Benedetto XVI e la Globalizzazione: Una Riflessione Complessa e Profonda

La globalizzazione è un fenomeno complesso che Benedetto XVI ha analizzato con lucidità e profondità, evidenziando le sue sfide e le opportunità. Già in occasione dell'omelia della messa dell'Epifania, celebrata in San Pietro, il Papa ha chiarito che la globalizzazione non è «sinonimo di ordine mondiale», bensì un processo che presenta aspetti critici e richiede un discernimento attento.

Benedetto XVI durante una celebrazione in Vaticano, con un focus sul suo pensiero sociale

La Globalizzazione: Un Processo Contraddittorio

Benedetto XVI ha spiegato che «con Gesù Cristo la benedizione di Abramo si è estesa a tutti i popoli». Tuttavia, ha aggiunto: «Anche oggi, tuttavia, resta vero quanto diceva il profeta: “Nebbia fitta avvolge le nazioni”. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro».

Secondo il Pontefice, i conflitti per «la supremazia economica» e l'accaparramento delle risorse (energetiche, idriche e delle materie prime) rendono difficile il lavoro di quanti si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. L'umanità, ha denunciato, è «lacerata» da «spinte di divisione e sopraffazione» e da «conflitto di egoismi». Nel mondo globalizzato si è accentuata l'ingiusta divisione dei beni.

Di fronte a queste problematiche, c'è bisogno di una «speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti». Questa speranza, citando la sua enciclica Spe Salvi, «può essere solo Dio... non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano». La moderazione, o sobrietà, non è solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l'umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile.

Se c'è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà; se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell'ebbrezza e nel superfluo, rovinando sé stessi e il mondo. Per questo, serve il coraggio dei Magi, ancorato a una salda speranza.

Ambiente, Globo e Mondo: Dimensioni per la Comprensione della Reatà

Il rapporto tra ambiente naturale e mondo umano è divenuto centrale nell'insegnamento sociale della Chiesa. La relazione uomo-mondo è considerata «elemento costitutivo dell'identità umana» (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 2004, 452). L'ambiente è un «bene collettivo» (466) e il dovere comune è custodirlo e migliorarlo, anche nei confronti di meccanismi di mercato che non siano in grado di difenderlo.

Per una comprensione più approfondita, è utile distinguere tre categorie:

  • Ambiente: Nozione scientifica descrittiva. L'uomo rientra in un sistema ecologico secondo criteri di adattamento e trasformazione.
  • Globo: Nozione descrittiva di natura tecno-sociale, riferita all'effetto storico della crescita esponenziale delle tecnologie che costituiscono un'infrastruttura a livello planetario (tecnostruttura).
  • Mondo: Nozione filosofica (da Kant a Husserl, fino a Heidegger e la "nuova antropologia tedesca") che indica l'orizzonte della conoscenza, il contesto vitale dell'esperienza e della cultura, o la "dimora" umana.

Queste tre categorie sono strettamente connesse ma anche conflittuali. Ambiente e globo si contendono la realtà secondo logiche diverse, ma sono complementari. Il globo ha bisogno dell'ambiente (risorse), e l'ambiente ha bisogno della tecnica per risolvere i suoi problemi. Il mondo, in quanto modo umano di abitare l'ambiente e di usare la tecnica, ha una superiore inclusività. Questa capacità di "avere-mondo" è il principio della cultura.

L'universalismo tecnocratico, derivato dal potere della tecnostruttura (tecnosfera, biosfera, infosfera, sfera finanziaria), sovrasta il mondo sociale e culturale. La globalizzazione tende a un'unificazione planetaria su base tecnica ed economico-finanziaria, veicolando un'interpretazione del mondo in termini di "globo". Tuttavia, il rischio è che essa uniformi il globo ma non accomuni il mondo, creando coesistenza ma non convivenza, perché la sua tecnicità infrastrutturale manca di realtà superiori accomunanti.

Solo la rivalutazione del protagonismo del «mondo della vita», con le sue forme comunitarie, costituisce un'alternativa alla pretesa della tecnostruttura di dare senso all'esistenza storico-sociale.

Pax, mari e globalizzazione | Dario Fabbri | TEDxLakeComo

Dottrina Sociale della Chiesa e Globalizzazione

La dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell'attività economica, che ha sempre a che fare con l'uomo. Ogni decisione economica ha implicazioni morali. Nell'epoca della globalizzazione, l'economia risente di modelli competitivi legati a culture diverse. La vita economica ha bisogno di contratti, leggi giuste, ridistribuzione guidata dalla politica e soprattutto di opere che rechino impresso lo spirito del dono.

Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus aveva evidenziato la necessità di un sistema a tre soggetti: il mercato, lo Stato e la società civile, individuando in quest'ultima l'ambito più proprio di un'economia della gratuità e della fraternità. La vita economica deve essere intesa come una realtà a più dimensioni, in cui, in diversa misura, deve essere presente l'aspetto della reciprocità fraterna. Senza la gratuità, non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia. È necessario un mercato in cui possano operare imprese con fini istituzionali diversi, promuovendo un'ibridazione dei comportamenti e una "civilizzazione dell'economia".

Paolo VI, nella Populorum Progressio, chiedeva un modello di economia di mercato capace di includere tutti i popoli. La vittoria sul sottosviluppo richiede non solo transazioni basate sullo scambio e trasferimenti assistenziali pubblici, ma soprattutto la progressiva apertura a forme di attività economica caratterizzate da gratuità e comunione. L'esclusivo binomio mercato-Stato corrode la socialità, mentre le forme economiche solidali creano socialità.

L'Impresa e la Responsabilità Sociale

Le attuali dinamiche economiche internazionali richiedono profondi cambiamenti nel modo di intendere l'impresa. Il rischio è che l'impresa risponda quasi esclusivamente agli investitori, riducendo la sua valenza sociale. La delocalizzazione dell'attività produttiva può attenuare il senso di responsabilità dell'imprenditore verso i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l'ambiente e la società circostante, a vantaggio degli azionisti. È però anche vero che si sta diffondendo la consapevolezza circa la necessità di una più ampia «responsabilità sociale» dell'impresa, che deve considerare gli interessi di tutti i soggetti che contribuiscono alla sua vita.

Benedetto XVI ha riaffermato che l'investire ha sempre un significato morale, oltre che economico. Anche se il mercato dei capitali è fortemente liberalizzato, bisogna evitare che il motivo dell'impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo il profitto di breve termine, trascurando la sostenibilità a lungo termine e il servizio all'economia reale. La delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, può fare del bene alle popolazioni del Paese ospitante, poiché il lavoro e la conoscenza tecnica sono un bisogno universale.

Ruolo della Politica e della Sussidiarietà

L'imprenditorialità e l'autorità politica devono assumere un significato plurivalente. L'economia integrata non elimina il ruolo degli Stati, ma impegna i governi a una più forte collaborazione reciproca. L'articolazione dell'autorità politica a livello locale, nazionale e internazionale è una via maestra per orientare la globalizzazione economica. Come ha detto sinteticamente Benedetto XVI, «per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente» (Caritas in Veritate, 57).

La globalizzazione non è una forza anonima e impersonale. Essa è una realtà umana che può avere vari orientamenti culturali sui quali occorre esercitare il discernimento. La sua verità e il suo criterio etico fondamentale sono dati dall'unità della famiglia umana e dal suo sviluppo nel bene. «La globalizzazione, a priori, non è né buona né cattina. Sarà ciò che le persone ne faranno». Non dobbiamo esserne vittime, ma protagonisti, procedendo con ragionevolezza, guidati dalla carità e dalla verità. Opporvisi ciecamente sarebbe sbagliato, ignorando gli aspetti positivi e le opportunità di sviluppo che essa offre, come la possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza a livello planetario.

Pandemia e Riconsiderazione della Globalizzazione: Il Contributo di Benedetto XVI

Quanto accaduto a causa del coronavirus ha costretto a ripensare il tema della globalizzazione. Se Giovanni Paolo II e Benedetto XVI mostravano prudenza, l'attuale Pontefice, Papa Francesco, si è "lanciato" maggiormente nel globalismo. Tuttavia, la pandemia ha messo in luce le crepe, le insufficienze e i pericoli di questo fenomeno. La globalizzazione, infatti, ha contribuito alla rapida circolazione del virus, costringendo a rialzare "i muri" delle quarantene e mostrando la fragilità della cooperazione internazionale in momenti di crisi.

Per Benedetto XVI, la globalizzazione come processo è vista in modo neutro: può essere positiva o negativa in dipendenza da come la si conduce. Come disse Giovanni Paolo II nel 2001, «la globalizzazione, a priori, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le persone ne faranno». La globalità riguarda l'«unità della famiglia umana e del suo sviluppo nel bene», che diventa il criterio etico fondamentale per orientare e valutare la globalizzazione, come affermato nella Caritas in Veritate al n. 42. «Opporvisi ciecamente sarebbe un suicidio» - afferma Benedetto XVI - perché la globalizzazione è anche «una grande occasione», ma bisogna «correggerne le disfunzioni», tenendo conto che «presenta grandi difficoltà e pericoli».

Il pensiero economico di Joseph Ratzinger, sia come Cardinale che come Papa, si focalizza sull'integrale sviluppo umano. Egli ha sempre sottolineato che lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica, ma è «la promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo». Questo richiede di mettere al centro del sistema produttivo la persona umana e il suo sviluppo. L'etica nell'economia è fondamentale: la finanza fine a sé stessa, la speculazione e la ricerca esclusiva del profitto sono rovinose. La gratuità, la solidarietà e la responsabilità sono principi che nobilitano l'economia, contrapponendosi alla trasformazione in merce di ogni aspetto della vita.

Benedetto XVI ha richiamato la necessità di una «vera Autorità politica mondiale» (n. 67 della Caritas in Veritate) che sia «da tutti riconosciuta, goda di potere effettivo» e della «facoltà di far rispettare dalle parti le proprie decisioni», per guidare eticamente la globalizzazione.

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