Nel vasto panorama del Buddhismo, la preghiera e la pratica spirituale offrono un profondo sostegno a coloro che affrontano le sfide più ardue della vita, inclusa la malattia, la sofferenza e la ricerca della pace in tempi di conflitto. Questa guida esplora i diversi aspetti della preghiera buddista, la sua filosofia intrinseca e il suo potere di trasformare le avversità in opportunità di crescita e felicità.
La Forza della Compassione e del Sostegno Spirituale
La Lettera di Nichiren a Toki Jonin: Un Esempio di Sostegno Spirituale
In un momento di profonda preoccupazione, il monaco buddista Nichiren scrisse una lettera a Toki Jonin, un importante discepolo laico della provincia di Shimosa. Toki Jonin aveva inviato un kan di monete in offerta a Nichiren Daishonin, che a sua volta espresse gratitudine, comunicando di averle usate per adornare il santuario del Gran Maestro T’ien-t’ai. Nichiren Daishonin teneva una lezione annuale sulla dottrina del Gran Maestro T’ien-t’ai a Minobu il ventiquattresimo giorno dell’undicesimo mese, anniversario della morte di T’ien-t’ai.
La lettera di Nichiren conteneva passi tratti da vari commentari che mettevano in risalto il grande beneficio derivante da tali offerte, ma soprattutto esprimeva la sua profonda preghiera per la moglie di Toki, la monaca laica Toki, che era gravemente malata. Nichiren affermò che la malattia della monaca laica Toki lo preoccupava come se a essere malato fosse lui stesso, e per questo pregava gli dèi celesti giorno e notte per la sua guarigione. Ella aveva sostenuto il devoto del Sutra del Loto come si alimenta una lampada con l’olio o si accumula il terriccio intorno alle radici di un albero. Nichiren implorava gli dèi del sole e della luna di proteggere la sua vita anche a costo della loro.
Citando diversi passi del Sutra del Loto, Nichiren sottolineava che, poiché esso è il primo tra gli insegnamenti buddisti, il suo devoto è il primo tra tutti gli esseri viventi, e pertanto fare offerte al devoto del Sutra del Loto è fonte di supremo beneficio. Il Sutra del Loto dice: «Il Sutra del Loto è il supremo» e anche: «Una persona che è in grado di abbracciare e sostenere questo sutra, allo stesso modo, è la prima fra tutti gli esseri viventi». Inoltre afferma: «[Ma se qualcuno loda i sostenitori di questo sutra], ancora maggiore sarà la sua fortuna».
Miao-lo, commentando il Sutra del Loto, afferma: «A coloro che disturbano o tormentano [i praticanti del Sutra del Loto] la testa si spaccherà in sette pezzi, mentre quelli che fanno loro offerte godranno di una fortuna superiore ai dieci titoli onorifici». E il Gran Maestro Dengyo dice: «Coloro che lo lodano [il Gran Maestro T’ien-t’ai] riceveranno una montagna di benefici, alta come il monte Calmo e Luminoso, mentre coloro che lo offendono commetteranno una colpa che li condannerà all’inferno di incessante sofferenza».
Il volume dieci di Annotazioni su “Parole e frasi del Sutra del Loto” dice: «Perfino i bodhisattva che hanno ottenuto il supremo dei sette stadi degli espedienti non sono paragonabili alla cinquantesima persona che [gioisce udendo riportarle un singolo carattere o una singola frase del Sutra del Loto]». In sintesi, il Daishonin comunicava la sua profonda preoccupazione e la sua forte preghiera per la guarigione della moglie di Toki, che lo aveva sostenuto costantemente nel corso degli anni.

La Puja: Un Mezzo per Accumulare Meriti e Purificare Ostacoli
Una Puja, nella tradizione buddista, è una cerimonia che comprende preghiere, pratiche di purificazione, offerte ai Buddha, mantra da recitare, visualizzazioni e dediche. Tutto ciò che accade nella nostra vita è il risultato delle nostre precedenti azioni. Le azioni non virtuose creano infelicità e le azioni virtuose creano felicità.
Un modo per aumentare la nostra capacità di sperimentare felicità, per raccogliere effetti positivi, e per purificare gli ostacoli nella nostra vita è anche quello di pregare le diverse manifestazioni degli esseri illuminati. Per questo si può fare richiesta al Sangha monastico di preghiere e puje, per il proprio beneficio o per il beneficio delle persone care.
Pregando o meditando con una sincera motivazione altruistica, le circostanze sfavorevoli che portano problemi possono essere mitigate o rimosse. Più i praticanti sono spiritualmente avanzati e puri e maggiormente sono efficaci le preghiere. Particolarmente importante in questo processo è anche la motivazione della persona che richiede le preghiere, motivazione che dev’essere altrettanto sincera e virtuosa. La sua connessione con i monaci e le monache che partecipano alla cerimonia contribuisce a rimuovere gli ostacoli e le interferenze che possono arrecare danno.
Si può dedicare una puja a sé stessi, ai propri cari e amici, per il successo del proprio lavoro o attività, per una buona salute, o per aiutare una persona che è malata, ma anche per gli animali e per l’ambiente. Le puje sono fatte anche per i morenti, al fine di contribuire a pacificare la loro mente durante la fase di transizione, così come per i defunti, per benedire e guidare la loro mente a uno stato superiore di rinascita e di liberazione.
Ogni giorno il sangha monastico officia delle preghiere per la pace nel mondo, per la salute delle persone malate, per le persone decedute e per il successo delle attività in armonia con il Dharma. Spesso vengono incluse in queste dediche generali anche le richieste specifiche che giungono dai laici. Nel caso in cui la richiesta sia fatta per una persona o un animale deceduto, il nome rimarrà nella lista delle dediche per 49 giorni, poiché nella tradizione tibetana si insegna che la rinascita successiva avverrà nel corso di questo periodo.

Superare l'Avversità: La Lotta Interiore e la Resilienza
Lo Spirito di Non Arrendersi: Il Buddhismo del Daishonin
Il Buddismo di Nichiren Daishonin enfatizza un aspetto cruciale: coltivare lo spirito di non arrendersi alle difficoltà, uno spirito invincibile. Nella vita, come in una lunga corsa, si possono incontrare battute d'arresto e venti contrari che spingono a desistere dall’andare avanti. Il maestro Ikeda scrive che la vita interiore di un individuo è la vera Olimpiade. Egli promette che, indipendentemente dalle nostre circostanze, recitando Nam-myoho-renge-kyo si può indirizzarsi verso una felicità che durerà per l’eternità.
La fede nel Buddismo del Daishonin inizia risvegliandosi alla realtà che il grande stato vitale del Buddha esiste dentro ognuno di noi. In questo senso, il Buddismo del Daishonin non è una “fede dipendente” nella quale le nostre preghiere sono una richiesta di aiuto rivolta a qualche potere esterno. È una lotta per credere nel nostro potenziale e manifestare la nostra Buddità intrinseca. Perciò il Daishonin afferma: «Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese» (Le persecuzioni che colpiscono il santo, RSND, 1, 885). E giunge a dire che, se ricerchiamo la Legge fuori di noi, per quanto possiamo recitare Daimoku non conseguiremo la Buddità e la nostra pratica sarà «un’infinita e dolorosa austerità» (Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, RSND, 1, 4). Ricercare la Legge fuori di noi significa cercare le cause e gli effetti della felicità o della sfortuna al di fuori della nostra vita, e si traduce nell’addossare agli altri la responsabilità di ciò che accade, o lamentarsi di persone o circostanze.
Il Buddismo del Daishonin permette di superare con fiducia i problemi della vita senza farsi scoraggiare, compatirsi o pensare: “Non so fare niente!” o “Non ce la posso fare!”. Il potere della Legge mistica ci permette di sconfiggere nettamente la nostra oscurità fondamentale che cerca di svilire la suprema nobiltà della nostra vita. In altre parole, recitare Nam-myoho-renge-kyo è una battaglia contro l’oscurità fondamentale che cela la verità secondo cui noi stessi siamo Buddha. Perciò richiede una seria dedizione. Recitando Daimoku, si possono vincere i dubbi e rompere il guscio del piccolo io. Nam-myoho-renge-kyo è il potere fondamentale che può trasformare anche il dolore in una fonte di creatività.

Il Coraggio del Leone e la Rivoluzione Umana
In una lettera ai suoi discepoli, Nichiren Daishonin scrive: «Ognuno di voi deve raccogliere il coraggio di un leone e non soccombere di fronte alle minacce di chicchessia. Il leone non teme nessun altro animale e così neppure i suoi cuccioli» (Le persecuzioni che colpiscono il santo, RSND, 1, 884). Il punto importante di questo passo è la fede per raccogliere «il coraggio di un leone». Il Daishonin afferma che proprio in mezzo a grandi persecuzioni è necessario che ognuno diventi un re leone e affronti coraggiosamente le avversità. L’essenza del Buddismo consiste nell’assunto che tutti possiedono dentro di sé il coraggio, o il cuore, di un re leone, che corrisponde al mondo di Buddità. Avere il cuore di un re leone significa manifestare il massimo coraggio e la forza vitale intrinseca che emergono grazie a una ferma determinazione, cioè il potere del mondo di Buddità. Il leone è il re di tutti gli animali.
Il Buddhismo mira a liberare dalle sofferenze di nascita e morte fornendo il mezzo per risvegliarsi alla verità immutabile, cioè alla propria natura di Buddha. Gli insegnamenti buddisti più antichi insegnavano che gli individui potevano arrivare all’Illuminazione solo attraverso enormi sforzi negli studi dottrinali e nelle pratiche meditative. Al contrario, gli insegnamenti del Daishonin sostengono che tutti noi, quali che siano le nostre capacità e le nostre circostanze, possiamo accedere alla verità fondamentale. Praticando i princìpi del Buddismo del Daishonin, si porta a termine il processo della rivoluzione umana, riuscendo a trasformare ciò che precedentemente si potrebbe avere considerato un destino prestabilito, al quale dovevamo rassegnarci.
Affrontando le vicissitudini della vita quotidiana sulla base degli insegnamenti di Nichiren Daishonin, è possibile stabilire uno stato di felicità assoluta e indistruttibile, indipendente dalle proprie circostanze. Traboccanti di vitalità e di fiducia, si possono fronteggiare e superare qualunque sfida, in particolare le sofferenze legate alla malattia, all’invecchiamento e alla morte. Si può risvegliarsi al proprio illimitato potenziale e farlo emergere per realizzare i propri sogni. Purificare e rafforzare costantemente noi stessi attraverso la fede: questo cammino di crescita personale interiore basato sulla Legge mistica è la via diretta verso un’autentica vittoria della vita.
Il maestro Ikeda spiega che la felicità non si trova rimanendo chiusi in noi stessi, ma quando ci prendiamo cura degli altri, aiutandoli a tirare fuori la loro forza vitale, anche la nostra forza vitale aumenta. Negli insegnamenti del Buddismo troviamo queste parole: «Se si accende un fuoco per gli altri, si illuminerà anche la propria strada». Le azioni intraprese per illuminare la dignità degli altri generano la luce che rivela i nostri aspetti più nobili. Per quanto sia difficile la nostra situazione o profonda la nostra angoscia, conserviamo sempre la capacità di accendere la fiamma dell’incoraggiamento: questa luce disperde non solo l’oscurità della sofferenza altrui, ma anche quella che avvolge il nostro cuore. La vera felicità è una condizione in cui siamo felici insieme agli altri; la felicità esiste solo quando è condivisa.
Esempi di Trasformazione e Sostegno Comunitario
Una Storia Personale: Dal Dolore alla Realizzazione e al Servizio per gli Altri
Molti individui trovano nella pratica buddista la forza per affrontare le proprie battaglie personali. Un esempio toccante è quello di una donna che ha lottato con un senso di insicurezza radicato nell'infanzia, rapporti sentimentali complessi e la diagnosi di autismo del figlio più piccolo. Ha deciso di lasciare il lavoro di farmacista per dedicarsi ai figli e iscriversi a un nuovo corso di laurea, impegnandosi nell’associazione di famiglie con figli autistici e sostenendo altre famiglie, pur senza provare vera gioia. Il malessere del figlio più grande aggravava la sua situazione, senza che lei vedesse una via d'uscita.
Nel novembre 2015, durante un tirocinio universitario, incontrò una ragazza che le parlò della pratica buddista. Dopo l'ennesima lite con il marito, iniziò a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Questa azione segnò l'inizio di un profondo cambiamento. Poco dopo, si sentì abbastanza forte da mettere fine alla convivenza, e il suo cambiamento determinò un atteggiamento completamente diverso nel suo compagno, che incredibilmente fu d’accordo.
Il maestro Ikeda spiega che «È un comune difetto umano dare la colpa delle proprie sofferenze ai fenomeni esterni - le altre persone, le circostanze al di fuori del nostro controllo e così via - anziché cercarne le cause dentro se stessi. Ma se assumiamo la non dualità della vita e del suo ambiente come principio base della nostra vita (esho funi), acquisiamo la consapevolezza che la causa fondamentale di tutti i nostri problemi non si trova nell’ambiente, bensì dentro di noi» (I misteri di nascita e morte, Esperia, pag. 161). La donna aveva sperimentato che recitando Nam-myoho-renge-kyo poteva realizzare qualsiasi cosa. Nel giro di pochi anni, grazie anche all’incoraggiamento dei compagni di fede, trovò i finanziamenti per realizzare nella sua città un progetto che accarezzava da tempo ma che sembrava impossibile: una “stanza multisensoriale” capace di alleviare i disturbi dei bambini autistici, migliorandone la qualità di vita.
Inaugurata nel 2018 con grande risonanza nazionale, molti articoli e un servizio RAI, questa iniziativa è stata solo l'inizio. In seguito, tramite congressi, eventi con le scuole e iniziative benefiche, è riuscita a raccogliere importanti contributi per la sua associazione. Grazie a questi fondi, oggi sono in grado di pagare sia le terapie dei bambini di molte famiglie in difficoltà, sia progetti di ampio respiro, come l’acquisto e la ristrutturazione di una cascina destinata a diventare una struttura aperta alla comunità. Inoltre, dal 2019 le è stata affidata la presidenza del Centro per l’Autismo di Novara e Vercelli, una struttura che ha in carico centosessanta persone dai due ai cinquanta anni.
Anche durante il lockdown, ha scelto di affidarsi al Gohonzon, affrontando la sfida di aiutare “in remoto” i ragazzi e le loro famiglie, mai così fragili e isolati, e di proteggere il posto di lavoro dei dipendenti. Hanno ricevuto notevoli contributi che hanno consentito di ripartire con le attività in presenza e a domicilio. Nella sua vita personale, grazie all’equilibrio raggiunto con il padre dei suoi figli, ha visto i suoi bambini rifiorire. Scrive Daisaku Ikeda: «Solo nella misura in cui ci preoccupiamo dei problemi e delle sofferenze degli altri e agiamo per la loro felicità e il loro benessere possiamo accumulare i “tesori del cuore” e stabilire una condizione di felicità nella nostra vita che nessuna difficoltà o avversità potrà distruggere» (MDG, 2, 129).

Iniziative di Preghiera e Sostegno Collettivo
La preghiera buddista si estende anche a iniziative collettive per affrontare le sofferenze globali. Una preghiera usata nel sud del Vietnam nel 1965 durante la campagna “Non uccidere tuo fratello”, ad esempio, mirava a destare l’impegno per la pace in un paese dilaniato dalla guerra. Questo canto, recitato durante le riunioni di giovani buddhisti, univa i cuori e gli sforzi per la riconciliazione e per fermare la violenza, diventando un mezzo potente per la comunicazione. La preghiera invocava tutti i Buddha per compassione e aiuto, per ricordare l'unità della famiglia umana, riaccendere la fratellanza e trasformare gli interessi separati nell'accettazione amorevole di tutti, affinché la compassione aiutasse a superare l'odio e i fiori potessero sbocciare di nuovo dal suolo del paese.
Una giornata di preghiera per la pace
In tempi di incertezza mondiale, i gruppi di preghiera si formano per la pace e per chi ha perso la vita in modo violento. Ad esempio, a Kangra, nello stato di Himachal, India, si praticano preghiere per gli esseri sofferenti della famiglia umana. Queste pratiche possono includere visualizzazioni di sfere di luce blu, ciascuna racchiusa da una sfera di luce viola, dedicate a coloro che vagano nel samsara, sopportando sofferenze di ogni tipo, morendo intensamente in guerre e incidenti. Questa pratica, ispirata a insegnamenti pronunciati dai Buddha e dai loro figli bodhisattva e trasmessa oralmente da maestri come Vajradhara 8° Khamtul Rinpoche e Vajradhara Dilgo Khyentse Rinpoche, è fortemente raccomandata per la sua frequenza, soprattutto perché lo shock e la paura sono freschi e intensi.
Nel 2016, Khandro Kunga Bhuma ha composto spontaneamente una preghiera di lunga vita per Lama Zopa Rinpoce, per eliminare gli ostacoli alla sua buona salute e lunga vita. Questa preghiera è stata cantata con una melodia composta da musicisti bhutanesi durante una grande puja di lunga vita con centinaia di studenti. Queste preghiere sono un esempio di come la comunità buddista si unisca per sostenere i suoi membri e tutti gli esseri sofferenti, indipendentemente dal credo religioso. Si possono anche compiere pratiche ausiliarie come fare offerte e stabilire connessioni con gli stupa.
Tali pratiche e preghiere mirano a trasformare il karma e innaffiare i fiori dello spirito, affinché i nostri cuori possano divenire luce, ispirati dalla grandezza dei voti e della compassione del Buddha Shakyamuni. Ci si impegna a coltivare solo pensieri che nutrono fiducia e amore, a usare le mani per compiere solo azioni che costruiscono la comunità e a pronunciare solo parole d’armonia e di soccorso, affinché il merito di queste preghiere si muti in pace e ognuno realizzi questa profonda aspirazione.