L'Alto Garda ha registrato un'impressionante escalation di casi positivi al Covid-19, passando da 4 a 40 in pochi giorni. Questa rapida diffusione è stata purtroppo attribuita principalmente a focolai aperti nelle due case di cura private di Arco: la «Casa di Cura Eremo» e la «Casa di Cura Villa Regina». La reale dimensione di questi focolai potrebbe non essere del tutto rappresentata dai dati ufficiali.

La Situazione Specifica presso la Casa di Cura Eremo
Presso l'«Eremo» di Chiarano, i casi positivi sono saliti a 19, di cui 11 pazienti e 8 operatori. Ulteriori tamponi sono in corso o in attesa di risultati, suggerendo che il numero potrebbe aumentare. Anche la situazione presso «Villa Regina», la clinica di via Pomerio, si è complicata, con un totale di 8 positivi (6 operatori e 2 pazienti), e il numero ufficiale sembra essere già superato dai risultati dei tamponi successivi.
Il personale di entrambi gli ospedali privati ha continuato a segnalare notevoli difficoltà e una comprensibile ansia, dettata dal timore di contagio e dalla preoccupazione di portare il virus a casa, in famiglia. La Provincia ha anche riportato le dimissioni di alcuni pazienti dalla clinica di Chiarano, a causa del loro desiderio di lasciare la struttura al più presto. Questa situazione solleva preoccupazioni riguardo al rischio di allargare il contagio se i pazienti non vengono adeguatamente monitorati prima della dimissione. A tal proposito, Antonio Ferro, responsabile della Prevenzione Apss, ha dichiarato: «Abbiamo contattato le rispettive aziende sanitarie di residenza di quanti hanno lasciato Arco».
Il non detto nel rapporto medico paziente | Walter Allievi | TEDxLegnano
Il Divieto di Visita e le Reazioni
La Decisione della Casa di Cura Eremo
Di fronte ai numeri emersi, la situazione nelle cliniche private, RSA e case di cura si è fatta molto delicata e pesante per il personale. Per questo, la Casa di Cura Eremo ha adottato una misura drastica: il divieto assoluto di visita per ogni persona, inclusi familiari o parenti, che voglia entrare nella sua struttura. Questa decisione è stata descritta come una "linea estrema", fatta per tutelare gli ammalati.

Le Proteste dei Familiari e le Motivazioni della Direzione
Questa disposizione ha generato contestazioni da parte di alcuni familiari trentini, i quali si sono rivolti sia alla direzione dell’ospedale privato sia al quotidiano L’Adige per esprimere il loro dissenso. Essi hanno ritenuto la misura fuori luogo nella congiuntura generale di psicosi da Coronavirus, soprattutto in un momento in cui in Trentino si era deciso il ritorno alla normalità per le scuole.
Sergio Fontana, amministratore delegato della società “Casa di cura Eremo di Arco” srl, ha confermato la disposizione, spiegando che è stata «fatta per tutelare gli ammalati, visto che diversi pazienti vengono dalle regioni Veneto e Lombardia». Un familiare ha raccontato la propria esperienza: «Ho mia mamma ricoverata alla casa di cura Eremo per un periodo di riabilitazione, volevo portare il cambio della biancheria e dei soldi per le piccole spese ma non fanno entrare nessuno». Dopo aver chiesto di parlare con un responsabile, gli è stato riferito che «non entra nessuno» e che la misura è «a loro discrezione», giustificata dalla presenza di molti pazienti lombardi. Il familiare, lavorando in una struttura ospedaliera pubblica in Trentino, ha contestato che nessun ospedale pubblico trentino avesse preso una decisione così draconiana e che in quelli di Trento e Rovereto le visite fossero consentite. Ha anche smentito l'affermazione che Trento e Rovereto non avessero pazienti da fuori regione, concludendo: «Non si può bloccare tutto così, allora chiudano la casa di cura».
Fontana ha ribadito che la "blindatura" è stata adottata «per ragioni cautelari, per maggiore garanzia dei pazienti. Non potendo controllare le provenienze di tutti i familiari abbiamo preso questo provvedimento per una settimana». Alla domanda se ritenesse la misura esagerata, Fontana ha risposto negativamente, affermando che «anche all’ospedale di Arco, alcuni reparti come Pneumologia, sono sulla stessa linea».
La Posizione dell'Assessora Provinciale alla Sanità
L’assessora provinciale alla sanità, Stefania Segnana, ha dichiarato di non essere stata informata della direttiva specifica dell'istituto ospedaliero di Arco. Sebbene comprenda la necessità di «evitare di fare distinzioni tra persone in visita», ha suggerito una «maggiore apertura per le persone che vengono dal Trentino». Per le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), Segnana ha indicato di «fare attenzione alle visite, a fare entrare i parenti uno alla volta, di evitare l’ingresso alle persone influenzate». Ha ipotizzato che la scelta dell'Eremo fosse dettata dalla presenza di pazienti dal Veneto e dalla Lombardia, come provvedimento generalizzato per non fare delle distinzioni. Tuttavia, ha espresso l'opinione che si potrebbe essere «un tantino più elastici», dato che in Trentino la situazione dei casi non giustificherebbe un blocco totale delle visite ai pazienti residenti in provincia.
Contesto e Sviluppo della Struttura
Nonostante le sfide poste dall'emergenza sanitaria, la Casa di Cura Eremo di Arco ha continuato il suo percorso di sviluppo. Dopo anni di attese, rinvii e un lungo iter giudiziario durato oltre un decennio, la struttura ha ottenuto finalmente dalla Provincia l’autorizzazione ad ampliare la propria dotazione con 42 nuovi posti letto dedicati alla lungodegenza. La giunta provinciale ha approvato la richiesta della clinica, confermandone la piena conformità ai parametri previsti. Questa decisione è il risultato di un percorso complesso, segnato da verifiche tecniche, controversie legali e, più recentemente, dall’emergenza pandemica, che ha causato momenti di stallo.
Parallelamente, la struttura non ha mai interrotto il proprio percorso di sviluppo: negli ultimi anni sono stati potenziati sia i programmi riabilitativi, come la cardiologica intensiva e la neurologica ad alta specializzazione, sia i servizi ambulatoriali che oggi contano oltre venti branche grazie anche al poliambulatorio Bellaria. Dal punto di vista normativo, il via libera provinciale è arrivato dopo la verifica di compatibilità con il parametro storico di riferimento (0,58 posti ogni mille abitanti), che è stato considerato rispettato.
tags: #casa #di #cura #eremo #coronavirus