Le informazioni relative alla tomba di Padre Pio, conosciuto come San Pio da Pietrelcina, e agli eventi significativi ad essa legati, come l'esumazione del suo corpo, rivelano aspetti della sua consapevolezza della propria fine terrena e la devozione che lo circonda ancora oggi. Tali eventi sono stati documentati con precisione, garantendo una testimonianza sia legale che spirituale.
La Premonizione della Morte e il Documento di Pia Forgione
Padre Pio aveva una chiara consapevolezza della propria fine. Un episodio significativo risale al momento in cui la sua nipote, Pia Forgione, gli confidò alcune difficoltà familiari. Lo zio la ascoltò in silenzio e, alla domanda di Pia: «Perché, dove andrete?», rispose con serenità: «Fra due anni che io non ci sarò più, perché sarò morto, tante cose cambieranno.». Questa dichiarazione, di grande portata, non rimase un semplice ricordo orale. Pia, infatti, la mise per iscritto pochi giorni dopo, il 20 ottobre 1967, e consegnò il documento al notaio Domenico Giuliani di San Giovanni Rotondo, con la richiesta di custodirlo fino alla morte di Padre Pio. Il documento, oggi conservato negli “archivio Padre Pio” dei frati minori Cappuccini della provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio, rappresenta una testimonianza straordinaria, che dimostra non solo la consapevolezza che Padre Pio aveva della propria fine, ma anche la serenità con cui la accolse.

La Cerimonia di Esumazione e la Ricognizione Canonica
Nel rispetto della memoria e per la successiva venerazione, è stata organizzata una complessa cerimonia di esumazione e della prima sessione della ricognizione canonica del corpo di san Pio da Pietrelcina.
Fasi Preliminari e Istituzione del Tribunale
L'apertura della tomba è stata preceduta, il 28 febbraio, dall’insediamento del Tribunale istituito per l’occasione dall’arcivescovo di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo, Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, delegato della Santa Sede per il Santuario e le Opere di Padre Pio. Il Tribunale, presieduto dallo stesso Presule, era composto da:
- Fr. Francesco Colacelli, sacerdote cappuccino, come delegato dell’Arcivescovo;
- Don Michele Nasuti, del clero diocesano, con l’incarico di promotore di giustizia;
- Fr. Francesco Dileo, come notaio attuario.
La nomina dei membri è stata contenuta in un decreto di mons. D’Ambrosio, firmato in mattinata e letto durante la stessa serata del 28 febbraio dal cancelliere della Curia, don Matteo Tavano. Con lo stesso documento è stata nominata anche la commissione dei periti per l’esumazione e la ricognizione canonica, composta da:
- Orazio Pennelli (medico legale, sovrintendente e direttore dell’area sanitaria della Fondazione "Istituto San Raffaele - G. Giglio" di Cefalù);
- Luigi Pacilli (specializzato in Igiene, Medicina preventiva e Statistica sanitaria, direttore sanitario di Casa Sollievo della Sofferenza);
- Nicola Silvestri (medico legale, direttore sanitario della ASL di Barletta-Andria-Trani);
- Michele Bisceglia (anatomo patologo di Casa Sollievo della Sofferenza);
- Nazzareno Gabrielli (perito del Vicariato di Roma per la conservazione dei santi, biochimico in servizio presso la Santa Sede, che ha già trattato i corpi di numerosi santi e beati, tra cui i papi Giovanni XXIII, Pio IX, Pio X; don Orione; i coniugi Beltrame-Quattrocchi; Chiara d’Assisi; Giovanni della Croce e Francesca Saverio Cabrini).
La Verifica e l'Apertura del Sepolcro
Successivamente, l’Arcivescovo ha chiamato cinque testimoni della sepoltura di Padre Pio, avvenuta alle ore 22,30 del 26 settembre 1968: l’ufficiale sanitario dell’epoca, Giovanni Grifa; i muratori Gennaro Ricciardi e Domenico Perno; gli stagnini Antonio e Matteo De Bonis. A loro mons. D’Ambrosio ha chiesto l’assicurazione di aver trovato il sepolcro nelle stesse condizioni in cui era stato lasciato dopo la tumulazione. Al termine della serata, con l’ausilio di quattro "binde" e di sei rulli di teflon, è stato rimosso il blocco monolitico di «marmo verde» che sovrastava la tomba di Padre Pio. Infine è stato tolto il sottostante gradino di marmo rosa, composto da due lastre a forma di "C", lasciando a vista uno strato di sabbia bianca. La breve cerimonia del 28 febbraio si è conclusa con la benedizione dell’Arcivescovo, il canto della "Salve Regina" e la lettura del verbale, controfirmato da quattro testimoni: il ministro provinciale della Provincia religiosa "Sant’Angelo e Padre Pio" dei Frati Minori Cappuccini fr. Aldo Broccato, e il guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo.

La Liturgia e l'Estrazione della Bara
Più lunga è stata, invece, la liturgia della sera del 2 marzo, cominciata alle ore 22,00. All’inizio della Celebrazione dell’Ufficio delle Letture, presieduta da mons. D’Ambrosio, sono stati letti il Rescritto della Congregazione delle Cause dei Santi, il Decreto dell’Arcivescovo e l’autorizzazione dell’autorità civile. In seguito, fr. Aldo Broccato ha preso la parola per spiegare il significato dell'esumazione e della ricognizione canonica, evidenziando come esprimano «in primo luogo i sentimenti di profonda umanità che la nostra Provincia nutre da sempre verso questo suo figlio illustre che tanto ha amato la Provincia e tanto ha offerto e sofferto per essa». Ha proseguito affermando che «Questo evento manifesti sempre più il segno della nostra fede nella comunione dei santi, nella risurrezione della carne e nella vita eterna». Dopo la lettura di un brano della prima lettera di san Pietro apostolo e di uno stralcio di due lettere di Padre Pio in cui descrive la trasverberazione e la stimmatizzazione del 1918, il Pastore diocesano ha tenuto una breve riflessione, spiegando che «Questo gesto si fa preghiera di lode e rendimento di grazie a Dio tre volte santo per averci donato nel suo Servo fedele una ulteriore manifestazione del mistero della croce».
L'esumazione di Padre Pio. Era il 2 marzo 2008
Subito dopo sono state rimosse le quattro traversine di cemento poste a copertura del sepolcro, su cui era incisa la data della tumulazione (26/9/1968). Alle ore 23,19, otto frati hanno estratto la triplice bara, di metallo, legno e zinco, posizionandola nell’area est della cripta. Il compito è stato affidato a:
- Fr. Mauro Jöhri (ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini);
- Fr. Aldo Broccato;
- Fr. Francesco Colacelli;
- Fr. Francesco Dileo;
- Fr. Francesco Langi (definitore provinciale);
- Fr. Carlo Maria Laborde (guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo);
- Fr. Mariano Di Vito (componente della commissione dei frati per la ricognizione).
La Prima Ispezione e le Condizioni del Corpo
Dinanzi alla bara, mons. D’Ambrosio, insieme al Promotore di Giustizia e al Notaio Attuario, hanno controllato l’integrità dei sei sigilli apposti la sera del 26 settembre 1968, prima di romperli e rimuoverli. Alle ore 23,30, il Presule, il Ministro Generale e il Ministro Provinciale hanno aperto il coperchio, consentendo all’Arcivescovo, ai componenti del Tribunale e ai periti di formarsi una prima, sommaria idea sulle condizioni del corpo, poiché la lastra di vetro che lo ricopriva era appannata. Successivamente, mentre i presenti cantavano le Litanie dei Santi, don Michele Nasuti, fr. Francesco Dileo, fr. Francesco Colacelli e mons. Domenico Umberto D’Ambrosio hanno accompagnato la bara in un ambiente appositamente preparato per il trattamento delle spoglie mortali di san Pio da Pietrelcina, dove i periti hanno effettuato una prima ispezione. Essi hanno riscontrato che «il cranio e gli arti superiori sono in parte scheletriti. Le restanti parti presentano i tegumenti adesi ai piani sottostanti e molto umidi, ma suscettibili di trattamento conservativo».
I Partecipanti alla Cerimonia
Alla cerimonia sono intervenuti numerosi parenti di Padre Pio. Erano presenti gli otto figli dell’unica nipote vivente del Santo, Pia Forgione: Maria Giuseppa, Alfonso, Rachele, Orazio, Maria Pia, Tarcisia, Michele e Pio. Era presente anche Pio Masone, nipote di Felicita Forgione, sorella di Padre Pio. Tra le autorità religiose erano presenti:
- Mons. Francesco Pio Tamburino, arcivescovo metropolita di Foggia - Bovino;
- Mons. Andrea Mugione, arcivescovo metropolita di Benevento;
- Mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Lucera - Troia;
- Mons. Antonio Santucci, vescovo emerito di Trivento;
- Mons. Juan Rodolfo Laise, vescovo emerito di San Luis (in Argentina);
- Il vicario generale dell’Ordine dei Frati Cappuccini.
Disposizioni Future per la Venerazione
Terminate le procedure idonee per garantire al corpo del Santo le migliori condizioni di conservazione, le spoglie mortali saranno composte in un’urna. Questa urna sarà collocata, a partire dal 24 aprile prossimo, nella stessa cripta in cui Padre Pio è stato sepolto per 40 anni, per consentirne la venerazione da parte dei fedeli. Pur non essendo obbligatorio prenotarsi, è stato istituito un numero telefonico (0882 417500) per garantire a chi chiamerà la certezza del giorno e dell’ora di accesso alla cripta.
La Famiglia di Padre Pio
I genitori di Padre Pio, Grazio Maria Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio, ebbero sette figli. Solo tre di loro si sposarono: Michele, che ebbe tre figli; Felicita, che ebbe altri tre figli, e Pellegrina, che ne ebbe due.