La rappresentazione della Crocifissione nell'opera di Giotto

La Crocifissione nella Cappella degli Scrovegni

Tra il 1304 e il 1306, Giotto si trovava a Padova, chiamato da Enrico Scrovegni per affrescare la cappella da lui fatta erigere alcuni anni prima. L'intento del committente era quello di espiare il peccato d’usura commesso dal padre, condannato da Dante all’inferno. In questo contesto, Giotto realizzò la Crocifissione, che rientra a pieno titolo tra i suoi numerosi capolavori. L'opera si trova sulla parete nord della cappella, precisamente nel riquadro 35, all'interno del ciclo dedicato alla vita di Cristo (riquadri 16-39).

Affresco della Crocifissione di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, 1303-1305, Padova.

La fonte biblica della scena è la narrazione secondo il Vangelo di Giovanni (19,23-30). Dal punto di vista iconografico, spicca la predominanza del colore azzurro, presente nel cielo e nel mantello di Maria Santissima. Attorno a Cristo - raffigurato in posizione centrale, crocifisso e incoronato di spine - si muovono dieci angeli. Secondo Bellinati, con l’introduzione di queste presenze angeliche, Giotto avrebbe voluto raffigurare la partecipazione cosmica al dolore per la morte di Cristo.

Il Cristo raffigurato da Giotto non subisce passivamente la propria morte; al contrario, il pittore mette in opera il “paradosso cristiano”: attraverso l’accettazione volontaria di una morte cruenta, Cristo rivela pienamente la propria gloria e regalità. Sul cartiglio del Crocifisso si legge: «HIC. E. IESUS / NAZARENUS / REX IUDEORUM».

Elementi della composizione e reazioni umane

Ai piedi della croce si trovano diversi personaggi che testimoniano lo “spettacolo della croce”:

  • Maria Maddalena: inginocchiata e in lacrime, bacia i piedi del Redentore.
  • La Vergine Maria: straziata dal dolore, è sostenuta dall’evangelista Giovanni e da Maria di Cleofa.
  • La folla: rappresentata da teste appena accennate, simboleggia l'indifferenza o il rifiuto di fronte al mistero, contrapponendosi alla sequela di Cristo.
  • I soldati: in basso a destra, si contendono la veste di Cristo, mentre lo sventolio di una bandiera e l’innalzamento di lance sottolineano la drammaticità dell'evento.

Sotto la croce, una piccola caverna contiene un teschio, richiamo al Golgota (“luogo del cranio”) e, secondo la leggenda, al luogo di sepoltura di Adamo.

Il Crocifisso di Santa Maria Novella

Il Crocifisso di Santa Maria Novella, realizzato intorno al 1290-1295, segna una rivoluzione nella storia dell'arte italiana. Giotto abbandona il modello del Christus triumphans bizantino per abbracciare l'iconografia del Christus patiens (Cristo sofferente).

Crocifisso di Santa Maria Novella, tempera e oro su tavola, 1290-1295 circa.

Il corpo di Gesù è magro, visibilmente provato dalla Passione, con rivoli di sangue che scendono dalle ferite alle mani e al costato. La tridimensionalità è resa magistralmente attraverso il chiaroscuro e lo studio anatomico. La figura non appare inarcata forzatamente verso sinistra, come nella tradizione di Giunta Pisano, ma tende verso il basso, con le gambe piegate sotto il peso del corpo. Il pannello dietro il Crocifisso ricorda un tappeto orientale, arricchendo il realismo della scena.

Evoluzione delle Crocifissioni giottesche

Nel corso della sua carriera, Giotto ha affrontato il tema della Crocifissione sia su tavola che ad affresco. Tra le opere significative si possono citare:

Opera Tecnica Note
Crocifissione di Assisi Affresco Presenza di San Francesco e San Bonaventura in chiave simbolica.
Crocifissione di Strasburgo Tempera su tavola Opera essenziale, probabilmente parte di un dittico.
Crocifissione di Monaco Tempera su tavola Parte di un complesso di storie di Gesù, contesto francescano.

Anche nel Trittico Stefaneschi (1320 circa), Giotto affronta il martirio dei Santi Pietro e Paolo con una grande varietà cromatica e l'uso del fondo oro, tipico della destinazione liturgica dell'opera, sebbene con una minore evidenza plastica rispetto alle opere giovanili.

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