Calizzano: Un Tesoro tra Alpi Marittime e Appennino Ligure
Proprio in quel verde entroterra ligure dove terminano le catene appenniniche e iniziano le Alpi marittime, secondo la convenzionale distinzione dei geografi, Calizzano si è dapprima raccolta e poi estesa in un largo spazio pianeggiante e protetto dalle alte cime delle montagne.
Il paesaggio è ancora un poco ligure ed è già un poco piemontese. Il mare non è lontano, ma le apparenze benevole della natura anticipano i colori e la quiete delle grandi foreste alpine, delle acque correnti tra le praterie e tutta la ricchezza rurale del versante padano, con vaste porzioni di terreni coltivati e gente occupata nei mestieri primari, secondo regole antiche.

L'Ambiente Naturale e l'Economia Tradizionale
La buona aria dei monti, all'altitudine di poco superiore ai seicento metri, è filtrata dalle chiome contratte delle faggete, delle abetaie e dei castagneti - dove vanno i cercatori di funghi nella stagione autunnale - e tutte le risorse boschive indicano ancora le remote vocazioni delle laboriose comunità, intente alle opere artigianali e alla lavorazione della terra.
Il Settecento fu per Calizzano il secolo di maggior floridezza economica. Nella valle sorsero alcune piccole industrie ferriere che lavoravano il minerale grezzo proveniente dall'isola d'Elba, sfruttando le riserve di legname e acque; prosperarono le coltivazioni, i traffici mercantili e le tradizionali attività degli artigiani.
Patrimonio Storico e Accoglienza Turistica
I ridenti motivi paesistici di Calizzano giustificano l'interesse di molti villeggianti durante il periodo estivo ed autunnale, quando le morbide campagne appaiono nel pieno della loro trionfante vegetazione e richiamano provvisorie popolazioni di turisti a fruire delle numerose residenze e delle ottime attrezzature ricettive. Oppure quando gli appassionati dello sci sono attirati dai lunghi innevamenti invernali.
Si sono conservate tutte le componenti essenziali della Liguria montana. Le vecchie architetture conservate nel centro storico del paese possono andare d'accordo con le ville e le palazzine sparse nelle periferie; gli impianti sportivi moderni coesistono in armonia con i vecchi campi da bocce e i pergolati delle accoglienti osterie campestri; gli alberghi non disdegnano la vicinanza delle rustiche case. Le chiese, il santuario e le memorie monumentali sono il perenne richiamo alla storia e alla tradizione. Il paese, nel suo borgo più antico, mantiene i pittoreschi caratteri dell'entroterra di Liguria e mostra ancora, orgogliosamente, gli esempi di una solida e nobile vita religiosa e civile.

Le Origini Antiche e le Testimonianze Monumentali
Calizzano vanta origini preromane, ma i primi insediamenti di una certa consistenza, con il favore dell'ambiente e delle risorse forestali, furono dall'epoca imperiale di Roma, quale sede di latifondo, mentre le prime notizie attendibili del "Castrum Calixani" si riferiscono all'alto Medioevo e alla chiesa delle Grazie, già dipendente dalle abbazie benedettine di Ferrania e di San Pietro di Varatella.
Restano i resti dell'antico castello carrettesco che i francesi distrussero nel 1794; gli avanzi delle muraglie; la torre di Aleramo, a Caragna, che vigila l'itinerario verso i Giovetti, e l'altra torre medioevale su una collina di Giaire. E poi i palazzotti del centro, gli edifici pubblici e i dettagli degli arredi urbani nelle dimensioni e nelle immagini ereditate dal passato, assieme alle testimonianze della attività agricola.
Connessioni e Vie di Comunicazione
La comodità degli accessi è un patrimonio che si è accresciuto e potenziato nei tempi moderni, ed è premessa indispensabile per le recenti fortune del turismo. Per Calizzano i percorsi sono facili e brevi.
- Da Albenga, seguendo la valle del Neva e superando il colle dello Scravaion fino ad incontrare la piana di Bardineto.
- Dal mare di Borghetto Santo Spirito, attraverso la Val Varatella e il Giogo di Toirano.
- Da Finale Ligure per le strade del colle del Melogno.
Da Calizzano, altri interessanti collegamenti consentono di raggiungere Massimino, oltre il colle dei Giovetti, verso le terre piemontesi di Bagnasco; Garessio oltre il colle del Quazzo e Millesimo e Osiglia, verso le strade ed autostrade dell'entroterra di Savona.
Il Santuario della Madonna delle Grazie: Dalla Leggenda all'Architettura
La Miracolosa Origine della Devozione
Come tanti santuari mariani, la storia della devozione alla Madonna ha alla sua origine un intervento particolare di Maria SS.ma.
Infatti nel 1286 un pastore di nome Rustico entrò nel bosco del Covignano e, scorgendo un tronco che richiamava fattezze umane, decise di tagliarlo per farne una statua in onore di Maria SS.ma. Non riuscendo nell’intento, due giovani di passaggio lo aiutarono, ma quando lo salutarono dissero di essere angeli inviati dalla Madonna per aiutarlo e anche per dirgli che quella statua doveva essere condotta al porto e collocata su una barca. Rustico con dispiacere fece quanto gli era stato detto, e, dopo poco tempo, la barca, senza l’aiuto di alcuno, si mosse e prese il largo, seguita da un'altra imbarcazione di riminesi curiosi; raggiunse Venezia e si fermò davanti alla Chiesa di S. Marziale.

Le Fasi Costruttive e l'Affidamento ai Francescani
Nel 1400 la chiesa fu ampliata. I francescani custodiscono il santuario dal 1396. Nel 1578 fu costruita la navata sinistra dedicata alla Vergine delle Grazie e nel 1860 l'edificio fu completato come è ora.
La primitiva facciata fu affrescata nel 1400. L’interno fu completamente affrescato agli inizi del 1600, ma ora gli affreschi sono presenti solo nella navata di sinistra. Nel 1632 fu realizzato il grazioso arco trionfale con santi francescani.

Il Pregevole Ciclo Pittorico e Altri Elementi Artistici
Il Giudizio Universale: Un'Iconografia Dettagliata
Con l’aiuto della sua bottega, un anonimo pittore riporta in uno spazio ristretto il soggetto del Giudizio Universale. Le quattro lunette svelano le rappresentazioni del Cristo in mandorla, assiso e con la mano destra alzata, assistito devozionalmente da un gruppo di Sante e dalla presenza di San Giovanni Battista con altri Santi, in armatura e vessilli militari.
In una lunetta il Cristo è rappresentato anche con in mano i flagelli, nel giorno del giudizio finale, e i corpi sembrano sorgere da un terreno fangoso. Nell’angolo un giovane sembra esprimere disappunto per la situazione, forse perché la tromba del giudizio suona troppo vicina alle sue orecchie. Dirimpetto al Cristo si svolge la scena che correda il giudizio divino con il San Michele Arcangelo nell’atto di pesare le anime, accompagnato da un angelo e un diavolo (quest’ultimo ormai irriconoscibile per le cadute del colore).
Nelle lunette ai lati, santi da una parte e la Madonna circondata da un gruppo di sante dall'altro sembrano assistere alla scena. Il racconto iconografico è arricchito da una serie di elementi decorativi (“a foglia di lattuga” e festoni variopinti) che incorniciano le scene e la struttura voltata. La scelta di specifiche e ristrette tonalità di pigmenti e la predilezione per una tipologia del vestiario e delle capigliature permettono di individuare l’operato artistico di questo gruppo di pittori, come fossero dei “marchi di fabbrica”, anche in altri beni della Bormida Gotica.

I Disciplinanti Bianchi e l'Oratorio
Ai piedi dei Santi compaiono gruppi di figure incappucciate in atto di penitenza, alcune delle quali mostrano le spalle insanguinate come conseguenza dell’autoflagellazione. Ai loro piedi, quattro schiere di disciplinati vestiti con il saio bianco sembrano implorare un loro benefico intervento, un gruppo per ogni lunetta mostra i segni del supplizio.
Alla devozione di San Giovanni Battista è infatti dedicato il vicino oratorio dei Disciplinanti Bianchi, un’associazione laica con funzioni assistenziali molto diffusa nel basso medioevo.
Il Museo del Santuario (Attualmente Chiuso)
Fino a pochissimo tempo fa si poteva visitare un interessante e ricco museo, ora chiuso per completa ristrutturazione.