All'interno di un ospedale pediatrico come il "Bambino Gesù" di Roma, dove si intrecciano storie di vita, speranza e profonda sofferenza, il ruolo del cappellano assume un'importanza cruciale. I cappellani offrono un sostegno spirituale e umano, accompagnando pazienti, genitori e personale sanitario nei momenti più difficili, cercando di portare una luce di speranza e conforto.

La Vocazione: Da Medico a Cappellano - La Storia di Don Luigi Zucaro
La vita di don Luigi Zucaro, oggi cappellano dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù”, è una testimonianza di una profonda trasformazione. Originariamente medico, don Luigi, sacerdote della diocesi di Roma, non avrebbe mai pensato di togliere il camice per diventare presbitero, soprattutto dopo essersi affermato nella sua professione e aver avuto un fidanzamento. Tuttavia, ha attraversato un periodo di crisi, comprendendo che denaro, posizione sociale, affetti e successo non erano più sufficienti per la felicità. La necessità di capire il senso della sua vita e l’incontro con il Cammino Neocatecumenale, un percorso di fede per adulti, lo hanno aiutato a scoprire una nuova chiamata: quella al sacerdozio. La sua risposta è stata un libero "Eccomi", rinunciando a ogni legame precedente. La sua storia è stata raccontata nella puntata di "Eccomi" su Tv2000, un esempio di come le offerte per i sacerdoti possano sostenere chi, come lui, si spende quotidianamente al servizio degli altri, sentendo il supporto di una comunità che investe affetto, fiducia, preghiera e risorse economiche.
Don Luigi Zucaro, Cappellano Ospedale Bambino Gesù di Roma
Il Natale in Ospedale: La Riflessione di Don Romano De Angelis
Il Natale, in un luogo di cura pediatrico, assume un significato particolare. Nelle parole di don Romano De Angelis, cappellano all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, "Facciamo festa perché nasce Gesù. Il Natale è questo: lasciar passare attraverso di noi un amore più grande". Vivere il Natale in un ospedale, tra famiglie che soffrono insieme ai loro bambini, porta a interrogarsi sul "perché" della sofferenza. Don Romano riflette sul fatto che "Dio non ci dà un 'perché'", perché il male e la sofferenza non sono giusti e Dio non li vuole. Egli si fa bambino, prende la nostra carne debole e piena di contraddizioni, non per fare un "predicozzo" sul peccato originale, ma per assumere fino in fondo la fragilità umana, fino alla morte di croce. La croce, in questa prospettiva, non è una maledizione, ma una benedizione e un’espressione d’amore. Don Romano, che fa Unitalsi dal 1981, ha imparato le cose più belle dai suoi "fratelli sofferenti": bambini, adulti, anziani, che in certe situazioni gli hanno testimoniato una gioia che non si può fingere. In questo contesto, "curare" significa dare una presenza, mettendo in campo la scienza come dono di Dio per rendere la vita più vivibile, e insieme alle cure portare l’amore.
Il Natale nelle Corsie: Luci, Colori e Speranza
L'atmosfera natalizia si diffonde nelle corsie del Bambino Gesù con luci e colori. Volontari incontrano i bambini, vengono organizzati laboratori, concerti e Babbi Natale si calano dall'alto. Un elemento particolarmente toccante è il presepe, realizzato dai bambini, che raffigura uno spaccato di edificio con al centro la Natività e attorno le stanze dell’ospedale: la mamma che legge, il gioco, la cappella. Questa immagine, ricca di significato, è un augurio di speranza.

Comprendere e Accompagnare la Sofferenza: Il Contributo di Padre Mario Puppo
La riflessione sull'angoscia e il dramma umani è stata una costante nella vita di padre Mario Puppo, anch'egli cappellano al Bambino Gesù. Egli ha spesso attinto all'immagine de “L’urlo” di Edvard Munch, che cattura magistralmente la sofferenza e l’angoscia dell’umanità. Fin da ragazzo, padre Puppo ha testimoniato la sua vicinanza agli altri attraverso il volontariato con la sorella Marina. Tra i molti episodi raccontati, spicca quello di una mamma che stava perdendo la propria bambina, che padre Puppo accompagnò con la sua sola presenza, senza dire nulla, perché "di fronte alla morte di una bambina cosa si può dire?". Questa profonda sensibilità lo ha preparato al difficile compito di cappellano.

L'Accompagnamento Spirituale nel Dolore e nella Perdita
L'ospedale "del Papa" è spesso teatro di "successi", con bambini strappati all'abbraccio mortale di malattie. Tuttavia, altre volte, i medici sono costretti ad arrendersi e a condividere con genitori disperati la consapevolezza che non c'è più nulla da fare. È in questi momenti che l'ospedale offre un altro tipo di abbraccio, fatto di vicinanza umana, sostegno psicologico e accompagnamento spirituale. Don Luigi Zucaro sottolinea l'importanza di non rimanere soli con il proprio dolore. La morte di un figlio non genera solo una sofferenza interiore, ma anche esteriore, rendendo questo momento inimmaginabile nella vita di un genitore.
Nella sede del Gianicolo del Bambino Gesù operano tre sacerdoti - don Luigi Zucaro, padre Mario Puppo e don Vistremundo Nkogo Ndong - in stretta collaborazione con le colleghe psicologhe. Ognuno ha i propri compiti e limiti: la psicologia aiuta a tirar fuori le proprie risorse, mentre l'assistente spirituale cerca di mettere in contatto con "Qualcuno di più grande". In un contesto multietnico e internazionale, il termine "assistente spirituale" è preferibile, poiché ci si confronta con persone di tutte le religioni, con valori spirituali non inquadrabili o addirittura atei. Nessun uomo è privo di una dimensione spirituale e, di fronte a certe esperienze di vita, "si pensa tutti le stesse cose".
Padre Puppo ha insegnato a don Luigi l'importanza di saper "usare la rete", non solo perché gli apostoli erano pescatori, ma perché bisogna "fare rete" intorno a chi si trova in una situazione di disagio, con un figlio gravemente malato o terminale. Questa necessità è ancora più acuta se la famiglia è straniera, non parla la lingua, è indigente o di un'altra religione. Bisogna sempre partire dai bisogni concreti.
Parlare di Dio e della Vita Eterna
Come si può parlare dell'amore di Dio a una mamma che perde un figlio? Umanamente, sembra assurdo, poiché la morte di un figlio sembra negare l'esistenza di Dio. Don Luigi Zucaro ammette che, quando è arrivato al Bambino Gesù, pensava che nella maggioranza delle stanze gli sarebbe stato chiesto di andarsene. Invece, le persone "vogliono sentir parlare Dio". Don Luigi, pragmatico e di formazione medica, testimonia di aver avuto molte prove dell'esistenza di Dio e dell'azione dello Spirito Santo proprio in quei momenti. "In quei momenti è lo Spirito Santo che ti mette le parole sulla bocca", afferma.
È cruciale migliorare la collaborazione con l'équipe medico-infermieristica, mettendosi in contatto quando si profila la possibilità della morte del paziente. Questo permette non solo di entrare in rapporto con la famiglia, ma anche di supportarla nelle fasi terminali, a volte più dure della morte stessa. Anche per chi ha un forte cammino di fede, la ribellione nei confronti di Dio può essere molto forte, fino a rifiutare la vicinanza di un sacerdote.
Accompagnare i Bambini e gli Adolescenti verso la Morte
Accompagnare verso la morte un bambino o un adolescente è molto difficile. Don Luigi Zucaro, pur avendo studiato teologia, ha compreso che uno degli articoli del Credo a cui si dà meno importanza in condizioni "normali", è invece assolutamente centrale: "credo la vita eterna". Don Luigi ritiene che un ragazzo non debba necessariamente acquisire la piena consapevolezza di stare per morire, per non spaventarlo. Tuttavia, ha notato che spesso i ragazzi, e persino i bambini, sono molto più consapevoli di quanto si possa pensare, e a volte fanno finta di niente solo per proteggere i loro genitori. È importante tenere a mente, quando si parla con loro, che forse hanno bisogno di sentir parlare di Cielo, di vita eterna, per sapere che quando si muore non si sparisce nel nulla, ma si va in un luogo bellissimo dove si potranno re-incontrare i propri cari. Forse hanno bisogno di "mettere a posto" qualcosa nella loro vita: sanare una relazione, chiedere perdono, dire "ti voglio bene".

Il Gruppo "Tenuto per Mano": Un Percorso di Sostegno per Genitori
L'attenzione al paziente morente e alla sua famiglia, prima e dopo la perdita, è un pilastro del lavoro dei cappellani. Quando don Luigi Zucaro è arrivato al "Bambino Gesù", padre Mario Puppo gli ha insegnato i rudimenti del "mestiere", ma soprattutto gli ha trasmesso questa sensibilità. Il dolore per la morte di un figlio è una sofferenza che si sente sia dall'interno che dall'esterno, portando a sentirsi incompresi e isolati. Da questa attenzione è nato spontaneamente il gruppo "Tenuto per Mano", nel dicembre 2011, insieme ai genitori di Ilaria, una bambina deceduta nel giugno precedente. Il primo incontro, organizzato al santuario del Divino Amore, vide la sorprendente partecipazione di famiglie da Sicilia, Campania, Puglia.
Da quell'incontro è nato un vero e proprio itinerario spirituale. Tre o quattro volte l'anno, il gruppo organizza un ritiro spirituale di un giorno, un'occasione per stare insieme, pregare, parlare e condividere un pasto. Nonostante la natura dolorosa delle esperienze condivise, don Luigi Zucaro non ricorda incontri "tristi", ma piuttosto momenti in cui le persone vanno via "meglio di come sono arrivate". La sofferenza rimane, ma è diverso sapere che c'è un gruppo di fratelli che la vive con te, disposto ad ascoltarti e capirti.
Inoltre, una volta all'anno, a fine giugno, il gruppo compie un pellegrinaggio in una regione d'Italia, visitando un santuario e incontrando le famiglie del gruppo che risiedono in quella zona. In quasi dieci anni, hanno girato mezza Italia, scoprendo luoghi bellissimi e condividendo momenti di comunità. È evidente che tutto questo non è solo opera umana; don Luigi Zucaro e padre Mario Puppo testimoniano segni della "premura" della Vergine Maria per queste famiglie, rafforzando la fede e la speranza.

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