In occasione della Pasqua dell'Anno Giubilare, la Chiesa celebra con duplice letizia la vittoria di Gesù Cristo sulla Morte e sull'Inferno. Come coronamento di questo Anno Santo, che ha visto numerosi trionfi della Fede e della Pietà popolare, si pone la solenne canonizzazione del Beato Don Bosco. La sua figura, già annoverata tra i Beati pochi anni prima, suscita profonda ammirazione per le opere compiute e le eminenti virtù, ricordando come, fin dalla gioventù, sia stato di conforto e stimolo negli studi.
Con sincera trepidazione, si delinea la figura di questo Santo e Apostolo della gioventù, evidenziando le linee caratteristiche della sua meravigliosa vita. Dedito interamente alla gloria di Dio e alla salute delle anime, Don Bosco non si è mai arrestato di fronte alla diffidenza altrui. Con arditezza di concetti e modernità di mezzi, ha perseguito propositi che, sebbene sembrassero temerari, erano guidati da una superiore illustrazione e conformi alla volontà divina.
Osservando le innumerevoli schiere di giovani abbandonati a se stessi e privi di assistenza nelle vie di Torino, Don Bosco si è prodigato per conquistarne gli animi con parola persuasiva e paterna. Unendo il diletto dei divertimenti onesti all'insegnamento della religione e ai rudimenti della scienza, e incoraggiando la frequenza dei Sacramenti, mirava a renderli buoni cristiani ed ottimi cittadini.

Da questa visione sono nati gli Oratori festivi, fondati non solo a Torino ma anche nei paesi e nelle città vicine, estendendo le sue provvidenziali istituzioni che hanno operato e continuano a operare un grande bene tra i giovani.
Al fine di fornire alla gioventù un mezzo onesto e sicuro per costruirsi una posizione nella vita, Don Bosco ha istituito le scuole di arti e mestieri per la classe operaia. Per le classi più elevate, ha fondato Collegi dove numerosi studenti vengono accolti, educati e avviati allo studio con metodi efficaci e sicuri.
Il segreto del suo sistema educativo, che ha prodotto frutti così copiosi e meravigliosi, risiede nell'attuazione dei principi evangelici, sempre raccomandati dalla Chiesa Cattolica. Don Bosco mirava a formare nei giovani il cittadino e il cristiano: il perfetto cittadino, degno figlio della patria terrena, e il perfetto cristiano, meritevole di divenire un giorno membro glorioso della patria celeste.
Per lui, l'educazione doveva essere non solo fisica, ma soprattutto spirituale. Non doveva limitarsi a rafforzare i muscoli o le forze corporee, ma esercitare e rafforzare lo spirito, disciplinandone i moti e fomentandone le tendenze migliori, dirigendo tutto verso un'idealità di virtù, probità e bontà. L'educazione, quindi, doveva essere piena e completa, abbracciando tutto l'uomo, insegnando le scienze umane senza trascurare le verità soprannaturali e divine.

Questo compito delicato e arduo non fu solo attuato da Don Bosco durante la sua vita, ma fu affidato come sacra eredità alla numerosissima Famiglia religiosa da Lui fondata. A questa famiglia fu anche affidato il compito di portare la luce del Vangelo e della civiltà cristiana a popoli ancora immersi nelle tenebre dell'ignoranza e dell'errore.
Di fronte alle innumerevoli difficoltà, alle irrisioni e agli scherni, Don Bosco sollevava gli occhi al Cielo ed esclamava: "Miei fratelli, questa è opera di Dio, è volontà del Signore: il Signore è quindi obbligato a dare gli aiuti necessari". Gli eventi successivi confermarono la verità delle sue parole, trasformando gli scherni in ammirazione universale.
La vita di questo eroe della Santità, tracciata nelle sue linee principali, invita all'ardente imitazione delle sue virtù. In tal modo, si confida che tutti potranno conquistare le virtù dello spirito, per innalzare il Cantico pasquale: "Affinché tu sia, o Gesù, gaudio perenne alle nostre anime, libera, te ne preghiamo, dalla morte del peccato coloro che hai fatto rinascere alla Vita."
La Vita di Don Bosco: Un Percorso di Fede e Dedizione
Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come Don Bosco (Castelnuovo d'Asti, 16 agosto 1815 - Torino, 31 gennaio 1888), è stato un presbitero, pedagogo e educatore italiano, fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La sua canonizzazione da parte di papa Pio XI avvenne il 1º aprile 1934.
Infanzia e Formazione
La vita di Don Bosco fu segnata fin dalla giovane età da eventi significativi. La morte prematura del padre, avvenuta nel 1817 quando Giovanni aveva solo due anni, lasciò la madre Margherita vedova con tre figli e la suocera anziana e inferma. A nove anni, il piccolo Giovanni visse un'esperienza onirica che egli stesso definì "profetica". In questo sogno, un uomo maestoso gli indicò il suo campo di apostolato: i ragazzi disagiati, da conquistare con mansuetudine e carità, insegnando loro il valore dell'amicizia con Dio e la scienza.
Il sogno, interpretato diversamente dai familiari, segnò profondamente il giovane Giovanni. Dopo aver affrontato difficoltà nell'accesso all'istruzione a causa della sua provenienza da un altro comune, e dopo la perdita della nonna paterna, la madre, preoccupata per il suo futuro, ottenne che ricevesse la Comunione in anticipo. L'inverno seguente fu particolarmente duro, con i continui maltrattamenti del fratellastro Antonio, che costrinsero Margherita a mandare il figlio a lavorare come garzone presso la cascina dei coniugi Moglia.
Desideroso di studiare, Giovanni cercò l'aiuto dello zio Michele Occhiena, ma senza successo. La svolta avvenne nel 1829, quando il settantenne sacerdote don Giovanni Calosso si stabilì a Morialdo. Riconoscendo l'intelligenza e il desiderio di apprendere del giovane, don Calosso lo accolse in casa propria per insegnargli il latino e prepararlo alla vita sacerdotale. Alla morte di don Calosso nel 1830, Giovanni ereditò 6.000 lire, che gli permisero di entrare in Seminario.

Gli Anni del Seminario e l'Ordinazione Sacerdotale
Nel 1831, dopo la divisione patrimoniale con il fratellastro, Giovanni poté tornare a casa e riprendere gli studi a Castelnuovo, imparando il mestiere di sarto e musicista. Successivamente, si trasferì a Chieri, dove visse in pensione presso Lucia Matta, svolgendo vari lavori per mantenersi agli studi. Qui fondò la Società dell'Allegria, un gruppo di giovani con cui cercava di avvicinare i coetanei alla preghiera attraverso giochi e acrobazie.
Durante gli anni di studio, strinse una profonda amicizia con Luigi Comollo, un giovane spesso maltrattato dai compagni, ma che affrontava le sofferenze con sorriso e perdono. Le parole e le preghiere di Comollo influenzarono profondamente Giovanni, che riconobbe in lui un maestro di vita cristiana.
Nel marzo 1834, Giovanni Bosco, vicino a terminare l'anno di umanità, decise di non entrare nell'ordine francescano, seguendo un sogno misterioso e il consiglio di don Giuseppe Cafasso. Don Cafasso lo esortò a completare l'anno di retorica e a presentarsi all'esame per il seminario di Chieri. Il 3 novembre 1837 iniziò lo studio della teologia, fondamentale per gli aspiranti al sacerdozio. In seminario ritrovò l'amico Comollo, ma nel 1839 Luigi Comollo morì a soli 22 anni. La notte seguente, secondo testimonianze dirette, l'amico defunto apparve a Giovanni e ai suoi compagni come una luce, affermando: "Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo!". Questo evento spinse il giovane chierico a porre la salvezza eterna al di sopra di ogni altra cosa.
Il 29 marzo 1841 ricevette l'ordine del diaconato, e il 5 giugno 1841 fu ordinato sacerdote nella cappella dell'Arcivescovado di Torino.
L'Opera Apostolica di Don Bosco a Torino
Dopo l'ordinazione sacerdotale, Don Bosco ricevette diverse proposte lavorative. Su invito di don Cafasso, ai primi di novembre del 1841, entrò in convitto a Torino, in un ex-convento accanto alla chiesa di San Francesco d'Assisi. Qui, il teologo Luigi Guala, con l'aiuto di Cafasso, preparava giovani sacerdoti per il loro ministero nella società dell'epoca.
L'Incontro con i Giovani Disagiati
Ispirato dalle opere di don Giovanni Cocchi, che aveva tentato di radunare i ragazzi disagiati di Torino in un oratorio, Don Bosco decise di scendere per le strade della città per osservare le condizioni dei giovani. Incontrò ragazzi che cercavano lavoro a Porta Palazzo, molti dei quali scartati per la loro debolezza e destinati a morire di stenti. Nella piazza San Carlo, conversò con i piccoli spazzacamini e, insieme a don Cafasso, visitò le carceri, rimanendo inorridito dal degrado in cui vivevano giovani tra i 12 e i 18 anni.

Dopo un iniziale antagonismo, i carcerati iniziarono ad aprirsi al sacerdote, raccontando le loro vite e i loro tormenti. L'8 dicembre 1841, prima di celebrare la Messa, Don Bosco incontrò Bartolomeo Garelli nella sacrestia della chiesa di San Francesco d'Assisi. Questo ragazzo fu il primo a unirsi al suo gruppo, segnando l'inizio di un'opera che avrebbe raccolto intorno a sé tutti i giovani più degradati della zona, dagli spazzacamini agli ex detenuti.
I Fondamenti dell'Oratorio Salesiano
I fondamenti della futura attività di Don Bosco erano tre:
- L'amicizia con i giovani, spesso orfani e privi di famiglia.
- L'istruzione, per fornire loro competenze e opportunità.
- L'avvicinamento alla Chiesa, per una guida spirituale e morale.
Il gruppo crebbe rapidamente, portando Don Bosco a chiedere l'assistenza di tre giovani preti: don Carpano, don Ponte e don Trivero. Nel 1854, Don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, un'organizzazione che avrebbe assicurato la stabilità delle sue opere e del suo spirito per gli anni a venire. Dieci anni dopo, pose la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice.
L'Impegno Sociale e la Tutela dei Lavoratori
Don Bosco non si limitò all'educazione religiosa e culturale, ma si dedicò attivamente alla tutela dei giovani lavoratori. Osservando lo sfruttamento degli apprendisti nei cantieri e nei luoghi di lavoro, dove i padroni li utilizzavano come servitori, con orari di lavoro eccessivi e senza alcuna tutela di sicurezza o salute, Don Bosco intervenne con determinazione.
Presentandosi come garante, Don Bosco pretese dai datori di lavoro regole precise. Così, a Torino, i primi contratti scritti per l'apprendistato portano la sua firma. L'8 febbraio 1852, il giovane apprendista falegname Giuseppe Odasso firmò il primo contratto di "apprendizzaggio" in Italia, su carta bollata, con Don Bosco come garante. Questi contratti sono considerati il primo esempio di tutela "sindacale" negli stati italici.

Nacquero i primi laboratori dove, con l'aiuto di artigiani adulti, Don Bosco insegnava ai ragazzi senza futuro una professione specializzata, gettando le basi per la futura scuola salesiana. Promosse inoltre una "mutua" salesiana per i suoi "protetti", un'associazione per accantonare fondi da utilizzare in caso di malattie o infortuni, il cui regolamento entrò in vigore il 1° giugno 1850.
Questa sua azione sociale suscitò malumori in diversi ambienti, provocando una serie di attentati nei suoi confronti, dai quali uscì sempre indenne. Don Bosco si occupò anche dei giovani detenuti nelle carceri piemontesi. Accordandosi con le autorità, chiese il permesso di far uscire i galeotti minorenni per alcune ore al giorno, affinché potessero imparare dei mestieri, sotto la sola sorveglianza sua e dei suoi collaboratori, e senza guardie armate. Il progetto ebbe un tale successo che...
La Canonizzazione di Suor Maria Troncatti e la Causa di Beatificazione di Don Silvio Galli
La figura di Don Bosco continua a ispirare la Famiglia Salesiana, anche attraverso le cause di canonizzazione e beatificazione di coloro che hanno condiviso il suo spirito di carità e dedizione.
Suor Maria Troncatti, Santa della Famiglia Salesiana
La canonizzazione di Suor Maria Troncatti, Figlia di Maria Ausiliatrice, rappresenta una gioia per tutta la Famiglia Salesiana e per chiunque condivida lo spirito missionario e l'attenzione ai più bisognosi. La sua vita, segnata dal servizio tra i malati e gli indigeni in Ecuador, è un esempio di dedizione evangelica.
Le celebrazioni per la sua canonizzazione, avvenute nel 2025, hanno visto la partecipazione di autorità religiose, parenti, pellegrini e rappresentanti della Famiglia Salesiana da tutto il mondo. L'evento ha sottolineato l'importanza del suo operato e l'eredità spirituale che lascia.
La Causa di Beatificazione di Don Silvio Galli
L'11 ottobre 2020, nel Duomo di Chiari, è stata ufficialmente aperta la fase diocesana della Causa di Beatificazione del Servo di Dio don Silvio Galli, Salesiano di Don Bosco. Nato nel 1927 e morto nel 2012, don Silvio Galli ha trascorso la maggior parte della sua vita religiosa presso la casa salesiana "San Bernardino" a Chiari.
Il percorso verso la santità prevede diverse tappe: la dimostrazione delle virtù eroiche e della fama di santità (per diventare Venerabile Servo di Dio), seguita dalla Beatificazione (che richiede un miracolo attribuito alla sua intercessione e avvenuto dopo la morte) e infine la Canonizzazione (che richiede un secondo miracolo).
La fase diocesana, avviata con la costituzione di un Tribunale, prevede la raccolta di testimonianze e documenti per ricostruire la vita, gli atteggiamenti e le parole di don Silvio Galli. Si interrogheranno persone che lo hanno conosciuto per raccogliere deposizioni sulla sua vita evangelica, sulla sua carità, sul suo spirito di preghiera e sul bene compiuto nella sua vasta cerchia di conoscenze.
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