Il Monastero delle Carmelitane Scalze a Gallipoli

Il Monastero di Santa Teresa, noto anche come Monastero delle Carmelitane Scalze di Gallipoli, è un luogo di preghiera costante e di rinuncia, dove si vive dimentichi di sé e lontani dai clamori del mondo circostante. Attualmente, è l'unico rimasto dei numerosi conventi che per secoli hanno animato la vita religiosa della città.

Monastero delle Carmelitane Scalze di Gallipoli esterno

Gallipoli nel Seicento: Contesto Religioso e Sociale

Nel Seicento, Gallipoli era sotto il Vicereame spagnolo di Napoli, un periodo di grande prosperità grazie a un fiorente commercio di olio. La città godeva di un relativo benessere grazie all'attività mercantile del porto, da dove veicolava il traffico d'olio lampante da esportare anche in Europa. In questo clima, chiese e costruzioni religiose fiorivano, ispirate anche ai dettami della Controriforma, un periodo di grande fermento religioso. Il borgo antico si fregiava di una ventina di chiese, ricche di arte e di storia, mentre il Clero contava più di 250 unità tra religiosi del Capitolo, suddiaconi e chierici regolari.

Nei secoli passati, nel piccolo borgo antico gallipolino, esistevano altri cinque conventi oltre a quello delle Carmelitane Scalze:

  • Il Convento dei Padri Riformati di San Francesco (eretto dal 1217 al 1220).
  • Il Convento dei Domenicani (costruito nel 1517 sulle rovine dell’antico Monastero dei Basiliani).
  • Il Convento dei Cappuccini (costruito nel 1583).
  • Il Convento dei Paolotti (del 1621), entrambi maschili.
  • Il Monastero di Santa Chiara, l'unico femminile (costruito nel 1578).

Esistevano inoltre numerose Confraternite laicali, organizzate presso le più importanti chiese cittadine, che aggregavano a scopo morale, sociale e religioso le varie categorie di arti e mestieri della città.

La Fondazione del Monastero: L'Opera di Monsignor Perez de la Lastra

Il Monastero delle Carmelitane Scalze fu costruito per volontà e a spese di Monsignor Antonio Perez de la Lastra (1631-1700), l'ultimo vescovo di origini spagnole della ex Diocesi di Gallipoli (oggi Diocesi di Nardò-Gallipoli). Uomo dotato di eccezionale cultura e fede profonda, di stampo spiccatamente postridentino, era ricco di umiltà, altruismo e generosità non comune. Fece il suo ingresso solenne in città il 22 maggio 1679 come pastore di seimila anime, tutte abitanti nell'isola del centro storico, fatto salvo uno sparuto numero nel contado. Conterraneo di Santa Teresa d’Avila, fondatrice delle Carmelitane Scalze, per lei nutriva una grandissima venerazione.

Già nel 1685, Monsignor Perez aveva in mente di fondare un convento con chiesa annessa. Per questo, donò una rendita di 14 ducati annui, ricavati dai beni della mensa vescovile. Acquistò subito alcuni caseggiati nell'area di Santa Maria di Costantinopoli che demolì per dare avvio, nel 1687, ai lavori per erigere l'intero complesso a proprie spese. L'opera terminò il 13 maggio 1690, quando fu solennemente consacrata la nuova chiesa. Le Memorie storiche della città di Gallipoli del 1697, scritte dal Micetti e il cui manoscritto è conservato nella Biblioteca Provinciale di Lecce, raccontano di avvenimenti straordinari durante l'erezione dell'edificio.

Ritratto di Monsignor Antonio Perez de la Lastra

Prodigi durante la Costruzione

Il Micetti scrive che per fabbricare l’intero immobile si impiegò l’acqua di un solo pozzo, quando solitamente per costruire una casa di piccole dimensioni era necessario impiegare l’acqua contenuta in almeno quattro pozzi. Non solo, non ci fu neanche bisogno di andare alla ricerca di pietre poiché bastarono quelle poche ricavate dalla demolizione delle costruzioni preesistenti. Infine, il Micetti racconta la miracolosa guarigione di un maestro muratore impiegato nei lavori che, colpito da un enorme sasso, non riportò nessuna ferita o danno grazie all’invocazione di Santa Teresa d’Avila.

Struttura e Architettura del Monastero e della Chiesa

La struttura dell'edificio monastico risulta molto sobria, un luogo sicuro di silenzio e contatto con Dio. Le sue caratteristiche includono:

  • Muri solidi e due porte ben munite.
  • Un chiostro arioso e un giardino alberato con cisterna centrale.
  • Due stanze ad infermeria.

Nel piano inferiore si trovano il coro, l'oratorio, la sacrestia, il refettorio, la cucina, stanze per deposito e cantina. Al primo piano, sui quattro ballatoi perimetrali, sono disposte ventuno celle del dormitorio con l'attiguo coro superiore, da dove si accede alle stanze del Romitaggio per gli esercizi spirituali. Sulla terrazza è presente la stanza del Belvedere, da cui, non viste, le suore possono ammirare il mare sino all'orizzonte.

La Chiesa di Santa Teresa

La chiesa fu costruita nel 1687 e consacrata nel 1692 dal vescovo Perez de la Lastra. La facciata è molto sobria, mentre sulla porta d’ingresso laterale est - l’ingresso da cui prende l’avvio la visita della chiesa - troneggia la statua di Santa Teresa d’Avila. All'interno, sontuoso gioiello del barocco salentino, si trovano:

  • Sul lato destro, l'altare con la tela di Sant'Agostino.
  • Sul lato sinistro, l'altare con la tela raffigurante Santa Maria Maddalena.
  • L'altare con la statua lignea di Santa Teresa del Bambino Gesù.

Sempre a sinistra, al di sotto della grata, è collocato un busto dedicato a Monsignor De la Lastra, sepolto sotto l’altare maggiore.

Interno della Chiesa di Santa Teresa a Gallipoli

Declino e Minaccia di Chiusura

Dalla scomparsa del suo fondatore-benefattore, le sorti del monastero conobbero un graduale declino, specie sotto l'aspetto economico. Una legge del 1861, e in particolare dopo il 7 luglio 1866, aveva stabilito la soppressione e confisca di molti beni ecclesiastici e, tra questi, figurava proprio il Monastero delle Carmelitane di Gallipoli, che come gli altri poteva garantirsi la sopravvivenza solo pagando una cospicua percentuale di tributi all'erario. Nel 1893, entrata in vigore la paventata legge esecutiva, la Comunità, formata da sole tre suore anziane più una novizia e una postulante, ricevette l'ordine governativo di chiusura.

Nonostante l'acquisto del fabbrico monastico e della chiesa dal Comune nel 1895 per 8.000 lire da parte della comunità, il monastero continuava a essere afflitto da notevoli difficoltà economiche. Nel 1909, il deficit di cassa ammontava a 300 lire, come riscontrabile ancora oggi nel libro dei conti. Per sopravvivere, le suore si affidavano esclusivamente ai miseri proventi del loro umile lavoro, come le particole per la diocesi e i preziosi ricami.

Il Miracolo di Santa Teresa del Bambino Gesù

La storia di questo monastero è strettamente legata alla vita di Santa Teresa di Lisieux, detta del Gesù Bambino o Santa Teresina, al secolo Teresa Martin. Nata ad Alençon (Francia) il 2 gennaio 1873 da coniugi di provata fede cattolica, entrò precocemente nel Carmelo di Lisieux il 10 gennaio 1889, grazie all'intercessione di Leone XIII, e morì il 30 settembre 1897 a soli 24 anni, lasciando degli scritti che divennero celebri, come Storia di un’anima.

Immagine di Santa Teresa di Lisieux con rose

Nel novembre 1903, le ultime due Clarisse si trasferirono tra le Teresiane. Nel 1908 Suor Maria Ravizza, Priora delle Marcelline di Lecce, fece visita a Madre Carmela del Cuore di Gesù (Ida Piccinno, priora a 28 anni), parlandole di Suor Teresa del Bambino Gesù, deceduta in odore di santità. L'anno successivo, le donò la biografia della religiosa francese, alla cui protezione la Comunità si affidò per risolvere gli impellenti problemi materiali di sussistenza.

L'Apparizione Prodigiosa del 1910

Nel gennaio del 1910, con il monastero in gravi difficoltà economiche e la minaccia di chiusura imminente per il mancato pagamento di un balzello, Madre Carmela decise di iniziare un triduo di preghiere alla Santissima Trinità assieme alle sue consorelle, chiedendo l'intercessione di Suor Teresa del Bambino Gesù, all'epoca ancora beata. La notte tra il 15 e il 16 gennaio 1910, il terzo giorno del triduo, avvenne il miracolo, che fu poi documentato e utilizzato quale oggetto di una particolare sessione del processo canonico di beatificazione di Teresa Martin.

A Suor Carmela, gravemente febbricitante, si presentò una celeste "visione" nella persona di una delle sorelle, che le porse 500 lire (un rotolo di dieci biglietti da 50 lire del Banco di Napoli, uno dei quali ancora gelosamente custodito in monastero). La visione disse: "Sono la Serva di Dio, suor Teresa di Lisieux" e, quando Suor Carmela fece per accompagnarla all'uscita, Suor Teresa rispose: "La mia via è sicura e non mi sono sbagliata seguendola". L'ammalata, impossibilitata a muoversi, si vide nell'atto di seguirla giù fin nella stanza della ruota, dove, in obbedienza alla regola, furono depositate le banconote nell'apposita cassetta.

Questo miracolo fu l'evento decisivo per la salvezza del monastero. Nelle entrate di fine gennaio si trovò un surplus inspiegabile di 25 lire, che si ripeté sino ad aprile. Il debito delle 300 lire fu interamente saldato, e Madre Carmela ricevette ulteriori somme in sogno e attraverso ritrovamenti inspiegabili. Un ulteriore prodigio si verificò il 16 gennaio 1911, testimoniato dal vescovo di Nardò, Monsignor Giannattasio, che offrì 500 lire in una busta sigillata, ma se ne trovarono 300 in più.

Il Monastero Oggi e la Visita delle Reliquie

Da quell'episodio, si iniziò a registrare un aumento di fede per la Santa di Lisieux e la fortuna del convento andò a crescere anche sotto l'aspetto spirituale per un periodo luminoso. Le Carmelitane di Gallipoli, con i loro "occhi a terra e cuore in cielo", accompagnano il trascorrere del tempo con il loro silenzioso ma incessante dialogo con il Signore, rimanendo ancora oggi il cuore pulsante di quella religiosità cittadina.

Nel maggio 2000, nell'anno giubilare, le reliquie di Santa Teresa del Bambino Gesù sono approdate a Gallipoli, accolte dalle 15 Carmelitane Scalze in rigida clausura nel monastero da Lei provvidenzialmente salvato. È stato il sigillo del miracolo del 1910, quasi come gratitudine del Carmelo di Lisieux alle consorelle di Gallipoli per la causa di beatificazione. Questa straordinaria circostanza ha costituito per l'intera comunità cittadina, per la diocesi e per il Salento un'occasione irripetibile di fede e crescita spirituale e religiosa. Le sacre spoglie, custodite in un'urna artisticamente decorata, in processione solenne hanno raggiunto la Cattedrale e poi la chiesa di Santa Teresa tra una gioia incommensurabile. A ricordo di quell'evento fausto, una leggiadra statua lapidea della Santa francese, allietata di rose, adorna oggi un angolo contiguo alla chiesa, con un cartiglio che recita: "Sono qui per custodire il Convento" e la data dell'inaugurazione: 31 maggio 2001.

Processione con le reliquie di Santa Teresa di Lisieux a Gallipoli

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