La festa di Santa Rosa a Viterbo è un evento profondamente radicato nella tradizione, con riti che si sviluppano lungo l'arco della giornata del 3 settembre, culminando nel suggestivo Trasporto della Macchina. Uno dei momenti più significativi e commoventi di questa celebrazione è la benedizione dei Facchini, che segna l'inizio della parte più intensa della festa e sancisce la loro preparazione spirituale e fisica.
Il Raduno e il Saluto delle Autorità
La giornata inizia con il raduno dei Facchini, un momento considerato la "porta d'ingresso" mentale al Trasporto. Nel primo pomeriggio, i Facchini si presentano con la divisa in perfetto ordine. Molti, specialmente quelli residenti nel centro storico, raggiungono il luogo del raduno a piedi. Tradizionalmente, è la madre a vestire il figlio o la moglie ad aiutare il marito, rendendo questo un momento intimo, di grande raccoglimento e festa.
Al raduno, i Facchini ricevono il saluto delle autorità civili e religiose. Segue il momento dei discorsi e della "prima carica", che introduce la formazione all'avvio del percorso cittadino.
La formazione si schiera e si avvia per le vie della città, dando inizio al tradizionale "giro delle sette chiese".
Il Giro delle Sette Chiese: Fede e Fatica
Il "Giro delle Sette Chiese" è un rito amato e faticoso, entrato nel linguaggio comune dei viterbesi, che si compie passo dopo passo, con sudore e fede. Questo evento, che avviene nel primo pomeriggio del 3 settembre, segna l'ingresso nel vivo delle emozioni della festa. Nonostante un cielo a tratti nuvoloso e un caldo afoso, i Facchini iniziano il loro giro, osservati e acclamati dalla folla. L'attesa è uno dei passaggi più profondi e intensi della tradizionale festa di Santa Rosa, riconosciuta dal 2013 come patrimonio dell'Umanità.
I Facchini partono da Piazza Verdi, convocati per le ore 13. Questo momento rompe il ghiaccio e rappresenta una vera e propria porta d'ingresso alla parte più intensa del Trasporto.
All'uscita, i Facchini si dirigono verso San Lorenzo, fino a giungere al Duomo, dove rendono omaggio a Santa Giacinta Marescotti, il cui corpo mummificato è custodito dalle monache di clausura presso il monastero di San Bernardino.
Successivamente, scendono al Sacrario per rendere omaggio al monumento dei Caduti delle Guerre Mondiali.
In Piazza San Scipione, dopo aver ascoltato le preghiere del Priore Agostiniano, tutti gli uomini del Sodalizio intonano "Mira il tuo popolo...", in onore della Madonna Liberatrice, protettrice civica della comunità fin dal Medioevo. Questo è uno dei momenti più intensi e suggestivi del giro.
In Largo Facchini di Santa Rosa, i Facchini rinnovano il loro patto d'amore verso Santa Rosa.

Il Riposo e la Preparazione Finale
Dalle 17:30 alle 19:00, i Facchini, insieme ai loro familiari, si recano presso il giardino del convento dei Cappuccini a San Crispino per un breve periodo di riposo e per consumare una piccola merenda-cena. Questo momento di raccoglimento è fondamentale per ricaricare le energie prima della fase conclusiva della preparazione.
Intorno alle 19:00, dopo aver salutato i parenti, i Facchini ascoltano le ultime raccomandazioni tecniche e gli incoraggiamenti del presidente del Sodalizio e del capo Facchino, che fornisce le ultime indicazioni per il Trasporto.
Entrando da Porta della Verità, intorno alle 20:00, tutti gli uomini del Sodalizio rendono un doveroso e sentito omaggio alla Chiesa della Crocetta (già Santa Maria in Poggio), luogo della prima sepoltura di Santa Rosa.
Sempre al ritmo della canzone "...quella sera del 3", l'intera formazione "svolta" su Via di Santa Rosa. Qui si vive un momento di grande emozione quando i Facchini salutano parenti e amici, seduti sugli scalini del Santuario, sollevando in alto i "ciuffi" e le "spallette".
La Benedizione e la "Mossa"
All'interno della Chiesa di Santa Rosa, il Vescovo di Viterbo impartisce la benedizione "in articulo mortis" ai Facchini. Questo rito sacro conferisce una protezione spirituale in vista della fatica imminente.
La medesima cerimonia viene ripetuta poco dopo all'aperto, ai piedi della Macchina di Santa Rosa, con tutti gli uomini in ginocchio. Questo gesto sancisce la completa preparazione e la benedizione finale.
Ora tutto è pronto. Al centro della formazione si trova il capofacchino, la cui voce guida i movimenti precisi e coordinati. Egli compone la formazione sotto la Macchina, partendo dalle stanghette posteriori e procedendo verso l'avanti. Le luci vengono spente, cala il silenzio, creando un'atmosfera di attesa carica di tensione.
Poi, una voce squarcia il buio e il silenzio con la domanda: "Siamo tutti d'un sentimento?". Segue una sequenza di comandi precisi: "Sotto col ciuffo e fermi!". "Fermi!". "Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi!".
Questa è la "mossa", il momento culminante. L'impeto dei Facchini è tale che la Macchina balza verso l'alto di colpo, come a prendere vita. Sembra poi ricadere verso il basso, assestandosi sulle schiene e le spalle degli uomini.
Macchina di Santa Rosa - Visioni in assenza
Il Trasporto: Storia e Emozioni
La festa è dedicata alla patrona Santa Rosa, vissuta nel XIII secolo e morta a soli 18 anni. La Santa venne adorata e venerata dai viterbesi fin da quando Papa Alessandro IV, il 4 settembre del 1258, ordinò la solenne traslazione del suo corpo intatto dalla modesta sepoltura della fossa comune di Santa Maria del Poggio al Monastero delle Clarisse. Il semplice baldacchino sul quale venne effettuata la traslazione, crebbe con gli anni in ricchezza di particolari, strutture artistiche aggiuntive e altezza, dando origine alla Macchina.
Il clima della festa entra nel vivo delle sue emozioni con questo rito tradizionale. L'attesa per assistere al primo trasporto di Dies Natalis è palpabile, con molti ragazzi e adulti in attesa da ore.
Dopo cinque soste (Piazza Fontana Grande, Piazza del Plebiscito, Piazza delle Erbe, Corso Italia e Piazza Verdi o del Teatro), i Facchini devono compiere il grande sforzo finale, percorrendo una ripida via in salita che conduce al Santuario.
L'ultimo Trasporto di "Fiore del Cielo", nel 2014, è stato dedicato alla pace in Medio Oriente, un messaggio nobile lanciato da Viterbo. Il sindaco Michelini ha incitato gli uomini vestiti di bianco, definendoli "coraggiosi" e invitando a prendere esempio dal loro coraggio in un momento difficile per la terra.
Tutto è filato liscio: dalla partenza in orario (il "Sollevate e fermi" è arrivato alle 21:10) alle soste, dalla precisione con cui i Facchini hanno svolto il loro compito al lavoro instancabile delle guide. Il tratto da Piazza delle Erbe a Piazza Verdi è stato il più duro, a causa della strada che si restringe e del minor numero di Facchini sotto la Macchina. Il tratto aggiuntivo di Via Marconi è stato superato con successo, dedicato ai viterbesi e con una girata a Marcello Sensi, guida esperta. Il cordone umano formato per il ritorno verso Piazza del Teatro è stato molto utile, consentendo ai Facchini di faticare meno grazie alla leva sull'inerzia del peso.
La Macchina, entrata definitivamente nella storia con il riconoscimento Unesco come patrimonio immateriale dell'umanità, ha sfidato il vento e la pioggia, per poi vedere il cielo rischiararsi. Il successo straordinario è frutto di anni di lavoro del Sodalizio, culminato a Baku in Azerbaijan. Per festeggiare in modo eccezionale, si è deciso di riproporre un percorso eseguito solo sessanta anni prima, nel 1952, con una Macchina completamente diversa, aggiungendo il tratto di Via Marconi fino a Piazza della Repubblica.
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