Una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia, denominata "Ombromanto", ha sgominato un'organizzazione criminale che aveva orchestrato una frode fiscale di oltre cento milioni di euro. L'indagine, che ha coinvolto circa 400 aziende e 179 persone indagate, ha rivelato un meccanismo complesso di evasione fiscale con base a Reggio Emilia. Tra i vertici dell'organizzazione figura Michele Mastropietro, un 44enne residente a Bibbiano (RE), insieme alla sua ex compagna Whendy Maioli di Parma, Roberto Marzana di Fiorano Modenese e Marco Rizzi di Bologna.

L'Avvio delle Indagini e l'Operazione "Ombromanto"
L’indagine della Guardia di Finanza ha avuto inizio nel 2016. A scatenare gli accertamenti fu la segnalazione di un’anomalia da parte dell’ufficio antifrode dell’Agenzia delle Entrate di Reggio, che riguardava proprio Michele Mastropietro e due società a lui collegate. Attraverso un'accurata serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi della contabilità e accertamenti bancari, gli inquirenti hanno delineato una frode fiscale che ha superato i 100 milioni di euro nel periodo tra il 2016 e il 2022. L'operazione è stata denominata "Ombromanto", richiamando il cavallo di Gandalf nel "Signore degli Anelli", un nome scelto per la difficoltà nel perseguire un'organizzazione sempre pronta a modificare i propri schemi e a reagire in tempo reale all'avanzamento delle indagini.
Il procuratore di Reggio, Calogero Gaetano Paci, ha evidenziato l'efficacia delle intercettazioni, il cui costo complessivo di 11.580,24 euro è stato ritenuto esiguo se paragonato ai 70 milioni di euro sottoposti a sequestro.
I Vertici e la Struttura dell'Organizzazione
Al centro del sodalizio criminale, oltre a Michele Mastropietro di Bibbiano, figuravano:
- Whendy Maioli, 49enne di Parma, ex compagna di Mastropietro, con cui era legata anche negli affari nel 2016. Il suo ufficio a Reggio Emilia era uno dei centri nevralgici per la creazione delle società "cartiere".
- Roberto Marzana, 65enne di Fiorano Modenese.
- Marco Rizzi, 48enne bolognese, consulente tributario per molte aziende reggiane, ma non iscritto all'Albo, privo dei titoli per il rilascio di visti di conformità.
L'ordinanza ha specificato che Mastropietro e Marzana risultano "addirittura gli ideatori del meccanismo fraudolento", supportati dalla "continua e fattiva cooperazione" di Maioli e Rizzi nell'attuazione del programma criminoso, in particolare attraverso l'acquisizione delle società cartiere.
Nonostante Michele Mastropietro fosse ufficialmente nullatenente e nullafacente, durante una delle perquisizioni è stato trovato in possesso di orologi di pregio e auto di lusso, a riprova degli ingenti guadagni illeciti. Il comandante del Nucleo PEF delle Fiamme Gialle, Maria Concetta Di Domenica, ha sottolineato che l’organizzazione "non lasciava mai un euro fuori posto", evidenziando la meticolosità nel gestire i proventi illeciti.
Il Sofisticato Meccanismo della Frode Fiscale
L'organizzazione creava crediti fittizi verso lo Stato attraverso società inesistenti, definite "cartiere", che emettevano fatture false. Questi crediti venivano poi ceduti ad aziende reali, che in questo modo potevano abbattere la propria base imponibile e, di fatto, non pagare le tasse. Il sodalizio offriva a oltre 400 aziende un servizio di compensazione di debiti fiscali con la creazione di questi crediti fittizi.
I crediti venivano compensati in parte tramite l'istituto dell'accollo e in parte attraverso la simulazione della cessione di un ramo d'azienda, operazioni che richiedevano la complicità di professionisti.
L'organizzazione si avvaleva di:
- 40 società "cartiere" fittizie, con il compito di emettere fatture false.
- 369 aziende beneficiarie delle indebite compensazioni, sparse in tutta Italia.
- Esperti contabili, due notai (Fabio Cosenza ed Elisa Gentilucci di Bologna) e almeno una ventina di commercialisti (alcuni dei quali privi di titoli o sospesi dall'Ordine, come Mauro Usuardi di Parma o Christian Rocco che operava agli arresti domiciliari nel 2019) per stendere gli atti e firmare false certificazioni con visti fasulli di conformità.
Un ruolo di reclutamento delle aziende con debiti fiscali era ricoperto da Alfonso Buonocore, residente a Parma, il quale individuava le imprese che avrebbero beneficiato della cessione dei crediti dalle "cartiere". Lo studio di consulenza “AT Consulting” di Stefania Torelli e Angelo Cortese a Reggio Emilia era uno dei centri nevralgici per la creazione della falsa documentazione.
TG EMME. Frode fiscale: centinaia di indagati a seguito dell'indagine della Guardia di Finanza di An
L'Estensione Nazionale e i Proventi Illeciti
Il sodalizio criminale, pur avendo la sua base operativa a Reggio Emilia, coinvolgeva circa 400 aziende in tutta Italia. Nelle ultime ore dell'operazione, sequestri e perquisizioni sono stati eseguiti in 28 province italiane. L'organizzazione esercitava il suo controllo su tre rami principali a livello nazionale:
- Uno veronese (10 società coinvolte).
- Uno milanese (10 società coinvolte).
- Uno romano (30 società coinvolte), dove agiva come intermediario Stefano Cocco, un 46enne romano noto come "l'uomo delle stelle", critico enogastronomico, che si sarebbe attivato per far acquistare crediti fittizi per circa 18 milioni di euro.
Ogni ramo aveva dei responsabili territoriali in costante contatto con l'epicentro reggiano.
I proventi illeciti dell'organizzazione venivano in parte prelevati in contanti, attraverso veri e propri "prelevatori", e in parte bonificati su conti di società estere. Numerosi versamenti sono stati tracciati su conti correnti personali degli indagati, su quelli intestati a società di cui risultavano titolari, e talvolta persino sui conti dei loro genitori, il tutto senza alcuna dichiarazione dei redditi. L'utilizzo sistematico di società oltrefrontiera per intestare beni ha permesso di alleggerire la pressione fiscale in Italia.
Il sequestro preventivo di beni mobili, immobili, crediti e ogni altro valore riconducibile al provento illecito della frode ammonta a quasi 70 milioni di euro. Il provvedimento cautelare del GIP di Reggio è stato emesso nei confronti di 87 persone fisiche (di cui 21 residenti in provincia di Reggio) e 4 soggetti giuridici (due aziende reggiane, una di diritto tedesco e una con sede a Milano, tutte a disposizione dei sodali). Tra gli indagati figura anche Salvatore Gaetano, già in carcere a Roma per narcotraffico internazionale, coinvolto nell'operazione "Limiti" e ritenuto uno dei capi di un'organizzazione italo-albanese di narcotrafficanti.
Reggio Emilia al Centro della Criminalità Economica
Il procuratore capo di Reggio, Calogero Gaetano Paci, ha affermato che "Reggio Emilia è al centro di un sistema economico patologico e di illegalità, dove a farne le spese è principalmente lo Stato. Un sistema ancora attuale e operante anche oltre il periodo preso in esame dall’inchiesta." Il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Filippo Ivan Bixio, ha aggiunto che Reggio Emilia "è da un po’ di tempo purtroppo che è al centro di questo tipo di servizi e spesso ha visto soggetti affiliati e attigui ad ambienti ‘ndranghetisti protagonisti di frodi fiscali molto imponenti." La regione è diventata un riferimento nazionale per l'uso di fatture false, che possono essere impiegate non solo per frode ed evasione fiscale, ma anche per riciclaggio.
Le inchieste principali sull'associazione a delinquere e la falsa fatturazione in Emilia-Romagna (Aemilia, Perseverance, Billions, Radici, Limiti e Ombromanto) hanno rivelato un quadro sconfortante: migliaia di società del territorio sono disposte a correre i rischi dell'intesa con i criminali per ottenere risparmi o guadagni illeciti. Il procuratore Paci ha spiegato che l'Emilia-Romagna, essendo una realtà economicamente florida e un crocevia per merci e persone, favorisce i collegamenti con il Nord Italia e il resto d'Europa, rendendola un terreno fertile per tali fenomeni criminali. L'inchiesta Aemilia è stata un detonatore per comprendere e contrastare questo fenomeno.
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