Il futuro della Chiesa sull'isola di Jolo e in tutte le Filippine del Sud è affidato alla Vergine del Carmelo. Con questo spirito e uno speciale "Atto di affidamento a Maria", la cattedrale di Jolo, dedicata a Nostra Signora del Monte Carmelo, è stata riaperta e riconsacrata in occasione della festa liturgica della Madonna del Carmelo.

Il Contesto degli Attentati e la Riapertura della Cattedrale
L'attacco opera di kamikaze, con due bombe esplose una all'interno e l'altra all'esterno della cattedrale, è stato tra i più gravi nella storia della nazione. Gli attentati avevano causato gravi danni all'edificio. Ora, la cattedrale è stata restaurata e riaperta grazie al contributo di organizzazioni cattoliche e donatori internazionali.
La Comunità Cattolica di Jolo e il Territorio a Maggioranza Musulmana
La comunità cattolica di Jolo, che conta circa 25mila fedeli in un territorio che accoglie 1,7 milioni di musulmani, si è riunita per celebrare la Santa Messa nella cattedrale. Nostra Signora del Monte Carmelo è la patrona del vicariato apostolico, guidato da padre Romeo Saniel, missionario degli Oblati di Maria Immacolata.
La Cerimonia di Riconsacrazione
La Messa è stata presieduta dall'arcivescovo Gabriele Caccia, nunzio apostolico nelle Filippine, e concelebrata da numerosi altri vescovi filippini. Tra questi vi erano l'arcivescovo Romulo Valles, presidente della Conferenza episcopale, l'arcivescovo Angelito Lampon, ex vicario apostolico di Jolo e ora alla guida della comunità di Cotabato, e il vescovo Edwin Dela Peña, a capo della Prelatura territoriale di Marawi e presidente della Commissione per il dialogo interreligioso nell'episcopato filippino. I vescovi, i preti e i fedeli presenti hanno espresso la loro gioia per l'avvenuto restauro della cattedrale.
Il Referendum per la "Regione Autonoma Bangsamoro"
Solo due giorni prima dell'attentato, il 25 gennaio, la popolazione musulmana stanziata nel Sud delle Filippine, una comunità di oltre cinque milioni di anime concentrata soprattutto in cinque province (Maguindanao, Lanao del Sur, Basilan, Sulu, Tawi-tawi), aveva approvato con un referendum popolare la Bangsamoro Organic Law (Legge fondamentale Bangsamoro). Questo provvedimento, passato in Parlamento, ha istituito la nuova "Regione autonoma Bangsamoro", dal nome delle genti islamiche che vivono da otto secoli nel sud dell'arcipelago.
La Missione di Dialogo e Coesistenza Pacifica
"La nostra missione oggi è vivere, predicare, testimoniare il Vangelo in un ambiente sociale e culturale a maggioranza islamica", spiega all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Angelito Lampon. "Rimettiamo ogni giorno la nostra vita nelle mani di Dio e ci abbandoniamo alla sua volontà, portando avanti una missione di dialogo e di coesistenza pacifica con fedeli di altre religioni. Questa missione di pace diventa segno visibile di un Vangelo che annuncia e testimonia pace, riconciliazione, misericordia".
Il Vicariato Apostolico di Jolo
Il Vicariato apostolico di Jolo (in inglese: Apostolic Vicariate of Jolo; in latino: Vicariatus Apostolicus Ioloënsis) è una sede della Chiesa cattolica nelle Filippine immediatamente soggetta alla Santa Sede. I vicari apostolici che si sono succeduti includono:
- Francis Joseph McSorley, O.M.I.
- Philip Francis Smith, O.M.I.
- George Eli Dion, O.M.I.
- Benjamin David de Jesus, O.M.I. (ucciso nel 1997)
- Angelito Rendon Lampon, O.M.I.
- Charlie Malapitan Inzon, O.M.I.
La Chiesa Cattolica nelle Filippine
La Chiesa Cattolica nelle Filippine conta più di 70 milioni di battezzati, corrispondenti all'83% della popolazione, che in totale giunge a circa 100 milioni di abitanti. Le Filippine sono con Timor Est la sola nazione a maggioranza cattolica dell'Asia. Il Primate Cattolico delle Filippine è tradizionalmente l'Arcivescovo di Manila. La cattedra dell'Arcivescovo di Manila è la Basilica Minore dell'Immacolata Concezione a Intramuros. Ci sono 16 province ecclesiastiche, ognuna delle quali prende il nome dall'arcidiocesi corrispondente. Le province comprendono 75 diocesi e 4 prelature territoriali.
Attentati e Solidarietà: Il Caso di Marawi
Un evento separato ma significativo, legato al contesto di violenza e dialogo interreligioso, ha scosso la comunità cattolica di Marawi. Una bomba è esplosa durante una Messa cattolica nella palestra della Mindanao State University a Marawi, provocando quattro morti e circa 40 feriti. L'attentato è stato rivendicato da gruppi legati allo Stato Islamico.
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Il Dolore e la Resilienza della Comunità
Il vescovo Edwin Angot de la Peña ha commentato all'agenzia Fides: "Ci hanno colpito al cuore durante l'Avvento, la gente ha paura, ma la nostra vita di fede va avanti. La vicinanza del Papa è fonte di consolazione". Il dolore e lo shock per un attacco mortale non fermeranno il cammino del dialogo e della costruzione della pacifica convivenza nelle Filippine meridionali. L'attentato dinamitardo, che ha ucciso quattro studenti cattolici durante la celebrazione dell'Eucarestia domenicale, ha lasciato una scia di paura, soprattutto nella comunità cattolica.
Il "Dialogo di Vita" a Mindanao
Tuttavia, come dichiarano all'agenzia Fides esponenti della Chiesa locale, l'attentato non avrà l'effetto di soffocare le voci e le esperienze che operano da anni per la coesistenza pacifica tra cristiani e musulmani. La piccola comunità dei circa 40mila cattolici della Prelatura territoriale di Marawi, capoluogo della provincia di Lanao del Sur, sull'isola di Mindanao, è abituata a quel "dialogo di vita" che caratterizza la quotidianità. Vive immersa nella "Regione Autonoma di Mindanao Musulmana" (ARMM), regione a statuto speciale che include cinque province prevalentemente musulmane nelle Filippine meridionali (Basilan, Lanao del Sur, Maguindanao, Sulu e Tawi-Tawi).
Cristiani come Minoranza e Semi di Pace
Qui i cristiani, che normalmente sono la maggioranza nella nazione filippina (al 90% cattolica), si ritrovano a vivere nella condizione di minoranza. In questo status, non rinunciano ad essere semi di pace e di speranza nella società. L'ARMM accoglie la maggior parte dei circa 6 milioni di musulmani filippini presenti nel Sud dell'arcipelago, che da decenni rivendicano forme di autonomia e di indipendenza, anche con una ribellione armata, talora inquinata da gruppi che hanno scelto la via del terrorismo, come Abu Sayyaf e altri.
La Reazione al Terrore e la Solidarietà Musulmana
"L'attentato ha creato smarrimento, commozione e immenso dolore in tutti, cristiani e musulmani", racconta a Fides il vescovo Edwin Angot de la Peña. "Ci hanno colpito al cuore, cioè durante l'Eucarestia, momento più alto della nostra fede. C'è tanta paura ora, ma la fede ci accompagna e ci sostiene. Anche in questo momento di tribolazione avvertiamo la presenza del Signore". Le vittime sono state quattro studenti cattolici, animatori e volontari della comunità della cappellania universitaria, mentre 54 sono i feriti, sette dei quali in condizioni critiche.
Secondo le prime rivendicazioni, "gruppi locali che si ispirano allo Stato Islamico hanno agito per vendetta dopo recenti scontri tra l'esercito e i militanti, cercando visibilità e sensazionalismo, massacrando degli innocenti. È terribile. Questo attacco è venuto a turbare proprio la Mindanao Week of Peace, settimana in cui, in tutta l'isola di Mindanao, si celebra e si testimonia il desiderio di pace con manifestazioni pubbliche, incontri di dialogo, preghiere", riferisce Edwin de la Peña.
Il vescovo ha evidenziato "l'ampia e pronta solidarietà e vicinanza ricevuta dalle comunità musulmane locali. Anche i primi soccorritori, che hanno trasportato i feriti all'ospedale, e gli stessi medici, tutte persone di fede musulmana, ci hanno dato concreto aiuto e si sono spesi per i feriti. Altri stanno sostenendo le famiglie delle vittime. Questi gesti ci lasciano ben sperare e ci dicono che questa violenza brutale e insensata non avrà l'ultima parola, non riuscirà a demolire le opere di bene costruite in tanti anni".
La "Mindanao Week of Peace" e l'Impegno per il Dialogo
Tra le persone impegnate nelle Filippine meridionali nel campo del dialogo interreligioso, padre Sebastiano D'Ambra, missionario del PIME e iniziatore del movimento per il dialogo islamo-cristiano Silsilah nella città di Zamboanga, commenta: "Stavamo celebrando la Mindanao Week of Peace, densa di testimonianze ed esperienze fruttuose di dialogo islamo-cristiano. Questo attentato viene a rompere questa atmosfera, creando immane sofferenza, ma ci spinge a non abbandonare questo impegno, anzi, a proseguirlo con maggiore convinzione e intensità. La nostra esperienza di Silsilah cerca di seminare e far crescere una cultura e una mentalità di pace. Abbiamo passato momenti tragici, legati agli omicidi di rappresentanti della Chiesa come Benjamin David de Jesus, Vicario apostolico di Jolo ucciso nel 1997, e di numerosi altri missionari. La presenza di questi martiri benedice e incoraggia tuttora il cammino, a volte irto e difficile, della pace a Mindanao. Non ci lasceremo scoraggiare da quanti vogliono sabotarlo."
Eventi Terroristici e Radicalizzazione: Il Caso di Makassar
Un'esplosione ha scosso, nella Domenica delle Palme, la cattedrale di Makassar, capoluogo della provincia del Sulawesi meridionale in Indonesia, mentre i fedeli cominciavano a defluire dopo la Messa. Una ventina i feriti e tre i morti: gli attentatori suicidi e un addetto alla sicurezza della chiesa che è riuscito a "dirottare" gli attentatori in un'area meno affollata prima dell'esplosione. Le prime indagini hanno condotto a identificare i due attentatori, una giovane coppia, probabilmente coniugi, di cui l'uomo apparteneva, secondo il capo della polizia, generale Listyo Sigit Probowo, al Jamaah Ansharut Daulah (JAD), gruppo vicino al Daesh.
Il JAD è responsabile di sanguinose azioni terroristiche in Indonesia e anche a Jolo, nelle Filippine, e si è distinto per avere tra i suoi "martiri" e fiancheggiatori soprattutto giovani, anche coppie con figli sacrificati ai loro ideali jihadisti. Questo è un segnale della crescente radicalizzazione non solo di individui facilmente manipolabili per età o condizioni sociali, ma anche di altri reclutati tra le classi di reddito e cultura elevate.
Il presidente Joko Widodo ha ordinato la caccia all'uomo sottolineando la volontà di "sradicare" il terrorismo che, ha detto, "non può avvalersi di alcuna copertura religiosa". Riguardo i due attentatori suicidi, sono emersi dati sconcertanti, tra cui un testamento ritrovato nella loro abitazione e l'addestramento online sotto la copertura di un gruppo religioso impegnato, in realtà, a diffondere l'ideale jihadista.
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