Nella Basilica di San Francesco ad Arezzo è custodito uno dei cicli pittorici rinascimentali più celebri e universalmente riconosciuti: le Storie della Vera Croce di Piero della Francesca. Questo capolavoro, realizzato dall’artista tra il 1452 e il 1466, si dispiega sulle pareti murali del coro della basilica, offrendo un'interpretazione profonda e complessa della leggenda del legno su cui fu crocifisso Cristo.
La commissione degli affreschi fu originata dal testamento, datato 6 agosto 1416, dello speziale aretino Baccio di Maso Bacci, che disponeva un generoso lascito per la decorazione della cappella di San Francesco, di cui aveva il patronato. Inizialmente, i lavori vennero affidati all'artista fiorentino Bicci di Lorenzo, che iniziò a dipingere i pennacchi della volta prima di ammalarsi gravemente e morire nel 1452. L'incarico passò poi a Piero della Francesca, il quale, pur con un'interruzione tra il 1458 e il 1459 per un periodo trascorso alla corte papale di Pio II a Roma, completò il ciclo entro il 1466.
Le Origini e la Narrazione della Leggenda della Vera Croce
Il tema del ciclo, le Storie della Vera Croce, è tratto principalmente dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, scritta nella seconda metà del Duecento, ma anche dai Vangeli apocrifi. La Vera Croce è il nome dato alla croce sulla quale, secondo i Vangeli, Gesù fu crocifisso. La leggenda che la circonda è un intricato groviglio di tradizioni testuali sviluppatesi tra il IV e il XII secolo, che si concentra su tre tradizioni separate: il ritrovamento (o invenzione), l'esaltazione e l'origine del legno della croce.
La storia del legno della Croce ha le sue radici nella figura di Adamo. Si narra che Adamo, ormai anziano e prossimo alla morte, chieda al figlio Set di recarsi verso il Paradiso. Seth ottenne dall'Arcangelo Michele non l'olio della misericordia per una morte più serena, ma un ramoscello dell'albero della vita (o tre semi: uno di cedro, uno di cipresso e uno di pino) da piantare nella bocca di Adamo al momento della sepoltura. Da questi semi o dal ramoscello germogliò un grande albero che avrebbe riscattato Adamo dalla sua antica colpa, la cacciata dall’Eden.
La Visione Artistica di Piero della Francesca
Piero della Francesca organizza gli episodi del ciclo ispirandosi alla Legenda Aurea, ma si discosta dai modelli precedenti e non si cura dell’andamento cronologico. L’artista privilegia un criterio meramente estetico-formale, che crea effetti di simmetria e rispondenze filosofico-teologiche tra le scene che si fronteggiano, disponendo gli episodi secondo una logica narrativa diversa.
Gli affreschi sono disposti su tre livelli sulle pareti laterali e sul fondo, senza intelaiatura architettonica, e sono caratterizzati da una attenta visione prospettica. Le forme sono riassunte in solidi geometrici e i colori, luminosissimi, seguono un ritmo preciso. La luce, bianca e fredda, è un’invenzione dell'artista, una "luce mentale" che non corrisponde alla luce naturale, ma contribuisce, insieme alle ombre, alla costruzione dello spazio, rendendo perfettamente a fuoco anche gli elementi più distanti. Manca un affresco della Crocifissione, giustificato dalla presenza di un grande crocifisso ligneo dipinto del XIII secolo, attribuito al Maestro di San Francesco, appeso sopra l'altare maggiore.
All'interno di ogni singola scena, Piero dispone figure ed elementi visivi (colori e forme) secondo un ordine chiaro e razionale, creando un grande senso di equilibrio e chiarezza compositiva, spesso con principi che richiamano l'armonia musicale.

Il Ciclo Dettagliato delle "Storie della Vera Croce"
Registro Superiore (Lunette)
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La Morte di Adamo (lunetta destra)
Questa scena rappresenta tre momenti temporali in un unico spazio naturale, dominato dal grande Albero della Conoscenza. A destra, Adamo è seduto a terra, anziano e in punto di morte, circondato da Eva e dai figli. Sullo sfondo, in una dimensione più piccola, Seth incontra l’arcangelo Michele per ottenere l'olio o i semi. A sinistra, Adamo viene seppellito tra il compianto e la disperazione delle figure, realizzate con una solidità e plasticità che ricordano i personaggi di Masaccio. Nei gesti dei parenti di Adamo si manifesta la disperazione per la morte, ma la presenza del grande albero rinnova la fiducia nella promessa di Dio di un nuovo albero di vita in Gesù.

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L'Esaltazione della Croce (lunetta sinistra)
In questa lunetta, Piero presenta il nuovo albero di vita: la Croce. Il frutto della vita eterna promessa ad Adamo viene ora donato dalla passione di Gesù. L'affresco, composto da un'unica scena, mostra l'imperatore Eraclio scalzo mentre si avvicina alle mura di Gerusalemme. Sta riportando nella Città Santa la santa Croce, sottratta dal re persiano Cosroe. Secondo la leggenda, Eraclio inizialmente voleva entrare a cavallo, da trionfatore, ma le porte della città si rifiutarono di farlo passare. Comprendendo il segno divino, l'imperatore si tolse i calzari e le vesti, e portò umilmente la croce, a piedi nudi e con la sola tunica, fino alla porta, che si rialzò da sola. La Legenda Aurea arricchisce il racconto con un inno che viene cantato quando Eraclio riporta la Croce in Gerusalemme: «O croce più brillante di tutte le stelle, venerata in tutto il mondo, amata da tutti gli uomini, più santa di ogni cosa, tu che sola sei stata degna di portare la dote del mondo, dolce legno, dolci chiodi, dolce punta e dolce lancia, tu che porti dolci pesi, salva la folla che qui è riunita per cantare le tue lodi, e porta il vessillo con la tua insegna».

Registro Mediano
Anche gli affreschi della fascia mediana si comprendono l’uno dinanzi all’altro: in quello di destra si vede come il legno dell’albero della vita venga nascosto, venga messo sotto terra, mentre in quello di sinistra esso viene riscoperto, disseppellito e offerto a tutti.
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La Regina di Saba e l'incontro con Salomone (parete destra)
Questa scena rappresenta la Regina di Saba che, attraversando un ponte, riconosce in una trave il legno dell'albero della Conoscenza e si inginocchia ad adorarlo. La Legenda Aurea narra che Salomone, non essendo riuscito a utilizzare il legno dell'albero della vita nella costruzione del suo "palazzo della foresta", lo avesse impiegato per un ponte. La regina, venuta a Gerusalemme per verificare la sapienza del re, ha una premonizione sul valore salvifico di quel legno e sul suo futuro impiego per la Croce di Gesù, che avrebbe anche decretato la rovina degli Ebrei. Nell’affresco, a sinistra, la regina si inginocchia per venerare il legno. Nella parte destra, in un interno, la Regina si incontra con re Salomone, davanti al quale si inchina in segno di sottomissione, rivelandogli il mistero che le è stato fatto conoscere.
Nel corteo della regina figurano sei damigelle con eleganti acconciature tipiche dell'epoca di Piero (tra cui le altissime fronti rasate coperte da veli) e una serva nana. La composizione alterna toni caldi e freddi nei colori delle vesti, attentamente graduati per ottenere equilibrio. Questo episodio, che allude alla volontà di riunificare la Chiesa d'Oriente con la Chiesa d'Occidente dopo la caduta di Costantinopoli, è un riferimento concreto alla mediazione avvenuta al Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439). Non a caso, il re Salomone ha il volto del cardinale Bessarione, che in quegli anni preparava una crociata contro i Turchi.

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Il Ritrovamento e la Verifica della Croce (parete sinistra)
Questa scena, ambientata in aperta campagna con una vista di ampi campi e colline dominata dalla città di Arezzo (che rappresenta Gerusalemme), narra il pellegrinaggio di Sant'Elena, madre di Costantino, in Terrasanta alla ricerca della reliquia della Vera Croce. Elena, saputo che un ebreo di nome Giuda è l'unico conoscitore del luogo di sepoltura, lo sottopone a supplizio, facendolo gettare in un pozzo asciutto per torturarlo con la fame. Dopo sei giorni di digiuno, Giuda cede e rivela il luogo, dove si trovava un tempio di Venere fatto costruire dall'imperatore Adriano. Elena fa radere al suolo il tempio e arare la terra.
Giuda scava per venti passi e trova tre croci sepolte, che vengono portate alla regina. Per distinguere la croce di Cristo da quelle dei ladroni, le croci vengono avvicinate a un giovane morto (o a una donna di rango elevato in fin di vita). Al contatto con la terza croce, il morto torna in vita, o la donna guarisce miracolosamente. A questo evento prodigioso, Elena e il suo seguito si inginocchiano in adorazione. Un servitore nudo è rappresentato mentre resuscita l'uomo, con un notevole gioco di luci e ombre che rendono perfetta l'anatomia della schiena. Il richiamo nella posa di Elena alla Regina di Saba dell'affresco opposto stabilisce un parallelismo tra le due donne. Per Carlo Bertelli, il personaggio dell'abito rosso e del copricapo bianco che sembra sovrintendere i lavori sarebbe un autoritratto di Piero.

Piero Della Francesca spiegato da Antonio Paolucci
Registro Inferiore
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Il Sogno di Costantino (parete destra)
La grande scena a destra è preceduta dalla famosa apparizione dell’angelo che mostra all’imperatore Costantino il segno - "In hoc signo vinces" - nel quale c’è vittoria. Questa è la famosa scena notturna di Piero, illuminata dal segno della croce luminosa recata dall’angelo dipinto di spalle. La notte precedente la battaglia di Ponte Milvio, Costantino è raggiunto da un angelo che, mostrandogli il crocifisso, lo invita ad affidarsi al Signore per ottenere la vittoria. La luce che si irradia dal piccolo crocifisso è una luce divina che si espande verso il basso, illuminando il letto in cui dorme Costantino e parte dei tre soldati che lo circondano. A questa luce miracolosa divina si aggiunge il chiarore naturale dell’alba in un cielo in cui sono ancora visibili le stelle. È considerata la prima veduta notturna pienamente convincente dell'arte europea prima di Caravaggio.

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La Battaglia di Costantino contro Massenzio (parete sinistra)
L’indomani del sogno, Costantino affronta Massenzio nella Battaglia di Ponte Milvio (312 d.C.). Costantino, mostrando la croce come insegna, esce vittorioso. Questo evento segna la fine delle persecuzioni contro i cristiani e porta Costantino a dare piena libertà alla nuova religione. La grande descrizione della battaglia è statica, come tutte le immagini di Piero, e volutamente non cruenta. L’episodio si svolge all’aperto, con un cielo azzurro solcato da nuvole bianche e grigie e un paesaggio con uno specchio d’acqua calmo e trasparente. Seppur danneggiato, l’esercito di Massenzio è in ritirata sotto le insegne di un basilisco, mentre Costantino, con il suo esercito sotto l'insegna della Croce, trionfa. Piero della Francesca, attraverso questa rappresentazione, rivolge un chiaro sostegno al progetto di una crociata per la riconquista di Costantinopoli, caduta in mano ai musulmani nel 1453.

Le Ultime Fasi della Leggenda
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La Sconfitta di Cosroe e la Restituzione della Croce
La narrazione prosegue fino all'anno 614, quando Cosroe, re di Persia, trafuga la Sacra Reliquia da Gerusalemme, erigendola vicino al suo trono. Trecento anni dopo l'inizio della ricerca della Vera Croce da parte di Costantino, l'entusiasmo per la reliquia porta alla venerazione della Passione di Cristo. L'imperatore bizantino Eraclio lo affronta in battaglia, lo vince e, al rifiuto di Cosroe di convertirsi, gli taglia la testa. Eraclio riesce così a riprendere la Croce e a riportarla a Gerusalemme, come già raffigurato nella lunetta superiore.
Elementi Stilistici e Tecnici
La pittura di Piero della Francesca si distingue per la sua capacità di trasformare l’elemento naturale e umano in forme geometriche pure ed essenziali, conferendo alle sue opere una solennità inconfondibile. Le figure sono costruite volumetricamente e inserite in uno spazio prospettico perfetto, disegnato con grande precisione matematica. Un elemento unificatore degli affreschi è la luce, modulata su quella naturale della finestra centrale della cappella, sebbene sia in realtà una "luce mentale" inventata dall'artista, bianca e fredda, che contribuisce alla costruzione dello spazio e esalta le forme colorate con contorni netti.
Piero unificò spesso affreschi contigui, sia attraverso un paesaggio ininterrotto, sia con stratagemmi come le due case scorciate tra il Ritrovamento e la Verifica della Croce e la Tortura dell'ebreo, che sembrano comporre un unico edificio irregolare. La tecnica utilizzata è l'affresco con rifiniture a olio a secco, e l'artista lavorava dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra, impiegando circa 250 giornate di lavoro.
Ricezione e Importanza Postuma
Gli affreschi della Vera Croce vennero "riscoperti" a metà del XIX secolo grazie ai viaggiatori e agli studiosi inglesi, con il primo articolo di acclamazione scritto nel 1858 da Austen Henry Layard. La costruzione della prima linea ferroviaria per Arezzo a metà degli anni Sessanta dell'Ottocento portò artisti inglesi ad apprezzare la "laicità" della sua scienza prospettica e l'ispirazione dall'arte greca.
Nel corso del XX secolo, numerosi studiosi come Adolfo Venturi e Roberto Longhi, e figure della cultura come Gabriele d’Annunzio ("il giardino di Piero"), André Suarès, Josè Saramago e Gabriel Garcia Marquez, hanno celebrato l'opera di Piero della Francesca. Anche Pier Paolo Pasolini, durante una visita alla Cappella Bacci negli anni '60, ne trasse ispirazione per il componimento poetico “La ricchezza”. Il ciclo della Vera Croce è stato inoltre immortalato in una delle scene più famose del film “Il paziente inglese” di Antony Minghella, e ha ispirato la canzone "Constantine’s Dream" di Patty Smith.
L'affermazione di Vittorio Sgarbi, secondo cui la grandiosità del capolavoro di Piero della Francesca ogni anno attira migliaia di turisti da tutto il mondo ad Arezzo, sottolinea l'importanza e l'impatto duraturo di quest'opera. È "il" legno il protagonista: quello dell'albero più antico, quello fra le cui venature era scorso il sangue di Cristo, quello in grado di accompagnare attraverso la morte e ridare la vita. Un lungo, intenso e straordinario viaggio per immagini, fra geometria, estetica e simbolismo.
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