Dopo 20 anni, per tante e tanti che vivono a Bologna, i mercati contadini di Campi Aperti potrebbero sembrare un fatto quasi scontato. Invece, non è affatto così. A parte la quantità enorme di ostacoli amministrativi e politici che l’Associazione deve affrontare ogni giorno, ci si rende conto della sua unicità quando arrivano in città degli occhi esterni, meravigliati da quello che si trovano davanti.
Questo fa comprendere che i mercati di Campi Aperti rappresentano un caso unico in Italia e probabilmente anche in Europa. Di mercati contadini ce ne sono tanti, ma nessuno ha le caratteristiche del loro sistema di garanzia basato totalmente sul biologico (non necessariamente certificato), la produzione propria al 100% e la dignità del lavoro. Il collante fondamentale di questa realtà è la fiducia.

Le Origini e la Nascita della Sovranità Alimentare
L'iniziativa è iniziata a Bologna nel 2001 con alcune persone laureate in agronomia che volevano sperimentare una coltivazione agricola diversa, biologica e in piccola scala. All’epoca, questa idea fu considerata impossibile da molti, compresi i loro professori universitari, ma si sbagliavano.
Il nucleo originario era composto da un gruppo di produttori e co-produttori di quattro aziende agricole diverse: Carlo Farneti, Germana Fratello, Michele Caravita, Domenico Isola, Lucrezia Marsala, Paola Berselli, Stefano Pasquini e Claudio Mieli. Erano gli anni del G8 di Genova, dove si era tenuto un tavolo di lavoro sulla sovranità alimentare, al quale anche loro avevano partecipato.
La questione posta era se in questa parte del mondo considerata “Primo Mondo” si avesse ancora il diritto di scegliere da dove prendere il cibo, come coltivarlo e distribuirlo. La risposta era chiara: quel diritto non c'era più. Insieme ad alcuni altri cittadini, molto interessati a rivendicare il diritto alla sovranità alimentare, è nata Campi Aperti. Il primo mercato si teneva all'interno di XM24 e aveva un solo banco condiviso tra quattro produttori e co-produttori, i quali decidevano i prezzi al di fuori delle logiche speculative. Questo processo è stato molto graduale e, in un certo senso, è ancora in corso, perché "non è mai facile ed è sempre una lotta".
Il Concetto di Sovranità Alimentare secondo Campi Aperti
Il concetto di sovranità alimentare è stato coniato negli anni '90 dalla Via Campesina, un’organizzazione internazionalista che aveva come scopo quello di trasferire alle comunità il controllo sui sistemi agricoli e alimentari locali, minacciati dall’Organizzazione Mondiale del Commercio e altri soggetti sovranazionali.
Riguardo alla situazione italiana, all’inizio degli anni 2000 si è compreso che la minaccia per la sovranità alimentare non riguardava solo il "terzo mondo", ma anche l'Italia. Per Campi Aperti, quindi, i popoli locali dovrebbero avere l’ultima parola sul cibo che mangiano, da dove viene e come viene prodotto. Ciò contrasta con una "storpiatura del concetto", in cui il controllo non è nelle mani dei cittadini né parte dal basso, ma è un controllo governativo molto preciso che mira a commercializzare il prodotto italiano e a lanciare il Made in Italy. Questo approccio è spesso accompagnato da un’idea di superiorità, e si inserisce in un sistema considerato suicida e insostenibile, con richiami al fascismo e all'autarchia, che sono l’esatto opposto di un movimento nato come internazionalista e totalmente contrario a idee di primato di alcuni popoli rispetto ad altri.
Riconoscimento Legale e Sfide Amministrative
Nel 2007 una legge nazionale ha finalmente riconosciuto la possibilità di fare mercati agricoli di vendita diretta. Nel 2022, per la prima volta dal 2009, quel regolamento è stato rivisto e la nuova versione è stata approvata di recente. L'associazione è in attesa di prendere visione del testo per capire cosa sia migliorato e cosa no.
Molti sono i punti ancora critici e gli ostacoli. Quello che dovrebbe quasi sicuramente cambiare è la durata delle concessioni, che fino ad oggi venivano rinnovate ogni due anni (quindi ogni due anni un bando). Col nuovo regolamento, al bando si dovrà comunque partecipare, ma la concessione dell’area si allungherebbe a 5 anni più 3.
Permangono problematiche concrete: Campi Aperti, per esempio, non ha ancora un’autorizzazione (che è stata tolta nel 2018) per entrare all’interno della ZTL, nonostante alcuni mercati siano ubicati lì. Inoltre, sulle ordinanze del divieto di sosta c’è un’organizzazione assurda che obbliga l'associazione a mettere e togliere tutta la cartellonistica ogni settimana per ogni mercato fatto in un parcheggio.
Il Rapporto con l'Amministrazione Comunale
A livello politico, la questione è quanto la città di Bologna voglia essere aperta ad accogliere nuovi mercati contadini e a favorirne lo sviluppo. Campi Aperti stava spingendo per ottenere un avviso pubblico sempre aperto che potesse accogliere nuovi progetti di mercati dal basso, piuttosto che rispondere semplicemente alle proposte del Comune che identifica delle piazze e poi fa un bando per trasformarle in aree mercatali.
Questo perché nella storia di Campi Aperti, sono sempre stati i produttori a proporre i luoghi e i progetti, e perché i mercati funzionano se hanno una comunità dietro che può accoglierli. Il Comune, in questo caso, ha scelto una via di mezzo: ha accettato l’idea, ma stabilendo che ogni quartiere farà un elenco delle aree a disposizione.
È vero che Bologna è invidiabile perché è stata la culla di Campi Aperti e per la quantità e qualità dei suoi mercati contadini. Ma dall’altro lato, le larghe concessioni alla grande distribuzione e la quantità di nuovi supermercati che spuntano in città raccontano un’altra storia. Questo è un "doppio gioco della politica, un atteggiamento ipocrita e paradossale." Quello che si chiedeva nel nuovo regolamento era proprio questo: dare ai mercati contadini le stesse possibilità della grande distribuzione e dei supermercati. Questo non è avvenuto.
Il Funzionamento Interno: Sistema di Garanzia Partecipata
Campi Aperti è sempre in crescita e aperta a nuovi produttori che, per entrare, devono fare domanda tramite il sito compilando una scheda. Tutto si basa su quello che viene chiamato il Sistema di Garanzia Partecipata. La prima cosa che succede è che viene organizzata una visita con un produttore della stessa tipologia di prodotto insieme ad almeno un’altra persona tra produttori e co-produttori. In base a queste valutazioni si sceglie chi ammettere.
L’associazione, invece, va avanti con i contributi volontari. Esiste un accordo tra "gentiluomini" che prevede il versamento di una percentuale dell’incasso del mercato, stabilita al 6%, ma rimane comunque volontaria (ognuno può versare quindi quello che vuole e può).

Controlli sui Prodotti Trasformati
Per quanto riguarda i prodotti trasformati, esistono numerosi regolamenti interni, sviluppati nel corso degli anni e in continua evoluzione. La regola base è che l’ingrediente principale di una ricetta debba essere di produzione propria.
Per gli ingredienti non autoprodotti, è stato stilato un elenco di sette possibilità con un grado di priorità per l’acquisto degli ingredienti, a partire dai produttori di Campi Aperti. Se un ingrediente specifico non è disponibile, si passa ai produttori che fanno parte della rete di Genuino Clandestino, poi al circuito equo e solidale (ma comunque biologico), e così via. Questo sistema impegna molto il gruppo di Garanzia Partecipata, e tutti devono dichiarare la provenienza degli ingredienti.
Un trasformato è ammesso alla vendita una volta esaminata tutta la sua filiera produttiva. Per gli ingredienti non autoprodotti occorre mantenere un approvvigionamento stabile, al quale attenersi nel corso del tempo dopo l’ammissione nell’Associazione. Le specifiche includono:
- Formaggi, carne e altre produzioni animali: È ammessa la produzione di formaggi solo con latte prodotto in azienda.
- Prodotti da forno & pasta: Attualmente sono ammessi nuovi ingressi di produttori di prodotti da forno che utilizzano farina da cereali autoprodotti o, in alternativa, prodotti da aziende appartenenti a Campi Aperti con le quali si è instaurato un rapporto di collaborazione attiva nella coltivazione.
- Birra: Attualmente sono ammessi solo birrifici agricoli che impieghino come minimo il 20% di cereali autoprodotti, con una prospettiva di incremento dell’autoproduzione fino alla larga prevalenza del cereale autoprodotto.
- Trasformati da ortaggi e frutta: È prevista la trasformazione di ortaggi e frutta propri.
Provenienza dei Produttori
Il 90% dei produttori proviene dall’Emilia-Romagna. Vi sono alcune eccezioni dalla Toscana, ma comunque vicinissime al confine. Ci sono poi dei produttori fuori regione che o hanno delle situazioni politiche molto particolari o dei progetti affini a quelli di Campi Aperti, e offrono prodotti che - finora - non si trovano a Bologna, come agrumi, olio d’oliva o altre cose simili. Attualmente, ci sono 3-4 produttori siciliani, uno abruzzese che però vive a Bologna, e una realtà del Trentino che fa le mele e che rientra nella situazione politica particolare menzionata, perché cercano di sopravvivere con una produzione biologica piccola in mezzo alla Val di Non.
Il Futuro e la Visione di Campi Aperti
Presto Campi Aperti si trasferirà sotto la Tettoia Nervi, a partire dal 3 novembre. Non è stato facile ottenere questa concessione, promessa da molti anni. Questo cambiamento non muta la visione critica sulle politiche per il quartiere e il conseguente rischio di gentrificazione totale. La Bolognina, tuttavia, rimane la base e il mercato più grande dell'associazione. Si vedrà poi quanto si riuscirà a convivere con l’idea dell’amministrazione, ma c'è la volontà di lottare per rimanere.
Se il modello da emulare fosse quello di Barcellona, con i suoi mercati molto carini e turistici, Campi Aperti sarebbe lontana dalla propria visione, perché lì il controllo avviene prevalentemente dall’alto e i veri contadini sono molto pochi. L'aspirazione sarebbe vedere le piazze sature di mercati contadini, ma questa battaglia richiederà l'impegno di future generazioni.
Nonostante una visione a volte cinica, che vede un percorso lineare verso un "suicidio collettivo" per l'assenza di una vera transizione ecologica, l'esperienza di Campi Aperti è considerata miracolosa. Da quel "big bang" del 2002, con un unico banco contadino, si è arrivati oggi a più di 160 produttori, sette mercati e centinaia di famiglie e persone che vivono di questo.