La Bufala sull'Arcivescovo di Melbourne e il Caso George Pell: Chiarezza e Dettagli

Recentemente, diverse informazioni errate e un caso giudiziario di alto profilo hanno coinvolto figure ecclesiastiche associate all'Arcidiocesi di Melbourne, causando confusione e dibattito. È fondamentale distinguere tra una notizia falsa ampiamente diffusa e i fatti accertati riguardanti un processo per abusi.

Illustrazione di un giornale con il titolo

La "Bufala": L'Arcivescovo e la Pedofilia come "Incontro Spirituale"

Un post d’inizio anno, apparso su un forum e poi ripreso dal blog Zapping con il titolo "…E sentite questa carogna - L’Arcivescovo di Melbourne: ‘La pedofilia è un incontro spirituale con Dio attraverso il prete’ - ‘Andrei in prigione per non rivelare gli abusi che mi vengono confessati’ …Ma cosa aspetta Dio ad incenerirlo con una saetta?", ha generato indignazione e disinformazione. La notizia, che vedrebbe l’Arcivescovo di Melbourne giustificare la pedofilia, puzza di bufala lontano un miglio, come notato da diversi osservatori.

Origine e Smascheramento della Falsa Notizia

Il blog Zapping ha tradotto interamente un articolo pubblicato lo scorso 12 febbraio da Your News Wire, un sito che CBS News ha inserito tra quelli che pubblicano bufale e di cui bisogna fare attenzione perché non affidabile, come in questo caso. Come infatti ha spiegato il sito di fact-checking Snopes, nell’articolo di Your News Wire è stata distorta una delle due frasi pronunciate dall’arcivescovo di Melbourne, rendendola falsa.

L'allora arcivescovo di Melbourne, Denis Hart (che non è più arcivescovo dal giugno 2018), in una dichiarazione dello scorso anno, aveva scritto che "la confessione era un incontro spirituale con Dio attraverso il prete" e non quindi "la pedofilia". La frase originale in inglese era: "Confession in the Catholic Church is a spiritual encounter with God through the priest. It is a fundamental part of the freedom of religion, and it is recognised in the Law of Australia and many other countries. It must remain so here in Australia." Quindi, egli parlava di confessione e non di pedofilia; era la confessione che difendeva, non i pedofili.

Il Segreto Confessionale e le Sue Implicazioni

È invece vera, specifica Snopes, la seconda affermazione detta dall’arcivescovo Hart ai media: quella secondo cui egli sarebbe disposto ad andare in prigione piuttosto che rompere il segreto confessionale, anche nel caso gli vengano confessati abusi sessuali subiti. L’attacco difatti manipolava quell’affermazione perché i detrattori ritengono che un prete che si sente confessare dei crimini (tra cui la pedofilia) non dovrebbe stare zitto ma denunciare alle autorità quanto ha saputo. Ma questo va contro i dogmi della religione cattolica; quanto rivelato nella confessione è ritenuto inviolabile. Se si perdesse questa regola, una grossa parte della ritualità perderebbe di senso.

Immagine simbolica che rappresenta un confessore e un penitente, evidenziando il segreto confessionale

Il Caso di Condanna del Cardinale George Pell

Oltre alla bufala riguardante Denis Hart, un altro caso di grande risonanza mediatica ha coinvolto la Chiesa australiana e, in particolare, un ex arcivescovo di Melbourne, il Cardinale George Pell. Questo caso, a differenza della bufala, è un fatto giudiziario concreto e molto complesso.

Accuse e Condanna In Prima Istanza

Il card. George Pell, 77 anni, prefetto della Segreteria Economica vaticana dal 2014, è stato condannato per aggressione sessuale a due minori di 12 e 13 anni quando era nell'arcidiocesi di Melbourne nel 1996. Il verdetto unanime dei 12 membri della giuria della County Court dello Stato australiano di Victoria è stato emesso l'11 dicembre dopo oltre due giorni di deliberazione, ma reso pubblico solo oggi (al momento della pubblicazione dell'articolo originale, probabilmente nel 2019). Il tribunale di Melbourne aveva emesso un'ordinanza che vietava la pubblicazione di informazioni sul processo fino a quel momento.

Foto del Cardinal George Pell durante un'apparizione pubblica o in tribunale

Il Contesto delle Accuse e il Percorso Legale

Già dal 2014, Pell era stato chiamato a testimoniare davanti alla Royal Australian Commission che investiga sugli abusi sessuali. Tra il dicembre 2015 e il febbraio 2016, fu accusato di proteggere altri sacerdoti dagli abusi commessi contro minori negli anni Settanta. In videoconferenza da Roma, il 29 febbraio 2016, rispose alla Commissione australiana e negò di essere a conoscenza dei fatti accaduti nella diocesi di Ballarat.

Nell'ottobre 2016, il cardinale venne interrogato a Roma da agenti di polizia dello stato di Victoria, questa volta con l'accusa di pedofilia nella sua ex diocesi di Melbourne. Alla fine di giugno 2017, venne formalmente accusato di violenza sessuale su un minorenne. La polizia di Ballarat aveva fornito solo informazioni parziali e parlato di diverse denunce senza fornire ulteriori dettagli. Chiamato a comparire il 26 luglio, il cardinale Pell lasciò la Segreteria dell'Economia in Vaticano per essere libero di difendersi. Sostenne che le accuse a suo carico erano infondate e che considerava gli abusi sessuali come "crimini orribili". Il porporato ha costantemente e severamente condannato gli abusi commessi contro i minori come 'immorali e intollerabili'. Ha anche sostenuto la creazione a Roma, da parte di Papa Francesco, della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, e in Australia, quando era vescovo, aveva istituito procedure per la tutela dei minori e per l'assistenza alle vittime.

La questione principale contro il cardinale australiano è legata anche al cosiddetto "Melbourne Response", uno schema di risarcimenti per le vittime dei preti pedofili. Le vittime si sono sempre dichiarate tradite dal tetto di 50mila dollari australiani che l'allora arcivescovo Pell imponeva come risarcimento, mentre chi ha avviato azioni legali ha ricevuto in media 293mila dollari.

La Reazione della Chiesa e il Ricorso in Appello

Il Prefetto della Segreteria per l'Economia è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali su minori. Il porporato continua a dichiararsi innocente e ha annunciato che ricorrerà in appello. Il suo avvocato prevede di ricorrere in appello. In appello, la cui data non è stata ancora fissata, il card. Pell non sarà ascoltato da una giuria ma da un Collegio di tre giudici. Questo significa che il caso è ancora in corso e non sarà completato finché il ricorso non sarà esaminato e non sarà stata presa una decisione.

Il presidente della Conferenza episcopale australiana, mons. Mark Coleridge, ha reso noto che la notizia della condanna del card. Pell ha scioccato non solo l’Australia e il mondo, ma anche i vescovi cattolici australiani. I presuli affermano che tutti debbono essere uguali davanti alla legge, esprimono rispetto per il sistema giuridico australiano e si dicono convinti che lo stesso sistema giuridico che ha pronunciato il verdetto, prenderà in considerazione il ricorso che hanno depositato i legali del cardinale. La loro speranza è che attraverso questo processo, sia fatta giustizia. Nello stesso tempo, i vescovi pregano per tutti coloro che hanno subito violenze e per i loro cari, e si impegnano a fare tutto il possibile per assicurare che la Chiesa sia un luogo sicuro per tutti, specialmente per i giovani e per i più vulnerabili.

Dubbi e Critiche al Verdetto di Primo Grado

A ripercorrere tutti i dubbi che hanno attraversato l’iter processuale di condanna, in vista del ricorso in appello annunciato dalla difesa del cardinale Pell, è stato un articolo del padre gesuita Frank Brennan, pubblicato sul quotidiano “The Australian”. Padre Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e direttore fondatore del Centro gesuita di Giustizia sociale, si è dichiarato “molto sorpreso dal verdetto” e “devastato”, concludendo “che la giuria deve avere trascurato molte delle critiche” fatte dall’avvocato difensore Richter alle prove portate dall’accusa. Ha notato come la testimonianza del denunciante sui fatti incriminati fosse confusa, pur riconoscendo che i bambini "violati sessualmente non sempre ricordino i dettagli di tempo, luogo, abiti e postura".

“I giurati - ha sottolineato p. Brennan - devono avere giudicato il denunciante onesto e affidabile anche se molti dettagli riferiti erano improbabili se non impossibili”. Le circostanze raccontate sulle modalità degli abusi, ha dichiarato il gesuita, contrastano infatti in diversi aspetti con l’impianto accusatorio. Si è chiesto quindi p. Brennan se il verdetto sia stato irragionevole alla luce delle evidenze, rimandando la questione alla Corte d’Appello. Ha concluso: “Posso solo sperare e pregare che il denunciante possa trovare la pace, e sia capace di andare avanti nella sua vita, in qualunque modo vada l’appello”. E se l’appello fallisse, ha aggiunto, “spero e prego che il cardinale Pell non sia la vittima inconsapevole di una nazione ferita in cerca di un capro espiatorio”.

È importante sottolineare che un altro processo in cui Pell era coinvolto, quello che non è andato avanti per mancanza di prove, riguardava altre accuse secondo cui il cardinale avrebbe abusato di alcuni ragazzini negli anni Settanta. Pell si è sempre dichiarato innocente anche rispetto a tali accuse.

Australia, forse 2 i processi per abusi per il cardinale Pell

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