Il Miracolo del Paralitico a Cafarnao: Fede, Perdono e Liberazione in Luca 5:17

Il miracolo di guarigione narrato nel Vangelo di Luca (Lc 5,17-25) e le promesse di felicità del profeta Isaia (Is 35,1-10) costituiscono una tappa indispensabile nel cammino di speranza. La preparazione di un cuore disposto e disponibile a camminare nella fede non può mai essere disgiunta da una profonda sete di vita, pronta a riconoscere con grande realismo ogni arsura di bene e di felicità in cui la nostra umanità può venire a trovarsi.

illustrazione biblica della guarigione del paralitico, con Gesù al centro e la folla

La Profezia di Isaia e la Via della Libertà

Per suscitare e intercettare questo anelito a un incremento possibile di speranza, il profeta Isaia rivolge la sua voce non ai luoghi dove tutti ci sentiremmo in diritto di ipotizzare l’insorgere di una gioia rinnovata, ma precisamente alla «terra arida», al «deserto» e alla «steppa» (Is 35,1), immagini di quella sterilità che non di rado segna con insistenza i passi del nostro cammino. «Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa», così annuncia il profeta.

La sua voce, pur trasognante di fronte alla realtà, rimane aderente alla concretezza e alla storia, precisando il modo con cui il ritorno alla gioia sarà reso possibile dal Signore Dio. L’esilio dalla pace e dalla prosperità avrà presto termine non grazie a un divino e improvviso soccorso - quasi sempre da noi cercato e invocato come assistenzialismo - ma perché il Signore metterà nuovamente il popolo nella condizione di poter riprendere il suo cammino verso una libertà accessibile e condivisa con tutti. «Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà». Le parole del Salmo sottolineano opportunamente questa sfumatura di amore liberante, con cui il Signore si preoccupa non di fare ma di offrire un cammino ai figli del suo popolo. Il paralitico, che non si può muovere e che non ha bisogno di dire alcuna parola, testimonia silenziosamente che il Signore viene a irrigare la nostra terra e a offrirci cammini di conversione unicamente per liberarci da ogni forma di esilio e per restituirci a noi stessi, come testimonia il Vangelo: «e andò a casa sua, glorificando Dio» (Lc 5,25). La promessa di Isaia si compie: «gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto» (Is 35,10).

Il Contesto del Miracolo: Luca 5,17-25

Il Testo Evangelico

Il Vangelo di Luca ci immerge in una scena di profonda intensità spirituale e umana:

«Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: “Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati”. Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: “Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?”. Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: “Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua”. Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.»

Lo Sguardo di Gesù: La Fede dei Portatori

Su chi volge lo sguardo Gesù? Il suo primo sguardo non va immediatamente sul paralitico, ma sui barrellieri, gli amici che lo hanno portato. Gesù coglie non solo la loro solidarietà e la gratuità con cui aiutano il malato, ma soprattutto la loro fede. Senza fede non ci sono miracoli, come dimostra l'esperienza di Gesù a Nazaret, dove non compì miracoli a causa dell'incredulità dei suoi compaesani, dando origine al detto: «Nessuno è profeta in patria».

In questo episodio, la guarigione non avviene per la fede del paralitico stesso, bensì per la fede di chi porta la barella. Questo conferisce valore a un elemento spirituale fondante nella religione cristiana: la preghiera di intercessione. Noi possiamo chiedere a Dio la guarigione dei nostri fratelli, e se Dio vedrà la nostra fede, il miracolo può accadere. Questo si riflette nell'insegnamento del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer: «Se non puoi parlare del Signore al tuo amico, parla al Signore del tuo amico». Quando una persona cara non può o non vuole fare i passi verso il Signore, possiamo portarla sul letto dell’intercessione e dell’affetto audace che scoperchia il tetto della dimora di Dio, squarcia il cielo e fa piovere le grazie sulla terra. Nella logica di Dio, osare non è solo permesso, ma in qualche senso è desiderato da Dio stesso, poiché è il primo a voler donare tutto e a donare se stesso.

Il Perdono come Liberazione: Il Cuore del Miracolo

La Vera Infermità: Il Peccato

Sembra proprio che il Signore Gesù sia profondamente desideroso di confermare le parole di Isaia, aprendo vie di felicità per coloro che lo incontrano e si lasciano conquistare dalla sua presenza e dalla sua Parola. Il vangelo mostra come questa strada nel deserto della vita vada cercata e, talvolta, persino creata, rimuovendo tutti quegli ostacoli che possono ostruirne la visibilità e l’accesso. Con gli occhi della fede capiamo che la vera infermità che ci portiamo dietro, il vero “letto di contenzione” che ci imprigiona, è il nostro peccato, tanto più pesante ed oppressivo quanto più ci siamo affezionati. La parola "peccato" nei vangeli significa "fallire il bersaglio": Dio ci ha fatti come aquile, e noi ci accontentiamo di fare i polli; Dio ci ha creati come capolavori, e a noi sta bene fare la fotocopia. Il peccato ci fa del male, e Dio, che ci ha costruiti, sa cosa ci rende liberi e ci realizza, e cosa invece ci distrugge, anche se all'apparenza ci affascina e promette grandi meraviglie.

Gesù ci restituisce dignità, ci libera, e questo desta scalpore e stupore, anche se gli scribi e i farisei, al solito, contestano la cosa. Nella scena, al centro, c'è solo Gesù: nessun altro nome, nessun altro riferimento storico o geografico. Perché solo a Lui viene chiesto di guardare. E allora, se lo vogliamo, tutto può diventare mezzo per avvicinarci a Lui. Ogni ostacolo viene rimosso nella misura in cui lasciamo cadere le nostre resistenze a questa grande forza di attrazione che ci guida a Lui, a Colui che solo può liberarci.

Superare gli Ostacoli alla Fede

Oggi, Dio ci raggiunge e ci libera da ogni paralisi. Che sia il peccato, la disistima, la sofferenza, qualunque sia la ragione della nostra paralisi interiore, Dio ce ne libera. Ma, per essere liberati, dobbiamo superare un muro di obiezioni e di ostacoli. Vi è la folla che ci impedisce di avvicinarci al Signore, quelli, cioè, che ci prendono in giro se lasciamo uscire la parte migliore di noi stessi, che ci guardano con commiserazione perché ci professiamo credenti o, perlomeno, cercatori di Dio. Vi è anche la folla del "politicamente corretto" che applaude entusiasta a Papa Francesco, fustigatore di costumi, ma si guarda bene dall’ascoltare ciò che dice e a convertirsi; la folla che ha stravolto il Vangelo, rendendolo insipido. Ma, anche, dobbiamo superare il giudizio dei "super-credenti", di quelli che discettano, discutono, analizzano, che pongono sempre delle condizioni, investiti come si sentono della conservazione integerrima della fede.

Alcune strade si aprono solo così: non tanto quando restiamo in attesa che il Signore venga a visitare le nostre infermità, ma anche quando condividiamo e dilatiamo la speranza, accettando di dover compiere un passo insieme agli altri per accedere a una rinnovata esperienza della misericordia che Dio ha per tutti: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua» (Lc 5,24). Una persona è salvata da Cristo attraverso il servizio di alcuni uomini che preparano una barella, come fossero degli infermieri, e lo fanno passare attraverso un pertugio, come gli sportelli di un’autoambulanza, e lo conducono al Pastore e medico delle nostre anime, che con la sua parola lo rialza, mentre alcuni si oppongono e altri si rallegrano. La Chiesa ripete i gesti salvifici di Cristo, guarisce dalle paralisi le nostre anime, rimette i peccati e ci fa ritornare a casa lodando Dio, perché la gloria di Dio è l’uomo vivente. Oggi come ieri molti non credono a questo, ma siamo noi gli infermieri, e noi siamo la stessa Chiesa.

Riscopriamo il dono del perdono, riceviamo questa liberazione che ci restituisce la capacità di amare! Se non si sperimenta fortemente, a livello esistenziale, la potenza liberatrice del Signore, significa che si sta servendo un Dio che esiste solo nell'immaginazione. Se ci si arrende, vuol dire che non ci si fida dei fratelli che accompagnano.

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