Controversia su "La prima tentazione di Cristo" di Netflix

Introduzione alla Controversia

Il film "La prima tentazione di Cristo", una satira prodotta dal collettivo brasiliano Porta dos Fundos, ha scatenato ampie polemiche globali per la sua rappresentazione dissacrante del racconto evangelico, mostrando, tra le altre cose, un Gesù omosessuale. Questo speciale natalizio, distribuito da Netflix, è diventato il fulcro di una battaglia tra i suoi realizzatori e settori della destra cattolica, sia in Brasile che a livello internazionale, che ne chiedevano la rimozione.

L'abbraccio di Netflix ha conferito al gruppo una visibilità inedita, ma ha anche innescato una serie di traversie, non solo giudiziarie. La vicenda ha sollevato un dibattito pubblico sui limiti della libertà d'espressione e sulle potenziali sanzioni relative alla rappresentazione di personaggi storico-religiosi, interrogandosi su chi si sia sentito offeso o minacciato nella propria identità religiosa da questo breve film comico.

Contenuti e Trama del Film

Il film di 46 minuti, disponibile in portoghese con sottotitoli in italiano, si apre con il ritorno di Gesù dal deserto dopo 40 giorni. Ad attenderlo per i suoi 30 anni, trova Maria e Giuseppe, e deve affrontare una rivelazione: è stato adottato. Gesù si presenta a Nazareth con un fidanzato biondo, baffuto e caricaturale di nome Orlando, interpretato da Fábio Porchat. Il film lo ritrae senza alcuna intenzione di adempiere al volere di Dio e di diffondere la parola del Padre, piuttosto pronto al "contrattacco" e alla ribellione.

Tra le "trovate" sgangherate del film, vi sono una Maria che fuma, un Giuseppe geloso e un Dio Padre prepotente e seduttore. Gesù è costretto a lottare con un Lucifero in stile Star Wars e a chiedere consiglio a Buddha e Shiva prima di partire per la sua missione. Netflix ha avvertito i suoi spettatori del contenuto "irriverente" e ha segnalato un divieto ai minori di 14 anni per "A Primeira Tentacao de Cristo", presentandolo come "un'altra parodia di proporzioni bibliche" dei comici Gregorio Duvivier (che interpreta Gesù) e Fábio Porchat.

Locandina del film

Reazioni e Critiche

In Brasile

Il film, messo in rete dal 3 dicembre, ha provocato un'ondata di sdegno e polemiche nel Paese sudamericano. La protesta è sfociata in un vero e proprio attentato il 24 dicembre, quando la sede del collettivo di videomaker Porta dos Fundos è stata colpita da un attacco con bombe molotov, che fortunatamente non ha causato feriti. L'organizzazione "Chiesa cattolica in Brasile" ha presentato una petizione, sostenendo che il film urtasse "l'onore di milioni di cattolici". Oltre mezzo milione di persone ha firmato una petizione per la rimozione del lungometraggio, criticato da numerosi religiosi, incluso il vescovo Enrico Soares da Costa.

Anche il figlio del presidente del Brasile è intervenuto sulla questione, definendo il film "discriminatorio e blasfemo". Ha denunciato che Netflix avesse "superato il limite della decenza" lanciando un film in cui Gesù è raffigurato in versione omosessuale, con un fidanzato, e dove non ha nessuna intenzione di dedicarsi alla sua missione.

In Italia

In Italia, dove il film era disponibile in versione sottotitolata, l'associazione Pro Vita & Famiglia ha espresso il suo dissenso. Il presidente Toni Brandi e il vicepresidente Jacopo Coghe hanno denunciato il film come "discriminatorio e blasfemo", lanciando una petizione per chiederne la rimozione. Hanno descritto "La prima tentazione di Cristo" non come artistico, ma come una "insulsa, quanto irritante, goliardata che prende di mira il Vangelo", definendola "comicità demenziale".

Il quotidiano della CEI, Avvenire, ha commentato che il film "non fa nemmeno ridere", definendolo un'accozzaglia di "trovate" sgangherate, e criticando ulteriormente la rappresentazione della Vergine Maria come una "disgraziata" e dei discepoli come un gruppo di "alcolisti".

La Battaglia Legale e la Posizione di Netflix

Ordine di Rimozione Iniziale

Nel gennaio 2020, un giudice brasiliano di Rio de Janeiro, Benedicto Abicair, ha ordinato a Netflix di rimuovere il film dalla sua programmazione. Questa decisione è stata presa in risposta alla petizione dell'organizzazione cattolica brasiliana, che sosteneva che il film avesse ferito "l'onore di milioni di cattolici". Né Netflix né Porta dos Fundos avevano commentato subito dopo la sentenza, dato che una precedente decisione aveva rifiutato la censura dello show.

Gli audio che incastrerebbero Sempio - Storie italiane 07/05/2026

Il Ricorso di Netflix e la Sentenza della Corte Suprema

Netflix ha prontamente presentato ricorso al Supremo Tribunale Federale brasiliano, dichiarando con fermezza: «Sosteniamo fortemente l'espressione artistica e combatteremo per difendere questo importante principio». La piattaforma di streaming ha definito la sentenza iniziale "una ingerenza giudiziaria nel contenuto di una opera cinematografica, e dunque un vero caso di censura", avvertendo che la sua conseguenza sarebbe stata la limitazione "dello spettro della libertà di espressione" e che "la censura genera pregiudizi e danni irreparabili". Netflix ha difeso la propria posizione nel nome della valorizzazione "della libertà creativa degli artisti con cui lavoriamo", sottolineando la vasta possibilità di scelta, incluse storie bibliche, offerta dalla piattaforma.

Successivamente, il presidente della Corte Suprema brasiliana, Josè Antonio Dias Toffoli, ha dato ragione a Netflix sulla fiction satirica. Il magistrato ha stabilito che lo speciale natalizio non aveva ignorato "la necessità di rispettare la fede cristiana", aggiungendo: «Non possiamo pensare che una satira umoristica abbia la capacità di indebolire i valori della fede cristiana, interiorizzata nella convinzione della maggioranza dei brasiliani». I media brasiliani avevano già riportato decisioni di vari tribunali di Rio e San Paolo che avevano precedentemente negato la richiesta di ingiunzione per rimuovere lo speciale di Natale di Porta dos Fundos da Netflix.

Il Collettivo Porta dos Fundos e la Satira Dissacrante

Porta dos Fundos è un gruppo di comici-videomaker che ha lanciato il suo canale nel 2012, diventando il primo del Brasile con oltre 16 milioni di iscritti grazie alla sua satira dissacrante su tutto e tutti. Netflix, intuendo la possibilità di espansione nel mercato sudamericano, ha arruolato il gruppo comico. Il collettivo non è nuovo alle polemiche; già nel 2018 aveva prodotto e trasmesso un altro "Speciale di Natale", "L'ultima sbronza", una parodia feroce dell'Ultima Cena, con Gesù e gli apostoli rappresentati come un gruppo di ragazzotti avvinazzati intenti a celebrare un party d'addio tra droga, donnine e battute volgari, "scivolando nella blasfemia (soprattutto sulla Crocifissione di Cristo) con una stupidità disarmante".

Di fronte alle accuse, gli animatori del collettivo non hanno mostrato "tracce di pentimento", ribadendo, in un comunicato diffuso via social, la loro contrarietà «ad ogni atto di censura, di violenza e di autoritarismo». Non solo hanno condiviso il link della petizione in cui si chiedeva la rimozione de "La prima tentazione di Cristo", ma hanno anche realizzato un nuovo video, "Inri-tado", sempre con Gesù protagonista, pubblicato sul loro canale YouTube, e annunciato un nuovo film per il 2020. João Vicente de Castro, cofondatore di Porta dos Fundos, ha commentato dopo l'attentato con molotov: "Quello che è successo è stato senza dubbio un attacco alla libertà di parola".

Membri del collettivo Porta dos Fundos o logo del gruppo

Contesto Storico e Libertà d'Espressione

Le polemiche intorno a "La prima tentazione di Cristo" non sono un caso isolato nella storia del cinema. La storia cinematografica è "lastricata di nemici sacrileghi della Chiesa", molti dei quali di ben altro calibro. Un esempio emblematico è "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese (1988), tratto dall'omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis, che subì messe all'indice e boicottaggi di ogni sorta. È proprio a questo film che i comici brasiliani fanno esplicito riferimento con il titolo del loro speciale natalizio.

La vicenda ha riacceso il dibattito sui limiti della libertà d'espressione, in particolare quando si tratta di satira religiosa. Molti osservatori hanno sottolineato, ancora una volta, che la censura non è la risposta giusta. Questo solleva la questione di come i "catto-sovranisti di ogni continente", oltre ad avere un'idea discutibile della libertà d'espressione, possano finire per "abboccare all'amo" delle multinazionali che vorrebbero contrastare, generando ulteriore visibilità per opere che intendono censurare. Nonostante le controversie, in Brasile il film ha registrato un record di visualizzazioni su Netflix.

Discriminazione e Coerenza di Netflix

Sulla questione è stata sollevata anche una domanda sulla coerenza di Netflix: "se si fosse trattato di offendere il Corano si sarebbero comportati allo stesso modo o avrebbero avuto 'paura'?" Si è anche fatto riferimento a Netflix come a una piattaforma "non nuova nel mettere online tematiche di dubbio gusto", citando un precedente negli Stati Uniti in Georgia, dove il colosso dello streaming aveva minacciato di non fare più affari dopo che lo Stato aveva approvato una legge che vietava l'aborto dopo il primo battito cardiaco del bambino nel grembo materno. Questi elementi hanno contribuito ad amplificare il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme di streaming nella diffusione di contenuti controversi.

tags: #bufala #del #gesu #gay #su #netflix