La Cappella Redemptoris Mater, situata all'interno del Palazzo Apostolico, rappresenta un gioiello artistico e spirituale di inestimabile valore. Questa cappella, insieme alla Cappella Paolina, è riservata esclusivamente all'uso del Pontefice, conferendole un carattere di particolare privilegio e sacralità.
La sua importanza è stata ulteriormente evidenziata da eventi speciali, come la visita di una delegazione dell’Accademia Bonifaciana in occasione dell'evento inaugurale di “Europa Cristiana”, il 17 giugno 2023. Guidati da Sua Eccellenza Monsignor Enrico dal Covolo, Assessore del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, i partecipanti hanno potuto ammirare la sua bellezza e comprenderne il significato profondo. L'incontro è iniziato di fronte al Portone di Bronzo, l'entrata principale del Palazzo Apostolico sin dal 1663, per un percorso che ha permesso ai presenti di immergersi nell'arte e nella spiritualità di queste cappelle, sottolineando la vicinanza ideale e spirituale tra il progetto di Europa Cristiana e l'opera della Santa Sede.

Contesto Storico e Commissione
La Cappella Redemptoris Mater si trova al secondo piano del palazzo pontificio, a pochi passi dalla Cappella Sistina e dagli affreschi di Raffaello, nella seconda loggia del Palazzo Apostolico che si affaccia sul Cortile del Belvedere e il colonnato di piazza San Pietro. Appena tre anni prima della sua inaugurazione, la cappella era una stanza quadrata anonima, con damaschi alle pareti.
Il progetto di rinnovamento integrale della cappella prese forma grazie a Papa Giovanni Paolo II. In occasione del suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio, i cardinali gli donarono una somma di denaro che il Pontefice decise di destinare a questo scopo. Il suo desiderio era creare un monumento d'arte e di fede in Vaticano che simboleggiasse l'unione tra l'Oriente e l'Occidente, tra Bisanzio e Roma. La cappella fu dedicata il 14 novembre 1999 da Papa Giovanni Paolo II, quasi contemporaneamente all'inizio del Grande Giubileo del 2000, un periodo di celebrazione della salvezza dell'umanità.
Il Progetto Artistico e i Suoi Autori
La realizzazione di questo ambizioso sogno fu affidata a due gesuiti che avevano contribuito ad accenderlo: Tomas Spidlik, studioso di teologia orientale, e Marko Ivan Rupnik, teologo e artista sloveno. Rupnik, già noto per il suo equilibrio creativo tra iconografia bizantina e arte occidentale moderna, dirige a Roma il Centro Ezio Aletti, un punto d'incontro per intellettuali e artisti dell'est e dell'ovest europeo. Sebbene Rupnik fosse già un pittore di genio, non si era mai cimentato nella decorazione a mosaico di 600 metri quadri di una chiesa.
Per realizzare l'opera, Rupnik trasferì il suo atelier all'interno della cappella vaticana, creando una vera e propria "bottega medievale". Lavorarono con lui assistenti provenienti da tutta Europa, formati presso il Centro Aletti, e altri artisti. Tra questi, il russo ortodosso Alexander Kornoukhov realizzò la Gerusalemme celeste sulla parete dietro l'altare, in uno stile orientale ieratico e sognante, mentre il mosaicista di Spilimbergo, Rino Pastorutti, eseguì la volta arcuata con il Cristo Pantocratore, seguendo la visione unitaria concepita da Rupnik e Spidlik.
La Tecnica e i Materiali: La "Poetica della Pietra"
L'opera è interamente rivestita da uno splendido ciclo di mosaici, ideato e realizzato per il Giubileo del Duemila dall’atelier d’arte spirituale del Centro Aletti. I mosaici sono stati realizzati con il "metodo diretto", dove l'artista disegna sul muro, prepara il materiale e lavora direttamente sulla parete, decidendo forma, grandezza e colore di ogni tessera. Questo approccio ha permesso di far rivivere il mosaico come "poetica della pietra e degli smalti", esaltando la natura dura e intrinseca del materiale. Milioni di pietre, tagliate a mano una per una, provengono da luoghi lontani come la Val Camonica, le Alpi Giulie, fiumi e spiagge, includendo ciottoli e conchiglie. Gli smalti sono stati creati a Spilimbergo e gli ori, raffinati a Venezia, sono stati impiegati sia a foglia che a pasta, con l'intento di far parlare le pietre anche nelle loro venature e tonalità naturali, nella loro dimensione variegata (da 2 millimetri a 25 centimetri).
Questo uso della materia è profondamente teologico: la materia, nella sua natura di materiale duro, viene aperta per rivelare il "codice del Verbo", il Lógos, che ne indica l'orientamento verso l'uomo. La bellezza stessa, intesa come un mondo permeato dalla verità e dall'amore, si manifesta attraverso la sensibilità di queste opere. L'arte cristiana ha sempre privilegiato il colore puro, soprattutto nell'arte liturgica. I colori decisi, luminosi e puri scelti per la Redemptoris Mater - rossi, blu, oro, bianco avorio - non solo creano un continuum cromatico, ma sono anche una bellissima immagine della Chiesa come armonia delle diversità, unita dallo Spirito Santo in Cristo. Questa scelta cromatica intendeva far "vibrare queste pareti di luce e di colore", in sintonia con il nuovo millennio e lo slancio di evangelizzazione promosso da Giovanni Paolo II.
Iconografia e Temi Teologici
La visione teologica che sottende i mosaici è pura e rarefatta, ma resa concreta e vibrante dalla narrazione della storia biblica. I mosaici riguardano le tre pareti e la volta, e furono completati nel novembre 1999.
L’opera realizzata dall’Atelier d’Arte del Centro Aletti è composta da:
- PARETE DELL’INCARNAZIONE DEL VERBO
- PARETE DELLA DIVINIZZAZIONE DELL’UOMO
- PARETE DELLA PARUSIA
- LA VOLTA con il Cristo Pantocratore
Sulla parete centrale, il tema dei "due polmoni" della Chiesa universale si esprime nelle triadi dei santi, composte da figure sia orientali che occidentali, simbolo dello scambio di doni tra Oriente e Occidente. L’Oriente offre la tradizione dell’interpretazione figurativa del dogma e della spiritualità, mentre l’Occidente presenta la capacità di un'interpretazione sempre nuova e un'attenzione alla cultura contemporanea. La struttura di fondo degli episodi narrati sulle pareti allude all’iconografia orientale, mentre il linguaggio e la modalità di espressione richiamano le correnti artistiche occidentali del XX secolo.
La Parete dell'Incarnazione del Verbo (a sinistra)
Guardando l'altare, la parete sinistra narra la discesa del Verbo o la kenosi di Dio, la sua umiliazione. In quest'opera, la Natività del Signore è raffigurata dall'alto sulla volta, mentre immediatamente sotto si trova la scena del Battesimo di Cristo. Il Giordano appare come la sua tomba, e Cristo nel battesimo è raffigurato come sulla croce, con lo stesso vestito e i piedi inchiodati, un'immagine profetica della sua futura umiliazione e sepoltura.
Sotto la scena del Battesimo, la Discesa agli inferi mostra un Cristo dinamico e vivo, che tira con decisione Adamo ed Eva fuori dalla tomba. Questa unione di scene, rara nell'iconografia greco-occidentale ma presente nei testi liturgici siriaci, rivela Cristo che non sfugge alla morte, ma vi penetra per risorgere con l'umanità redenta. Adamo si lascia tirare su dal nuovo Adamo, suo prototipo, mentre Eva, con le braccia insolitamente lunghe (con cui afferrò il frutto proibito), ora accarezza il Frutto che dà la vita. Dietro di loro, tutte le tombe del mondo si aprono. Questa scena centrale del Battesimo e della Discesa agli inferi è raffigurata come un fiore sbocciato, che abbraccia e invade tutta la parete, simboleggiando la creazione che sboccia all'Incarnazione del Verbo, e la fecondazione dell'umanità con la vita eterna attraverso la discesa di Dio fino alla morte dell'uomo.
Alla sinistra della Discesa agli inferi si trova la tavola dei peccatori, dove il Signore siede a mensa con loro, un'immagine della salvezza che raggiunge ogni peccatore. Viene raffigurato Gesù che lava i piedi ai discepoli, imbandisce la mensa alla cananea e si fa riconoscere figlio di Dio, sulla croce, dal centurione.

La Parete della Divinizzazione dell'Uomo (a destra)
La parete di fronte all'altare illustra la risalita dell'uomo a Dio, un "barbaglio di luci e di figure", una pioggia di fuoco della Pentecoste che avvolge e fa fiorire la terra. Le figure di Anna e Gioacchino danzano, attratti da Dio in un vortice di amore sponsale. Il buon samaritano e il ferito condividono lo stesso volto e un'unica aureola. Le "gocce di fuoco" tornano a Dio come martirio, con la rappresentazione di san Paolo e dell'ebrea Edith Stein, avvolta dal filo spinato di Auschwitz come un roveto ardente, simbolo di Mosè e del monachesimo.

La Parete della Parusia (d'ingresso)
La parete d'ingresso è dedicata agli ultimi tempi e descrive la grandiosa scena del ritorno di Gesù giudice sulla terra, la Parusia, annunciata dai profeti Daniele e Isaia. Cristo scende dall’alto, vestito di bianco, mostrando le sue piaghe, in un cerchio di rosso fuoco, simbolo d’amore e di divinità. L'altare è preparato per la celebrazione celeste, con due concelebranti: l’apostolo Filippo con il calice e l’evangelista Marco con il libro del Vangelo.
Tutta la storia del mondo converge verso il Cristo che torna: Mosè che apre il Mar Rosso, Noè che naviga sull’arca, Giona tratto dalla balena, Giuseppe d’Egitto tradito dai fratelli, Giovanni Battista il precursore e la Madre Maria. La terra e il mare alla fine del mondo restituiscono i corpi a Cristo. Una lunga processione dei risorti avanza verso di Lui, includendo una bambina che gioca, un sapiente con i suoi libri, una donna con il computer, un artista con la tavolozza e una famiglia. Vi è anche la processione dei nuovi martiri, tra cui Stefano, Marija Sveda (greco-cattolica ucraina), Pavel Florenskij (ortodosso russo), Prassede, Christian de Chergé (trappista ucciso ad Algeri) ed Elisabeth von Thadden (luterana tedesca). Il giudizio è simbolizzato dall’arcangelo Michele che pesa le opere buone e cattive, rovesciando il piatto maligno e facendo precipitare Lucifero nell’abisso, indicato da una macchia rossa senza mostrare l'inferno. Giovanni Paolo II è raffigurato in un angolo con una chiesina in mano, come committente.

La Volta con il Pantocrator e la Parete di Fondo (Gerusalemme Celeste)
La volta della cappella è decorata con l'immagine del Cristo Pantocrator che tiene nella sua mano il libro della piena e definitiva rivelazione. Dalla sua figura si dipartono i quattro fasci luminosi che danno origine alle quattro pareti musive, con i bracci della croce che continuano sul pavimento e confluiscono all'ambone, creando una sorta di globo con Cristo ai due lati: l'immagine (il Pantocratore) sulla volta e la proclamazione (la Parola) sotto. La parete di fondo, invece, rappresenta la Chiesa nella perfezione della Gerusalemme celeste dell’Apocalisse. In alto, la Trinità è raffigurata nell’immagine dei tre angeli pellegrini ospiti della mensa di Abramo alle querce di Mamre. All’interno delle mura della città celeste, dodici mense accolgono santi d’Oriente e d’Occidente, disposti in gruppi di tre.

L'Itinerario Liturgico
La Cappella Redemptoris Mater è pensata iconograficamente per far cogliere la valenza ecclesiale della liturgia. Entrando, si percepisce l'intera cappella come un'unica immagine, uno spazio abitato da tutti coloro che, in ogni tempo, partecipano alla convocazione sincronica della liturgia. L'acquasantiera in forma di fonte battesimale all'ingresso ricorda la generazione nella comunità ecclesiale tramite il battesimo.
La celebrazione eucaristica si apre con il Santo Padre che si reca alla sua sede, situata al centro della parete d'ingresso e decorata con il mosaico della Parusia. Dalla sede, il celebrante guida i riti d'inizio e l'atto penitenziale, ascolta le letture e tiene l'omelia, contemplando la Gerusalemme celeste sulla parete di fronte. Il suo sguardo percorre la storia della salvezza sulle pareti laterali, che testimoniano il Regno di Dio come contenuto della fede e scopo della vita cristiana. L'uomo è stato creato per la vita eterna, e la liturgia acquisisce la sua struttura come simbolo del Regno e della Chiesa nella sua ascesa verso di esso, realizzando sé stessa come Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito. La novità e l'unicità della liturgia cristiana risiedono nella sua natura escatologica di parusia futura, rivelazione di ciò che sta per venire e comunione al Regno del "secolo futuro".
La liturgia della parola ha il suo fulcro nell'ambone, posto al centro della cappella, perpendicolare all'immagine del Cristo Pantocrator. Al momento dell'offertorio, il Santo Padre si muove verso l'altare, di fronte alla sede, incamminandosi verso la parete della Gerusalemme celeste. Mentre celebra l'anafora, ha di fronte a sé la parete della Parusia, una rappresentazione della liturgia celeste. Ogni Eucaristia, come ponte tra cielo e terra, anticipa la liturgia celeste e la Pasqua eterna. Il Pontefice, offrendo pane e vino, partecipa all'anamnesis eterna della liturgia del cielo. In piedi all'altare, il celebrante "nasconde" il cherubino alle sue spalle, custode dell'ingresso della città di Dio, a simboleggiare che l'assemblea radunata ritrova l'accesso al banchetto del cielo e entra in comunione con la Trinità santissima. La comunità partecipa all'Eucaristia in due cori frontali, lungo l'asse che va dalla sede, all'ambone, all'altare, permettendo a tutti di contemplare le scene della storia della salvezza, che, come una sorta di iconostasi, aiutano a cogliere la profondità del mistero celebrato.
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