Il dibattito sulla validità e sulle implicazioni etiche e legali del battesimo impartito ai neonati in Italia ha generato accese discussioni, coinvolgendo figure politiche, religiose e accademiche. Al centro della controversia vi è la questione dell'autodeterminazione religiosa dei minori e le conseguenze a lungo termine di un rito che vincola l'individuo fin dalla nascita.
La Proposta di Alessandro Giacomini e le Reazioni Politiche
La questione ha acquisito particolare rilevanza con l'articolo di Alessandro Giacomini, consigliere comunale a Massimeno, pubblicato sulla rivista MicroMega. Il suo articolo si conclude con una proposta politica chiara: «Avendo il ruolo di capogruppo comunale proporrò al consiglio, una mozione con la quale ad ogni nascita sia consegnato il vademecum dei diritti del neonato, auspicando che tale iniziativa sia rappresentata in ogni comune Italiano come un punto di riferimento civico e civile, e che la stessa famiglia festeggi l’evento».
Tali proposte e idee hanno sollevato un polverone. Gli attacchi, a livello politico, non sono mancati, come quello del consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Claudio Cia, che ha affermato: «I nostrani difensori dei diritti 'civili' e delle libertà (ovviamente le loro), ora vorrebbero proibire il battesimo ai minori perché, a loro dire, il primo dei sette sacramenti della chiesa cattolica violerebbe la Convenzione sui diritti dell'infanzia, approvata dall'Assemblee generale delle Nazioni Unite, che sancisce l'autodeterminazione religiosa del fanciullo. Diritto che, sempre secondo loro, sarebbe leso dal battesimo impartito al neonato. Tutto ciò è paradossale. La proposta di Giacomini, è pertanto priva di fede. Lui è libero di non credere in Dio o nella forza del battesimo.»
La vicenda ha avuto risvolti non solo politici: sui social, nei confronti di Giacomini non sono mancati insulti e minacce, tanto che lo stesso consigliere si è visto costretto a rivolgersi alle forze dell’ordine. Curiosamente, un omonimo del consigliere di Massimeno, docente di analisi matematica all'Università di Brescia, si è trovato costretto a scrivere sul proprio sito personale per chiarire: "Alcune testate giornalistiche online mi indicano erroneamente, a causa di un'omonimia, come autore di un articolo apparso recentemente sulla rivista Micromega riguardante il battesimo cattolico".
Il Contesto Religioso e Demografico in Italia: La Prospettiva di Don Mauro Gazzelli
Nel contesto di questo dibattito, il parroco di Cessalto, don Mauro Gazzelli, ha condiviso una previsione significativa durante la messa domenicale, parlando ai fedeli senza mezzi termini: «Tra vent'anni saremo noi cristiani la minoranza. E lasceremo campo libero a chi prega veramente, i musulmani per esempio». Egli ha sottolineato come, mentre i cristiani faticano ad accettare periodi come la Quaresima, i musulmani siano «molto più attivi, più sensibili, più spiritualmente coinvolti nei fatti della fede». Questo si riflette in una maggiore partecipazione e fervore, visibile anche nell'osservanza del Ramadan.

Don Gazzelli ha messo in evidenza la particolare delicatezza per molte comunità cristiane in un periodo in cui le chiese si svuotano e sempre meno persone fanno battezzare i propri figli. «Domenica di battesimi in chiesa ce n'erano solo due. In località sant’Anastasio si battezza molto raramente, per rimanere alla realtà cessaltina.» Questa situazione, combinata con il drammatico fenomeno sociale del calo delle nascite, porta a numeri sempre più esigui di battesimi.
Il parroco ha proseguito approfondendo il concetto di impegno religioso: «Parlo con molti musulmani, adulti, giovani, madri di famiglia, ragazzi. Conosco bene tanti ragazzi e giovani che hanno pregato moltissimo durante il Ramadan. Loro sì, ma noi? Se non venite in chiesa e non vi interessa nulla della Quaresima, se a nessuno di noi cristiani importa di vivere con intensità la Pasqua, tra vent'anni lasceremo campo libero a chi crede e prega veramente. E magari sarà musulmano.» Ha descritto la partecipazione attiva dei musulmani, che si incontrano in moschea e contribuiscono all'affitto degli spazi per gli incontri, osservando i giovani di 20 anni tornare dalla preghiera il sabato sera.
Da qui la sua previsione per un futuro incerto: «Se si andrà avanti così, tra vent'anni saremo una minoranza. C'è il rischio che il cristianesimo possa davvero diventare una minoranza rispetto ad altre realtà religiose che ci circondano.» Ha anche snocciolato qualche numero indicativo: «Se si va avanti così, un domani il sacerdote che mi succederà dovrà gestire da solo ben 8 parrocchie in contemporanea e cambieranno radicalmente gli orizzonti.» Riguardo ai battesimi, ha aggiunto: «Oggi celebriamo due soli battesimi. Magari molti genitori scelgono di non battezzare i figli in tenera età e far decidere ai propri figli da adulti. A settembre avremo soltanto una prima elementare e molti ragazzini saranno di origine straniera. Mentre tra gli italiani i battezzati saranno pochi. Questa è la realtà in cui viviamo. È così dappertutto, nelle grosse città questo fenomeno è presente ormai da anni.» Concludendo, ha auspicato: «Nella fede si può eliminare la rabbia, anche nei giovani. Forse ci sarebbero meno problemi psicologici, meno risse, forse i giovani avrebbero più voglia di futuro. Pensiamoci, prima che sia troppo tardi.»
Battesimo dei Minori: Implicazioni Etiche, Legali e lo "Sbattezzo"
Il Diritto all'Autodeterminazione e la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia
L'affermazione secondo cui il battesimo religioso dovrebbe essere vietato ai minori, o almeno posticipato all'età di dodici o diciotto anni, trova sempre più risonanza. Spesso si sente parlare di «bambini cristiani» o «bambini musulmani», ma in realtà ci si riferisce a figli di genitori di una determinata fede. Questi bambini sono cattolici, islamici, ortodossi, protestanti, induisti, anche loro per una mera questione di appartenenza geografica e familiare.
Molti scelgono il battesimo per tradizione e per soddisfare riti ancestrali di passaggio, altri per il condizionamento ambientale che la Chiesa Cattolica ha introdotto nella società civile, "costringendo" in modo subdolo a battezzare per non essere discriminati nel contesto della propria comunità. Ciò spesso ignora che non si tratta di una semplice tradizione, ma che comporta delle conseguenze per il battezzato.
Con il battesimo, l’articolo 1269 del Catechismo afferma che «il battezzato non appartiene più a se stesso», ed è chiamato «ad essere obbediente ai capi della chiesa». Come un bambino di pochi giorni, o anche di qualche anno, possa essere reso partecipe della missione della Chiesa resta, ovviamente, un mistero della fede.
Le autorità ecclesiastiche sono giuridicamente autorizzate a “richiamare” pubblicamente il battezzato. Un aneddoto storico significativo risale al 1958, quando il vescovo di Prato definì «pubblici peccatori e concubini» una coppia di battezzati sposatasi civilmente, denominato «il matrimonio del diavolo». La coppia subì gravi danni economici, intentò una causa al vescovo e la perse: essendo ancora formalmente cattolici, continuavano infatti a essere sottoposti all’autorità ecclesiastica.
Vietando il pedo battesimo, l’Italia eviterebbe una eventuale procedura dell’Unione Europea, in quanto la Convenzione sui diritti dell’infanzia, strumento sui diritti umani più diffusamente ratificato nel mondo e simbolo nella storia dei diritti umani dei bambini, è il primo strumento legalmente vincolante adottato in modo specifico per la protezione dei diritti dei minori. Questa convenzione è stata ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.
Nel 2014 circolò una fake news su una ipotetica sentenza della Corte Europea che stabiliva: «L’Italia, permettendo il battesimo ai neonati viola la carta articolo 3 della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia in combinato disposto con l’articolo 12, 13, 14, in quanto i neonati non sono ancora in grado di intendere e di volere o emettere un atto personale e cosciente e, nella fattispecie sono obbligati a far parte di un’associazione religiosa per tutta la vita.» Nonostante fosse una notizia falsa, questa sentenza potrebbe prestarsi a diventare una giusta e “sacrosanta” causa, poiché l’imposizione del rito chiamato sacramento tradisce il carattere di una dottrina che considera le persone come oggetti, il cui destino è deciso a loro insaputa da un’organizzazione religiosa. Il battesimo impone al battezzato un sigillo indelebile, facendolo diventare a tutti gli effetti un iscritto e membro a sua insaputa e volontà e assoggettandolo ai suoi regolamenti e alla sua autorità. L’affermazione di Bergoglio, secondo cui il bambino non è ancora un essere umano ma lo diviene con il battesimo, rafforza quest'idea.
«L’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero, quando perdiamo il diritto, anche di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi.» In questo contesto, lo "sbattezzo" si presenta come uno strumento per rendere liberi coloro che hanno subito questa costrizione.
Lo "Sbattezzo": Come Cancellare le Conseguenze Giuridiche del Battesimo
Con lo sbattezzo si possono cancellare le conseguenze giuridiche, che sono l’appartenenza alla Chiesa Cattolica. Il procedimento burocratico è semplice e gratuito. Per prima cosa bisogna scrivere una lettera raccomandata con allegato un documento d’identità, chiedendo di non far più parte della Chiesa Cattolica. Questa lettera può essere consegnata a mano al parroco con la sua firma di avvenuta ricezione e una copia da tenere come ricevuta, o inviarla alla parrocchia con ricevuta di ritorno.

Il parroco invia la richiesta alla Cancelleria della Curia Vescovile e dopo un periodo massimo di circa 30 giorni si riceve la lettera firmata in cui si certifica l’avvenuto sbattezzo. È importante sapere che il parroco non può in alcun modo rifiutare lo sbattezzo. In caso contrario si può ricorrere al Garante della privacy, all’autorità giudiziaria, oppure all’associazione UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che supporta anche legalmente in forma riservata e gratuita.
Con questo atto, le conseguenze principali, immediate e automatiche saranno l'ovvia scomunica. Non essere più cattolici comporta l’esclusione dai sacramenti, l’esclusione dall’incarico di padrino per battesimo e cresima, la privazione delle esequie. Significa, quindi, non dover sottostare alle richieste del proprio futuro coniuge di voler soddisfare la parentela con un rito in chiesa, non vedersi rifilare un’estrema unzione, magari mentre si è immobilizzati, e avere la relativa sicurezza che i propri eredi non effettueranno una cerimonia funebre in contrasto con i propri orientamenti.
Le Implicazioni Economiche: Il Caso Luca Toni
Un esempio delle implicazioni economiche legate all'appartenenza religiosa è il caso dell’attaccante Luca Toni. Cattolico e battezzato, trasferitosi in Germania a Monaco di Baviera, giocò per alcuni anni nella squadra di riferimento locale. Dichiarò al fisco di essere ateo, ma dovette restituire all’erario tedesco oltre 1.7 milioni di euro, quando la Vordrucke (agenzia delle entrate) rivelò il suo stato di appartenenza alla Chiesa Cattolica. In Germania, esiste la "Kirchensteuer", una specie di decima che equivale al 9% delle imposte e viene detratta dallo stipendio ogni mese per essere devoluta alla chiesa di appartenenza.
Proposte Alternative: Cerimonie Civili di Benvenuto per i Neonati
«Nessuno nasce cattolico, si nasce figli di genitori cattolici e allora lasciamoli crescere liberi, liberi di decidere un giorno la propria appartenenza sia essa religiosa o di nessun Dio.» Questa premessa sottolinea la necessità di rispettare la libertà di scelta individuale.

Come già avviene in alcune regioni del nord Europa, il sindaco stesso, con una cerimonia civile, consegna alla famiglia un vademecum dei diritti del neonato, ad esempio la Carta Europea dei Diritti per l’Infanzia. Questa carta è una pietra miliare dei diritti spettanti ai bambini, dall’infanzia all’adolescenza, diritti troppo spesso negati, come quello di far parte di una determinata chiesa senza il proprio consenso.
In questa cerimonia viene valorizzata la gioia della famiglia per il nuovo nato, a cui si dà il benvenuto e si fa l’augurio di una vita serena e ricca. È possibile coinvolgere le persone significative come i nonni, madrina e/o padrino, fratelli, cugini, amici. Il rito in genere si svolge con una presentazione iniziale, una parte centrale dedicata a culture, musica, interventi degli invitati e una parte conclusiva di chiusura, con ringraziamenti e saluti.
In questa direzione, Alessandro Giacomini, nel suo ruolo di capogruppo comunale, proporrà al consiglio comunale una mozione con la quale ad ogni nascita sia consegnato il vademecum dei diritti del neonato, auspicando che tale iniziativa sia rappresentata in ogni comune Italiano come un punto di riferimento civico e civile, e che la stessa famiglia festeggi l’evento.