La figura di Don Ruggero Conti è stata al centro di un'ampia discussione pubblica e mediatica, in particolare a seguito della sua morte e dei successivi eventi funebri. Conosciuto per la sua carriera ecclesiastica, per il coinvolgimento in inchieste giudiziarie per pedofilia e per le reazioni che hanno accompagnato la sua scomparsa, Don Conti ha lasciato un segno indelebile nelle cronache italiane.
Biografia e Contesto
Don Ruggero Conti, ex direttore della Caritas diocesana di Porto e Sant Rufina, è morto a 67 anni. Originario di Legnano, negli anni Ottanta Don Conti insegnava educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin de La Riva ed era educatore all’oratorio San Magno, dove era considerato un punto di riferimento per i ragazzi. Era stimato e, per un periodo, è stato anche consulente per le Politiche della famiglia dell’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, evidenziando la sua influenza anche in ambienti politici ed ecclesiali. L'ex parroco di Selva Candida, parrocchia romana, ha svolto la sua missione nella chiesa della periferia romana.

Le Accuse e i Processi
La vicenda di Don Ruggero Conti è balzata agli onori della cronaca nel 2008, quando a Roma scoppiò uno scandalo che lo vide protagonista. A dare il via all’indagine fu la denuncia di un altro prete. Don Ruggero Conti venne arrestato dai Carabinieri nel giugno 2008, mentre in canonica si preparava a partire per la Giornata mondiale della Gioventù in Australia. L'ordine del suo arresto nel 2008 aveva causato una grossa frattura nel quartiere di Selva Candida, vicino a Roma, tra chi riteneva le accuse inverosimili e chi si batteva per fare emergere la verità.
Le Sentenze e le Condanne
L'ex parroco è stato condannato per aver abusato, tra il 1998 e il 2008, di almeno otto ragazzini o adolescenti che seguiva all'oratorio o che partecipavano ai gruppi parrocchiali. Il processo di primo grado si svolse in un clima di intimidazioni e minacce, rivolte sia al Pubblico ministero Francesco Lombardo Scavo sia a Roberto Mirabile, presidente della Caramella Buona (parte civile ai processi). Alla fine, il Tribunale di Roma, nel marzo del 2011, condannò Don Ruggero Conti in primo grado a 15 anni e 4 mesi di reclusione per aver abusato di sette ragazzini della sua parrocchia romana.
A maggio del 2013, la condanna, in appello, venne ridotta a 14 anni e 2 mesi. La riduzione della pena fu dovuta al fatto che tre episodi erano caduti in prescrizione; nel frattempo, per il primo dei 7 episodi contestati era intervenuta la prescrizione. Il timore dei legali delle famiglie delle vittime era di far pronunciare la giustizia prima del 2018, altrimenti anche l’ultimo caso contestato sarebbe caduto in prescrizione. La Cassazione, il 16 marzo 2015, confermò la sentenza di secondo grado. Il processo si era svolto in modo regolare, senza nessun dubbio o vizio di forma: per la legge italiana, Don Ruggero Conti era colpevole di pedofilia.

Le Motivazioni dei Magistrati
I magistrati sottolinearono la gravità delle azioni di Conti, scrivendo: "Non è meritevole di attenuanti generiche un sacerdote che abusa di bambini che segue per preparare alla Prima Comunione o che dimostra loro che è possibile avere denaro assoggettandosi alle brame sessuali di un adulto." E ancora: "Per rispetto della verità processuale può solo affermarsi che don Ruggero Conti, evidentemente soggetto ad inclinazioni sessuali non era in grado di tenere a freno tali impulsi, e delinqueva e gravemente. Ma non si muoveva secondo un unico disegno criminoso. Il Conti non faceva il prete per abusare dei ragazzini, ma ne abusava quando non riusciva a frenare le sue anomale pulsioni sessuali."
Vita Post-Condanna e la Morte
Don Ruggero Conti non solo non ha mai fatto un solo giorno di carcere effettivo, ma è stato ospitato (a spese della diocesi) in cliniche per preti problematici. Dopo essere stato scarcerato, era tornato a vivere a Legnano, dove lo avevano accolto la famiglia e gli amici che avevano sempre creduto nella sua innocenza. La maggior parte degli anni della sua condanna li ha trascorsi in una casa di cura lombarda.
Dal 2008, Don Ruggero Conti non poteva più svolgere il suo ministero pubblicamente ed era stato sospeso “a divinis” (dai ministeri divini), come previsto dal diritto canonico, dal 2011. Fino ad agosto, l’ex parroco stava scontando i domiciliari a Viterbo.
In un episodio significativo, è stato ritrovato a Milano dopo essere evaso tre giorni prima da una clinica vicino a Roma, dove si trovava ai domiciliari. I carabinieri lo rintracciarono in una struttura sanitaria del capoluogo lombardo e lo arrestarono. Il suo allontanamento dalla casa di cura di Genzano, zona Castelli Romani, era stato segnalato dal personale della struttura.
Don Ruggero Conti è deceduto qualche giorno prima del 28 febbraio 2020 in una casa di cura a Verbania, dove era da tempo ricoverato per problemi di salute.
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I Funerali e le Controversie
Le esequie funebri di Don Ruggero Conti, celebrate in una parrocchia di Legnano, in provincia di Milano, hanno suscitato grande scalpore. L'ultimo saluto affollato si è svolto nella chiesa della Madonna delle Grazie, con la presenza di una discreta folla, nonostante il divieto di assembramento dovuto all'allarme legato al contagio da Coronavirus. L’Associazione Rete L’abuso ha formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano per la violazione del decreto sicurezza, che in Lombardia aveva limitato i funerali ai soli stretti familiari e imposto la chiusura delle chiese per le messe feriali.
Le fotografie circolate e pubblicate sul quotidiano "Il Giorno" hanno testimoniato la presenza di centinaia di persone, a testimonianza di una profonda divisione nella percezione pubblica della sua figura. Per lui, infatti, rimanevano le pesanti accuse dei giudici, ma anche diversi fedeli che avevano perdonato "nonostante tutto".

Reazioni e Dibattito
L’Associazione Rete L’abuso ha sollevato, in concomitanza, il problema di dove finiscono in Italia i preti pedofili e perché spesso questi non vengono ridotti allo stato laicale dalla Chiesa. Roberto Mirabile, presidente della Caramella Buona Onlus, ha commentato: “Con il dovuto rispetto per un defunto, dobbiamo comunque ricordare che Ruggero Conti ha rovinato la vita di tanti adolescenti che, ancora oggi, da adulti, sono costretti a convivere con il gravissimo lutto dovuto alle violenze sessuali subite.” Mirabile ha ringraziato anche chi lo ha supportato nel raccontare la vicenda, sottolineando la "profonda divisione fra le persone", con molti che "difendevano il parroco da ogni possibile accusa."
Risarcimenti e Impatto sulle Vittime
Le parti civili avevano chiesto un risarcimento complessivo pari a circa 10 milioni di euro, risarcimento che, secondo le informazioni disponibili, non è ancora stato riconosciuto. A raccontare quello che accadeva con Don Ruggero Conti sono anche dei legnanesi, ora adulti, che a suo tempo avrebbero subito abusi da parte del prete.