La Riforma Liturgica e la Sua Attualità: Riflessioni da un Incontro e il Contributo di Monsignor Paolo Magnani

L'Importanza della Liturgia: Un Punto di Partenza per la Chiesa

Le premesse per partecipare all’incontro di lunedì sera in Curia Vescovile con il rev. prof. Franco Magnani non erano certamente le più invitanti, se dall’alto di un pulpito locale l’evento era stato annunciato come un “obbligo categorico” per chiunque avesse inteso cominciare o continuare a svolgere ruoli laicali nell’ambito parrocchiale. Ma il titolo dell'incontro, “Ripartire dalla liturgia”, era fin troppo invitante, sebbene al momento non vi fosse intenzione né invito a tali ruoli.

L'evento stimolava interrogativi fondamentali: ripartire… da quale liturgia? E ripartire… in che senso? Che il primo di questo ciclo di cinque incontri avrebbe fornito conferme alle premesse, fu rivelato dall’introduzione del Vescovo Villano. Egli parlò nel suo consueto eloquio diretto ed essenziale di comunicazione e, soprattutto, di linguaggio legato alla liturgia. Da questo spunto, è emersa la chiara comprensione che si sarebbe avuto modo di partecipare a una discussione/confronto su ciò che, a giudizio di molti, rappresenta da sempre il punto di partenza verso l’ormai indispensabile svecchiamento della Chiesa Cattolica.

Inizialmente, però, Don Magnani aveva un po’ scoraggiato, volando fin troppo alto su concetti difficilmente comprensibili per molti dei presenti. Tuttavia, ponendo più volte l’accento sull’importanza e la centralità di tutto ciò che è liturgia, eucarestia in primis, al centro delle celebrazioni e della partecipazione del singolo fedele, sottolineò l’assoluta impossibilità di prescinderne.

Tematica foto di persone in una celebrazione liturgica contemporanea

Liturgia: Definizione e Percezione Contemporanea

Per la Chiesa cattolica, la Liturgia è “esercizio del ministero sacerdotale di Cristo attraverso riti che manifestano e fondano la Chiesa, fonte da cui promana tutta l’energia della Chiesa” (Sacrosantum Concilium). Invece nel dizionario della lingua italiana Treccani si trova alla voce Liturgia la definizione “Complesso delle cerimonie di un culto”, ma anche, per estensione, “rituale, cerimonia, messinscena”.

Ciò che la Chiesa, nella sua Costituzione fondante - dal Concilio Vaticano II - pone come fonte da cui deriva la sua forza, può essere percepito, per effetto dell’evolversi della storia e del pensiero umani, come un posticcio, un espediente teatrale, futile, fine a se stesso. Parte da questo presupposto, in parte provocatoriamente, in parte per sincera preoccupazione, la prima lezione sulla Liturgia che, su invito della Diocesi, il prof. Franco Magnani ha tenuto lunedì 18 novembre scorso nella sala dell’Episcopio dedicata a S.

«Il titolo di questo incontro è “Ripartire dalla Liturgia”», ha sottolineato il professore. «Se pensiamo al momento in cui viviamo ci potremmo chiedere: ma non sono altri i campi da cui ripartire? Per esempio quello del primo annuncio, quello della carità? Siamo anche chiamati ad essere “Chiesa in uscita”, tra la gente; perché dobbiamo ripartire dalla Liturgia e tornare in sacrestia? Liturgia sembra fare il paio con il clericalismo e ci ricorda - ha evidenziato Magnani - qualcosa di obsoleto, spesso citato da Papa Francesco: il rifugiarsi, nelle sacrestie che puzzano di incenso, di persone che hanno perso il senso della realtà. Ma si tratta solo di una premessa provocatoria».

Il Vero Senso della Liturgia secondo Papa Francesco

Il rito e la ritualità vengono oggi soprattutto visti come teatralità e messinscena, come dice il dizionario. Ma l’efficacia della Liturgia non dipende dalla sua efficacia nel comportamento e nella morale, così come è errato pensare al cristianianesimo come qualcosa di intimistico, oltre che pratico, relativo alla vita quotidiana, un cristianesimo che prescinde dai riti comunitari perché obsoleti e senza contenuto. «La Liturgia è accadimento, è preghiera, è incontro».

Per il Papa i riti non sono qualcosa da ridimensionare, ma sono la condizione di verità di un culto spirituale veramente cristiano che non voglia essere una spiritualità evanescente. Ripartire dalla Liturgia non significa dunque tornare a qualcosa di vecchio e fuori moda, ma significa trovare nella sua ripetitività quella sacralità che accompagna tutti gesti rituali antropologicamente riconosciuti, il corteggiamento amoroso, i riti familiari, le feste.

Infografica sulla formazione liturgica (alla liturgia vs dalla liturgia)

Ci viene in aiuto ancora Papa Francesco che ci propone una distinzione tra formazione alla Liturgia e formazione dalla Liturgia, dove la seconda è funzionale alla prima. Vivere la Liturgia ogni giorno, nelle nostre comunità, è formativa come la goccia che scava e forma la pietra, incessantemente.

La disaffezione alle celebrazioni, l’assenza sempre più evidente di giovani e bambini alle celebrazioni sono segno di un disagio che trova origine nella cattiva qualità delle celebrazioni stesse, trasformate a volte in gusci vuoti o esibizioni fini a se stesse. Manca il coinvolgimento emotivo che non deve essere - ha detto Magnani - un cedere al sentimentalismo o alle mode. Piuttosto serve “ripartire dalla liturgia” intendendola nel senso che ci è stato indicato dal Concilio Vaticano II, ribadito da Papa Francesco: la fons cui attingere, poiché: «La Chiesa è generata dall’alto, dallo Spirito, e non siamo noi i protagonisti! La Bibbia ce lo dice in tutti i modi: “Invano si affaticano i costruttori se non è il Signore a costruire la casa!”».

01. Sacrosanctum Concilium - La Liturgia - don Roberto Gulino

La Riforma Liturgica del Concilio Vaticano II: Il Contributo di Monsignor Paolo Magnani

«Il Concilio e la sua Riforma Liturgica?» risponde Monsignor Paolo Magnani, Vescovo emerito di Treviso, noto per la sua grande competenza in ambito liturgico. Riguardo alla sua competenza, Monsignor Magnani afferma di non considerarsi un grande protagonista, ma piuttosto un discepolo del tempo ecclesiale che ha vissuto. Durante i suoi studi alla Gregoriana la Liturgia aveva un ruolo molto modesto, quasi irrilevante, come dimostrano le cento tesi da studiare per la licenza in Teologia.

Più che gli studi, in particolare quelli radicati sulla Ecclesiologia del Concilio Vaticano I, furono le Encicliche “Mystici Corporis” e la “Mediator Dei” di Pio XII ad offrirgli un quadro sulla Liturgia nella Chiesa. Queste Encicliche e il Movimento liturgico, allora in atto, hanno preparato la strada al Concilio. Personalmente, gli fu di grande aiuto la fioritura della Liturgia operata a Pavia dal futuro cardinale Virgilio Noè, negli anni Sessanta. Il nuovo interesse sulla Liturgia si è poi fatto più vivo con una ricerca sul “Messale in lingua Italiana nell’edizione di Pavia dell’anno 1805”, pubblicato nel 1965.

Sacrosanctum Concilium: Promulgazione e Caratteristiche Salienti

Quanto ai tratti salienti della Costituzione sulla Liturgia, “Sacrosanctum Concilium” promulgata il 4 dicembre 1963, essi portano a considerare la liturgia come il momento più significativo in cui la Chiesa si manifesta: la Chiesa totale, cioè Cristo e il suo Corpo, quale Chiesa della Parola di Dio, della preghiera, operando la Salvezza degli uomini. Mentre si glorifica il Padre in Cristo, si salvano gli uomini.

La Liturgia è per la santificazione dell’umanità e quindi, per sua essenza, è pastorale. A proposito, Monsignor Magnani ricorda un principio tradizionale della morale cattolica e della Pastorale: “Sacramenta propter homines”, i Sacramenti esistono per la salvezza degli uomini! Ecco perché la Liturgia ha una dimensione pastorale. Il senso della riforma liturgica, a suo parere, è quello di rendere in modo più espressivo, e più a portata di mano, l’azione di Dio Padre, attraverso Gesù Cristo che agisce nella Chiesa per la salvezza dell’umanità intera.

Nella Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium possiamo dire che c’è più Bibbia, più preghiera, più comprensione e più partecipazione. Un “più”, che non significa che la Liturgia precedente fosse ritualmente e sostanzialmente di “meno”. È un “più” per così dire pastorale, che peraltro si deve misurare anche con la cultura del tempo. La Liturgia è sempre in essere ed è sempre “in fieri”, in divenire, proprio come la Chiesa. Sia l’esistente che il “fieri”, dipendono notevolmente dalle Liturgie parrocchiali, dal parroco, dalla partecipazione dei fedeli, dai lettori, dai ministranti e dalle corali.

Se la Liturgia è “lex credendi”, cioè norma della fede, questo è vero per tutta la storia e la vita della Chiesa; alcune formule rituali cambiano ma non nel loro significato di fede. La riforma conciliare recita sempre lo stesso “Credo”. L’evoluzione storica di alcuni riti sacramentali non ha mutato la loro sostanza salvifica e il magistero della Chiesa ce lo garantisce.

Sfide e Attuazione della Riforma

Secondo Monsignor Magnani, ci potrebbero essere anche aspetti che rischiano di distogliere i fedeli dal centro dei riti propriamente liturgici e sacramentali, centro che è sempre Gesù Cristo, realmente presente. Si riferisce all'introduzione nelle celebrazioni eucaristiche, ordinariamente corrette, preparate e vivaci, di strumenti catechistici, sia grafici che luminosi, pur lodevoli, che possono creare una sovrapposizione didattica al mistero celebrato. È forse il caso di precisare che l’azione liturgica è innanzitutto “Opus Dei”, Opera di Dio!

Poi ci sono alcuni aspetti marginali che dipendono dai gusti, quelli dei “prelati” ma anche quelli dei “parroci”. La riforma liturgica, con Paolo VI, aveva introdotto, per le cotte e per i camici, uno stile all'insegna della semplicità, ma questo stile sta cambiando e si va verso il trionfo del ricamo.

Partecipazione Attiva e Consapevole

Per favorire la partecipazione attiva e consapevole alla Liturgia, occorre inculcare la convinzione che Gesù Cristo il Risorto è il centro dinamico della Liturgia, e ci vuole uniti a Lui anche con i gesti corporali. Nella Liturgia, Cristo non è solo, ma con la sua Chiesa, viva. Il cristiano nella Liturgia non è un semplice spettatore ma uno che partecipa e condivide. Senza il Cristo vivente non c’è Liturgia, e senza la Chiesa non c’è Liturgia. Certo che per una corretta partecipazione liturgica il cristiano deve presentarsi con la sua fede, con il suo vivere in Cristo, con la sua totale adesione a Lui. La qualità del cristiano, membro di un popolo sacerdotale, si misura con l’atto della sua fede, professata e testimoniata.

L'Impegno Episcopale di Monsignor Paolo Magnani nell'Applicazione della Riforma

Durante il suo Episcopato, Monsignor Paolo Magnani si è impegnato per applicare la Riforma della “Sacrosanctum Concilium”. Quando è diventato vescovo, cioè nel 1977, erano già promulgati la maggior parte dei testi liturgici: il Messale Romano, tutti i Sacramenti e la nuova Liturgia delle ore. Il suo compito era quello di aiutare la diocesi ad attuare la riforma, sia a Lodi che a Treviso.

Diventato vescovo di Treviso ha potuto usufruire del Sinodo diocesano del 1987, promulgato da mons. Antonio Mistrorigo, che dedica una significativa parte delle Costituzioni al culto divino. E sempre a Treviso ha avuto l’opportunità di promulgare un “Direttorio liturgico pastorale”, grazie alla collaborazione intelligente e operosa dell’Ufficio Liturgico diocesano. La consegna di questo Direttorio alla comunità diocesana è stato l’ultimo gesto, forse il più simbolico.

Sempre nella scia della riforma liturgica, ha realizzato l’adeguamento del presbiterio della Cattedrale di Treviso, e con il posizionamento del nuovo organo si è permesso alla corale di essere accanto all'assemblea per animarla e condurla ad una partecipazione attiva nella lode al Signore, attraverso il canto. Quanto ai suoi scritti liturgici, ha in progetto di riunirli in un solo volume, in occasione del 50° anniversario della promulgazione della “Sacrosanctum Concilium”.

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