Il Cardinale Robert Sarah e la sua visione della Chiesa

Il Cardinale Robert Sarah, già prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è riconosciuto come un riferimento indiscusso dell’ortodossia e spiritualmente apprezzato, anche da chi ha avuto un percorso formativo differente dal suo. Le sue doti di evangelizzatore lo hanno posto in una posizione eminente nel collegio cardinalizio. La sua storia, tutt'altro che banale, è narrata anche in lunghe conversazioni sulla fede.

Ritratto del Cardinale Robert Sarah

Vita e Carriera Ecclesiastica

Nato in Guinea, il Cardinale Sarah ha compiuto 76 anni il 15 giugno scorso. Ordinato sacerdote il 20 luglio 1969, è stato nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo di Conakry nel 1979, all’età di soli 34 anni. La sua nomina avvenne in un periodo difficile, caratterizzato da un lungo braccio di ferro con il regime comunista del sanguinario Sékou Touré, che arrivò a disporre per lui l’arresto e la condanna a morte. Entrambe le sentenze furono fortunatamente disattese grazie alla scomparsa del tiranno. A questa opposizione al regime si aggiunse anche una ferma presa di posizione contro il neo-colonialismo, l’occidentalizzazione forzata e la miseria sulla quale prosperavano i nuovi potenti, rischiando la vita.

Nel 2001, è stato nominato segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Successivamente, nel 2010, Benedetto XVI lo ha elevato a presidente del Pontificio Consiglio «Cor Unum» e lo ha creato cardinale della Diaconia di San Giovanni Bosco in via Tuscolana. Il 23 novembre 2014, Papa Francesco lo ha nominato Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Più recentemente, per volere di Papa Francesco, il Cardinale Sarah ha presentato la rinuncia all’incarico di prefetto, che è stata accettata dal Pontefice. Tuttavia, il Cardinale ha ribadito la sua lealtà e fedeltà al Papa, contro chi ha speculato su una inesistente contrapposizione con Francesco.

La Visione Teologica e la Lotta alla Modernità

Il Richiamo all'Africa come "Nova Patria Christi"

Già Paolo VI, approdando nel Continente africano il 29 luglio 1969, affermò: “L’Africa è la nuova patria di Cristo”. Papa Benedetto XVI ha ribadito questo concetto durante un viaggio in quella stessa martoriata terra. Con spirito e intento analogo, il regnante Pontefice Francesco ha aperto la prima Porta Santa a Bangui, estrema periferia del mondo e capitale della Repubblica Centrafricana. L'idea che l'Africa sia la Nova Patria Christi è sostenuta dai presuli africani in prima linea nel difendere il diritto della Chiesa ad esistere, testimoniando, spesso in maniera drammatica, l’evangelizzazione dell’Africa, che resta sempre spiritualmente più viva, nonostante povertà, privazioni e persecuzioni.

Mappa dell'Africa con punti che indicano l'evangelizzazione

La Liturgia come Cuore della Fede

La liturgia è il campo più congeniale al Cardinale Sarah, nel quale si cimenta con uno spirito "guerriero" per contrastare le derive eterodosse che ne stanno minando le fondamenta. Egli sostiene che la liturgia “è un momento in cui Dio desidera essere, per amore, in profonda unione con gli uomini… Non bisogna cadere nel trabocchetto che vorrebbe ridurre la liturgia a un semplice luogo di convivialità fraterna… La Messa non è uno spazio in cui gli uomini si ritrovano in un banale spirito di festa”. Per il Cardinale, la dignità degli abiti e degli arredi liturgici, così come la bellezza del raccoglimento sottolineato da canti e preghiere, fanno parte di una Chiesa che voglia trasmettere l’idea del sacro. Dalla vicinanza alle pratiche liturgiche benedettine, inculcategli dai missionari spiritiani fin dall'infanzia, ha tratto la convinzione che “il silenzio di Dio dovrebbe insegnarci quando si deve parlare e quando è meglio tacere”.

L'Importanza del Silenzio nella Spiritualità

La riflessione del Cardinale Robert Sarah è profondamente espressa nei suoi libri, tra cui "Dio o niente" (Cantagalli), una memoria sulla conquista della fede e la pratica di un cattolicesimo "eroico". Particolarmente significativo è "La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore" (Cantagalli), scritto con la stimolante collaborazione di Nicolas Diat e prefato da Benedetto XVI, definito “maestro dello spirito” e “maestro del silenzio e della preghiera”.

Il Cardinale Sarah non muove una semplice accusa alla modernità, ma una circostanziata disamina della perdita del senso profondo della religiosità. L’abbandono del silenzio è rappresentato come un ostacolo all’accoglimento di Dio attraverso la preghiera e l’origine dello smarrimento della sacralità. La tecnica, il consumismo, l’eudemonismo, l’ossessione dell’esteriorità, l’invadenza del dubbio, lo scetticismo e l’indifferentismo hanno minato gli spazi del silenzio, annullando quasi del tutto la possibilità dell’uomo di connettersi con il divino. Da qui deriva la dimensione angosciante che l’umanità vive, insidiata da innumerevoli incertezze.

“È necessario per tutti noi coltivare il silenzio e circondarlo di una diga interiore. Nella mia preghiera e nella mia vita interiore, ho sempre sperimentato il bisogno di un silenzio più profondo, più completo. Si tratta di quella sobrietà che conduce a non pensare neppure a me stesso, ma a volgere il mio sguardo, il mio essere e la mia anima verso Dio”, scrive il Cardinale Sarah. Egli sostiene che “possiamo cercare Dio solo nei chiostri” o nelle nostre anime, se siamo capaci di sottrarle ai condizionamenti dei rumori assordanti che impediscono l'elevazione spirituale. La vita monastica, la solitudine e il silenzio sono visti come un’ascensione continua verso Dio. Anche il canto gregoriano è considerato un elemento che esalta il silenzio, un canto che oggi manca nelle chiese disadorne, simili a supermercati o stazioni ferroviarie, in omaggio a una sorta di agorà in cui tutto è permesso tranne il raccoglimento.

Silence with Cardinal Robert Sarah

Il Cardinale Sarah afferma con forza che “il silenzio non è un’assenza”, ma piuttosto “la manifestazione di una presenza, più intensa di qualsiasi altra presenza”. Solo nel silenzio si possono porre le vere domande della vita, con la speranza di ottenere risposte soddisfacenti. Egli ammonisce che “soltanto quando avremo acquisito il silenzio interiore, potremo portarlo con noi nel mondo e pregare dovunque”, e che “la vita del silenzio deve saper precedere la vita attiva”.

La Critica alla Secolarizzazione e l'Infedeltà al Sacro

I modernisti che popolano la Chiesa spesso guardano a Sarah come a un nemico della secolarizzazione. Il Cardinale non si stanca di denunciare coloro che sono infedeli alle promesse della loro ordinazione. La sua visione del cattolicesimo non si discosta dalla Tradizione, che egli vivifica attraverso un’opera di rimessa a posto delle idee, lottando con tenacia contro il “fumo di Satana”.

La nozione del sacro, osserva il Cardinale Sarah, “è particolarmente bistrattata in Occidente. In questi paesi che si dicono laici, affrancati dalla religione e da Dio, non ci sono più legami con il sacro. Una certa mentalità secolarizzata tenta di liberarsene. Vi sono teologi che affermano che Cristo avrebbe messo fine, con l’Incarnazione, alla distinzione tra sacro e profano… Così alcuni, nella Chiesa, non giungono mai a distaccarsi da una pastorale tutta orizzontale, centrata sul sociale e la politica”. Questa tragica verità, secondo Sarah, indebolisce la Cristianità, complice un pensiero debole e ingannatore. Per lui, tutto nasce nel silenzio e tutto nel rumore muore. Il Cardinale Robert Sarah è un esempio di sapienza che conforta e aiuta la Chiesa.

La Collaborazione con Papa Benedetto XVI sul Libro "Des Profondeurs de nos cœurs"

Una delle collaborazioni più significative e discusse del Cardinale Sarah è stata quella con il Papa emerito Benedetto XVI per il libro "Des Profondeurs de nos cœurs" (titolo italiano "Dalla profondità dei nostri cuori"), incentrato sulla difesa del celibato dei sacerdoti. La pubblicazione di questo libro ha generato una vivace controversia, soprattutto in relazione al contesto del Sinodo sull’Amazzonia, che aveva proposto la possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati in zone remote, lasciando la decisione finale a Papa Francesco.

Copertina del libro

La Controversia sull'Autorialità

L'annuncio dell'uscita del libro ha suscitato critiche iniziali, con alcuni che sostenevano che il testo non provenisse dalla mano di Benedetto XVI. Tuttavia, il suo segretario privato, Mons. Georg Gänswein, ha confermato che il Papa emerito aveva effettivamente dato il suo contributo nella scrittura del testo e che il suo nome sarebbe rimasto in copertina. Le critiche si sono poi focalizzate sul fatto che Benedetto XVI non sarebbe stato informato in modo chiaro del progetto di pubblicare il suo testo in un libro con il Cardinale Sarah.

Il Cardinale Sarah ha rilasciato una dichiarazione sostenendo che Papa Benedetto XVI era stato espressamente informato di questo progetto editoriale e lo aveva approvato nella sua interezza. Mons. Gänswein non ha negato, chiarendo: “Questo non è un libro scritto a quattro mani con Papa Benedetto XVI, ma è un libro con un contributo del Papa Emerito”. L’opera è composta da due testi principali: il primo scritto da Benedetto XVI, il secondo dal Cardinale Sarah. “Nessuna virgola è stata cambiata, il suo testo è al 100% suo”, ha dichiarato il vescovo Georg Gänswein.

Risoluzione e Dettagli Editoriali

Un terzo dubbio riguardava la stesura dell’introduzione e della conclusione del libro, le uniche parti co-firmate dai due autori nella versione francese. A seguito della controversia, è emerso che questi due testi non erano stati formalmente scritti a quattro mani, ma che Benedetto XVI li aveva riletti e “approvati”. Di conseguenza, per l’edizione italiana e le successive, così come per la seconda edizione francese, è stato deciso di indicare per l’introduzione e la conclusione la menzione “scritta dal cardinale Sarah, letta e approvata da papa Benedetto XVI”.

In merito alla copertina del libro, è stato concordato che le nuove edizioni avrebbero dovuto indicare: “Il cardinale Robert Sarah, con la collaborazione di Benedetto XVI”. Questa soluzione ha permesso di chiarire la natura della collaborazione tra i due eminenti figure della Chiesa. La Ignatius Press, editore USA del libro, ha ribadito che avrebbe continuato a identificare Papa emerito Benedetto XVI come coautore del testo, basandosi sulla corrispondenza e sulle dichiarazioni, considerando l'opera come una pubblicazione scritta da coautori secondo il "Chicago Manual of Style". Il contenuto del libro, inclusa un'introduzione e una conclusione co-autrici, è rimasto invariato, con un capitolo scritto interamente da Benedetto XVI.

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