trovare il Signore. Questo segno può essere tradotto in molti modi, inclusi gli avvenimenti della vita, siano essi lieti o tristi. È necessario sviluppare uno sguardo di fede, attento a leggere i segni del divino.

I Magi, giunti alla grotta, trovano un bambino avvolto in fasce in un presepe: povertà e semplicità. Solo la loro capacità di guardare oltre il segno esteriore permette loro di cogliere la Presenza di Dio. Questo atteggiamento di fede che va oltre l'apparenza è ciò che la Chiesa chiede al presbitero.

L'Impegno nella Preghiera e la Promessa di Obbedienza

Un impegno solenne richiesto al presbitero è quello nella preghiera. La vocazione presbiterale non si riduce primariamente a "fare cose" o a progettare itinerari pastorali, ma inizia con la dedicazione alla preghiera, sia per sé stessi che per il popolo di Dio. La perseveranza, l'autenticità e la generosità nella preghiera sono qualità essenziali per chi vive il ministero nella comunità cristiana.

Nel rito è presente la promessa di obbedienza e rispetto all'Ordinario. L'uso del termine "filiale" descrive la relazione tra presbitero e vescovo, non basata sul potere, ma sull'affetto reciproco, la considerazione, l'apertura e l'ascolto. L'obbedienza, intesa come ob-audire (ascoltare con attenzione), implica un ascolto attento della realtà ecclesiale, delle necessità delle comunità e delle proposte per un cammino fraterno.

ORISTANO. Litanie per l'ordinazione di Enrico Perlato

La Prostrazione e la Preghiera di Ordinazione

Il gesto della prostrazione durante il canto delle litanie dei santi è altamente significativo. Ricorda la Chiesa che cammina nella storia e prega oggi per il giovane uomo, ma richiama anche la Chiesa celeste, la comunione dei santi che godono della beatitudine di Dio. Sono uomini e donne concreti che hanno testimoniato il Vangelo con la loro vita.

La preghiera di ordinazione è un momento di grande bellezza e solennità. Essa ripercorre la storia della salvezza, ricordando gli amici di Dio che hanno guidato il suo popolo, da Mosè alla stirpe di Aronne, fino agli apostoli di Gesù. Al centro di questo affresco storico vi è l'ispirazione e l'effusione dello Spirito Santo.

L'Unzione delle Mani e l'Abbraccio di Pace

L'unzione delle mani è uno dei gesti più immediati, semplici e solenni dell'ordinazione presbiterale. Le mani sono chiamate ad essere strumento di misericordia, a fare Eucaristia unendo Parola e gesto, a sostenere, aiutare, incoraggiare e stimolare. Questo gesto riporta al Vangelo e ai momenti in cui Gesù usava le sue mani, facendosi tramite della Grazia divina.

L'abbraccio di pace del neo-ordinato con tutto il presbiterio simboleggia l'accoglienza del nuovo fratello da parte della comunità sacerdotale. La Chiesa accoglie il dono di Andrea al Signore, inserendolo in quella comunione e fraternità che lo sosterrà nel suo cammino.

Primo piano delle mani di un sacerdote che vengono unte con il sacro crisma

Il Ministero del Presbitero: Imitare Cristo e Servire il Popolo di Dio

Dopo l'Omelia, don Andrea viene interrogato sulla sua volontà di assumere gli impegni derivanti dal Sacro Ordine, cooperando fedelmente con il Vescovo al servizio del Popolo di Dio. Questi impegni includono il ministero della Parola, la celebrazione devota dei Divini Misteri e la disponibilità ad essere unito a Cristo, Sommo Sacerdote, come vittima offerta per la salvezza.

Il gesto di porre le sue mani su quelle del Vescovo, promettendo filiale rispetto e obbedienza, indica che Andrea, affidando la sua vita nelle mani di un altro, non si appartiene più. Questo atto manifesta anche l'accoglienza della Chiesa verso il suo figlio.

La prostrazione, in comunione con le litanie dei Santi, rappresenta la rinuncia a sé stessi e l'abbandono totale alla volontà di Dio. L'imposizione delle mani da parte del Vescovo e di tutti i sacerdoti presenti, seguita dalla preghiera consacratoria, costituisce Andrea sacerdote.

I riti successivi, detti "esplicativi", rendono visibile ciò che è avvenuto sacramentalmente. Don Andrea viene rivestito della stola e della casula, e i palmi delle sue mani vengono unti con il Sacro Crisma, simbolo della sua conformità a Cristo.

Il Vescovo, consegnando le offerte del pane e del vino, esorta il neo-presbitero: "Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai". Questo è il vero programma di vita per ogni sacerdote: imitare il mistero celebrato e conformare la propria esistenza alla Croce del Signore.

Le Prime Parole di Don Andrea: Inizio di una Missione

Dopo un momento di festa comunitaria, don Andrea condivide le sue prime impressioni: "La gioia di questo che sembra il raggiungimento di un traguardo è soltanto il vero inizio di una missione che non è mia, ma è di tutta la Chiesa. Noi siamo solo semplici strumenti".

Egli sottolinea la sua volontà di non accentrare potere o facoltà su di sé, ma di servire il popolo di Dio. "Questa credo sia la missione del sacerdote di oggi: non governare per comandare, ma portare la presenza del Signore a tutti. Ecco perché noi siamo semplicemente dei mezzi, delle piccole mani in più per il Signore nostro. Non siamo altro (non dovremmo e non vorrei mai essere altro) che piccoli servitori di Cristo Signore che cercano di aiutarlo, servirlo, con la piccolezza che lui stesso ha scelto."

Don Andrea evidenzia che Cristo non ha scelto persone perfette, ma testimoni semplici e fragili che, per mezzo di Lui, diventano adatti all'evangelizzazione. Rifiuta l'idea di diventare "prefetto", poiché la perfezione potrebbe allontanarlo dal prossimo.

Foto di gruppo del nuovo sacerdote con il vescovo e altri sacerdoti

Esperienze Sacerdotali a Confronto: Sfide e Speranze

Don Andrea Bigalli: Il Prete Impegnato e la Sfida della Contemporaneità

Don Andrea Bigalli, 47 anni, parroco di S. Andrea in Percussina (Firenze), si descrive come un prete impegnato, autore di saggi e cinefilo. Egli non nasconde la difficoltà del ministero sacerdotale oggi: "Fare il prete, oggi, è lacerante. Un continuo mediare fra persone concrete e istituzione, con spazi minimi di manovra."

La risposta alla sfida della contemporaneità, secondo lui, risiede nella reciprocità, guidata e mediata dal Vangelo. È fondamentale recuperare la capacità di stare dentro un contesto con un atteggiamento di accoglienza piuttosto che di giudizio.

Don Andrè Jacques Mambuene Yabu: L'Esperienza in una Comunità "Difficile"

Don Andrè Jacques Mambuene Yabu, originario del Congo e sacerdote dal 2007 a Tavarnuzze (Firenze), condivide la sua quasi ventennale esperienza in una comunità spesso definita "dormitorio". La prima grande difficoltà identificata è la natura stessa di Tavarnuzze, dove le attività e gli interessi sono orientati verso la grande città, portando a una scarsa pratica religiosa.

La frattura geografica e storica, con la chiesa situata in una posizione meno centrale, contribuisce allo svuotamento dell'identità locale. Ulteriori barriere fisiche, come la salita per raggiungere la chiesa e la scarsità di parcheggi, scoraggiano la partecipazione, specialmente per le persone anziane.

Mappa stilizzata di Tavarnuzze che evidenzia la posizione della chiesa

Il Successo nella Creazione di un Gruppo Giovani e le Sfide Generazionali

Il più grande successo di don Andrè è stata la creazione, dal nulla, di un Gruppo Giovani, il suo primo obiettivo all'arrivo a Tavarnuzze. Di fronte alla mancanza di spazi, ha compiuto un gesto di fiducia, consegnando loro l'edificio della ex scuola elementare come punto di ritrovo, una sorta di "oratorio autogestito".

Tuttavia, emerge un paradosso: nonostante questo nucleo forte, si manifesta un conflitto generazionale. Gli adulti si aspettano che i ragazzi facciano, mentre i ragazzi, pur capaci di organizzare eventi di successo per sé stessi, non sempre riescono a trasferire questa energia a iniziative per l'intera comunità.

Foto di un gruppo di giovani che partecipano a un'attività parrocchiale

Investire nel Futuro: La Speranza nei Giovani

Nonostante il calo dei bambini al catechismo, l'effetto "dormitorio" e le complesse dinamiche generazionali, don Andrè non si scoraggia. La sua speranza è dedicata al gruppo di giovani che ha visto nascere e crescere, convinto che essi siano la chiave per il rinnovamento.

Anche se il loro numero si è assestato su un nucleo solido di una quarantina, rappresentano una promessa per il domani. Don Andrè è convinto che saranno loro a trovare nuovi modi per edificare la comunità. La sua esperienza lascia una domanda fondamentale, che riguarda tutti noi: come investire nel futuro della comunità attraverso le nuove generazioni?

tags: #presbitero #don #andre