L'area, oggi nota agli attivisti come "Prinz Eugen", si riferisce all'ex Istituto del Buon Pastore, un vasto complesso a Torino situato nell'isolato triangolare tra corso Regina Margherita, corso Principe Eugenio e corso Principe Oddone, precisamente in corso Principe Eugenio 12-14, all'angolo con via Moris. Essa include 3470 mq di edifici e oltre 6000 mq di area verde che si è rinaturalizzata negli anni.

Storia e Missione dell'Istituto del Buon Pastore
La Fondazione e gli Scopi Originari
L'Istituto del Buon Pastore fu fondato nel 1843 da Re Carlo Alberto nella zona Valdocco di Torino. Con un regio biglietto del 18 luglio 1843, il Re istituì un "istituto di correzione ed emendamento delle minorenni traviate", modellandolo sugli istituti di successo aperti dalle suore di Nostra Signora della Carità di Angers, dette del Buon Pastore, a Chambéry, Nizza e Genova. Successivamente, con un regio biglietto del 3 settembre, il Re di Sardegna autorizzò l'acquisto del casino detto "Pietrafuoco" con le sue dipendenze, situato in regione Valdocco, dal Regio Manicomio di Torino, per un valore di lire 60 mila, destinandolo all'ordine religioso.
L'obiettivo principale dell'istituto era fornire "opportunità educative" a giovani in condizioni sociali disagiate e ospitare donne che necessitavano di "vita calma e ritirata", anche "di buona famiglia", come si usava dire un tempo. L'istituto, eseguito nel 1855 su progetto del Blachier e ristrutturato più volte nel corso del tempo, era concepito come un complesso edilizio di valore documentario, legato alla tipologia degli edifici assistenziali ottocenteschi.
Organizzazione Interna e Sostentamento
Nel 1886, l'istituto, sotto la direzione di una ventina di monache, risultava suddiviso in quattro sezioni distinte:
- Educande: Accoglieva fanciulle a partire dai sedici anni appartenenti a famiglie di modesto censo.
- Corrigende: Ospitava minorenni recluse su istanza dei genitori (correzione paterna) o per decreto del presidente del tribunale (ricovero forzato).
- Maddalene: Qui risiedevano le ragazze che, pur avendo terminato il periodo di educandato, decidevano di restare pronunciando i voti.
- Alterate di mente: Ricoverava giovani donne con problemi psichici.
Originariamente, il complesso comprendeva una cappella e vennero in seguito aggiunti altri piccoli padiglioni. L'istituto non contava su redditi fissi, ma si sosteneva con il provento di leggere pensioni, con i lavori delle ricoverate e con il concorso di benefattori.
Danni Bellici e la Chiusura
I locali dell'Istituto Buon Pastore furono gravemente danneggiati dalle incursioni aeree del 13 luglio e dell'8 agosto 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale. Bombe incendiarie provocarono la distruzione totale di alcuni fabbricati, mentre altre esplosioni causarono lo schiantamento degli infissi, il crollo di plafoni e muricci, e il distacco parziale della copertura del tetto.
Nel secondo dopoguerra, l'ente divenne anche "Opera Pia Buon Pastore" e successivamente un "riformatorio" femminile. L'Istituto del Buon Pastore rimase in attività fino al 1977, anno in cui chiuse definitivamente i battenti.
Dalla Proprietà Pubblica alla Riqualificazione Controverso
L'Estinzione dell'Ente e il Passaggio di Proprietà
Nonostante la chiusura nel 1977, si dovette attendere il 19 dicembre 2016 perché la Regione Piemonte, in accordo con il Comune di Torino, procedesse all'estinzione dell'ente. A seguito di questo atto, tutti i beni di proprietà del Buon Pastore, e in particolare l'area Prinz Eugen, passarono in mano pubblica: prima alla Regione Piemonte e poi al Comune di Torino.
Aste Pubbliche e l'Interesse di Cogefa
Il Comune di Torino, possedendo immobili fatiscenti, e la legge consentendone l'alienazione, procedette con la messa all'asta. Nel 2020, un'asta per la costituzione di un diritto di superficie novantanovennale sull'immobile, per un valore di euro 1.220.000, andò deserta. Una successiva identica asta, indetta il 15 febbraio 2021, andò nuovamente deserta. Il prezzo, seppur irrisorio, sarebbe stato ipoteticamente congruo se la destinazione d'uso pubblica dei fabbricati fosse rimasta invariata.
Subito dopo, il 4 maggio 2021, la Cogefa S.p.a. - impresa di costruzioni interessata anche alla realizzazione di grandi opere, incluse le linee AV - si offrì di acquisire il diritto di superficie per lo stesso importo e presentò istanza di deroga urbanistica. L'obiettivo era trasformare l'originaria destinazione d'uso prevista dal Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) da "servizi sociali" a "terziario", per trasferirvi la propria sede direzionale.

L'Approvazione della Deroga e le Critiche
La richiesta di deroga, già avanzata durante la giunta Appendino, fu definitivamente approvata dalla giunta del nuovo sindaco Lorusso con la delibera del 21 giugno 2022. Questa delibera ha consentito l'approvazione del progetto in deroga agli strumenti urbanistici, ai sensi dell'articolo 14 del D.P.R. La decisione ha sollevato interrogativi sul "concreto e specifico interesse pubblico" che giustificherebbe una deroga così "succulenta" per Cogefa, permettendo a un'azienda privata di recuperare immobili in pieno centro per insediarvi la propria sede direzionale.
L'assessore Paolo Mazzoleni ha dichiarato: "Con questo intervento un'area storica e centrale della città torna attiva." Tuttavia, l'operazione ha incontrato numerose critiche, in quanto il vincolo della destinazione ad uso pubblico e l'impegno assunto nel 2016 con la Regione di erogazione di servizi sociali e socio-assistenziali verrebbero barattati con un'area verde artificiale. La delibera stessa prevede, infatti, che venga realizzata una serie di opere per "addomesticare" l'area verde, sostituendo oltre 6.000 mq di bosco urbano con un giardino aperto al pubblico.
Il "Giardino Boscoso": Un Patrimonio Naturale a Rischio
La Ricchezza Vegetazionale dell'Area
L'assurdità dell'operazione, secondo molti, è confermata dalla straordinaria ricchezza vegetazionale di quello che è ora definito anche "giardino boscoso". L'amico naturalista Alberto Selvaggi, recatosi sul posto, è rimasto esterrefatto dalla estrema varietà riscontrata, consistente in ben ottantaquattro specie vegetali. Ha descritto l'area come "un giardino selvaggio, e per questo affascinante come una giungla tropicale".

Il Dibattito sul "Verde Selvatico" Urbano
La controversia evidenzia una differenza culturale nell'approccio al verde urbano. A differenza di città come Parigi, dove esistono e sono meta turistica "Le Jardin Sauvage", a Torino il verde selvatico, o "verde clandestino", sembra infastidire, prevalendo una cultura dei giardini ben curati. Questo approccio viene criticato alla luce del cambiamento climatico e dell'inquinamento da contrastare in città, fattori per i quali aree verdi naturali e ricche di biodiversità sarebbero fondamentali.
L'area è anche un rifugio per la fauna locale: uccelli nidificano sotto i tetti degli antichi palazzi e pipistrelli volano la sera. Esistono iniziative di "Difesa ad oltranza per il giardino boscoso del Buon Pastore", come recita un loro volantino, a testimonianza dell'impegno per la sua salvaguardia.
L’IMPORTANZA DEL VERDE URBANO PER PAESAGGIO, MICROCLIMA E PIANI URBANI - Parte1
Il Progetto di Riqualificazione del Giardino
Il progetto presentato dal concessionario prevede il recupero dell'impianto originario degli edifici, in buona parte vincolati come storico, per circa 2400 metri quadri, con lavori di adeguamento impiantistico ed energetico. Tuttavia, la riqualificazione prevede anche la sistemazione dell'originaria area verde, sinora inaccessibile, che dovrebbe diventare un giardino pubblico di quasi 6300 metri quadri in una zona densamente edificata. Questa trasformazione, pur rendendo l'area fruibile, comporterà l'azzeramento dell'attuale "bosco urbano" spontaneo, sollevando dubbi sulla sua sostenibilità ecologica e sul reale "bene comune" dell'operazione.