Il volume di Luis Alonso Schökel, intitolato "Dov'è tuo fratello?", si distingue per la sua capacità di esporre in modo letterario e poetico il testo biblico. Quest'opera illumina i capitoli della Genesi che narrano gli incontri tra persone, raggruppandoli sotto le figure salienti di Abramo, Giacobbe e Giuseppe. Per ciascuna pericope, Schökel offre una breve presentazione, una traduzione peculiare e integrale, note di commento alla traduzione e riflessioni sulle risonanze tematiche, rendendo il volume accessibile a chiunque sia interessato alla pregnanza della letteratura biblica.
Le Sfide della Traduzione e le Sfumature Linguistiche nella Genesi
La traduzione del testo ebraico biblico presenta numerose complessità, come dimostrano le analisi di specifici passaggi. Ad esempio, nell'espressione "Al figlio che Agar gli aveva partorito", la traduzione letterale dal testo ebraico rivela la presenza di א רָ קְ ַיִּ ו (vayqrà), espresso nell'imperfetto alla terza persona singolare maschile. Per via del vav inversivo (come evidenziato nella nota n. 208 del testo originale), questo diventa un perfetto: "chiamò". Tale costruzione è nettamente diversa dall'impersonale אוּ רְ קְ ַיִּ ו (vayqreù) del versetto 25, che, espresso in ebraico con la terza persona plurale, significa "fu chiamato". Le traduzioni che rendono le due forme allo stesso modo non colgono questa distinzione, generando confusione. Il soggetto di "chiamò", nel primo caso, si deduce essere il padre, Isacco, poiché subito dopo si menziona che "Isacco aveva 60 anni quando Rebecca li partorì" (26b, TNM 2017). In pratica, Esaù "fu chiamato" (da non si sa chi precisamente), mentre Giacobbe fu chiamato così da qualcuno di specifico. Questa attenzione alla specificità del soggetto è cruciale per la comprensione narrativa.

Un altro esempio significativo riguarda il nome di Beniamino: "Rachele "chiamò il bimbo Ben-Oni; ma il padre lo chiamò Beniamino". Anche in questo caso, si riscontra א רָ קְ ַיִּ ו (vayqrà), "chiamò", che per via del vav inversivo diventa un perfetto. Similmente, il termine א רָ קָ (qarà) andrebbe letto con tutta probabilità come ה ֥ אָ רְ קָ (qareàh), "chiamò", come riportato nella TNM 2017. L'analisi di queste forme verbali evidenzia l'accuratezza del redattore della Genesi, che non era uno sprovveduto, come dimostrato dalla descrizione della pietra commemorativa sulla tomba di Rachele in Genesi 35:20: "Giacobbe eresse una pietra commemorativa sulla tomba" e l'aggiunta "Questa pietra commemorativa della tomba di Rachele esiste tuttora". Questo suggerisce una documentazione precisa, escludendo l'idea di una svista da parte del narratore.
La Continuità Narrativa e le Liste Genealogiche
L'impaginazione moderna delle versioni bibliche, che spesso creano nuovi paragrafi, può distorcere la percezione della continuità narrativa. Ad esempio, Genesi 35:26 afferma: "questi sono i figli di Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram", seguito dal versetto 27: "Giacobbe venne da Isacco suo padre a Mamre". La traduzione letterale del v. 27 è "E venne Giacobbe a Isacco padre di lui [a] Mamrè", non 'i dodici figli di Giacobbe'. Mantenendo uniti i due versetti, si ottiene un senso di continuità: "Questi sono i figli di Giacobbe, che gli nacquero prima che tornasse da Pàddan-Àram da Isacco suo padre a Mamre".
Un caso simile si trova in Genesi 36:5,6: "Questi sono i figli di Esaù, che gli nacquero nel paese di Canaan. Esaù prese le sue mogli, i suoi figli, le sue figlie, tutte le persone della sua casa . . . se ne andò in un altro paese, lontano da Giacobbe suo fratello". Tra le mogli di Esaù è menzionata Basemat (36:2), ma in Genesi 28:8,9 si dice che "Esaù comprese che le donne di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco. Allora andò da Ismaele, e prese per moglie, oltre quelle che aveva già, Maalat, figlia d'Ismaele". Sebbene Maalat (28:9) e Basemat (36:2) siano la stessa persona, la cronologia suggerisce che le espressioni "i figli di Esaù, che gli nacquero nel paese di Canaan" e "se ne andò in un altro paese" debbano essere lette insieme, indicando che i figli nacquero in Canaan e poi la famiglia si spostò.
La Questione del Numero "70" e "75" nella Discesa in Egitto
La discussione sul numero delle persone che scesero in Egitto con Giacobbe (Genesi 46:26,27) è emblematica delle diverse prospettive interpretative. Il testo ebraico riporta "Le persone che vennero con Giacobbe in Egitto […] erano in tutto sessantasei […] Il totale delle persone della famiglia di Giacobbe che vennero in Egitto, era di settanta". Questo contrasta con i 75 menzionati negli Atti 7:14. Per conciliare i 66 con i 70, alcuni studiosi includono Er e Onan, figli di Giuda, e i loro nipoti Ezron e Amul (Genesi 46:12), anche se Er e Onan erano già deceduti prima della discesa in Egitto (Genesi 38:6-10).

Il redattore biblico, volendo reintegrare il numero tradizionale di 70 (un numero carico di significato biblico-ebraico, non puramente aritmetico), inserisce i figli di Perez, Chesron e Camul. Tuttavia, sorge la domanda: se Chesron e Camul sono inclusi solo per colmare il vuoto lasciato dai defunti Er e Onan, perché menzionare questi ultimi? Inoltre, l'ipotesi che Ezròn e Amùl possano essere nati in Egitto incontra due ostacoli: la lista in Genesi 46:8 è introdotta dalle parole "E questi i nomi dei figli di Israele gli entranti in Egitto" (traduzione letterale: ה מָ יְ רַ צְ מִ ים אִ בָּ הַ ל אֵ רָ שְׂ ֵי-יִ נ בְּ ות מֹ שְׁ ֶה לּ אֵ וְ), e in Genesi 46:20 si specifica che Manasse ed Efraim, figli di Giuseppe, nacquero in Egitto, cosa che non è detta per Ezròn e Amùl. Questo rivela come l'intento teologico e narrativo prevalga sulla precisione cronologica o anagrafica nel testo biblico.
Panoramica: Numeri
La narrazione delle nascite dei figli di Giuda (Er, Onan, Sela, Perez e Zarac) in Genesi 38:1-5, in cui Er e Onan sono inclusi tra "gli entranti in Egitto" nonostante la loro morte precedente, rafforza questa idea. Lo scrittore sacro, attraverso l'uso di espressioni come "In quel tempo" o "Poi" (come in Genesi 21:22 o Genesi 29:31-35), crea un'impressione di rapida successione degli eventi, anche se temporalmente potrebbero essere più distanziati. L'autore biblico, come nel caso di Lia che partorisce Ruben, Simeone e Levi in rapida sequenza, enfatizza il significato teologico della benedizione divina attraverso la fecondità.
Cronologia, Geografia e l'Intento Teologico
Le difficoltà cronologiche non si limitano alla Genesi. Nei libri dei Re, la cronologia è spesso diretta da un intento teologico, come mostrare la punizione divina. Ad esempio, la morte di Sennacherib (701 a.E.V.) viene descritta quasi immediatamente dopo la sua partenza dalla Palestina, sebbene sia avvenuta circa 20 anni dopo (681 a.E.V.). Nelle Scritture Greche, si osservano analoghe sfumature: la cronologia della vita pubblica di Yeshùa (Gesù) non è sempre coerente tra i Vangeli sinottici e Giovanni. Questi problemi, come notava Maldonato, interessano la curiosità ma non la fede, poiché gli evangelisti si concentrano sull'affinità degli eventi più che sulla successione temporale.
Anche la geografia e la topografia bibliche spesso mostrano una certa approssimazione. Esempi come la guarigione del cieco a Gerico (Mc 10:46; Mt 20:29; Lc 10:35), dove non è specificato se Yeshùa stesse entrando o uscendo dalla città, o le vaghe indicazioni topografiche nel Vangelo di Marco (il monte, la riva del lago), indicano che gli autori biblici non ponevano una stretta enfasi sulla precisione geografica, concentrandosi invece sul messaggio teologico.
Il Midràsh: Investigazione e Interpretazione del Testo
Il concetto di Midràsh (dall'ebraico dàrash, "esaminare, studiare, esporre") rappresenta una forma di "investigazione" sul testo biblico, già presente nelle Cronache per designare alcune fonti utilizzate, come "l'esposizione [ebraico שׁ רַ דְ מִ (midràsh)] del profeta Iddo" (2Cron 13:22). Questa "riflessione" sulla Bibbia ebbe inizio al tempo dell'esilio babilonese, quando la Toràh divenne il fulcro dell'attenzione ebraica. Questo approccio metodologico, volto all'applicazione della Toràh ai bisogni del tempo, è un precursore dello studio approfondito che anche studiosi moderni come Schökel adottano per svelare la ricchezza e la complessità dei testi biblici.