Il ricino, noto scientificamente come Ricinus communis L., appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae. Originario delle regioni tropicali dell'Africa, dell'Egitto e dell'India, questa pianta si presenta in diverse forme, potendo essere un arbusto, un'erba annuale o un albero perenne. Le sue varietà, circa 20, si distinguono per forma, colore, altezza e presenza di spine sulla capsula del seme. Nonostante queste differenze, il ricino è facilmente riconoscibile per le sue ampie foglie palmato-stellate, con 7-11 lobi, di colore verde scuro lucido, e per le sue infiorescenze allungate.
Dall'agosto all'ottobre, i fiori poco appariscenti di colore giallo-verde sbocciano in pannocchie lungo il fusto. I fiori femminili, situati all'apice dell'infiorescenza, presentano pistilli rossi al centro, mentre i fiori maschili, nella parte basale, sono caratterizzati da stami gialli. I frutti sono capsule spinose a tre valve, contenenti tre semi con striature nero-marroni. Questi semi, simili a fagioli, sono estremamente velenosi a causa della presenza della tossina ricina.
Tuttavia, l'olio estratto dalla spremitura a freddo dei semi è sicuro per il consumo umano e prezioso per preparazioni cosmetiche e medicinali.
Origini del Nome e Caratteristiche Botaniche
Il nome botanico "Ricinus" deriva dal latino e significa "zecca", un riferimento alla somiglianza dei semi con questi piccoli parassiti. L'epiteto "communis" significa comune o ordinario. L'appellativo "Palma Christi", spesso tradotto erroneamente come "albero della palma", in realtà allude alla mano di Cristo, richiamando la forma della foglia.
Le foglie del ricino sono grandi, con una lamina palmata a forma di stella e 7-11 lobi. Il colore varia dal verde scuro lucido al rossastro, a seconda della varietà e dell'habitat. Le infiorescenze sono pannocchie allungate, con fiori femminili all'apice (caratterizzati da pistilli rossi) e fiori maschili alla base (con stami gialli). I frutti sono capsule spinose a tre valve, contenenti tre semi striati di nero-marrone.
I semi contengono oli grassi e proteine, tra cui la tossina velenosa ricina. L'olio di ricino è composto principalmente da esteri dell'acido ricinoleico.
Il Ricino nella Storia e nella Medicina Antica
Le proprietà del ricino erano note fin dall'antichità. Lo storico greco Erodoto (V secolo a.C.) menzionava questa pianta come "kiki" e la riteneva originaria dell'Egitto. Il suo utilizzo è attestato nel Papiro di Ebers (circa 1552 a.C.), uno dei più antichi documenti medici conservati. I semi di ricino sono stati ritrovati in diverse tombe egiziane, a testimonianza del suo largo impiego.
Gli antichi Egizi utilizzavano l'olio di ricino come purgante, per la cura dei capelli e per il trattamento delle ulcere. Il medico greco Dioscoride (I secolo d.C.) attribuiva alla pianta del ricino la capacità di alleviare una vasta gamma di disturbi, tra cui forfora, scabbia, cicatrici, ferite, otalgia, patologie uterine, costipazione e infezioni da vermi.
La conoscenza delle virtù medicinali del ricino giunse in Europa Centrale solo nel XVI secolo, dove veniva impiegato principalmente come pianta purgativa e vermifuga.

Il Significato Biblico: La Pianta nel Libro di Giona
Il legame del ricino con la sfera religiosa è reso particolarmente significativo dalla sua presenza nell'Antico Testamento, specificamente nel Libro di Giona (capitolo 4, versetti 6-10). In questa narrazione, una pianta, diversamente tradotta come vite o zucca, ma chiamata in ebraico "Kikayon" o pianta del ricino, assume un ruolo centrale.
La storia narra di Giona, profeta incaricato da Dio di predicare alla peccaminosa città di Ninive. Giona tenta di sottrarsi alla missione fuggendo verso Tarsis. Dio, per fermarlo, scatena una tempesta. Dopo essere stato gettato in mare e inghiottito da un grande pesce, Giona viene rigettato sulla terra e, obbedendo a Dio, si reca a Ninive. La sua predicazione porta al pentimento e al perdono della città da parte di Dio, cosa che irrita profondamente Giona.
Giona si costruisce un riparo fuori dalla città e attende gli eventi. Dio fa crescere una pianta di ricino sopra Giona per offrirgli ombra, procurandogli grande gioia. Tuttavia, il giorno seguente, Dio manda un verme a mangiare la pianta, che si secca. Questo evento porta Giona a un'amara riflessione:
"Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita: e io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?" (Antico Testamento, Libro di Giona, Capitolo 4, Versetto 10-11)
Il "verme" menzionato è probabilmente la larva di un lepidottero nativo di Israele, le cui larve si nutrono esclusivamente delle foglie del ricino, nonostante queste possiedano proprietà insetticide.

Il Ricino nella Cultura e nella Spiritualità
La parabola di Giona, con la sua enfasi sulla misericordia divina e sul superamento dei pregiudizi, offre spunti di riflessione profonda. La pianta di ricino, effimera e donata da Dio, simboleggia la consolazione nella prova, la dolcezza, il conforto e la protezione. La sua rapida crescita e il suo improvviso disseccamento mettono in luce la transitorietà delle cose terrene e l'importanza di non attaccarsi ad esse.
Il libro di Giona, considerato da molti studiosi una parabola o una novella ricca di contenuto teologico, invita a riflettere sulla natura della misericordia divina e sulla nostra limitata comprensione dei piani di Dio. La figura di Giona, inizialmente incapace di gioire per il perdono concesso al nemico, rappresenta la difficoltà umana nell'abbracciare una visione universale dell'amore e della compassione.
La presenza delle piante nella Bibbia è ambivalente: da un lato escluse dall'arca di Noè, dall'altro protagoniste di episodi cruciali come l'albero della vita e l'albero della conoscenza del bene e del male nella Genesi. Il ricino, o "qiqajon", nel libro di Giona, diventa un simbolo della grazia divina e un richiamo all'importanza di leggere i "segni dei tempi" e di interpretare gli eventi come messaggi da Dio.
La parabola di Giona termina con una domanda aperta, invitando il lettore a riflettere sulla propria capacità di compassione e sul proprio rapporto con Dio. L'umorismo, come sottolineato in diverse interpretazioni, emerge come uno strumento per ridimensionare le proprie certezze e abbracciare una visione più ampia e misericordiosa della vita.
Utilizzi Moderni dell'Olio di Ricino
L'olio di ricino, reso idrofilo tramite solfatazione, trova impiego in diverse formulazioni. Per quanto riguarda la cosmesi, l'olio di ricino utilizzato nei prodotti Dr. Hauschka proviene dall'India. WALA, l'azienda produttrice, collabora con i contadini locali attraverso un'organizzazione non governativa, incentivandoli alla certificazione biologica delle loro coltivazioni.
WALA ha inoltre supportato un frantoio indiano nella creazione di una seconda linea di lavorazione certificata biologica, acquistando i semi da agricoltori biologici a un prezzo superiore a quello di mercato. Questo olio pregiato, ottenuto da spremitura a freddo in qualità biologica, è un ingrediente prezioso in molteplici prodotti.
Dopo l'inattivazione della tossina ricina tramite riscaldamento, i residui dell'estrazione dell'olio di ricino costituiscono un efficace fertilizzante organico.
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