Il Sistema Carcerario Russo: Tra Continuità Storiche, Violenza e l'Impatto del Conflitto in Ucraina

All’interno della Russia, il sistema carcerario sta vivendo un periodo di significativo svuotamento. Ai detenuti è infatti offerta la possibilità di arruolarsi nell’esercito, un fenomeno che ha portato a un drastico calo della popolazione carceraria. Al contrario, in Ucraina, sin dall’inizio dell’occupazione, la Russia ha istituito numerosi campi di detenzione destinati a prigionieri militari e civili. Questa pratica, già osservata durante l'annessione della Crimea nel 2014, è proseguita nel 2022 con l'invasione su larga scala, volta a instaurare un regime di violenza nei territori occupati.

La Popolazione Carceraria e l'Impatto della Guerra

Dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, i dati ufficiali sulla popolazione carceraria russa non sono più pubblicati. Tuttavia, è evidente che il sistema carcerario russo non ha mai registrato un numero così esiguo di prigionieri. Si stima che nel 2025, la popolazione detenuta si attesti tra le 266.000 e le 313.000 persone, un dato significativamente inferiore rispetto alle 480.000 registrate nel 2021. Le stime sul numero di detenuti inviati al fronte variano dalle decine di migliaia a oltre 150.000 individui. Questa diminuzione, sebbene presentata come un successo dalle autorità, è spesso legata alla ripartenza di ex detenuti verso attività criminali, tanto che nel settembre 2023, Putin ha emanato un decreto che inasprisce gli accordi di arruolamento, estendendo la durata del "contratto" a un anno con proroga automatica in caso di prosecuzione del conflitto.

Grafico che mostra la diminuzione della popolazione carceraria russa dal 2021 al 2025 (stimato)

Il Sistema Penitenziario Russo: Eredità e Caratteristiche

Una Continuità Storica dal Gulag

Il sistema penitenziario russo è un diretto retaggio del Gulag, un passato che ne definisce ancora oggi la struttura e le pratiche. Violenza e disumanizzazione ne costituiscono parte integrante, con gli occupanti russi che sistematicamente ricorrono a crimini di guerra e contro l'umanità anche nei territori ucraini. Il Servizio Federale Penitenziario, noto come Fsin (dall'acronimo russo per Federal'naja Služba Ispolnenija Nakazanij), non è un apparato volto alla risocializzazione, ma esclusivamente punitivo e repressivo, la cui logica centrale è il dominio e la legge del più forte.

Come affermato dal regista ucraino Oleh Sencov nel 2019, "In linea di principio, in Russia ogni istituto penitenziario viene costruito con l’obiettivo di spezzare e distruggere qualcuno, di schiacciare corpi umani e destini". Questa affermazione, scritta prima dell'assassinio di Naval'nyj e della sistematica tortura nelle prigioni dei territori occupati, sottolinea la natura intrinseca del sistema.

Mancanza di Reinserimento Sociale e il Ruolo delle ONG

In Russia non è mai esistito un programma statale uniformato di reinserimento sociale, né tantomeno un'idea chiara sulle misure statali di reintegrazione dei detenuti. La riabilitazione sociale è principalmente demandata a organizzazioni non governative (ONG) come Rusʹ Sidjaščaja (Russia imprigionata). Queste ONG, tuttavia, ricevono scarso o nessun sostegno statale e devono affrontare significativi ostacoli burocratici, venendo inoltre progressivamente criminalizzate a partire dalle proteste di piazza Bolotnaja nel 2012.

Trasferimenti Forzati e le "Vagoni Stolypin"

Un ostacolo significativo al lavoro delle ONG e una fonte di sofferenza per i detenuti è la pratica del "trasferimento a tappe". Si tratta di una routine di trasferimenti e trasporti continui che, secondo Rusʹ Sidjaščaja, non segue alcuna logica o procedura logistica particolare. Il Fsin mantiene segrete tutte le informazioni sui trasferimenti e i luoghi di detenzione successivi, impedendo a detenuti, parenti e avvocati di essere informati sulla destinazione finale.

Durante questi trasferimenti, i detenuti sono spesso rinchiusi in vagoni speciali sovraffollati e in carri per il trasporto dei prigionieri, noti come vagoni Stolypin, in condizioni spesso crudeli, disumane e umilianti. La legge consente di ammassare fino a sedici persone in uno spazio di tre metri quadrati e mezzo, e solo raramente vengono forniti lenzuola e materassi. Nelle stazioni intermedie, i detenuti possono rimanere per settimane nelle aree di transito dei centri di detenzione preventiva (Sizo), con visite mediche spesso umilianti. Inoltre, i detenuti facoltosi, i cosiddetti kabančiki, vengono talvolta costretti a viaggiare per essere spennati finanziariamente ad ogni tappa.

Illustrazione di un vagone Stolypin o di una cella sovraffollata durante un trasferimento carcerario russo

La legislazione russa prevede che i detenuti scontino la pena vicino alla propria casa per facilitare la riabilitazione, ma la realtà vede la maggior parte di loro allontanata migliaia di chilometri dalle famiglie. Le località sperdute delle colonie penali rendono le visite familiari estremamente difficili. Questa tradizione di esilio in parti remote del paese è un'antica pratica russa che combina prigionia ed esilio. Molti dei 760 istituti penitenziari ereditati dal Gulag si trovano in ex campi di lavoro in aree scarsamente popolate.

Heather McGill di Amnesty International ha testimoniato di carrozze speciali, agganciate a normali convogli, con cabine di 3,5 metri quadrati dove vengono stipati fino a 12 prigionieri, sebbene la capienza massima dovrebbe essere di quattro. I prigionieri devono portare i propri effetti personali, riducendo ulteriormente lo spazio. Gli scompartimenti sono privi di finestre e con scarsa igiene: non viene fornita biancheria di ricambio, l'acqua scarseggia e le temperature possono raggiungere i 40°C. Aleksei Sokolov del Gruppo per i diritti umani degli Urali evidenzia che "la distanza è uno dei modi per indebolire psicologicamente i prigionieri. Sono molto lontani dal sostegno e dall’aiuto". Durante il transito, i prigionieri diventano invisibili, senza notizie per giorni o settimane, come nel caso del dissidente politico Ildar Dadin, scomparso per un mese nel 2016 e riapparso a 3.000 chilometri di distanza.

I Detenuti come "Risorsa": L'Economia Penitenziaria e la Corruzione

L'Eredità del Gulag nell'Economia Carceraria

La rivista Secretmag ha evidenziato come l'economia dell'odierno sistema penitenziario russo sia un'eredità diretta del Gulag, mantenendo un carattere di "stato nello stato": isolato, spietato e disumano. Creato circa cent'anni fa, il sistema è stato riformato significativamente solo una volta, nel 1953, su volontà di Lavrentij Berija. In questo contesto, i detenuti non sono considerati esseri umani, ma una vera e propria risorsa di manodopera.

Analogamente all'epoca del Gulag, il Fsin è ancora oggi un sistema chiuso che mantiene segreti quasi tutti i dati relativi alla sua attività economica. Il sistema economico carcerario comprende numerose aziende agricole, imprese edili e fabbriche, dove i detenuti producono una vasta gamma di prodotti. Nel 2018, il Fsin gestiva il più grande budget carcerario d'Europa, pari a 3,5 miliardi di euro, ma allo stesso tempo la Russia registrava la spesa giornaliera pro capite più bassa per detenuto (2,40 euro), a fronte di una media europea di 68,30 euro.

Corruzione e Criminalità Organizzata nel Fsin

Il Fsin è in sostanza un'organizzazione criminale che sfrutta i prigionieri, sia quelli colpevoli che quelli innocenti. La corruzione è endemica; lo stesso Maksimenko, dopo aver computato i dati del budget, finì in prigione per nove anni con accuse di abuso d'ufficio e corruzione, probabilmente a causa di lotte di potere interne. Inoltre, i dipendenti carcerari spesso traggono profitto dalle attività criminali dei detenuti: nel luglio 2020, ad esempio, nel carcere preventivo di Mosca Matrosskaja tišina ("Il silenzio dei marinai"), fu scoperto un call center fraudolento le cui attrezzature furono stimate in sette milioni di rubli.

Secondo il giornalista Michael Nacke, i conflitti tra le élite sono endemici nello "stato-mafia" di Putin, una cleptocrazia russa priva di un codice criminale stabilizzante e che si sta lentamente divorando dall'interno. Con l'invasione russa dell'Ucraina, la disponibilità di "risorse di manodopera" è diminuita e decine di carceri sono state chiuse, il che potrebbe intensificare ulteriormente le lotte per la distribuzione delle risorse all'interno del Fsin.

L'Impatto dell'Invasione dell'Ucraina

Campi di Detenzione nei Territori Occupati

Sin dall'inizio dell'occupazione russa in Ucraina, gli aggressori hanno occupato prigioni ucraine esistenti e costruito nuovi centri di detenzione, che costituiscono la spina dorsale del regime di occupazione. Attualmente, tra tre e cinque milioni di ucraini vivono nelle regioni occupate, e qualsiasi forma di resistenza, anche minima, alla russificazione forzata può comportare la detenzione in prigioni dove si praticano torture sistematiche. I civili raramente figurano nelle liste degli scambi di prigionieri, spesso vengono condannati in processi farsa per presunto "terrorismo", "spionaggio" o "tradimento", o scompaiono senza lasciare traccia.

La responsabilità collettiva è una componente del regime di terrore, colpendo spesso donne i cui familiari sono (presumibilmente) nell'esercito. Dalle colonie di tortura giungono notizie di omicidi commessi dal personale carcerario.

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La Politicizzazione del Sistema e i Detenuti Politici

Un aspetto sempre più evidente del sistema carcerario russo è la detenzione per motivi politici o religiosi. Il gruppo per i diritti umani Memorial indica 628 persone condannate per reati politici, tra cui oltre 400 perseguitati per la loro religione. Sebbene i dati ufficiali mostrino una netta diminuzione della popolazione carceraria, il tasso di carcerazione, di 300 persone ogni 100 mila, rimane elevato rispetto alla media europea, e le condanne medie sono quattro volte superiori a quelle dei paesi europei. Questi dati, diffusi dal Fsin, sono considerati facilmente manipolabili e poco credibili, mirando a presentare un'immagine più umana del sistema.

La Cultura della Violenza nella Società Russa

Molto è stato scritto sulle cause della violenza che permea la società russa dall'inizio dell'invasione, con spiegazioni che spaziano dalle ragioni culturaliste alle continuità storiche e al potere della propaganda. Non di rado, questa cultura politica che esalta la violenza viene interpretata come un riflesso della cultura carceraria, dove il dominio e la legge del più forte sono centrali.

Questa tematica è diffusa anche nella cultura popolare russa. Già ai tempi dell'Unione Sovietica, la figura del criminale era romanticizzata in film e canzoni. Con Putin, è nata un'intera industria culturale dedicata a questo tema. Il dittatore stesso, nei suoi discorsi, si mostra marziale, insegnando a "picchiare i deboli" e "colpire per primi", e la sua propensione al gergo carcerario è nota sin dai primi anni 2000. Slogan come "Na Berlin!" (usato prima del 2014) mostrano come questa attitudine sia ben accolta in Russia.

I critici vedono questa ostentata propensione al crimine come una rottura calcolata con la civiltà, dove la cultura politica, quella quotidiana e quella carceraria si sono fuse in un "miscuglio infernale", facendo della legge del più forte la regola fondamentale e dell'immoralità un sistema.

Casi Esemplari e Testimonianze

Il Tragico Destino di Aleksej Naval'nyj

La morte di Aleksej Naval'nyj in una prigione russa il 16 febbraio 2024 ha messo in luce le estreme condizioni e la sistematicità della violenza nel sistema. Dopo anni di persecuzione politica, arresti, processi e detenzioni, Naval'nyj fu arrestato nel gennaio 2021 al suo ritorno dalla Germania, dove si era ripreso da un avvelenamento da Novichok. Condannato a 19 anni di carcere per accuse ritenute pretestuose, ha scontato la pena nella colonia penale di Kharp.

Le prime informazioni dalla struttura carceraria riferirono che "si è sentito male dopo una passeggiata, perdendo quasi immediatamente conoscenza", con una diagnosi di sindrome della morte improvvisa. Tuttavia, il giornale Novaya Gazeta riportò che il corpo, trasferito all'obitorio di Salekhard, mostrava segni di contusioni compatibili con convulsioni e tracce di tentativi di massaggio cardiaco. Un prigioniero raccontò di una "strana confusione" e controlli intensificati nella colonia penale la sera prima della morte di Naval'nyj. Si presume che l'omicidio non sia stato eseguito da dipendenti del Fsin, ma piuttosto dall'Fsb, data la natura di tali operazioni.

La colonia penale in cui morì Naval'nyj, la YATs-34/3 (anche conosciuta come Podgornaya), fu costruita nel 1961 sul sito del 501° gulag, diventando un campo per prigionieri coinvolti nella costruzione del villaggio e della ferrovia, secondo il metodo stalinista. Rinominata più volte, dal 2011 è "FKU IK No. 3" con un limite di 1.100 detenuti. Qui, il lavoro è concepito alla stregua dei gulag, ovvero in schiavitù: 12-18 ore al giorno per circa 3,2 dollari al mese, in ambienti angusti e sovraffollati, con celle che ospitano 60 uomini e un regime rigido che impone compiti umilianti. L'assistenza sanitaria è quasi inesistente.

Foto di Aleksej Naval'nyj o della colonia penale di Kharp

La Testimonianza di Oleg Orlov e la Lotta delle ONG

Oleg Orlov, biologo, dissidente e cofondatore dell'organizzazione Memorial (messa al bando in Russia), è stato condannato a due anni e mezzo di detenzione per essersi espresso contro l'aggressione di Mosca all'Ucraina. La sua storia personale illustra le dinamiche del sistema carcerario. Orlov rifiutò di chiedere la grazia a Putin, sostenendo la sua innocenza e il suo diritto alla libertà di espressione, nonostante fosse in prigione.

La sua liberazione, avvenuta durante uno scambio di prigionieri, fu preceduta da "piccoli segnali, gentilezze" inusuali per i detenuti, come l'uso del patronimico da parte del direttore del carcere. Il suo racconto descrive la prigione di Lefortovo come "una scatola di pietra senza tempo", un luogo di detenzione durissima per accusati di spionaggio. La sua esperienza culmina con la comprensione di far parte di uno scambio di prigionieri, ritrovandosi con altri dissidenti come Andrej Pivovarov e Sasha Skochilenko.

Orlov, ora a Berlino, continua il lavoro di Memorial in Ucraina, indagando i crimini commessi dall'esercito russo. "Non sono casi isolati, singoli soldati sadici o battaglioni violenti. No, è un metodo" afferma, sottolineando la sistematicità della violenza. La sua testimonianza e quella di altri come lui, inclusa la campionessa di basket statunitense Brittney Griner che raccontò le precarie condizioni igieniche e di vita nella colonia penale IK-2 in Mordovia, evidenziano il mancato rispetto delle condizioni minime di garanzia e la facilità con cui si sconfinano nelle pratiche di tortura.

Il primo grande scandalo sulle condizioni carcerarie scoppiò nel 2018, quando Novaya Gazeta pubblicò un video che documentava atti di tortura da parte delle guardie carcerarie. Nonostante l'apertura di procedimenti penali, le raccomandazioni per riforme più incisive sono state respinte per "eccessivo impegno economico", mostrando la difficoltà di riformare un sistema così radicato. L'incredibile quantità di materiale, come quello fornito da Savelyev (costretto a fuggire dalla Russia dopo aver denunciato torture sistematiche), documenta in modo inequivocabile la sistematicità dell'utilizzo della tortura, spesso eseguita da altri detenuti su ordine degli agenti.

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