L'appalto delle indulgenze, una pratica che coinvolse figure di spicco come Alberto di Magonza e Papa Leone X, rappresenta uno degli episodi più noti e controversi della storia della Chiesa cattolica, catalizzatore della Riforma Protestante.

Le Indulgenze: Contesto e Abusi
L'indulgenza è definita come la diminuzione della pena temporale, ovvero del periodo da trascorrere in Purgatorio, concessa dalla Chiesa in occasione di particolari eventi. La teoria delle indulgenze si basava sul presupposto dell’esistenza di un tesoro di meriti accumulati dalla Vergine e dai santi, al quale la Chiesa poteva attingere per rimettere le pene ai peccatori pentiti e per abbreviare le pene nel Purgatorio.
Nel 1517, Papa Leone X necessitava di fondi per completare la costruzione della Basilica di San Pietro a Roma, opera che vide impegnati i maggiori artisti di quell'età fortunata per l'arte e il cui impegno artistico contribuì alla Roma papale. Per questo motivo, decise di mettere in vendita questa diminuzione della pena, trasformando la concessione delle indulgenze in una vera e propria vendita. Questa pratica non era nuova, poiché simili indulgenze venivano predicate ogni cinquant'anni in occasione del giubileo, e chiunque avesse versato un'elemosina per il compimento della basilica vaticana avrebbe potuto beneficiarne.
Il commercio delle indulgenze era assai diffuso in tutta Europa occidentale, ma l'impresa per la costruzione di San Pietro si distinse per gli abusi e le speculazioni. Per aumentare le vendite, gli ecclesiastici arrivarono a dire che per salvare l'anima fosse sufficiente pagare, e che non fosse necessario pentirsi dopo aver pagato l'indulgenza. Questa situazione, caratterizzata da "peccatori paganti" e da un "vero e proprio listino" che prevedeva un fiorino per i ricchi e mezzo fiorino (o anche meno) per i poveri a seconda dei peccati, divenne scandalosa fin dal primo momento del suo annuncio.

Alberto di Magonza: Ambizione e Appalto
Al centro di questo scandalo vi fu Alberto di Hohenzollern, nato il 28 giugno 1490, secondo figlio dell'elettore Giovanni Cicerone di Brandeburgo. Avviato alla carriera ecclesiastica e nutrito di studi umanistici, a soli 23 anni era già vescovo di Magdeburgo e amministratore del vescovado di Halberstadt. L'anno seguente, nel 1514, fu nominato arcivescovo ed elettore di Magonza, e nel 1518 divenne cardinale. Questa rapida e splendida carriera si spiega con l'importanza della casa di Brandeburgo in quel periodo.
Alberto di Hohenzollern, già titolare di due vescovati, aspirava a diventare anche arcivescovo di Magonza. Papa Leone X accettò di conferirgli la nomina dietro un pagamento di 10 mila ducati, necessari per la dispensa dalla norma del diritto canonico che vietava il cumulo di cariche. Per convincerlo ad accettare, il pontefice gli concesse l’appalto di una vendita di indulgenze. Avendo fatto grosse spese, tra cui un prestito di 30.000 corone dai banchieri Fugger per il solo pallio cardinalizio, Alberto sollecitò da Leone X l'appalto della vendita delle indulgenze. In questo accordo, egli prese per sé, a proprio favore, la metà dei futuri proventi derivanti dalla vendita. Fu un zelante banditore e infaticabile delle nuove indulgenze, tanto che in Germania offrì la vendita delle indulgenze come garanzia ai banchieri per ottenere un prestito. Questa fu l'occasione, con i suoi vergognosi abusi, per la prima levata di scudi del luteranesimo.

Martin Lutero: La Nascita della Riforma
La Riforma protestante è nata proprio dalla questione delle indulgenze. Martin Lutero nacque nella parte orientale della Germania, a Eisleben, il 10 novembre del 1483. Subito dopo la sua nascita, si trasferì con l'intera famiglia a Mansfeld. La sua famiglia, dedita all'estrazione del rame, era considerata una delle più prospere di Mansfeld. Le sue giornate trascorrevano con un intenso studio del latino, un periodo che ebbe un profondo influsso sulla vita del futuro grande teologo.
Il padre di Lutero desiderava che egli diventasse avvocato e lo mandò all'università per questo scopo. Dopo aver studiato diritto, non era entusiasta della decisione presa dal padre e decise di rimanere distante dalla pratica della professione legale. La sua vocazione religiosa fu un fatto del tutto inaspettato. Durante una visita ai genitori, Lutero fu sorpreso da un improvviso temporale, e un fulmine si abbatté vicino a lui. In quel momento, fece un voto ad Sant'Anna che avrebbe abbandonato gli abiti secolari per il saio. Egli entrò in convento ad Erfurt per seguirne la regola, e nel 1506 prese i voti. La sua vita monastica, fatta di preghiere, studio e lavoro, lo condusse a conseguire la cattedra di teologia all'Università di Wittemberg. Fu un fatto del tutto inaspettato che questo percorso lo portasse fino alla Riforma.
Lutero dedicò la sua vita allo studio della Bibbia, cercando di avvicinarsi il più possibile al loro significato originale. Fu leggendo la Lettera ai Romani, nella torre adibita a studio del monastero di Wittemberg, che Lutero venne folgorato. Nei suoi scritti, trovò la profonda verità che la salvezza dell'anima non dipendeva dal versamento dell'obolo a tariffa, ma dai più puri sentimenti religiosi e dalla fede, per grazia divina. Egli comprese che non erano le opere, la povertà o l'obbedienza a giustificare l'uomo, ma solo la volontà di Dio e la fede del credente.
Alessandro Barbero - Martin Lutero (1. parte)
Le 95 Tesi di Wittemberg e la Reazione
Nel 1517, Lutero mandò ad Alberto le sue 95 tesi, affisse sulla porta della chiesa di Wittemberg. In queste tesi, egli criticò il traffico delle indulgenze e negò la facoltà del pontefice di rimettere le pene, specialmente per i defunti. Pur non volendo inizialmente condannare alcun principio religioso cattolico in toto, né contestare l'esistenza del Purgatorio o il diritto del papa di concedere indulgenze in sé, Lutero evidenziò la contraddizione tra la dottrina e la pratica. Affermava che era meglio donare ai poveri o conservare il proprio denaro piuttosto che comprare indulgenze, ammonendo che "chi nega l'elemosina e compra le indulgenze incorre nello sdegno di Dio".
Le tesi furono stampate diverse volte e ricevettero subito larga risonanza in tutta la Germania, contribuendo a far progredire la diatriba con 110 antitesi, che contestava le dottrine e le pratiche allora escogitate in questa materia. Inizialmente, Lutero espresse un atteggiamento di sottomissione alla Chiesa, dichiarando: "Mi offro a te con tutto quello che io sono. Revocami, approvami, riprovami, come ti piacerà. Riconoscerò nella tua voce la voce di Cristo che in te presiede e parla." Nonostante ciò, la sua riflessione continuò ad estendere i suoi fini. Il tentativo di frenare il pensiero di Lutero si rivelò controproducente, accelerandone la diffusione. Al convegno di Heidelberg, gli amici di Lutero, preoccupati, lo pregarono di non intervenire, ma Lutero si recò comunque e vi fu accolto come un trionfatore.

Scomunica e Dieta di Worms
A Roma, solo nel 1520, venne emanata da Papa Leone X la bolla "Exsurge Domine", che lasciava a Lutero 60 giorni per ritrattare prima che contro di lui fosse scagliata la scomunica. Tuttavia, Lutero rispose bruciando pubblicamente la bolla insieme ai libri del diritto canonico, segnando una rottura definitiva.
Egli venne scomunicato nel 1521, ma il nuovo imperatore Carlo V aveva promesso a Federico il Saggio, protettore di Lutero, che gli avrebbe consentito di giustificarsi. Così, Lutero fu chiamato a comparire alla Dieta imperiale di Worms, dove rifiutò di ritrattare le sue posizioni. L’editto di Worms lo dichiarò al bando dell’impero, rendendolo un fuorilegge che chiunque avrebbe potuto uccidere impunemente.
Il Ruolo di Alberto di Magonza nella Controriforma
Di fronte alla rivoluzione luterana, Alberto di Magonza prese una posizione contraria. Tuttavia, da mecenate intelligente, che aveva goduto della conversazione di spiriti liberi come Erasmo da Rotterdam e Ulrico Hütten, era consapevole delle gravi manchevolezze e degli abusi del clero cattolico in Germania. Per questo, in un primo tempo, cercò di promuovere la pace e l'accomodamento, consigliando la pace religiosa ad Augusta nel 1530 e agendo da mediatore presso i protestanti con Giorgio di Sassonia nel 1534.
Dal 1538, però, con la sua adesione alla lega cattolica conclusa contro quella protestante di Smalcalda del 1537, Alberto cominciò a mostrarsi meno indulgente con i luterani, sebbene dovesse ancora talvolta patteggiare e concedere loro, in qualche luogo del suo stato, libertà di culto. Finalmente, quando Carlo V si orientò verso l'intransigenza, dopo l'ultimo tentativo di conciliazione nel colloquio di Ratisbona (1541), l'elettore Alberto fu tra coloro che consigliarono la violenza, che fu poi usata nella guerra contro i protestanti del 1546-1547. Impegnatosi su questa strada, l'elettore la percorse risolutamente. Fu il primo principe tedesco che accolse i Gesuiti a Magonza, promuovendo così la Controriforma. Morì ad Aschaffenburg il 24 settembre 1545, lasciando il ricordo di un uomo di cultura e d'arte.
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